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CONSULENZA GENITORIALE - IL CASO DI ANNA, UNA RAGAZZA COME TANTE ALTRE

Storie di prevaricazioni

di Emanuela Confalonieri
(psicologa)

    

   Famiglia Oggi n. 6-7 giugno/luglio 2000 - Home Page Il bullo colpisce con aggressività, intenzionalità e ripetitività. La vittima, invece, non reagisce. Distratti i genitori del primo. Protettivi quelli della seconda. Sono le più vistose caratteristiche del duplice versante: il persecutore e il perseguitato.

«Anna è una ragazzina di 11 anni, vive in una grande città del nord Italia con la sua famiglia: mamma, papà e una sorella più grande. Frequenta la prima media e dopo 4-5 mesi dall’inizio dell’anno scolastico presenta alcune difficoltà di tipo cognitivo (valutazioni negative, svogliatezza nel fare i compiti, interrogazioni andate male), accusa spesso mal di pancia, mal di testa e accampa scuse diverse per non andare a scuola. Infatti, gli insegnanti segnalano effettivamente un calo nel rendimento della ragazzina avvenuto contemporaneamente a una crescente impopolarità, non espressa direttamente, ma manifestata con isolamento da parte di Anna e nei lavori di gruppi e nei momenti liberi passati a scuola.

Con crescente preoccupazione e coinvolgendo il marito e la sorella, la madre affronta Anna per capire che cosa sta succedendo. Con grande difficoltà Anna racconta che circa due mesi dopo l’inizio della scuola si è ritrovata a essere vittima di una sua compagna di classe, che con un gruppetto di "gregarie" ha iniziato a prenderla in giro su come vestiva, su come parlava, sui suoi gusti musicali, mettendo anche in circolazione voci spiacevoli sul suo conto, arrivando a fare terra bruciata intorno a lei. Avvicinarla, parlarle, avere a che fare con lei significa venire tagliate fuori dal gruppo di classe, che dopo qualche tentativo l’ha completamente abbandonata».

Quello di Anna è solo uno dei sempre più frequenti episodi di bullismo che negli ultimi anni hanno iniziato a caratterizzare e caratterizzano la vita scolastica di bambini e ragazzini di età diversa, frequentanti ordini di scuola diversi. Accanto infatti a episodi di cronaca più eclatanti e sotto gli occhi di tutti, il fenomeno conosce soprattutto un suo versante più "nascosto e sommerso", costituito da continui piccoli soprusi e prevaricazioni, spesso difficili da individuare e su cui diventa arduo intervenire. Il bullismo è un fenomeno che nasce e trova la sua collocazione all’interno del contesto scolastico e riguarda soprattutto gli ultimi anni della scuola elementare e quelli della scuola media inferiore: viene descritto e individuato come una forma particolare di aggressività che da questo costrutto si differenzia per alcuni elementi interessanti che costituiscono la specificità del fenomeno.

Un primo elemento è dato dall’intenzionalità che guida il bullo e lo porta volontariamente, una volta individuata la vittima, a prevaricarla con insistenza e in modo continuato e, secondo elemento distintivo, generalmente senza provocazione da parte della vittima: Anna, per esempio, non aveva fatto nulla per provocare la compagna che la individua come potenziale vittima in modo indipendente e autonomo. La ripetitività è il terzo elemento che caratterizza atti di bullismo, attuati per lo più da ragazzini che sovrastano la loro vittima dal punto di vista della forza fisica.

Intenzionalità e ripetitività trovo siano forse i due elementi più interessanti di tale fenomeno che viene così a connotarsi davvero come un’esperienza che "non lascia scampo" a chi diventa vittima: Anna è stata individuata, scelta, e nel giro di pochi mesi con regolarità e insistenza la compagna "bullo" le ha modificato l’esistenza, e dal punto di vista sociale e da quello scolastico. Quello che abbiamo brevemente descritto è un tipo di bullismo definito di tipo "indiretto", che comporta l’esclusione e l’isolamento sociale dal gruppo, è caratterizzato da reiterati episodi di maldicenza ed è sovente perpetrato da bulli femmine. Più spesso ci troviamo di fronte a forme di bullismo "diretto", dove gli attacchi fisici e verbali alla vittima sono agiti in modo diretto e inequivocabile.

Protagonisti loro malgrado

È possibile raccontare come si presentano di solito i protagonisti di storie di bullismo e che ruolo hanno le figure comprimarie di tali storie? Sia le vittime che i bulli presentano alcune caratteristiche temperamentali che, unite all’essere inseriti in particolari contesti ambientali e sociali, facilitano il diventare bullo o vittima.

Particolarmente timidi, facili al pianto, insicuri, passivi, con frequenti vissuti d’ansia, caratterizzati da una bassa autostima appaiono generalmente le vittime, che proprio per queste caratteristiche di vulnerabilità diventano bersaglio dei pari prevaricatori. Tali situazioni di sopruso si riflettono negativamente sulla vittima che, come nel caso di Anna, finisce per vivere in modo sempre più ansioso il proprio quotidiano scolastico, arrivando a odiare tutto ciò che l’esperienza scolastica comporta e richiede.

I bulli tendono invece a dominare e a usare la forza fisica per imporsi, faticano a rispettare le regole, non tollerano le frustrazioni, sono facili all’ira. Al contrario delle vittime, presentano un alto livello di autostima e tendono a viversi come superiori ai pari e fanno del loro denigrare, sia a parole che fisicamente, l’altro un tratto distintivo della loro identità sociale. Compagni e insegnanti rimangono in queste storie di bullismo sullo sfondo: i pari, quando non sono gregari del bullo, finiscono per "far finta di non vedere" e, in una sorta di "contagio sociale", prendono le distanze sia in senso fisico che emotivo dalla vittima, diventando in qualche modo complici dei soprusi e isolando sempre più i prevaricati.

Gli insegnanti, quando coinvolti direttamente dalle vittime, non sono quasi mai colti come interlocutori attivi con cui confrontarsi e dialogare: spesso non sanno, non si accorgono e, come nel nostro caso, anche quando sono a conoscenza della situazione non intervengono per impedirla. Tale atteggiamento può far insorgere nella vittima la percezione di essere coinvolta in qual cosa di cui "forse è meglio non parlare" o che comunque è un problema solo suo e spesso, per vergogna o per paura di aggravare la propria già delicata situazione, preferisce tacere non solo a scuola, ma anche a casa, convinta dell’inutilità del raccontare la propria vicenda.

Le famiglie delle vittime

Accanto a caratteristiche più di tipo temperamentale, è importante sottolineare anche il clima e la qualità delle relazioni familiari con cui i nostri protagonisti, sia bulli che vittime, entrano in contatto e da cui apprendono a loro volta modalità di comportamento, di comunicazione e di relazione.

Le storie dei bulli ci offrono spesso scenari familiari caratterizzati da scarsa attenzione e coinvolgimento sin dall’infanzia da parte dei genitori verso i propri figli, modalità che si presentano anche negli anni successivi e che si traducono in una rara partecipazione alla vita del figlio e in una esigua condivisione delle sue esperienze. Inoltre i genitori di ragazzini prepotenti denotano uno stile educativo tendenzialmente permissivo, non sempre coerente circa il rispetto di regole e norme, che spesso conosce nella punizione la propria espressione più ricorrente. Sono gli stessi bulli a rimandare delle loro famiglie una rappresentazione di scarsa coesione e comunicazione, segnalando la presenza di modelli educativi e relazionali di riferimento rintracciabili nelle loro condotte aggressive e prevaricanti, poco attente all’ascolto e al dialogo, ma coerenti in qualche modo con quanto "respirato" e appreso all’interno della propria rete familiare.

Per quanto riguarda le famiglie delle vittime, meno chiaramente identificabili rispetto a quelle dei bulli, vengono rappresentate come fortemente coese al proprio interno, alla ricerca di una comunicazione costante ma spesso problematica. Sono storie di famiglie spesso iperprotettive, tendenzialmente rinchiuse su se stesse e con confini ben definiti rispetto al mondo esterno.

Al di là e insieme a queste veloci descrizioni di contesti familiari e sociali in cui più facilmente la personalità di bulli e vittime sembra trovare terreno fertile per esprimersi, credo sia importante sottolineare come strategico il continuare a raccontare di tale fenomeno, rendendo però più protagonisti i reali attori di queste storie quotidiane. Non dimentichiamo che si tratta di un fenomeno che può coinvolgere chiunque, arrivando inaspettato e lasciando anche segni profondi in chi ne rimane a diverso titolo coinvolto.

Occorre vigilare e dimostrarsi attenti a cogliere qualsiasi segnale e, laddove la situazione sia già in atto, far sentire alle vittime che ci sono spazi sia a scuola che a casa in cui possono e devono parlare di ciò che vivono, in cui non si sentano giudicati ma compresi; così come è necessario far sentire ai bulli che è possibile interrogarsi sul significato delle loro modalità di interazione e sulle conseguenze a breve e lungo termine di queste loro prevaricazioni in termini di popolarità e accettazione sociale da parte del gruppo di coetanei da loro frequentato.

Avviare un dialogo in contesti adeguati potrebbe favorire un primo avvicinamento delle parti, avviare processi di empatia e di socializzazione reciproca e consentire una diversa e specifica assunzione di responsabilità da parte degli adulti, finora figure rimaste per motivi diversi troppo sullo sfondo, protagonisti secondari di storie in cui dovrebbero essere attori principali insieme ai loro figli e ai loro allievi.

Emanuela Confalonieri

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