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LIBRI & RIVISTE
    

   Famiglia Oggi n. 10 ottobre 2000 - Home Page Sergio Tramma
Pedagogia sociale
Ed. Guerini Studio, Milano 1999, pp. 173, L. 22.000

La pedagogia sociale si propone di produrre orientamenti teorici e operativi per l’insieme delle pratiche educative che si svolgono al di fuori delle mura scolastiche e che concorrono alla formazione dei soggetti attraverso tutto l’arco della loro esistenza. Una sua definizione precisa non è semplice, si tratta di un’area di riflessione pedagogica incerta, i cui contenuti e confini sono costantemente interessati da rielaborazioni e da revisioni.

Questo testo, molto interessante soprattutto per chi si occupa di lavoro sociale, offre un approfondimento teorico e una stimolante sistematizzazione degli aspetti operativi. L’autore presenta una possibile ricostruzione storico-concettuale di questo ambito pedagogico, organizzandola comeCopertina de: Pedagogia sociale. elemento fondante di riflessione per ipotizzare e sviluppare prospettive future. Un aspetto particolarmente elaborato risulta la dimensione territoriale, intesa sia come "sistema di vita" dei soggetti che come ambito di riferimento teorico e operativo.

La conoscenza del territorio, cioè dello spazio in cui si collocano le esperienze educative, intenzionali e non, diventa un prerequisito essenziale. Si sottolinea di conseguenza l’importanza di un impegno di mappatura e viene offerta una serie di mappe, che favoriscono l’acquisizione e l’analisi di tutti gli elementi informativi funzionali alla progettazione e alla realizzazione degli interventi.

Il volume indica la progettazione partecipata come impianto metodologico, che trova nell’approccio biografico la possibilità di valorizzare, fin dai primi momenti, la partecipazione dei destinatari al progetto trasformativo di cui sono o dovrebbero essere protagonisti, e nell’educazione di strada la modalità per far incontrare la molteplicità esistenziale e le reali condizioni di vita dei soggetti con le intenzioni educative.

Il terreno della progettazione, dove pensare ad azioni destinate a modificare una situazione esistente in una situazione voluta, esplicitare un’intenzionalità cosciente e organizzata verso cambiamenti auspicati, è uno degli ambiti in cui maggiormente si evidenzia la possibilità e il valore educativo del coinvolgimento dei destinatari. Importante allora acquisire elementi di metodologia della progettazione, elementi procedurali in grado di orientare l’intervento in tal senso.

Il discorso biografico diviene una possibilità interessante di conoscenza del territorio e dei suoi soggetti. Le storie di vita ci consegnano la complessità del territorio sia in termini di elementi costitutivi che di relazione tra questi. Il luogo si racconta attraverso le persone, accompagnando gli attori in un percorso non solo di descrizione ma anche di analisi.

L’educazione di strada viene proposta come una delle possibilità per favorire questo processo, uscendo da una logica di attesa dell’altro, in una prospettiva di incontro, di stimolo per l’emersione di bisogni, in un cammino di attivazione e cambiamento.

Sonia Bella

     
Fabio Veglia (a cura di)
Handicap e sessualità: il silenzio, la voce, la carezza
Ed. Franco Angeli, Milano 2000, pp. 158, L. 30.000

Questo volume raccoglie diciotto contributi (gli atti di un convegno) di ottimo livello che danno conto delle esperienze italiane testimoniando di un tema non più all’anno zero, come abbiamo avuto modo di dire in altre recensioni su questa rivista.

Vi si racconta un’esperienza che ha confrontato l’enunciazione di un diritto o l’espressione di un desiderio con i limiti, ma anche le inaspettate possibilità, di uno spazio e di un tempo abitati da culture, persone, tecnici, servizi, ipotesi di ricerca, correnti di pensiero. Copertina de: Handicap e sessualità: il silenzio, la voce, la carezza.L’articolazione stessa del volume lo testimonia nei tre capitoli dedicati ai passaggi dal dibattito al progetto, dal progetto al servizio e, all’interno di questo, all’elaborazione di una teoria e una metodologia operativa. Un impegno che il Centro Clinico Crocetta e i servizi territoriali per l’handicap dell’area torinese portano avanti ormai da oltre quindici anni.

Il testo evidenzia, inoltre, il fatto che i percorsi non sono rose e fiori, non delineano necessariamente un meglio di prima, ma portano anche all’esigenza di rivedere le proprie impostazioni o al progettare iniziative non scevre da possibili ambivalenze come un "centro studi" o un "sito Internet" dedicati espressamente ed esclusivamente al tema delineando quindi una specificità della sessualità dell’handicappato. Ma può un tema "ambiguo" come quello evocato dal binomio handicap-sessualità dispiegarsi senza fare proprio della ambiguità il suo principale alleato? Probabilmente no e starà alla capacità degli amici torinesi un paziente lavoro di spola tra l’handicap della sessualità e la sessualità dell’handicap come unica strada per proporre percorsi, ma anche per stare accanto là dove l’isolamento e la mancanza di prospettive ci paiono non risolvibili.

Andrea Pancaldi

    
Mariateresa Zattoni, Gilberto Gillini
I sentieri della vita. Crescere i propri figli
Ediz. San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2000, pp. 108, L. 14.000

Gli autori, assai noti per le loro pubblicazioni, hanno come punto di riferimento i ragazzi d’oggi e il loro disagio, ed educare alla vita è la loro esplicita intenzione. Alla fine di ogni "percorso educativo" vengono presentate delle favole, inventate dagli autori, che il genitore o l’educatore potrebbero usare per leggerle insieme ai bambini, come una mappa che orienta e indirizza verso il grande compito di onorare la vita. I capitoli sono "sentieri" che il lettore dovrebbe percorrere alla ricerca di principi di vita importanti, attraverso "permessi" che ognuno dovrebbe concedersi: il permesso di esistere, il permesso di essere genitore, il permesso di avere limiti, il permesso di arrestarvi, il permesso di attendere, di superare gli ostacoli, di soffrire.Copertina de: I sentieri della vita. Crescere i propri figli.

Queste favole, caratterizzate da parole incisive e vivacità, scritte con stile diverso di quello usato nella prima parte di ogni capitolo, raccontano i tentativi della fata Alina di ottenere, con la magia, ciò che gli esseri umani ottengono naturalmente. Ovviamente la fata non ci riesce mai, però con i suoi tentativi maldestri mette in evidenza il valore e l’importanza dei legami umani, dei poteri naturali dell’essere umano adulto, che non può aspettare passivamente i miracoli ma che deve lavorare con gli strumenti normali della vita, per lo sviluppo e la crescita dei figli.

Gli autori riescono a proporre un equilibrio tra due concetti molto discussi in educazione, che continuano a provocare dibattiti tra gli addetti ai lavori: la conciliazione tra libertà e disciplina. Con stile semplice, con esempi concreti e, soprattutto, con le favole che seguono ogni "sentiero", raggiungono, inoltre, un altro scopo (spesso difficile da raggiungere): il lettore trova piacere nella lettura.

Manuel Tejera de Meer

    
Renata Mancuso, Angela Maria Di Vita (a cura di)
Oltre Proserpina. Identità, rappresentazioni sociali e disagio nel ciclo di vita femminile
Ed. Franco Angeli, Milano 2000, pp. 217, L. 32.000

L’identità femminile, tra norme, rappresentazioni e disagio, ha costituito il tema di una giornata di studi della Facoltà di Scienze della formazione all’Università di Palermo e qui sono raccolti i vari contributi. Un libro che viene dal Sud e che apre Copertina de: Oltre Proserpina. Identità, rappresentazioni sociali e disagio nel ciclo di vita femminile.nuovi percorsi di conoscenza e di indagine della variegata realtà femminile che si espande ben oltre gli stretti spazi degli stereotipi culturali, delle figure mitologiche e dei ruoli tradizionali. Proserpina, dea degli inferi, rappresenta uno dei volti che la tradizione greca attribuiva alla donna (insieme a Elena, la seduttrice, e Penelope, la moglie fedele), ingabbiandola in ristretti ambiti, vincolata agli attributi di accoglienza, di accudimento, di conservazione della vita. Per andare oltre, bisogna cogliere la dimensione dinamica della persona femminile entro la storia, nella relazione con l’uomo e il tessuto sociale, scoprendo l’universo simbolico che caratterizza la donna entro la famiglia, nei suoi rapporti con la madre, con il figlio e con la società.

«Dare la vita, non solo biologicamente, ma anche simbolicamente, è una competenza precipua che si proietta sul sociale forse ancora in modo inconsapevole, ma carica di conseguenze anche sul piano delle rappresentazioni sociali», affermano le due curatrici del volume. Si tratta di una lettura dinamica e attuale dell’identità femminile tracciata lungo l’arco della vita, nelle esperienze di impegno sociale, culturale e lavorativo. È la ricerca del pensare delle donne e del loro riconoscersi diverse di genere e insieme compagne di viaggio degli uomini, è l’indagine del disagio, della malattia, dell’instabilità e della partecipazione all’universo mafioso.

Rosangela Vegetti

    
Nicholas Emler, Stephen Reicher
Adolescenti e devianza
Ed. Il Mulino, Bologna 2000, pp. 378, L. 40.000

Molto si è scritto sui rapporti esistenti tra adolescenza e devianza. Il titolo di questi testo potrebbe quindi apparire scontato, ma tale non è affatto il suo contenuto. Uscendo dagli approcci tradizionali (psicologico e sociologico), gli autori propongono una nuova sintesi della doppia dimensione (adolescenza e devianza), fondata sul concetto di "progetto reputazionale". La condotta deviante non rappresenterebbe solo un comportamento oppositivo o legato a meccanismi di autorisarcimento di antiche carenze, ma piuttosto la comunicazione della propria "identità pericolosa". La reputazione rappresenta un fenomeno a doppia valenza: sociale, perché l’identità che si assume ("antagonista" o "integrata") deve essere riconosciuta come tale dallaCopertina de: Adolescenti e devianza. comunità, e individuale, perché la presenza o assenza di comportamenti devianti rappresentano per l’adolescente una vera e propria strategia di autopresentazione. La devianza (quella della vita di tutti i giorni) non viene così ricondotta unicamente all’esito di processi di sviluppo distorti, quanto a una scelta consapevole tra l’assunzione di differenti immagini sociali.

Diventa così altrettanto importante capire sia perché alcuni adolescenti adottano strategie di tipo deviante, oppositivo, provocatorio, sia perché altri, viceversa, si ritraggono di fronte a tutte quelle situazioni che portano a fare a botte o a compiere atti di vandalismo o piccoli furti. La definizione di una propria collocazione nella società e la conseguente negoziazione della propria reputazione sociale vengono proposte come fondamentali compiti di sviluppo per l’adolescente e gli autori appoggiano la loro teorizzazione su un robusto impianto di ricerca con un campione di circa 1.000 adolescenti inglesi (12-16 anni).

Gianni Cambiaso

    
M. Malagoli Togliatti, Patrizia Angrisani, Maurizio Barone
La psicoterapia con la coppia
Ed. Franco Angeli, Milano 2000, pp. 204, L. 39.000

Il testo descrive in modo chiaro e sintetico il modello integrato dei contratti come modalità specifica utile nella gestione della terapia di coppia.

Gli autori partono dal concetto di primo contratto, caratterizzato dall’illusione, come momento iniziale della relazione intima, all’interno della quale la coppia condivide Copertina de: La psicoterapia con la coppia.consapevolmente norme esplicite e accordi e, inconsapevolmente, vincoli di natura affettivo-emotiva nell’illusione appunto di un partner ideale in grado di appagare profondi bisogni primari insoddisfatti. Successivamente prende corpo il secondo contratto contraddistinto dalla "delusione" come conseguenza dell’integrazione di aspetti "buoni" e "cattivi" relativi all’altro. In questa fase cruciale del ciclo di vita della coppia possono svilupparsi tre percorsi a seconda del modo, da parte dei partners, di affrontare la crisi.

L’elusione della crisi o il circuito della delusione o ancora il prodursi della disillusione sono le tre possibili vie nelle quali si avventura la coppia e dove può incontrare il terapeuta. Da qui ripartire insieme in un nuovo percorso, dove trovano spazio sia la problematica individuale che quella relazionale alla ricerca delle radici del disagio. In questo viaggio, il clinico si avvale di strumenti quali la rinarrazione, le tre istanze, la dissonanza e la traccia tematica.

È importante segnalare anche l’esistenza di un intero capitolo dedicato a casi clinici, nei quali il lettore può avventurarsi accompagnato dalle spiegazioni passo dopo passo, degli autori, estremamente significative e quantomeno utili per poter acquisire un nuovo tipo di pensiero all’interno delle intricate vicende delle coppie, così come il glossario, che contiene la spiegazione di diversi termini chiave.

Paolo Fontana
   

Annamaria Testa
Farsi capire. Comunicare con efficacia e creatività nel lavoro e nella vita
Ed. Rizzoli, Milano 2000, pp. 406, L. 33.000

Nell’omonimo film tratto dal libro di Harper Lee, Il buio oltre la siepe, il protagonista Atticus (Gregory Peck) così illustra alla figlia Scout cosa significhi "comprendere": letteralmente «mettersi nei panni degli altri e farci un giro».

Comprendere e capire sono processi che spesso consideriamo come acquisiti, convinti che l’evoluzione nell’ambito della comunicazione abbia raggiunto un livello così raffinato da evitarci lo sforzo di "entrare" nelle parole.Copertina de: Farsi capire. Comunicare con efficacia e creatività nel lavoro e nella vita.

Il libro si propone di guidarci nella foresta delle parole e dei significati per districare le liane che si frappongono nella comunicazione tra noi e gli altri. Farsi capire ci ricorda che dietro ogni parola c’è un’altra parola, e che questa racchiude un archetipo, un contesto, una cultura, un mondo. La consapevolezza di ciò, in una società dotata di sempre maggiori mezzi comunicativi, risulta di fondamentale importanza: capire e farsi capire, processi umani per eccellenza, sono la dotazione di partenza per entrare nella foresta delle parole. Gli strumenti per comunicare vengono soltanto dopo che abbiamo imparato a comunicare. Annamaria Testa rivaluta totalmente la relazione interpersonale, recupera la soggettività intrinseca in ogni comunicatore (la stessa parola o frase, pronunciata da dieci persone diverse, assume dieci significati diversi). La qualità della comunicazione dipende, secondo l’autrice, dalla qualità dell’interazione che si instaura tra due comunicanti. Einstein affermò che l’intelligenza non consiste nella conoscenza delle cose, ma nella capacità di creare nessi tra le cose. Proprio la creazione di nessi intellettualmente produttivi è ciò che rende utile il volume di Testa: alla fine della lettura scopriamo di aver imparato la lezione senza quasi accorgercene, con grazia, leggerezza, flessibilità.

Flavia Filippi
   

Joseph J. Tobin, David Y.H. Wu, Dana H. Davidson
Infanzia in tre culture. Giappone, Cina e Stati Uniti
Ed. Raffaello Cortina, Milano 2000, pp. 282, L. 38.000

Il volume è originale, appassionante, avvincente e ben tradotto. Descrive e discute nei dettagli una giornata-tipo in tre istituzioni per l’infanzia, rispettivamente giapponese, cinese e statunitense. Tali giornate sono state dapprima filmate, nei momenti salienti quali l’accoglienza al mattino, la separazione dai genitori, le attività ludiche, i momenti di riposo, l’educazione alimentare e igienica, la gestione dei conflitti, le sanzioni, le modalità di comunicazione con gli adulti. I filmati sono stati, poi, utilizzati in modo incrociato come stimolo alla discussione critica che ha coinvolto insegnanti e dirigenti delle strutture per l’infanzia dei tre Paesi.Copertina de: Infanzia in tre culture. Giappone, Cina e Stati Uniti.

L’indagine è pertanto condotta entro un approccio metodologico etnografico, caratterizzato da una pluralità di vertici di osservazione. Ne risulta un affresco a più voci molto ricco, dove l’accezione di interculturalità è veramente fondativa e fa trasparire la trama delle premesse culturali e antropologiche di ogni Paese nel rispondere a domande circa la natura dei bambini e i processi educativi, nonché le modalità attraverso cui si persegue l’adeguamento ai valori e alle norme morali, sociali e culturali.

Il testo sollecita potentemente la riflessione critica non solo sulle proposte altrui, ma anche sulle proprie scelte. Seppur la nostra realtà non sia direttamente illustrata, l’interesse del lettore italiano è duplice: da un lato vi è lo stimolo alla riflessione circa le premesse culturali e valoriali dell’educazione infantile e universale; dall’altro, il libro può rispondere alla necessità odierna di affinare strumenti concettuali e soluzioni istituzionali per una cultura multietnica, che oggi è una realtà anche in Italia.

Gabriella Gilli
  

Daniel Callahan
La medicina impossibile
Ed. Baldini&Castoldi, Milano 2000, pp. 355, L. 32.000

Il libro prosegue una serrata e coerente riflessione che Daniel Callahan, fondatore e direttore del prestigio Hastings Center di New York, sta conducendo da molti anni sul senso e i limiti della medicina. Lo sfondo è costituito dalla consapevolezza che nessun modello di organizzazione sanitaria ha la risposta per contenere la spirale crescente di costi della sanità: né i Paesi a impostazione liberale, come gli Stati Uniti, che cercano di introdurre correttivi alle ingiustizie mediante forme di universalismo, né i Paesi che garantiscono coperture universalistiche (come il nostro Servizio sanitario nazionale), che aspirano a correggere le proprie disfunzioni aprendosi al mercato.Copertina de: La medicina impossibile.

La lucida analisi di Callahan guida a cogliere ciò che mina la sostenibilità dei diversi sistemi: l’idea stessa di progresso che sta alla base di ciò che ci attenderemo dalla medicina. Il progresso, inteso come una crescita senza limiti, è diventato per Callahan «una sorta di fede laica riluttante a considerare i danni a cui può portarci il disconoscimento di limiti e confini». È questo l’errore fondamentale della medicina moderna e che la rende "impossibile" (il titolo originale parla di "false speranze" ed è più efficace nel denunciare una impossibilità che non dipende da una insostenibilità economica dei costi, ma da un inganno di natura antropologica).

La medicina "sostenibile" è per Callahan solo quella che accetta la finitezza come costitutiva dell’essere umano. Il miglioramento della salute non proviene da maggiori investimenti nella sanità. La salute è solo una delle componenti della felicità individuale e sociale. La medicina, a cui è sempre stato attribuito un ruolo speciale nella produzione della felicità, ha bisogno di confrontarsi con tutte le altre esigenze e le altre aspirazioni degli uomini.

Sandro Spinsanti

    
Elenco degli articoli pubblicati sul tema Perdono e riconciliazione in famiglia. Le riviste sono consultabili presso il Centro documentazione del Centro internazionale studi famiglia.

RIVISTE ITALIANE

  • Beffa Cristina, Luogo di festa e di perdono, Famiglia oggi, n. 8-9, 1998, pp. 62-63.
  • Biader Gabriella, La famiglia, palestra del perdono, Via verità e vita, n. 146, 1994, pp. 69-72.
  • Caffarelli Enzo (a cura di), Tra verità e bugie. Un percorso difficile, Il delfino, n. 4, 1997, pp. 8-23.
  • Caffarelli Enzo, Corsetti Stefania (a cura di), Il perdono: un’arte, una terapia, un modo d’amare, Il delfino, n. 4, 1995, pp. 8-19.
  • Camaioni Luigia, Pensieri da dire, Psicologia contemporanea, n. 143, 1997, pp. 58-63.
  • Cericola Alberto, Tiberio Antonio, I processi comunicativi nella società tecnologica contemporanea, Rassegna di servizio sociale, n. 1, 1997, pp. 86-105.
  • Gozzoli Caterina, Marta Elena, Diversi stili comunicativi, Famiglia oggi, n. 11, 1998, pp. 58-64.
  • Melchiorre Virgilio (e al.), L’omertà familiare, Famiglia oggi, n. 11, 1998, pp. 8-53.
  • Perucchini Paola, Camaioni Luigia, Le intenzioni comunicative del gesto di indicare, Età evolutiva, n. 64, 1999, pp. 43-54.
  • Salvini Gianpaolo, Conflittualità e riconciliazione in famiglia. Spunti per un Giubileo della famiglia, La Civiltà Cattolica, n. 3596, 2000, pp. 153-165.
  • Scabini Eugenia, Il perdono, Psicologia contemporanea, n. 159, 2000, pp. 50-55.
  • Schinella Ignazio, Matrimonio e perdono, La famiglia, n. 158, 1993, pp. 17-27.

        
RIVISTE STRANIERE

  • Burleson Brant R., Denton Wayne H., The Relationship Between Communication Skill and Marital Satisfaction: Some Moderating Effects, Journal of Marriage and the Family, n. 4, 1997, pp. 884-902.
  • Carrère Sybil, Gottman John Mordechai, Predicting Divorce among Newlyweds from the First Three Minutes of a Marital Conflict Discussion, Family Process, n. 3, 1999, pp. 293-301.
  • Clulow Christopher, Bindungsmuster und Kommunikation in der Ehe, Wege zum Menschen, n. 6, 1999, pp. 319-331.
  • Coop Gordon Kristina (e al.), The Interaction Between Marital Standards and Communication Patterns: How Does it Contribute to Marital Adjustment, Journal of Marital and Family Therapy, n. 2, 1999, pp. 211-223.
  • De Layre Isabelle e Alain, Le dialogue conjugal, colonne vertébrale du couple, Intams Review, n. 1, 1997, pp. 36-43.
  • Doan Robert E., The King is Dead; Long Live the King: Narrative Therapy and Practicing what we Preach, Family Process, n. 3, 1998, pp. 379-385.
  • Larson Reed W. (e al.), Second-Hand Emotions: Emotional Transmission in Families, Journal of Marriage and the Family, vol. 61, n. 1, february 1999, pp. 5-61.
  • Miller Gale, De Shazer Steve, Have You the Latest Rumor About...? Solution-Focused Therapy as a Rumor, Family Process, n. 3, 1998, pp. 363-377.
  • Proia Nadine (e al.), La conversation familiale, Dialogue, n. 144, 1999, pp. 3-78.
  • Robert Philippe (e al.), Qu’est-ce que tu veux dire? Interaction et intersubjectivité, Dialogue, n. 142, 1998, pp. 3-61.
  • Salomé Jacques, Mieux communiquer avec ses enfants, L’école des parents, n. 6, 1999, pp. 18-22.
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