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DA DONNA A DONNA

Sentirsi acqua nell’acqua

di Rosangela Vegetti
(giornalista)
            

   Famiglia Oggi n. 8-9 agosto/settembre 2000 - Home Page Spazio vitale entro cui muoversi in libertà. Tempo attivo, oltre i legami familiari e l’attività professionale. Le caratteristiche femminili delle relazioni che contano rivalutano la quotidianità e l’idealità. Per un rapporto sincero che produce coraggio e fiducia.

L'amicizia per le donne si connota come uno spazio vitale entro cui si muovono in maniera libera, creativa e gratuita, donando e ricevendo risorse essenziali, slanci di solidarietà e coraggio innovativo. Come sentirsi acqua nell’acqua. Un luogo e un tempo oltre i legami familiari, che attraversa e coinvolge attività professionali, che porta se stesse a riscoprire il profondo mistero della solitudine della singolarità personale. Un itinerario di esperienze e intuizioni, di certezze e illusioni, di essere e di fare si snoda attraverso le riflessioni che le donne offrono su questo tema – che ha suscitato interesse e voglia di scoperta –, ritrovandosi attorno a dati condivisi e insieme in una ricchezza di variegate espressioni, come dimostrano gli spunti tratti dai colloqui con donne di differenti esperienze ed età.

«Difficile parlare "al femminile" – dice Iaia Barzaghi, giornalista milanese – perché comunque siamo tutte persone irripetibili, con storie e pensieri originali e unici: ciascuna di noi ha un suo specifico e una sua considerazione dell’amicizia, a seconda anche del carattere, della sensibilità, delle circostanze». Eppure tutte, giovani e anziane, hanno memoria di volti e storie di amici e amiche. «Tradizionalmente l’amicizia – spiega Silvia Vegetti Finzi, docente di psicologia dinamica all’Università di Pavia – è stata ritenuta una virtù maschile; tutti i trattati classici sull’amicizia si riferiscono a quella virile. In realtà, credo che anche le donne siano capaci di amicizia, soltanto che questa si rivela in modi diversi rispetto a quella maschile».

Fin dall’adolescenza, l’epoca delle grandi passioni amicali, le ragazze cercano il più possibile di stare insieme, di raccontarsi, di confrontarsi, di partecipare alla vita l’una dell’altra, di «mettere in comune i grandi temi dell’esistenza – amore, rivalità, morte, maternità – più che di istituire un orizzonte di azione comune. Nell’età adulta, le amicizie sono sovente le stesse dell’adolescenza; appena è possibile una donna tende a conservare le amicizie adolescenziali. Ci sembra – afferma Silvia Vegetti Finzi – che le donne che ci hanno conosciute da adolescenti ci comprendano più delle altre. Per esempio, ho una mia compagna di banco che vive negli Stati Uniti da anni, insegna in un’università della Virginia, quindi con esperienze molto diverse, ma, quelle rare volte che ci troviamo, immediatamente scocca l’intimità, come se ci fossimo lasciate il giorno prima e il nucleo fondamentale dell’autenticità fosse quello adolescenziale. Come se queste persone potessero captare il nostro vero io più delle persone che ci hanno seguito giorno per giorno negli ultimi anni». Amicizie a distanza che perdurano oltre le circostanze della vita, così come ci sono persone che si incontrano e in un attimo si sentono vicine da sempre.

Non è banale frase fatta affermare che senza amicizia non si può vivere, per lo meno non si può avere quella qualità di vita che solo la relazione con gli altri e le altre, con il mondo e l’ambiente esterno al proprio contesto, può consentire. «Considero l’amicizia un aiuto grandissimo per la mia vita, e la ritengo la forma più alta d’amore perché non è costretta da nessun tipo di legame, né di sangue, né di contratto, ma è fondata sulla libera scelta, sull’affetto. Se anche ci sono culture diverse – testimonia Anna Maria Kanu, psicologa italiana, coniugata a un africano funzionario dell’Onu, abituata a relazioni internazionali –, gli elementi fondamentali della vicinanza umana sono gli stessi: un senso di intimità oltre ogni differenza, insieme a un senso di tolleranza e di comprensione, nel desiderio di capire l’altro e di farsi capire. Al di là di tutto c’è la solidarietà umana, lo stare con l’altra/o sul suo cammino in quelli che sono i valori fondamentali della vita, il rispetto della dignità, della libertà».

Luogo del sentimento

«Io nell’amicizia pongo più attesa paradossalmente che nell’amore – sostiene Neria De Giovanni, critica letteraria di Alghero e presidente dell’Associazione internazionale dei critici letterari –, perché mi sembra che nella vita gli amici/e veri sono presenze fisse, mentre il tempo dell’innamoramento può anche finire. Nell’amicizia trovo sempre un forte legame affettivo e di "simpatia" – nel senso etimologico della parola –; nell’amico o amica devo riconoscere cioè qualcosa che mi appartiene, ed è immune da ogni pericolo di disamoramento: è il luogo privilegiato in cui possono convivere sentimento, affetto e intelligenza. Queste compromissioni per me sono fortissime: non potrei infatti essere amica di una persona che non condividesse le mie passioni».

L’attributo più ripetuto per qualificare l’amicizia è "vera", per tutte o è vera o non è amicizia, magari può essere conoscenza, ma certo non sta entro il magico spazio della vicinanza e condivisione amicali, e per essere tale richiede atteggiamenti spontanei, autentici, puri, liberi da condizionamenti e interessi, generosi. «Quando sono amica di una persona, mi capita spesso – dice la De Giovanni – di mettere in cantiere un progetto di qualcosa, un convegno, un premio letterario, un libro: l’amicizia mi fa scattare la voglia del lavorare insieme e della frequentazione produttiva. Non ho mai fatto un pensiero di vacanza, né ho mai fatto con un’amica o amico una vacanza, penso sempre a qualcosa di fecondo, vacanze e divertimento sono per le conoscenze!».

Non tutti i rapporti di lavoro, di conoscenza, di collaborazione si trasformano in relazioni amicali: «l’amicizia è sempre qualcosa di più e di diverso. Si stabilisce in modo misterioso – testimonia Maria Dutto, milanese, per oltre trent’anni a capo di iniziative per la promozione delle donne – ed è l’incontro di due persone nello scambio reciproco, a volte faticoso, ma sempre libero e liberante, dei propri pensieri, della propria sensibilità, della propria fede. Non sempre si è d’accordo nelle valutazioni, nei modi di vivere, ma se l’amicizia è sincera, nessuna delle sue parti deve capitolare».

Una selezione esigente è premessa al legame di amicizia, occorrono di fatto alcune concomitanze che consentano lo scoccare di quella scintilla, di quello stato d’animo, di quel sentirsi in sintonia che connota un’amicizia: le persone amiche si scelgono, per attività o interessi comuni, per ideali condivisi, «forse per un bisogno profondo, per stima e riconoscimento di valore: sono le persone che hanno fatto cose che apprezzo e che da loro imparo, che condividono i miei valori, e amano le stesse cose che io amo; sono – afferma Renata Livraghi, docente di Economia del lavoro all’Università di Parma – per me modelli, e mi danno sicurezza».

«Penso che siano le circostanze a determinare i livelli di amicizia, più che l’età. Ci sono donne – ritiene Ginevra Conti Odorisio, romana, docente di Storia delle dottrine politiche e di Storia delle donne a Roma 3 – che anche in età matura riescono a instaurare sempre nuovi rapporti di amicizia e questo è un elemento di vitalità. Trovo che più si invecchia più diventano importanti i rapporti amicali e possono dare molto sul piano intellettuale, affettivo della collaborazione in tanti campi e le donne sanno dare molto, gratuitamente».

Vignetta.

C’è una bella espressione francese che parla degli «amici della gioia», quelli che ci sono sempre agli inviti gradevoli, alle feste, nei momenti gioiosi, quando tutti sono capaci di farsi amici; «ma quando sei in crisi e hai bisogno veramente di una voce, di un ascolto, o quando vai in disgrazia, o sei sola e stai male, allora si scremano gli amici e restano quelli veri. L’amica/o è chi sa scuoterti per farti migliorare, che ha il coraggio di indicarti i tuoi punti deboli, anche – sottolinea Elisabetta Milani, direttrice artistica del Teatro San Babila di Milano – le scelte sbagliate: un amico/a serve anche a farti delle critiche, e questa è la parte più difficile. Per sentire una persona amica devo sentirla col cuore nell’ascolto, indipendentemente dal fatto che mi dica o meno cose che possano servirmi o che la pensi come me. Può essere dell’ambito professionale o della vita privata. Io sono per dare, non mi aspetto un ritorno; se c’è, me ne rallegro ma non ne faccio una condizione. Mi piace avere amici e mi accorgo che più sono aperta io, più c’è amicizia che mi arriva, non perché sia voluta ma perché do spontaneamente».

La possibilità di una comunicazione profonda, di un incontro trasparente, di tempi e spazi che si ricompongono in un istante, persino su due battute o in un giro per negozi, costituisce per molte donne il tessuto di una relazione amicale. «È lo star bene insieme, non solo il parlare, magari andare a prenderci un caffè insieme, leggere una poesia..., ascoltare persone che sanno parlarmi di cose che mi arricchiscono»: questo per Iaia Barzaghi è il dono dell’amicizia. 

«Sentirsi acqua nell’acqua, quando le barriere che di solito ci pongono in rapporti verticali – più giovane, più ricco, più colto – cadono e prevalgono i rapporti orizzontali di vicinanza, di consonanza, è come – per Silvia Vegetti Finzi – se il tempo si fermasse e ci donasse attimi intensi che hanno qualcosa di sacro». E possono presentarsi in occasione di un viaggio in treno, oppure di una degenza in ospedale.

«Riesco a stabilire rapporti di amicizia quando sono io a credere davvero nell’amicizia: sono io che devo fare il primo passo e mettermi in una certa visione della vita per aprirmi ai rapporti con gli altri. Essere amici vuol dire – per Teresa Ciccolini, insegnante di liceo a Milano – avere la voglia di stabilire una relazione con un altro/a, entrare in un rapporto di scambio, con la volontà di confrontarsi perché si ritiene che l’altra persona sia importante. Essere amici vuol dire sentirsi importanti l’uno per l’altro, e sapere di poter fare conto l’uno sull’altro senza eccessive attese. In un rapporto simile, sono importanti le componenti affettive e di simpatia, ma ciò che conta è la stima».

Considerazioni analoghe le si colgono anche entro gli spazi della vita religiosa, come racconta suor Ada Ianes, di Nostra Signora di Sion: «c’è il rapporto di sorella e quello di amica che è un feeling particolare, una condivisione di obiettivi, di programmi, di difficoltà; ho moltissime amicizie sia nazionali che internazionali, all’interno e all’esterno della congregazione; amiche che non avevo sperato di poter avere in Brasile, Costarica, Belgio, Francia, che mi raggiungono, di volta in volta, con una lettera, un ricordo, fino al successivo incontro. Amicizia è comunicare, è nutrire affetto e stima, è essere libera e rispecchiarti nell’altra».

Difendersi dal "terzo"

In questa condivisione essenziale di valori, nessuna ritiene di avere aspettative diverse nell’amicizia con un uomo rispetto a quella con una donna, anzi è condivisa l’idea che alla base del rapporto di coppia debba esserci l’amicizia, solo cambiano le modalità di espressione, talora le circostanze; piuttosto è nella relazione amicale al femminile che insorgono ostacoli posti da sentimenti di rivalità tra donne o «dall’intrusione di un uomo il quale tende a dividere le donne – gli uomini hanno paura dell’amicizia femminile, la temono, temono le confidenze, per loro è una zona che non riescono a controllare e conoscere, e quindi in genere ostacolano le amicizie femminili –; e allora – sostiene Silvia Vegetti Finzi – l’amicizia va difesa contro i nostri partner o i figli, che spesso ridicolizzano le amicizie femminili e tendono a svalutarle». Non solo va difesa dallo sguardo di quel "terzo" che tende a dividere la prossimità tipicamente femminile, richiede impegno di investimento, di cura, di tempo, di frequentazione per essere continuamente alimentata e perfezionata.

«L’amicizia tra donne può essere molto forte, piena di emozioni, però anche molto fragile e basta a volte poco – dice Ginevra Conti Odorisio – perché si tramuti in una relazione molto conflittuale», forse è opportuno non pretendere dall’altro/a risposte o interventi risolutivi, quanto una compassione da donare reciprocamente, un saper soffrire anche insieme, nella consapevolezza dei limiti e delle rispettive risorse. «Per non cadere in "delusioni" – riconosce Elisabetta Milani – cerco di non farmi risucchiare e schiacciare dai problemi o dalle lagnanze degli altri, amici e amiche che mi chiamavano e mi buttavano addosso i loro problemi e mi lasciavano stecchita. Non mi faccio più trattare come una "discarica", né mi lascio strumentalizzare, perché amicizia è farsi disponibile, ma non essere in balia».

Così la vera amicizia richiede il rispetto della singolarità della persona e, persino, della sua solitudine, perché «amica è la persona con cui posso anche tacere, come posso parlare di qualsiasi cosa, perché, qualunque siano le parole o le chiacchiere c’è uno spessore di comunicazione che va oltre. Per questo – dice Iaia Barzaghi – col passare degli anni cerco meno nuove amicizie e non sopporto le conoscenze da "pizza del venerdì sera", preferisco la mia solitudine».

«All’amica non chiedo più di quanto io stessa possa dare, e riconosco che rimane entro di noi un nocciolo duro che è costituito dal nostro mistero profondo che non può essere pienamente comunicato né totalmente compreso. Quell’aspetto di solitudine da vivere con semplicità e pace – indica Maria Dutto – è da rispettare anche negli altri».

Dalle conversazioni con tante donne pare emergere nell’amicizia un orizzonte di libertà che appartiene a ognuna in maniera esclusiva, da nessun altro abitabile, neppure da altri familiari, dove però la donna può attingere risorse, slancio, coraggio per arricchire sé e il proprio ambito familiare e lavorativo.

«Le donne più ricche sono quelle che oltre ad avere la vita di famiglia, i rapporti con i figli, hanno il rapporto con le amiche; le donne senza amiche sono persone affettivamente povere. Nelle passate generazioni si sosteneva che il dovere di una donna si esauriva nel suo ruolo entro la famiglia , invece – afferma Ginevra Conti Odorisio – c’è ancora il mondo del sociale, delle amicizie, delle persone senza famiglia, con cui intrecciare concrete relazioni».

Le amicizie sono un patrimonio da salvaguardare e a cui attingere per essere migliori, non soltanto perché costituiscono la dimensione fondamentale della vita, ma perché possono essere un importante supporto alla vita familiare. «Non credo esista una vita familiare serena che non si apra all’amicizia con altri. Nella mia vita – sottolinea la Kanu – le amicizie mi hanno permesso di sostenere la famiglia nei momenti difficili, di crisi, se non avessi avuto amici non so come avrei potuto fare. Poter piangere sulla spalla dell’amica ha indubbiamente un valore. Tante crisi matrimoniali si potrebbero sanare, se ci fosse un vero amico con cui poter piangere e sdrammatizzare la situazione».

Un invito a vivere con fiducia la dimensione amicale e a rivalutarne il significato è il punto nodale delle esperienze raccolte che rimandano al rapporto con un’amica, intessuto di quotidianità, di idealità, e di accoglienza gratuita.

Rosangela Vegetti

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