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EDITORIALE

Con la desolazione negli occhi

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 5 maggio 2000 - Home Page I ricordi di un vissuto lieto e affettuoso, il tempo trascorso insieme, il gusto del bello. Tutto svanisce. E sulla natura, e ancor più sulla vita, cala un grande silenzio.

Per descrivere i risvolti drammatici della malattia di Alzheimer, alcuni non temono di definirla il male della «mente rubata», oppure, «un ladro di cuori e di anime e di memorie». E già alcuni scrittori, che hanno avuto la moglie o il fratello colpiti da questa malattia, hanno fissato il proprio vissuto in pagine letterarie di tutto rispetto. Vivere con una persona cara malata è sempre difficile e doloroso. Ma se colpita da un grave disturbo che sottrae la memoria fino a non riconoscere più l’amato o l’amata, la sofferenza diventa insopportabile.

Sono ancora sconosciute le cause che producono il danno cerebrale all’origine di questa forma di demenza. Sono scarsi i farmaci che ne rallentano la gravità. Le cure riabilitative, che rendono più sereni i cupi giorni di chi non ricorda, leniscono appena il dolore di chi non sa più chi è e dove si trova; di chi non si orienta in casa propria; di chi ripone nel frigo il ferro da stiro o che non trova la strada di ritorno all’abitazione dove è vissuto per oltre 40 anni.

Esistono parole di conforto in simili situazioni? Crediamo di no. Tuttavia, riteniamo che possano essere dette e scritte parole che diffondano la conoscenza, che diano consigli sul come curare questi malati, che suggeriscano dove trovare indicazioni giuste e incontrare persone che abbiano già attraversato l’amara esperienza del congiunto affetto da Alzheimer.

Per questo abbiamo interpellato chi dedica la propria professione alla cura, sia nell’ambito della medicina che dell’assistenza. Abbiamo chiesto agli esperti di non edulcorare la descrizione ma di mantenersi il più possibile vicino alla realtà. Siamo stati accontentati. E siamo giunti alla conclusione che chi perde la memoria conserva la «capacità di "comprendere", a volte in modo non razionale ma soltanto a livello di percezione, è molto alta in pazienti con demenza. Spesso tale percezione si traduce per loro in grande sofferenza». Abbiamo altresì constatato che i famigliari (spesso lasciati soli) di questi pazienti possono contare sulla solidarietà delle associazioni sorte negli ultimi anni.

Anche quando «una desolazione galleggia nei tuoi occhi» vorrei che tu potessi «vedere la vita insieme a me», si legge in una lettera indirizzata al fratello malato. È un compito affidato a ciascuno di noi.

LA DIREZIONE

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