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SOMMARIO

      

   Famiglia Oggi n. 6-7 giugno/luglio 2000 - Home Page

ALLA RICERCA DI ESEMPI VIRTUOSI
di Livia Pomodoro

Nell’immaginario degli adolescenti, le figure di riferimento che hanno maggior fascino spesso sono quelle "viziose". I comportamenti violatori delle regole del quotidiano hanno un potere seduttivo che è difficile ritrovare nella legalità. Inoltre, spesso accade che non solo faticano a percepire la gravità dei loro atti, ma anche le loro famiglie non li considerano nella giusta gravità. Tuttavia i ragazzi sono interessati a capire come potrebbero vivere meglio e come costruire positivamente il loro futuro. Per farlo hanno bisogno di guide educative sicure e di codici affettivi e di fiducia validi.

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UN LUOGO PER FARSI NOTARE
di Aldo Carotenuto

Nei gruppi di pari, soprattutto quando sono organizzati in "bande", si instaura una sorta di legge di guerra che spinge a vedere il nemico ovunque in «chiunque non sia dei nostri». È un tentativo dei singoli che vogliono costruirsi un’identità che altrimenti sarebbe inesistente. Forse per questo gli appartenenti alle baby-gang individuano nei messaggi dei mass media non tanto un modello di comportamento da emulare ma, piuttosto, il mezzo migliore per uscire dall’anonimato e per farsi notare.

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INTERVENIRE SULLA FAMIGLIA
di Gaetano De Leo

Quando ancora i dati quantitativi relativi alle baby-gang non sono conosciuti, si perviene già a una stigmatizzazione delle istituzioni ritenute responsabili dello sviluppo socio-educativo dei ragazzi. La famiglia per prima viene posta sotto la luce dei riflettori per analizzare quali carenze materiali o pratiche educative non ortodosse possano essere la causa diretta dei comportamenti antisociali dei giovani. Essa gioca un ruolo sicuramente determinante e per questo motivo sarebbe più utile adottare un’ottica di promozione delle risorse presenti nella famiglia piuttosto che una prospettiva accusatoria riduttiva e pericolosa.

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VARCARE LA PORTA DELLA LORO STANZA
di Aldo Geranzani

Il fenomeno delle baby-gang, come semplice fatto di cronaca, risulta più chiacchierato che compreso. Si preferisce parlarne così piuttosto che cercare la relazione tra questo segnale d’allarme sociale e la realtà adolescenziale. Le parole più illuminanti sulla questione sono di chi, mosso da una preoccupazione educativa, fa della vicinanza costante ai ragazzi il principio di legittimazione per ogni discorso su di loro. Ma che potrà fare un ragazzo, quando vivrà il passaggio dalla famiglia al gruppo dei pari, se ha incontrato stili relazionali poco significativi e un mondo di adulti preoccupato unicamente dell’avere, del potere, della competizione e degli status symbol?

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LO SVANTAGGIO RELAZIONALE
di Melita Cavallo

Oggi i ragazzi vivono più tempo nel gruppo che in casa: conseguentemente è soprattutto il gruppo che li orienta nei comportamenti, negli atteggiamenti e nelle scelte dei modelli. È perciò fondamentale che gli insegnanti favoriscano l’aggregazione "eterogenea" in classe e nei contesti di socializzazione, onde evitare che i processi di esclusione concorrano a favorire la nuova devianza urbana. La ragione profonda di quest’ultima dev’essere attribuita allo svantaggio relazionale che taglia oggi trasversalmente tutte le fasce sociali. Si tratta della povertà, se non addirittura dell’assenza, di rapporti tra i componenti del nucleo familiare, in particolare tra genitori e figli.

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MORSICATORI E MORSICATI IN CRONACA
di Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini

Ci si pone di fronte al fenomeno dell’aggressività minorile con una serie di domande che, prima ancora di essere un’esplorazione del fenomeno, sono espressione della dolorosa inquietudine degli educatori: «perché i ragazzi aggrediscono, distruggono e vogliono sentirsi "fuori legge"? Occorre reprimere? Come? Bisogna rassegnarsi? Aumentare le misure poliziesche o rinunciare, imparando solo a difendersi?». L’importante è non lasciarsi sopraffare dai comportamenti trasgressivi, né aggrapparsi ad atteggiamenti dimissionari. Si può indirizzare la forza d’urto dei ragazzi verso mete costruttive e capaci di futuro.

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