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DOSSIER

DEFINIZIONE, FENOMENOLOGIA, PREVENZIONE
IL BULLISMO IN ITALIA
     

   Famiglia Oggi n. 6-7 giugno/luglio 2000 - Home Page

COME INTERVENIRE A SCUOLA

PERCORSI DI PREVENZIONE

di Ersilia Menesini
(ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Firenze)

La domanda inquietante che spesso genitori, insegnanti e operatori sociali si pongono è: «Fino a che punto certi comportamenti trasgressivi possono trasformarsi in condotte stabili di tipo deviante?». Che cosa può fare la famiglia, la scuola, la comunità, per prevenire e ridurre queste manifestazioni negative? È possibile, rispetto a questo scenario, muoversi nell’ambito della prevenzione e attivare occasioni e momenti volti a ridurre e prevenire i fenomeni di violenza e aggressività? Fino a che punto è utile intervenire sui comportamenti aggressivi o di prevaricazione segnalati nella tarda infanzia e nella preadolescenza al fine di ridurre provvedimenti legali più seri che possono manifestarsi nella prima età adulta?

Per dare un contributo in questa direzione, vengono qui presentate alcune esperienze di intervento antibullismo condotte in alcune scuole elementari e medie italiane, nell’ambito di progetti di prevenzione primaria della violenza e dell’aggressività.

In Italia la sperimentazione di progetti di intervento tesi a ridurre il fenomeno delle prepotenze e della violenza nelle scuole ha avuto finora un carattere prevalentemente locale, coinvolgendo singole scuole interessate ad affrontare il problema. Allo stato attuale della ricerca manca nel nostro Paese un investimento più consistente e una valutazione di questi progetti su larga scala così come è stato fatto in altri Paesi europei e occidentali. È possibile suddividere questi interventi in tre gruppi tra loro gerarchicamente integrati per complessità degli obiettivi proposti e delle metodologie utilizzate: un percorso volto all’acquisizione di consapevolezza da parte degli alunni; un percorso volto a favorire la responsabilizzazione e il coinvolgimento dei ragazzi nella risoluzione del problema; un percorso volto a costruire una cultura di rispetto e di solidarietà nella scuola.

Il primo approccio, volto all’acquisizione di consapevolezza sul problema, risulta quello più semplice e più immediatamente utilizzabile dagli insegnanti (Menesini, 1998). Usa come canali privilegiati, i canali tradizionali di comunicazione scolastica, cioè la letteratura, l’attività teatrale, il cinema, e più in generale gli stimoli tratti dalle materie curriculari. La specificità di questo approccio consiste nell’ipotizzare un intervento sistematico e continua-tivo nel breve periodo (circa 3 mesi di attività) finalizzato all’acquisizione di consapevolezza sul problema da parte degli alunni e all’elaborazione di strategie personali e collettive per la riduzione del fenomeno.

Il secondo percorso, volto alla responsabilizzazione dei ragazzi nella ricerca di una soluzione, prevede il coinvolgimento attivo degli alunni mediante la tecnica dei circoli di qualità, applicata al contesto educativo e scolastico. Il circolo di qualità è un gruppo di persone compreso tra 5 e 12 bambini che si incontrano regolarmente, in genere una volta a settimana, per elaborare modalità di miglioramento della propria istituzione. Tali organismi nascono con lo scopo di trovare soluzioni ai problemi sociali e pratici più diffusi. Per questo, i circoli di qualità utilizzano un processo strutturato e partecipativo di problem solving. L’utilità del coinvolgimento dei ragazzi stessi nella risoluzione del problema risiede nel fatto che il bullismo è un fenomeno sociale; anche i bambini che non sono direttamente coinvolti conoscono i persecutori e le vittime, i luoghi e i tempi delle prepotenze. Mediante l’esperienza del circolo di qualità, gli alunni elaborano le loro soluzioni al problema. Essi hanno modo di approfondire la natura delle prepotenze tra compagni e vengono rafforzati i valori e gli atteggiamenti antiprepotenze.

Il terzo percorso, volto alla costruzione di una cultura di rispetto e di solidarietà nella scuola, intende dare una risposta all’esigenza di combattere la violenza e la sopraffazione e promuovere il rispetto e l’aiuto reciproco (Menesini e Benelli, 1999).

Questi programmi di intervento, definiti anche supporto tra coetanei, si basano sul fatto che spesso i ragazzi si rivolgono ad altri compagni per chiedere aiuto in momenti di difficoltà, frustrazione e preoccupazione. Si innestano sulla naturale potenzialità dei ragazzi di consolare, aiutare, e dare supporto ai compagni. Si tratta di un modello di intervento più complesso rispetto ai precedenti che presuppone un certo investimento di tempo e di spazio da parte della scuola e una collaborazione attiva tra insegnanti e psicologi. Il programma consiste in una situazione di apprendimento in cui i ragazzi imparano ad ascoltare e a sostenere la crescita e la maturazione dei compagni. Successivamente, a turno un gruppo di alunni della classe o della scuola avrà il ruolo di "operatore-amico", dedicando quindi tempo, spazio ed energie per l’aiuto dei compagni in difficoltà. Vediamo ora più in dettaglio alcuni esempi di queste proposte.

Acquisizione di consapevolezza

Durante l’attività curriculare in classe è possibile trattare e capire alcuni concetti strettamente legati alla comprensione dei fenomeni di violenza e bullismo (potere, oppressione, pregiudizio). La storia può fornire un importante contributo per capire le diverse forme di abuso di potere che si sono succedute nel tempo, dal colonialismo al nazismo, fino ai giorni nostri con le guerre dei Balcani e del Centro Africa. Anche nella letteratura e nella cinematografia è possibile rintracciare episodi o situazioni riconducibili al bullismo. In questi casi lo stimolo culturale diventa l’occasione per sollecitare una prima riflessione sul problema e per riportare poi la discussione a livello personale.

Del problema si può discutere in classe con i ragazzi anche partendo da problematiche sociali. Si può chiedere agli stessi studenti di ricavare dai media degli esempi di bullismo e approfondire come nella nostra società si incoraggino i comportamenti violenti e aggressivi. Altri stimoli possono essere costituiti da attività di role-playing e di teatro. Scrivere un saggio sul conflitto tra studenti a scuola, fare interviste e usare i questionari con altri studenti e insegnanti per raccogliere informazioni sul fenomeno, sono possibili proposte.

In generale, lo scopo di un approccio curriculare al fenomeno è quello di favorire un’acquisizione di consapevolezza del problema, delle motivazioni che ne sono alla base e delle conseguenze che può generare. Inoltre, la scuola ha il compito di promuovere i valori morali. Sicuramente la promozione di un ethos antivessatorio, di rispetto e di attenzione verso l’altro, può aiutare molto a ridurre i problemi e a potenziare l’empatia e il senso di responsabilità individuale dei ragazzi.

Responsabilizzare i ragazzi

Il secondo percorso di intervento prevede il coinvolgimento attivo dei ragazzi nella risoluzione del problema mediante l’utilizzo della tecnica dei circoli di qualità applicata al contesto educativo e scolastico.

Il circolo di qualità è un gruppo di persone compreso tra 5 e 12 bambini che si incontrano regolarmente, in genere una volta a settimana, per cercare di elaborare modalità di miglioramento della propria istituzione. Tali organismi nascono con lo scopo di trovare soluzioni ai problemi sociali e pratici più diffusi.

I vantaggi di un coinvolgimento attivo dei ragazzi nella risoluzione del problema risiedono nel fatto che il bullismo è un problema sociale, anche i bambini che non sono direttamente coinvolti conoscono i persecutori e le vittime, conoscono i luoghi e i tempi delle prepotenze. Mediante l’esperienza del circolo di qualità, gli alunni elaborano le loro soluzioni al problema delle prepotenze. Essi hanno modo di approfondire la natura del problema e vengono rafforzati i valori e gli atteggiamenti antiprepotenze.

Gli obiettivi di un progetto teso verso l’assunzione di responsabilità da parte degli alunni sono: favorire l’interiorizzazione delle regole di buona convivenza scolastica mediante un lavoro di coinvolgimento e sensibilizzazione di tutte le componenti della scuola: collegio docenti, insegnanti, genitori e alunni; attivare le capacità di analisi e di risoluzione del problema da parte dei diretti interessati e realizzare interventi specifici contro il fenomeno.

Costruire solidarietà

Il terzo percorso si basa sulla sperimentazione di programmi di supporto tra coetanei. Essi intendono dare una risposta all’esigenza di combattere la violenza e la sopraffazione e promuovere il rispetto e l’aiuto reciproco. Si basano sul fatto che spesso i ragazzi si rivolgono ad altri compagni per chiedere aiuto in momenti di difficoltà, frustrazione e preoccupazione. Si innestano sulla naturale potenzialità dei ragazzi di consolare e aiutare i compagni in difficoltà. La scuola, gli insegnanti, i genitori possono farsi carico di questi problemi attivando iniziative contro le prepotenze e promuovendo interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra gli alunni e tra alunni e insegnanti. Si tratta di un modello di intervento più complesso rispetto ai precedenti che presuppone un certo investimento di tempo e di spazi da parte della scuola o delle classi che aderiscono all’iniziativa.

Il programma consiste in una situazione di apprendimento in cui i ragazzi imparano ad ascoltare e a sostenere la crescita e la maturazione dei compagni. Questo modello, sperimentato in altre realtà del mondo occidentale: Canada, Inghilterra, Nuova Zelanda, ha dimostrato d’essere un mezzo efficace per favorire la consapevolezza di Sé, l’autostima, lo sviluppo della capacità di aiuto e di comprensione verso gli altri.

In senso lato possiamo definire questo tipo di intervento come "supporto tra coetanei". Altri termini utilizzati per designare questo approccio sono: "tutorato dei coetanei", "consulenza o sostegno psicologico dei coetanei", "educazione dei pari " e infine "attivazione di una rete di relazioni amicali tra coetanei".

Un modello sperimentato in alcune scuole elementari e medie italiane, nell’ambito degli interventi antibullismo, è quello del "fare amicizia". Le fasi di realizzazione del progetto sono le seguenti: intervento preliminare nella classe; selezione degli operatori; training degli operatori; intervento nelle classi; supervisione da parte di un insegnante e/o psicologo.

Dopo la fase di training, gli operatori intervengono nella classe dandosi alcuni compiti in funzione dei bisogni dei compagni. La gamma di interventi degli operatori amici è piuttosto articolata e varia da inziative di gioco/animazione per favorire l’inserimento dei compagni a forme di sostegno scolastico per compagni con difficoltà di apprendimento, fino a divenire interlocutori privilegiati per richieste di consigli o aiuto.

È molto importante che gli operatori amici mantengano momenti di discussione con la classe per la valutazione dell’esperienza e l’analisi dei problemi che possono presentarsi. L’operatore amico ha un ruolo speciale, ma al servizio dei compagni, e ha come scopo il bene della classe.

Nel complesso i risultati di queste esperienze lasciano intravedere i benefici di una politica scolastica di prevenzione e intervento tesa a contrastare fenomeni di bullismo e violenza nella scuola e a promuovere occasioni positive e di protezione nello sviluppo.

Ersilia Menesini
   

Esempi di attività


Pensa a un’occasione in cui sei stato ferito da qualcuno che ti ha offeso, ti ha escluso o ti ha costretto a fare cose che tu non volevi fare. Come ti sei sentito quando questo è accaduto?

Individualmente: costruisci un monologo. Spiega che cos’è accaduto e come ti sei sentito. Immagina d’essere solo nella tua stanza da letto. Di fronte allo specchio rivedi la scena. Prova ora a dire ciò che avresti voluto dire sul momento. Prepara la scena da solo e drammatizzala di fronte ai compagni, oppure prepara la scena con un compagno che interpreta la tua immagine riflessa allo specchio.

In gruppo: a turno raccontate gli episodi di prepotenza accaduti. Sceglietene uno e rappresentatelo di fronte alla classe. Includere almeno due situazioni in cui la vittima esprime i propri sentimenti e le proprie emozioni. Questo può essere fatto sul piano teatrale congelando l’azione dei personaggi e parlando direttamente al pubblico. Socializza le tue esperienze di prepotenza. Pensa a cosa hai fatto nelle situazioni specifiche ed elabora due possibili soluzioni alternative alla soluzione realizzata. Prova a metterle in pratica, qual è la più efficace? Perché? Scrivi un breve testo sulle prepotenze a tuo giudizio più gravi e che non desidereresti mai subire da parte dei compagni.

Punti di discussione: che cosa si prova quando si subiscono prepotenze? Quali sono le conseguenze per un ragazzo vittima di prepotenze? Cosa dovresti fare se hai subito prepotenze?

   

Stimoli letterari
  • McEwan, "Il prepotente", tratto da: L'inventore di sogni, Torino, Einaudi, 1994.
  • Yi Munyol, Il nostro eroe decaduto, Firenze, Giunti, 1992.
  • William Golding, Il signore delle mosche, Milano, Mondadori, 1966.
  • Eric Malpass, Alle sette del mattino il mondo è ancora in ordine, Milano, Bompiani, 1979.
       

Dieci abilità utili

  • Cooperare con altri compagni;
  • esprimere le loro idee e opinioni chiaramente;
  • ascoltare gli altri con attenzione;
  • ricordare le discussioni;
  • identificare e organizzare in modo gerarchico i diversi aspetti del problema;
  • indagare sulle cause, le dimensioni e le conseguenze del problema;
  • analizzare le loro scoperte;
  • essere in grado di formulare possibili soluzioni;
  • valutare costi e benefici derivanti dall’attuazione delle soluzioni ipotizzate;
  • presentare le loro soluzioni in modo persuasivo.

   

Mete proposte

Formare gli alunni a fare in modo più intenzionale, consapevole e sistematico ciò che naturalmente già fanno, ascoltare, parlare l’uno con l’altro dei propri problemi e delle proprie preoccupazioni.

Fornire uno spazio di aiuto all’interno della classe o della scuola, migliorare il clima educativo ed emotivo della scuola.

Promuovere valori tesi al rispetto, alla collaborazione e all’aiuto reciproco. Potenziare le abilità di comunicazione e interazione sociale e promuovere una maggiore fiducia in se stessi e negli altri.

Combattere le forme di comportamento prepotente e violento nella scuola.

   

BIBLIOGRAFIA

  1. Menesini E. (1998), Bullismo: che fare?, "Psicologia contemporanea", 149, 38-49.
  2. Menesini E. (1999), Relazioni tra coetanei in età scolare: processi evolutivi e fattori di rischio, "Psicologia clinica dello sviluppo", 1, 5-36.
  3. Menesini E., Benelli B. (1999), L’operatore amico, "Psicologia contemporanea", 153, 51-55.
  4. Olweus D. (1993), Bullying at school. What we know and what we can do, Oxford: Balckwell Publ. (tr. it., Il bullismo a scuola, Firenze, Giunti, 1995).
  5. Rutter M., Rutter M. (1992), Developing minds: challenge and continuity across lifespan, New York: Basic Books (tr. it., L’arco della vita, Firenze, Giunti, 1996).
  6. Sharp S. & Smith P.K. (1994) (eds.), Tackling bullying in your school: A practical handbook for teachers, London, Routledge (tr. it., Bulli e vittime nella scuola, Trento, Erikson edizioni, 1995).
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