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LA FAMIGLIA NEL MONDO - DATI E RICERCHE SIGNIFICATIVI

Una novità in Iran

di Orsola Vetri
    

   Famiglia Oggi n. 8-9 agosto/settembre 2000 - Home Page Più spazio per le donne nella politica iraniana e meno figli in Marocco. Gli Usa registrano una positiva diminuzione dei casi di disagio minorile. L’Inghilterra alle prese con divorzi e convivenze. I giapponesi i più longevi. In Italia aumentano i matrimoni misti.

Per la prima volta dalla rivoluzione islamica del 1979, una donna è stata inclusa nell’ufficio di presidenza del Parlamento iraniano, che conta 12 membri. Soheila Jelodarzadeh, 42 anni, ha ottenuto il maggior numero di voti per uno dei tre posti di segretario della presidenza. La deputata, appartenente al Partito islamico del lavoro, è una delle sei donne elette nella circoscrizione di Teheran. Il nuovo Parlamento, controllato dagli alleati del presidente riformista Mohammad Khatami, conta per ora 11 deputate, ma altre donne potrebbero aggiudicarsi qualche seggio in palio nelle prossime elezioni suppletive.
   

Matrimoni misti

Sono stati circa 150.000 i matrimoni misti celebrati l’anno scorso in Italia. Uno ogni 27 unioni avviene, infatti, tra persone di nazionalità, cultura o fede religiosa diverse. Questi i dati presentati nel corso del convegno Matrimoni misti, risorsa culturale e conflitti. E i figli?

Si tratta di unioni in genere problematiche (ogni 13 separazioni o divorzi, una è di una coppia mista) che, oltre a rendere complicato il rapporto tra i coniugi e far sentire i figli divisi tra due culture, rappresentano il paradigma di tensioni giuridiche. I più difficili sono i matrimoni cristiani e islamici. Su 12.000 unioni l’anno celebrate con il rito civile (solo circa un centinaio di coppie l’anno infatti chiede il rito religioso), l’80% fallisce.

Le donne sono apparse le più disposte ad affrontare un matrimonio con grandi differenze socio-culturali. Mentre gli uomini, infatti, scelgono straniere provenienti da Paesi a maggioranza sia cattolica (Brasile, Polonia, Repubblica Dominicana), sia ortodossa (Romania, ex Urss), il 40% dei partners delle italiane sono islamici. Di queste ultime unioni (1.100-1.200 l’anno), circa il 40% è registrato nel nord-ovest, il 13% nel nord-est, il 20% nel sud e il 7% nelle isole.

Delicate le separazioni quando ci sono di mezzo i figli. Al ministero degli Esteri risultano, infatti, 168 cause pendenti per l’affidamento dei figli.
   

Donne marocchine

Da 7,2 bambini per donna del 1962 a 2,75 del 2000: il tasso di fertilità delle donne marocchine è diminuito significativamente negli ultimi decenni in seguito, probabilmente, anche all’incremento nell’uso di sistemi anticoncezionali.

Le donne che ne fanno uso sono, infatti, passate da un 19,4% del 1980 al 58,8 del 1997. Sono i risultati di un’inchiesta diffusi dalla Federazione internazionale per la pianificazione delle nascite, che ha reso noti anche i dati che riguardano l’andamento della mortalità per parto. Nella media del Paese questo dato si attesta a 228 donne morte ogni centomila parti.

Vi è, tuttavia, una considerevole differenza dal punto di vista della sicurezza tra coloro che partoriscono in città e quelle che partoriscono nelle campagne. Queste ultime hanno, infatti, un tasso di mortalità per parto di 307 su centomila, mentre per le donne che vivono in città la percentuale è di 125 morti su centomila.
   

L’èra dei divorzi

Il divorzio in Gran Bretagna è un fenomeno di dimensioni assai rilevanti e le conseguenze sociali cominciano a preoccupare persino il Governo. Secondo un ricercatore dell’Institute for Social and Economy Research dell’University of Essex, dal 1971 (anno della riforma legislativa in materia) sino ai giorni nostri, il numero annuale dei divorzi è passato da 71.000 a più di 160.000. Delle coppie sposate tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, circa il 30% ha divorziato 15-20 anni più tardi. Parallelamente sono aumentate considerevolmente le convivenze e le conseguenze di queste scelte anti-matrimoniali sembrano, sempre più, abbattersi sulla qualità della vita dei figli.

Le politiche familiari inglesi stanno, quindi, orientandosi verso alcuni validi principi: sostegno economico alle famiglie divorziate con figli, responsabilità congiunta dei genitori in caso di separazione, interventi sociali rivolti a tutti i bambini e a tutti i genitori senza alcuna discriminazione tra tipi di famiglia.

   

Giapponesi i più longevi

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità i giapponesi sono i più sani e longevi tra altre 191 popolazioni nel mondo. Possono aspettarsi un allungamento della vita media in buona salute fino a 74,5 anni, soprattutto, grazie a una dieta per tradizione povera di grassi, un’ottima prevenzione e un basso numero di malattie cardiache. La "classifica" menziona subito dopo Australia, Francia, Svezia, Spagna e Italia, mentre gli americani sono sorprendentemente al 24° posto e i Paesi africani continuano a occupare gli ultimi. Il criterio adottato dall’Oms questa volta tiene conto della vita in salute, non minacciata da malattie. Per l’Italia, la cui aspettativa di vita sana è di 72,7 anni (ma è 75 la longevità media degli uomini e 81 quella delle donne), contribuiscono a questo buon risultato il clima e l’alimentazione basata sulla dieta mediterranea. Gli Stati Uniti (70 anni in media di vita in salute) hanno ottenuto questo poco incoraggiante risultato – spiega l’Oms – anche per un sistema sanitario del quale non tutti possono godere allo stesso modo, per la frequenza di malattie come l’obesità con complicazioni cardiache, il cancro, spesso dovuto al tabagismo, e l’Aids. Sotto tale aspetto poche lunghezze separano gli americani dai cubani (68,4 anni, al 33º posto). Drammatica la situazione in Africa, e non solo per l’Aids (in Sierra Leone la vita sana media è di 26 anni).

   

Migliorano i giovani americani

La cronaca americana parla spesso di delitti commessi da giovanissimi e del disagio diffuso tra i minori soprattutto negli ambienti sociali più a rischio. Durante un recente incontro di studi, l’American Youth Policy Forum (Forum delle politiche giovanili americane), è emerso, tuttavia, un panorama caratterizzato da un lento, ma progressivo miglioramento. In particolare è stata sottolineata la considerevole diminuzione di arresti tra i giovani e di gravidanze tra le adolescenti.

   

Meno aborti nel mondo

Un ricercatore italiano, degli Istituti clinici di perfezionamento di Milano, ha presentato i dati riguardanti l’aborto legalmente indotto, in 25 diversi Paesi. Ne dà notizia la rivista "Medicina e morale", 2/2000. In una popolazione di 997 milioni di abitanti, le interruzioni volontarie di gravidanza sono state 6.125.388 nel 1996. Una diminuzione del 20% è stata registrata annualmente tra il 1994 e il 1996. I cambiamenti non sono uguali per tutte le aree geografiche. La diminuzione più evidente è avvenuta là dove l’incidenza abortiva era più alta, in particolare, nei Paesi dove ha perdurato il sistema politico sovietico o l’ideologia marxista.   

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