Periodici San Paolo - Home page
MASS MEDIA & FAMIGLIA - UNA LUNGA CARRELLATA NEL CINEMA USA E NOSTRANO

Piccoli gangster creansi

di Ezio Alberione
            

   Famiglia Oggi n. 6-7 giugno/luglio 2000 - Home Page L’attenta analisi della produzione internazionale fotografa la realtà. La società cinica alleva ragazzi violenti e cinici. Forse la chiave di lettura del fenomeno va cercata nel bisogno di un’appartenenza rituale.

Fino a un certo punto si scherza. Poi il discorso si fa serio. Scherza sicuramente Alan Parker quando fa la parodia del gangster movie e immagina la lotta senza esclusione di colpi delle bande di ragazzini newyorchesi negli anni Venti del proibizionismo. Piccoli gangster (1976) non tenta neppure di problematizzare la condizione della aggregazione criminale infantile. Non scherza Sergio Leone, ma avvolge nell’aura del ricordo, sullo sfondo degli stessi anni, la nascita della baby-gang di C’era una volta in America (1984). La grande elegia del tempo andato e delle occasioni perdute guarda in chiave mitica alle difficili condizioni di vita dell’epoca che rendevano quasi inevitabile il formarsi di gruppi criminali infantili.

James Cagney in una scena del film "Angeli con la faccia sporca".
James Cagney in una scena del film "Angeli con la faccia sporca".

Un impianto morale alla base di Angeli con la faccia sporca di Michael Curtiz (1938). Due ragazzi, sorpresi a rubare, imboccano strade opposte: Rocky, finito in carcere, diventa un gangster, mentre Jerry, che ha evitato l’arresto, si fa prete e si sforza di sottrarre i giovani del suo degradato quartiere al richiamo pressoché obbligato della malavita.

Restiamo ancora al periodo tra le due guerre mondiali per citare un ulteriore esempio. Si tratta di Zero in condotta (1933), in cui il cineasta francese Jean Vigo descrive un’altra tipologia di gang giovanile, quella di quattro ragazzi che si rivoltano a un’istituzione scolastica coercitiva e repressiva.

I quattro film citati, vicini nell’ambientazione temporale ma quanto mai diversi nell’approccio, permettono di enucleare i punti-cardine della riflessione. Innanzitutto, si può ricavare un’avvertenza – potrà apparire pleonastica, ma va ribadita quando si prendono in considerazione esempi cinematografici – rispetto al fatto che il cinema non si offre come campione sociologicamente attendibile, ma come serbatoio dell’immaginario di modelli e rappresentazioni che nascono da scelte di autori adulti con una loro visione del mondo.

Robert De Niro in "C’era una volta in America".
Robert De Niro in "C’era una volta in America".

Il confronto diretto

Detto ciò, si può affermare anche che nell’ironia di Parker, nell’elegia di Leone, nel dramma di Curtiz e nel ribellismo di Vigo c’è una matrice comune. Prendiamo a prestito un’osservazione di Maurizio Grande su Zero in condotta che potrebbe adattarsi anche agli altri film, in quanto mettono a nudo «un aspetto inquietante dei rapporti umani e sociali, rivelando la natura del conflitto tra il mondo degli adulti e il mondo infantile, così come si radicalizza in un momento particolarmente delicato e denso di significato: il momento del confronto diretto tra le istanze "creative" dell’infanzia e le istanze "normalizzanti" della società degli adulti (Jean Vigo, Il Castoro Cinema, 1979, p. 50).

La prima chiave di lettura del fenomeno delle baby-gang si pone dunque nel rapporto-scontro rispetto al mondo adulto. Negli esempi citati, questa è una delle strutture basilari del racconto: i giovani protagonisti si muovono per emulazione o per opposizione, per desiderio di sembrare grandi o nella speranza di non diventarlo mai.

Spostiamoci negli anni Cinquanta- Sessanta, quando la categoria del giovane assume un rilievo sociologico più definito. Basta pensare a Gioventù bruciata (Nicholas Ray, 1955) per vedere che il tratto "oppositivo" individuato come elemento fondativo della rappresentazione del mondo infantile e giovanile assume una consistenza fortissima, anche se si tratta di ribellione "senza una causa" come recita il titolo originale (Rebel Without a Cause).

Considerazioni analoghe emergono anche dall’esame di esempi triviali come Porky’s (Bob Clark, 1981), ambientato nella Florida degli anni ’50, o irriverenti come Animal House (John Landis, 1978), ambientato nel 1962.

Anche questi esempi confermano che il mondo giovanile cerca di contrapporsi alle regole farisaiche e al perbenismo paludato del mondo adulto. Così quell’anomala gang costituita dalla "Dead Poets Society" dell’Attimo fuggente di Peter Weir (1989): non fa ricorso alla violenza, ma usa l’arma della poesia e dell’arte, sempre sulla base del conflitto con l’orizzonte normativo adulto che pretende di imbrigliare i desideri e le pulsioni dei ragazzi.

"L’attimo fuggente" del regista Peter Weir.
"L’attimo fuggente" del regista Peter Weir.

Condivisione dei codici

Una baby-gang non nasce solo contro, come fenomeno di rivolta rispetto a un sistema o come sintomo di un disagio. C’è anche un aspetto positivo: il riconoscimento reciproco, le affinità elettive o selettive, la condivisione delle regole e dei codici che fondano l’identità del gruppo. Riletti in quest’ottica, tutti gli esempi citati fin qui si offrono come un campionario significativo. A dimostrazione di un apparente paradosso: si lotta contro le regole imposte sulla base di regole scelte. In I ragazzi della 56ª strada di Francis Ford Coppola (1982), ambientato negli anni Sessanta, ci sono due bande rivali: le contrapposte fazioni dei soc e dei greasers sono tali in base a una condizione condivisa in partenza (i primi sono bianchi benestanti, i secondi sono poveri), che viene avvalorata da una serie di codici di riconoscimento (gergo, abbigliamento), da riti, miti e stili di vita comuni. Coppola ha un atteggiamento romantico, ma anche una sensibilità da antropologo, nei confronti di questi giovani cresciuti nella violenza fin dalla più tenera età, che trovano nel gruppo un senso di appartenenza che finisce per rappresentare il senso stesso della loro vita.

La meditazione di Coppola sull’argomento trova nel 1983 un altro approfondimento con Rusty il selvaggio, che in originale si intitola Rumble Fish, "Pesce tuono", perché fa del comportamento di questo animale – che, in cattività, attacca i suoi simili – il corrispettivo della condizione giovanile la cui aggressività è anche e soprattutto un anelito alla libertà.

I giovani protagonisti in una scena di "Sleepers".
I giovani protagonisti in una scena di "Sleepers".

Ritualità e coazione

Un ulteriore aspetto che emerge è la sottolineatura della dimensione rituale, ossia della necessità di compiere un rito di passaggio, un percorso di iniziazione in cui vi sia la presenza caratterizzante del tema di morte (simbolica o reale).

Prendiamo Stand by Me. Ricordo di un’estate (Rob Reiner, 1986). Verso la fine degli anni Cinquanta, quattro compagni di scuola (un numero ricorrente, da Vigo a Leone), nell’ultima estate che trascorrono insieme prima di separarsi, partono alla ricerca di un cadavere e dovranno vedersela con una banda di ragazzi più grandi.

Se il film di Reiner disegna un grande rito di iniziazione alla vita e di fondazione del futuro, ci sono esempi in cui una traumatica esperienza infantile si pone come dramma irrisolto che induce una spirale di violenza e una coazione a ripetere il male, facendo delle vittime di ieri i carnefici di domani. È il caso dei quattro amici di Sleepers (Barry Levinson, 1996). Negli anni Sessanta, per una bravata, sono finiti in carcere e lì hanno subito le violenze di una guardia carceraria pedofila. Ancora una volta il confronto con un’istituzione prevista dalla società per l’educazione (o la rieducazione) dei giovani sortisce un effetto perverso: la baby-gang crescerà coltivando e realizzando una vendetta.

In una posizione intermedia tra la rielaborazione del lutto di Stand by Me e la coazione a ripetere di Sleepers si colloca Ritorno dal nulla di Scott Kalvert (1995). Il film, tratto dal romanzo autobiografico The Basketball Diaries di Jim Carroll, ripercorre gli anni giovanili di Jim e dei suoi amici, che amano la pallacanestro e odiano la scuola che frequentano. Il loro rito di passaggio all’età adulta – che, almeno per Jim, prevede la rielaborazione creativa – prevede modalità autodistruttive (come la droga), e soprattutto il confronto con la morte di un compagno leucemico. A dimostrazione che la scoperta del fondo tanatologico dell’esistenza è un’istanza ineludibile. E che le lotte e i conflitti dell’età giovanile, anche quando assumono forme aberranti, sono tentativi di darsi una regola, un’appartenenza e forse anche un senso del proprio limite.

Scena da "I guerrieri della notte" di Walter Hill.
Scena da "I guerrieri della notte" di Walter Hill.

Segnali contrastanti

Compiamo ora un passo avanti per arrivare al lasso di tempo che va dalla fine degli anni ’70 ai nostri giorni. Negli esempi che si collocano in questa sezione troviamo la conferma di molti degli aspetti emersi, ma assistiamo anche a una recrudescenza della violenza e a una esasperazione delle problematiche.

Basterebbe soffermarsi su Arancia meccanica realizzato da Stanley Kubrick nel 1971 sulla base del romanzo di Anthony Burgess. Il titolo, da tradurre letteralmente come "Arancia a orologeria", deriva da un modo di dire cockney, il dialetto metropolitano londinese, e indica una persona che gira a vuoto su se stessa. È il caso di Alex e dei suoi amici ultraviolenti. Tra le tante scene chiave del film ce n’è una sulle rive del Tamigi, quando Alex picchia i "drughi" che avevano cercato di usurpare il suo posto di capo. All’interno del branco per Kubrick il problema essenziale è quello del potere. E il potere si ottiene con un atto violento. La spranga di Alex rimanda all’osso usato come arma nel prologo di 2001: odissea nello spazio. Per Kubrick è la violenza a fondare e a informare la società, dalla baby-gang ai massimi livelli istituzionali.

Emerge anche in altri casi l’intenzione di vedere nella banda giovanile un microcosmo sociale. In ambito scolastico si formano bande su base razziale o economica più che per affinità di interessi. Basta pensare a film come L’università dell’odio (John Singleton, 1995) o The Principal - Una classe violenta (Christopher Cain, 1987). Oppure si pensi ai violenti paesaggi urbani di I guerrieri della notte di Walter Hill (1979) o di Colors, realizzato nel 1988 da Dennis Hopper.

La locandina del film di Stanley Kubrick.
La locandina del film di Stanley Kubrick.

L’interrogativo finale

È indubbio che l’ambiente metropolitano presenti i tratti maggiormente problematici (sono lontani i boschi di Stand by Me!). Kids di Larry Clark (1995), ambientato a New York, dà un’interpretazione sociologicamente disincantata: in una società cinica non ci si può illudere che i ragazzi siano portatori di qualcosa di buono. Dalla Nuova Zelanda arriva però un segnale diverso. Once were warriors. Una volta erano guerrieri di Lee Tamahori (1994) si tuffa nell’ancestrale mondo Maori per riproporre le considerazioni sulla necessità di un’appartenenza rituale.

Si tratta solamente di un segnale in controtendenza o è questa la vera chiave di lettura di un fenomeno di difficile comprensione?

Ezio Alberione

*Per un approfondimento generale suggeriamo: Vergerio F., Cinema e adolescenza, Moretti&Vitali, Bergamo 1993 (l’aggiornamento è stato pubblicato nel gennaio 2000).

   

"CARA RAFFA"

Amore, amicizia, bellezza, rapporti con i genitori e con gli adulti in generale, sogni da realizzare e futuro da programmare. Sono questi i temi cari a ogni adolescente, ma che qualche volta si trasformano anche in problemi che suscitano interrogativi. Ma le ragazzine non li raccontano ai genitori! Scelgono piuttosto la rivista preferita per confidare le perplessità, i dubbi, gli interrogativi.

Il libro Cara Raffa (Paoline, lire 12.000) raccoglie molti bigliettini che giovanissime lettrici, ma anche alcuni altrettanto giovaniCopertina del libro: Cara Raffa. lettori, hanno inviato a Raffa per sottoporre problemi e avanzare richieste di aiuto. Ne è uscito, così, un prontuario dove attingere consigli per il proprio look, idee per un regalo o per una lettura interessante, suggerimenti per dire al compagno di scuola come batte forte il cuore quando lo si incontra. Questo libro è soprattutto un compagno di viaggio per attraversare l’adolescenza, una fascia di età ricca di fascino, ma anche di mille piccoli e grandi interrogativi.

L’autrice, giornalista del settimanale Il Giornalino (Periodici San Paolo), prospetta soluzioni, suggerisce spunti di riflessione per guardare al proprio disagio con fiducia e ottimismo.

Utilissimo anche per genitori, insegnanti, animatori di gruppo. Fulvia Degl’Innocenti ha pubblicato anche Il fantasma della rocca.

   Famiglia Oggi n. 6-7 giugno/luglio 2000 - Home Page