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MATERIALI & APPUNTI - LO SCOUTISMO E LA VOGLIA DI DISOBBEDIRE

Crescere rompendo le regole

di Stefano Blanco
(incaricato Agesci Lombardia – Branca Esploratori/Guide)

    

   Famiglia Oggi n. 6-7 giugno/luglio 2000 - Home Page Gli adolescenti desiderano esplorare e sperimentare tutto ciò che sta al di fuori della loro vita quotidiana. Nel metodo scout, basato sull’avventura, esistono delle componenti trasgressive che possono supplire positivamente a tali bisogni e, nel contempo, educare all’autonomia.

L'avventura ha da sempre un posto di primo piano nel metodo educativo scout, anzi ne è per certi versi il cuore. Questo porge il fianco, da una parte, a essere vicini a fenomeni di trasgressione, dall’altro mette al riparo da questi ultimi, incanalandoli nelle attività tipiche della vita scout. È in questo gioco tra due elementi che si muove la nostra riflessione.

Lo scoutismo, di per sé, si configura come un intrecciarsi di piccole comunità su cui si costruisce il gioco educativo. La trasgressione risulta un fenomeno legato a doppio filo alla socialità: da un lato perché si possono solo trasgredire norme poste e rispettate da una comunità, dall’altro perché con essa ci si adegua a un gruppo per staccarsi da un altro. I fenomeni di trasgressione, che si manifestano all’interno della vita scout, sono contrassegnati da una connotazione comunitaria.

Paradossalmente la trasgressione se da una parte rompe gli schemi costituiti, dall’altra è strumento di omologazione in un gruppo di pari. Si configura così una situazione dove proprio un gesto trasgressivo fa in modo di adeguare se stessi ai comportamenti di altri coetanei. Un gesto trasgressivo può dipendere dalla volontà di appartenere a un’altra entità. Si creano così piccole "comunità" contrassegnate da forti vincoli; che basano il loro legame su esperienze trasgressive volute e vissute insieme e che creano indubitabilmente un legame molto forte tra le persone. Legame che tante volte vorremmo che si creasse tra i ragazzi che vivono con noi l’esperienza dello scoutismo. Spesso succede, altre volte meno, ma capire le dinamiche che creano queste relazioni così strette è certamente molto utile.

Il valore dell’essenzialità è uno di quelli che con maggior difficoltà viene vissuto dai ragazzi e dai capi stessi. La tentazione di rompere regole di austerità, che impongono fatica e sacrificio, è molto forte e pone lo stile di vita scout estremamente lontano dal comune sentire dei ragazzi negli altri ambiti vitali, famiglia inclusa. Anche la notte (numerose attività scout prevedono il pernottamento fuori casa) è un "ambiente" che, col suo alone di mistero, attrae e si pone come ambito privilegiato per la trasgressione. Al contrario di tendenze esterne, non si notano, tra gli scout, fenomeni trasgressivi di rilievo legati alla sfera sessuale o al vandalismo.

Rompere con le regole che lo scoutismo propone diviene costruzione di altre regole riconosciute più interessanti per i contenuti e più appetibili per i compagni di viaggio. Regole abbattute che, a dispetto di quanto si pensi, non sono tanto identificabili nella legge scout (decalogo del buon cittadino) o nella promessa (patto che lega ognuno a valori dello scoutismo), ma piuttosto nell’insieme di segni esteriori che contraddistinguono la vita di un’unità scout (uniforme, gesti particolari, semplici modalità di vita comunitaria). Sono essi il bersaglio maggiore di violazione; è lì che il tentativo di trovare altre regole di comune convivenza trova la sua maggiore intensità. Non è, quindi, nel combattere grandi valori o regole (su cui non c’è scontro, anzi condivisione), ma nella prassi etica di tutti i giorni si gioca la battaglia con ciò che è considerato imposto da altri.

Si tratta, tra l’altro, di una trasgressione che è quasi sempre realizzata tra amici e indirizzata verso il mondo adulto, quasi mai verso i pari età e difficilmente verso i membri della comunità.

L’autorità, impersonificata dagli educatori (i capi), risulta una delle esche più forti che spingono alla trasgressione. L’educatore, anche se considerato una persona significativa e importante, è inevitabilmente vissuto come possibilità, soprattutto per un adolescente, per mettere alla prova le regole che propone e per provare i limiti di ciascuno nel conflitto con lui.

Si tratta di un bisogno importante per l’adolescente, di un passaggio obbligato, che se ben sorretto permette di costruirsi un’identità solida. Sta ai capi sforzarsi di considerare i fenomeni di trasgressione come occasioni educative da sfruttare per la crescita dei singoli e del gruppo. Capire la manifestazione trasgressiva esteriore è importante, ma agli educatori interessano le motivazioni che sottostanno a questa per costruire un intervento educativo mirato al bene del ragazzo.

All’interno dello scoutismo esistono delle componenti avventurose o, se vogliamo, trasgressive forti, che vanno recuperate e anche valorizzate. Lo scoutismo ha sempre portato dentro di sé una spinta a realizzare grandi avventure, a credere che si possa «fare qualcosa di più». Questo è un elemento che, purtroppo, si sta perdendo e con esso si perde una grossa spinta propulsiva per i ragazzi che sono scout o lo vogliono diventare. Uno dei pericoli da fuggire maggiormente è che lo scoutismo divenga un altro ambito vitale vissuto come scuola o famiglia, cioè come imposizione, e da cui bisogna trasgredire. È necessario che i ragazzi possano sentirsi protagonisti reali nell’ideare, progettare, realizzare e verificare, insieme ai loro capi garanti delle regole del gioco, le attività scout.

Troppo spesso, per un quieto vivere di capi e genitori, si propone uno scoutismo ovattato, smussato di quelle tensioni e di quegli slanci che ne sono il succo. Questo fa sì che i ragazzi non trovino nell’esperienza scout un parziale sfogo a quel desiderio di avventura che è un passaggio obbligato per la crescita. In questo modo si creano manifestazioni di evasione che, se il metodo scout fosse applicato alla meglio, sarebbero alleviate.

Esplorare e combattere

Elementi caratteristici come la tenda, il fuoco, la caccia di branco, la strada, la vita del campo estivo continuano a essere esperienze che differenziano e spingono a una "sana trasgressione". Offrono occasioni per cimentarsi in attività diverse da quelle dei propri coetanei, per vivere esperienze di autonomia per imparare ad affrontare l’ambiente naturale con competenza tale da riuscire a capirlo e amarlo. L’avventura, il "gettare il cuore oltre l’ostacolo", si presenta come l’altra faccia della medaglia della trasgressione. Vivere grandi avventure con i propri amici, all’interno di un contesto educativo, si pone come occasione per realizzare le proprie aspirazioni e, allo stesso tempo, maturare.

Sicuramente, le cose con il tempo cambiano, e ciò che era trasgressivo quindici anni fa, ora non lo è più o lo è in maniera diversa. Per lo scoutismo non è solamente il "cosa" si fa – ormai i ragazzi hanno tante occasioni per stare lontani dai genitori, per andare al mare, in montagna, dormire in tenda –, ma sono il "modo" e il "clima" a renderlo un’esperienza unica.

Individuare ciò che spinge i ragazzi a camminare lungo i confini è un obiettivo che bisogna porre agli educatori e con cui ogni capo si deve confrontare. Esiste, infatti, negli adolescenti, un desiderio di crescere, di esplorare, di uscire da se stessi e dagli ambienti consueti: è necessario perciò dare spazi reali a queste aspirazioni; incanalare positivamente la trasgressione è una sfida avvincente che dobbiamo sentire.

A fianco, c’è l’aumentare diffuso nella realtà di tentativi di trasgressione estrema e disperata, che forse nascono dal fatto di non aver trovato altro modo di esprimere questo desiderio di mettersi alla prova. Vi è una linea di confine ben marcata dove la trasgressione diventa delinquenza e non solo espressione più o meno violenta del desiderio di crescere. Ma proprio l’aumento di episodi di questo genere ci deve far ragionare su quali spazi di avventura-trasgressione sono concessi ai nostri ragazzi. La sfida più interessante sta proprio nel capire come incanalare positivamente il desiderio di trasgressione, senza che esso sia così standardizzato e istituzionalizzato da non assorbire più questo bisogno. In altra maniera lo stesso scoutismo invita alla trasgressione: la legge scout, a quindici anni, è quasi un’esca verso di essa. Allo stesso tempo ti permette sempre di tornare ad aderirvi perché la legge scout non cambia col tempo.

Quanto è importante durante la propria adolescenza misurarsi con l’idea di legge, magari anche criticandola, rompendola, ma imparando, poi, che essa regge alle mie sollecitazioni. Solo se la si mette alla prova si può davvero sentirla propria. Due componenti paiono però essenziali. L’educatore dev’essere in grado di stimolarli e provocarli allo scontro con la legge, ma deve, anche, essere capace di riaccompagnarli sulla via del ritorno. Un altro punto discriminante è che questo passaggio, dopo la trasgressione, deve restare in mano al ragazzo. Sta alla sua coscienza, che ha cercato di infrangere la legge, rielaborare ciò che è successo.

È questo lo snodo determinante perché alla fine del processo la legge scout possa entrare nella quotidianità del ragazzo. Non dovrà essere sentita come qualcosa che viene dai "grandi" (come poteva avvenire a dieci anni), ma sarà sentita come propria e sarà trattata come un patrimonio personale.

Oltre alla trasgressione, è spesso invocata e abusata la parola "libertà", concetto che difficilmente viene gestito con discernimento nel tempo e nello spazio. La dicotomia tra autonomia e libertà, che va sempre più allargandosi, ci può aiutare a riflettere. Una sempre maggiore libertà, in alcuni casi vera (come quella di viaggiare, di conoscere), in altri casi finta (utilizzare il telecomando), corrisponde sempre meno a una reale autonomia dei ragazzi.

In un universo che permettere di decidere tutto e niente, ma dove non si è più capaci di essere autonomi nelle scelte e nei progetti, il metodo scout offre alcune possibilità importanti per chiudere lo iato tra libertà e autonomia, riuscendo, così, a ridiventare protagonisti veri della propria vita: "l’hike" (imparare a orientarsi con bussola e carte topografiche), "la strada" (le lunghe marce con zaino e tenda), "le specialità" (dei riconoscimenti che si ottengono acquisendo una tecnica come la cucina, le costruzioni in legno, la musica o la recitazione).

Essere protagonisti significa essere dei combattenti, delle persone che non si arrendono di fronte alle difficoltà e sono capaci di camminare guardando al contempo la cima. Educare a gestire la propria libertà con discernimento, elaborando scelte di vita autonome, è antidoto importante ad azioni trasgressive.

Per concludere, credo che un metro essenziale sul quale ci dobbiamo interrogare sia la qualità dello spirito di avventura, che deve contraddistinguere il gioco, come il servizio e che deve continuare a essere il paradigma su cui valutare, nell’educazione scout, il proprio approccio al mondo.

Certo, una piccola dose trasgressiva esisterà comunque, ma cerchiamo di capire quanto è il segnale di una mancanza di spazi reali di avventura che permettono ai ragazzi di esprimere la propria personalità in maniera libera, autonoma, rielaborando il materiale accumulato negli anni dell’infanzia, attraverso il riferimento a valori ben precisi.

Le banalità che uccidono le possibilità educative dello scoutismo e l’incapacità di rendere i ragazzi i primi attori del loro essere scout (pretendendo poi che lo siano della loro vita) fanno sì che lo scoutismo si trasformi in un giochetto che rischia di annoiare. Certamente utilizzare il metodo avendo la coscienza e l’intelligenza di fare del protagonismo dei ragazzi uno dei pilastri dell’educazione scout è un tratto determinante per affrontare la trasgressione.

Stefano Blanco

* Le illustrazioni sono tratte da Scouting for boys (1908) di Baden Powell.
   

LA LEGGE SCOUT

La guida e lo scout: pongono il loro onore nel meritare fiducia; sono leali; si rendono utili e aiutano gli altri; sono amici di tutti e fratelli di ogni altra guida e scout; sono cortesi; amano e rispettano la natura; sanno obbedire; sorridono e cantano anche nelle difficoltà; sono laboriosi ed economi; sono puri di pensieri, parole e azioni.

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