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SOCIETÀ & FAMIGLIA - COLTIVARE LE "AFFINITÀ ELETTIVE"

Un immenso regalo della vita

di Beppe Del Colle
            

   Famiglia Oggi n. 8-9 agosto/settembre 2000 - Home Page Avere molti legami è un dono, ma non sempre possiamo mantenerli nel tempo. Un’amicizia profonda nata sui banchi di scuola può interrompersi, bruscamente, l’ultimo giorno degli esami di maturità. Anche se i sentimenti restano, non si può fare a meno della consuetudine e della vicinanza.

Non c’è bisogno di aver letto Le affinità elettive di Goethe per sapere che non esiste – perlomeno non esisteva fino a ieri – l’amicizia fra uomo e donna. Un luogo comune? Fino a ieri, cioè fino a prima di questa età che non sappiamo definire meglio che "postmoderna", un uomo e una donna, giovani o meno giovani che fossero, avevano raramente occasione di vivere accanto senza che la promiscuità, voluta od obbligata, prima o poi desse vita a un’attrazione di natura sessuale, oppure, all’opposto, a una reciproca indifferenza. Non all’amicizia, sentimento non facile da riempire di contenuti.

Edoardo e Ottilia, Carlotta e il capitano, i protagonisti del romanzo goethiano, partono come amici e finiscono come amanti. Sono un quartetto di persone rispettabili, ricche o almeno benestanti, colte e interessate alla vita del mondo; sono oltretutto dei borghesi, "moderni", all’inizio dell’Ottocento, e dunque eticamente disinvolti, ma non tanto da non tener conto delle convenienze sociali.

Quando Carlotta si accorge che il marito Edoardo è innamorato di Ottilia, e pensa che sia ancora possibile evitare la fine del loro matrimonio, gli rivolge queste parole cariche di buon senso "borghese": «Noi due non siamo più abbastanza giovani per avviarci ciecamente là dove non vogliamo o non dobbiamo andare. Nessuno può prendersi cura di noi, dobbiamo essere noi i nostri amici, i nostri consiglieri. Nessuno si aspetta da noi che ci dobbiamo perdere in una pazzia, nessuno si aspetta di trovarci biasimevoli o perfino ridicoli». Si sa come andò poi a finire: ci fu "la pazzia", ci fu l’incredibile nascita di un bambino da un rapporto sessuale fra due persone, ciascuna delle quali, in quel momento, desiderava più di ogni altra cosa di essere insieme a un altro partner.

Certamente anche oggi è possibile una storia del genere, e che anche oggi valga l’antica regola secondo la quale fra un uomo e una donna non può esserci amicizia, ma solo amore (e se non altro attrazione fisica) o indifferenza. Ma abbiamo l’impressione che l’emancipazione femminile abbia portato con sé anche questa conseguenza, positiva: la promiscuità fra i sessi nelle scuole e nelle università, nei luoghi di lavoro, in professioni e funzioni sociali anche molto alte e impegnative, nella politica, nelle istituzioni, è talmente estesa e generalizzata da favorire il sorgere di amicizie da colleganza fra uomo e donna, uguali, o assai simili, a quelle fra colleghi maschi e fra colleghe femmine. Sarebbe innaturale se non fosse così.

La metafora del discorso

Oggi la differenza di genere tende a perdere molto della sua concretezza rispetto al passato, la cultura del tempo, almeno nei principi e almeno in certi ambiti rispettosa dei diritti delle donne, accetta facilmente che da problemi e situazioni esistenziali uguali sorgano solidarietà e vere e proprie amicizie un tempo molto meno possibili. E c’è un altro punto che merita di essere ulteriormente sottolineato, nell’età del divorzio e del relativismo etico: lo stesso adulterio, così come la convivenza "di fatto", non attira più su di sé, come una volta, la riprovazione sociale, è più "facile" e non richiede i comportamenti "segreti", riservati, occulti, e alla lunga profondamente ipocriti, di un tempo.

Stando così le cose, mentre un tempo l’amicizia fra una donna e un uomo poteva essere anche soltanto il paravento di un amore clandestino, oggi è facilmente libera da questo sospetto. Prendere insieme il caffè alla macchinetta nel corridoio comune non è uno scandalo per nessuno.

Se tutto questo è vero, o almeno accettabile, allora discorrere di amicizia fra uomo e donna significa discorrere dell’amicizia tout court, e anche discuterne rispetto alle diverse stagioni della vita. Sia consentito un ricordo molto personale, che serve da esempio e forse da metafora al discorso.

La copia delle Affinità elettive da cui è stata presa la citazione della signora Carlotta mi fu regalata, con tanto di dedica, dal mio compagno di banco nei tre anni di liceo. Eravamo amici? Certamente. Ci frequentavamo anche fuori della scuola, studiavamo e facevamo i compiti a casa dell’uno o dell’altro, indifferentemente. Entrambi facevamo parte della squadra di calcio dell’istituto. Avevamo molta, reciproca confidenza, anche se avevamo inclinazioni diverse: infatti lui aveva un’invidiabile predisposizione al disegno, frutto di una manualità che lo aiutò moltissimo nel suo lavoro successivo, di microchirurgo.

Non è da crederci: ci vedemmo l’ultima volta da ragazzi il giorno degli orali all’esame di maturità, esattamente mezzo secolo fa. Quando ci reincontrammo, quasi casualmente, molti anni dopo, avevamo entrambi dei figli all’università.

I bilanci degli adulti

Perché scrivo, oggi, queste cose? Per sottolineare un punto molto importante, riguardo all’amicizia: può essere vera, sentita, condivisa, disposta alla generosità e all’altruismo, e può essere interrotta di colpo, magari per sempre, da un semplice cambiamento di condizioni di vita. Nel nostro caso bastò l’iscrizione a due diverse facoltà universitarie, perché le nostre strade non si incontrassero più, sebbene continuassimo ad abitare nella medesima città, non sterminata del resto.

Era stata una vera amicizia? O il frutto fortuito di un adempimento burocratico: bisognava stabilire chi avrebbe occupato un banco scolastico a due posti, e Renzo e io eravamo della medesima altezza, cioè rientravamo in uno dei canoni fissi di quel tipo di scelta? In età adulta, come noi due siamo adesso, si fanno i bilanci dell’esistenza e ci si accorge che se i sentimenti verso una persona sono rimasti uguali, anche dopo molti anni, ci sono mancate le occasioni per dirlo, e che anche l’amicizia non può fare a meno della consuetudine, della vicinanza, e dunque anche della colleganza.

La vita ci offre molte amicizie, ma non ci consente sempre di coltivarle come vorremmo e come sarebbe giusto. Questo ci lascia spesso molta malinconia. Certe confessioni sull’amicizia sconfinano a volte nel patetico, o nel dolore senza conforto.

Nel libro De senectute, in cui ha raccolto alcune conversazioni tenute in pubblico negli ultimi anni, il novantenne Norberto Bobbio ha scritto: «Sempre più traballante, le gambe sempre più deboli, appoggiandomi al bastone e sottobraccio a mia moglie, traverso ancora la strada. Non l’attraversano più la maggior parte dei miei amici con i quali ho diviso per anni interessi di studio, passioni e ideali, che pur sembravano molto più temprati di me. Penso a Luigi Firpo, a Massimo Mila, a Giorgio Agosti, a Franco Venturi».

Ecco, in fondo, quello che volevamo dire con questo articolo: la vita ci fa un immenso regalo quando ci dona un amico, ma se si sopravvive a un amico la nostalgia è insieme dolce e terribile. E solo la speranza nella vita eterna resta un ragionevole conforto.

Beppe Del Colle
   

CAMBIA L’ETÀ PER ADOTTARE

Sale da 40 a 45 anni la differenza d’età tra gli aspiranti genitori e i bambini da adottare. È stato infatti approvato dal Consiglio dei ministri il disegno di legge che modifica una norma molto discussa. Il provvedimento (un solo articolo) riforma l’art. 6 della legge 184/83 e recepisce integralmente il testo dell’articolo già approvato in Commissione infanzia del Senato, compresa la deroga del giudice a valutare in modo diverso il limite di età.

Secondo i sostenitori del disegno di legge, tra cui il ministro Livia Turco, l’attuale differenza di età risulta anacronistica alla luce dei mutamenti della popolazione, della società civile e del costume e, inoltre, si tratta di una novità che va verso l’interesse dei minori e risponde all’esigenza di dare una famiglia a quei bambini che non ce l’hanno.

Diversa l’opinione dell’Anfaa (Associazione nazionale delle famiglie adottive e affidatarie), nettamente contraria poiché lo considera un provvedimento inutile e dannoso, fatto per illudere la gente. Al 31 dicembre scorso vi erano 23.807 domande di adozione di minori italiani a fronte di 1.020 decreti pronunziati dal tribunale per i minorenni, e 17.663 per minori stranieri a fronte di 3.123 affidamenti preadottivi. L’elevazione del limite massimo di età, secondo l’Anfaa, porterà all’aumento delle domande per i piccolissimi in Italia, diminuendo ulteriormente le possibilità di inserimento familiare per i grandicelli. Inoltre l’estensione di quanti possono presentare la domanda servirebbe soltanto ad aumentare il numero di coppie insoddisfatte.

Secondo l’Anfaa, la differenza massima di età dovrebbe semmai essere diminuita a 35 anni, perché i bambini verrebbero accolti da genitori più giovani, il che, a parità di condizioni, è senz’altro un dato positivo. Si ridurrebbe anche il numero delle domande presentate ai tribunali per i minorenni, rendendo possibile effettuare valutazioni più approfondite delle capacità educative di chi aspira ad adottare.

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