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INCONTRI - LA GRANDE FIDUCIA DI DACIA NELLA CULTURA

Come perle preziose da ammirare

di Cristina Beffa
     

   Famiglia Oggi n. 10 ottobre 2000 - Home Page Amore per la libertà, la sincerità, la coerenza. Sono questi i valori di riferimento ricevuti in famiglia e gelosamente custoditi negli anni insieme al rispetto che genera fiducia.

«Per superare i nodi che anche nelle famiglie più tranquille si creano è indispensabile il rispetto della persona. Per me, alla base delle relazioni, di ogni relazione, sta il rispetto. La fiducia stessa, ossia credere nelle possibilità Dacia Maraini.e nelle risorse degli altri, deriva dal rispetto. Almeno, parlando di adulti è così. Se si tratta, invece, di bambini piccoli, loro hanno soltanto fiducia. Quando però diventano grandi, giudicano senza remissione gli adulti ». Sono queste le prime parole che la scrittrice Dacia Maraini (nella foto) pronuncia quando le si chiede quale sia la principale tattica da mettere in atto per salvaguardare i rapporti intergenerazionali.

  • Lei è cresciuta in un ambiente familiare elevato, a partire da suo padre...

«Non creda però che mia madre fosse un’appendice di mio padre, personaggio certamente più in vista essendo un etnologo. Topazia, mia mamma appunto, era una donna generosa, molto coraggiosa e determinata al punto da rompere con gli schemi del suo nobile casato siciliano, gli Alliata Valguarnera di Salaparuta. Pienamente d’accordo con mio padre Fosco, ha scelto il campo di concentramento piuttosto che firmare l’adesione alla Repubblica di Salò. Ci trovavamo allora in Giappone dove mio padre svolgeva le sue ricerche di antropologo, e i giapponesi avevano stipulato un’alleanza con Italia e Germania. Quando mi dicevano: poverini, chissà quante privazioni avete sofferto in campo di concentramento, io m’indignavo un po’ perché, per me, i miei avevano scelto coerentemente la libertà».

  • Quali sono gli insegnamenti familiari di riferimento?

«Il primo posto spetta all’amore per la libertà; poi vengono la sincerità, la coerenza e il rispetto per gli altri. Quando avevo sei anni mio padre mi disse: ricordati che le razze non esistono. Esistono, invece, culture diverse, ciascuna delle quali nasconde perle preziose da ammirare».

  • Lei dice d’aver amato suo padre molto di più di quanto fosse lecito a una figlia. È stato veramente così?

«Quando ero piccola, e da adolescente, mio padre era un mito per me, anche perché lo incontravo poco. Era spesso lontano da casa e quindi io l’avevo mitizzato».

Schiva e discreta, raramente propensa a parlare di sé, la provochiamo: Antonia Mazza dell’Università Cattolica, sul mensile Letture, scrive che «non si può capire Dacia Maraini se non si tengono presenti la sua dipendenza dalla figura paterna e la non curabile ferita del distacco da lui». Lei conferma?

«Sì. Confermo».

  • In "Dolce per sé" racconta la morte di una sua sorella. Si rimprovera qualcosa?

«D’averle dedicato poco tempo e di non esserle stata più vicina. Pur essendo diversa da me, ci volevamo molto bene, ma il mio lavoro esigeva concentrazione, silenzio e lunghe assenze».

  • Da dove nasce il perdono?

«Dalla conoscenza, senza ombra di dubbio. Non si può perdonare ciò che non si conosce. Mettersi nei panni dell’altro, capire l’origine di certi suoi comportamenti significa contestualizzare i fatti, relativizzarli, dare un nome a tutte le loro componenti. Questo è il primo passo verso il perdono. Marianna, la protagonista di uno dei miei romanzi, perdona al marito tradimenti, soprusi e violenze quando intuisce la miseria morale e intellettuale di cui è impastato. Marianna è stata aiutata soprattutto dalle letture che sono state per lei fonte di conoscenza. Allo stesso modo, credo molto nelle possibilità della cultura. La gente che legge e si informa affronta meglio le vicissitudini della vita. Conoscere altri mondi, altre culture, altre tradizioni, il passato, oltre che il presente, è l’inizio di un processo che avvicina all’altro fino a perdonarlo se è il caso. Questa è maturità. La persona immatura e infantile difficilmente perdona perché resta egoista. E l’egoismo è la piaga dilagante della nostra società. I programmi televisivi, le pagine dei giornali, i discorsi quotidiani della gente sono pieni di egoismo. Esso è diventato un’unità di misura degli avvenimenti. Anzi, il modello cui ispirare le azioni e le relazioni. I media propongono stili in cui il forte prevarica il debole, il furbo danneggia l’ingenuo, chi ha potere incute timore al subalterno. E via di questo passo».

  • Oltre all’egoismo, cos’altro va condannato?

«La vendetta. Il suo superamento è una conquista di civiltà che fa spazio alla ragione. Anche il male, ovviamente. Ma chi lo compie resta pur sempre una persona e dunque soggetto di diritti».

Nata a Firenze da madre siciliana e padre fiorentino ma per metà inglese, Dacia ha vissuto in Giappone, in Sicilia, a Roma. Ha sposato un pittore dal quale si è separata. È stata compagna di Alberto Moravia e amica di Pierpaolo Pasolini. Alcuni dei suoi libri sono tradotti in varie lingue. Ha ricevuto numerosi premi letterari. Vita intensa, la sua, come lo sono i suoi occhi azzurri.

Cristina Beffa
   

I SUOI LIBRI

La produzione di Dacia Maraini spazia dalle poesie al teatro, alla narrativa. Le facciamo sicuramente un torto a citare solo pochi esemplari. Ma lo spazio è ridotto. Di lei ricordiamo soprattutto le opere di narrativa: Isolina, Mondadori, 1985. Le recenti sono tutte pubblicate da Rizzoli: La lunga vita di Marianna Ucria (1990); Bagheria (1993); Cercando Emma (1993); Voci (1994); Un clandestino a bordo (1996); Storia di Piera (scritto con Piera Degli Esposti nel 1986. L’edizione Rizzoli è del 1997); Dolce per sé (1997); E tu chi eri? (1998); Buio (1999).

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