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SOMMARIO

      

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LA MALATTIA DI ALZHEIMER
di Claudio Mariani

La malattia di Alzheimer esordisce con modesti disturbi di memoria che successivamente si fanno sempre più gravi e a cui si associano il disorientamento spazio-temporale, la dissoluzione progressiva del linguaggio. Dopo diversi anni di malattia, il paziente decede ormai in condizioni vegetative, generalmente per cause infettive. La malattia è dovuta all’instaurarsi di un processo degenerativo che determina una grave perdita dei neuroni corticali e dei loro prolungamenti, con deposizione di materiale anomalo a livello cerebrale. Le cause non sono ancora del tutto chiare; sono stati comunque individuati alcuni fattori di rischio, tra questi la familiarità.

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"UN LADRO DI MEMORIE"
di Angelo Bianchetti e Alessandra Pezzini

La storia naturale della malattia di Alzheimer è caratterizzata dalla progressione dei deficit cognitivi, del danno funzionale e dalla comparsa di sintomi comportamentali e psichici. Numerose variabili (biologiche, cliniche, psicosociali, ambientali, relazionali) condizionano l’esordio e la progressione della malattia. Lungo il decorso, tutte le funzioni cognitive sono invariabilmente compromesse e a queste si associano sintomi non cognitivi (alterazioni del comportamento, delle funzioni affettive, sintomi psicotici e neurovegetativi).

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LA SFIDA DELLA FRAGILITÀ
di Marco Trabucchi

Le demenze, e l’Alzheimer in particolare, rappresentano un esempio paradigmatico della complessità nella gestione della cronicità e della profonda separazione tra problemi e risposte possibili, tra molteplicità di bisogni e scarsità di servizi. Le prestazioni sanitarie e assistenziali mancano di un efficace modello organizzativo. Manca, inoltre, il riconoscimento del ruolo svolto dalle famiglie. Raccogliere le sfide dell’assistenza al demente sarà l’impegno dei prossimi anni, con la consapevolezza che tali sfide saranno vinte solo attraverso un’opportuna conoscenza dei problemi, un’adeguata formazione, una qualità delle risposte.

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LA FORZA DELLA RIABILITAZIONE
di Tiziana Metitieri

La ricerca scientifica ha dimostrato l’efficacia di alcuni farmaci nel rallentare la progressione dei sintomi della demenza, ma sarà necessario ancora molto tempo prima di poter disporre di terapie farmacologiche mirate. L’attenzione agli approcci riabilitativi della demenza riveste grande importanza per progettare sin da ora modelli di intervento efficaci e clinicamente rilevanti nel migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei famigliari che se ne prendono cura.

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L’ARTE DEL PRENDERSI CURA
di Ermellina Zanetti

A tutt’oggi la scienza medica non ha individuato la causa e, quindi, la terapia che offra speranze di guarigione a quanti sono affetti da Alzheimer. Ma specifici interventi assistenziali riducono le sofferenze di questi malati, rallentano il decorso clinico della malattia, evitano le complicanze, migliorano la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie. Anche se c’è ancora molto da fare, un poco già si è colmato il vuoto che questa malattia crea intorno a sé.

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COME DARE UN SOLLIEVO SIGNIFICATIVO
di Barbara Bertani

Sono molte le difficoltà che una famiglia deve affrontare quando a uno dei suoi componenti viene diagnosticato l’Alzheimer. I problemi pratici e psicologici richiedono flessibilità e adattabilità per far fronte a una situazione di forte disagio emotivo e di grande sofferenza. Nelle differenti fasi dell’assistenza, sempre più faticosa e complessa, la famiglia dev’essere accompagnata e compresa nei molteplici problemi che si trova ad affrontare.

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UNA "MALATTIA FAMILIARE"
di Concetta M. Vaccaro

In questo articolo, l’autrice fornisce la sintesi dei risultati di una ricerca del Censis (1999) su un campione nazionale di 802 caregiver, ossia i famigliari di pazienti affetti da malattia di Alzheimer responsabili della cura del malato. L’impatto sulla famiglia è gravoso, duro e si somma ad altri impegni irrinunciabili.

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