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EDITORIALE

Imparare ad accogliere lo straniero

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 11 novembre 2000 - Home Page Le speranze di una vera integrazione fra le culture sono i bimbi che nelle scuole si trovano per primi a fare da ponte tra religioni diverse e tradizioni sconosciute.

Sono ormai immagini conosciute quelle dei drammatici sbarchi di stranieri sulle nostre coste, immagini che ci portano a pensare che l’immigrazione sia ancora rappresentata unicamente da quei volti disperati di donne, uomini e bambini apparentemente disposti a tutto. Ma l’immigrazione non è solo quello, è anche la realtà di coloro che in regola con i permessi lavorano, risiedono e sempre più (fenomeno che quest’anno è stato segnalato dai media per la sua particolare incidenza) mandano i figli nelle scuole italiane, costringendoci, finalmente, a fare i conti con la certezza di vivere in una società multietnica e multiculturale.

Tutto questo ci porta, inoltre, a riflettere e ci pone di fronte a numerose sfide culturali e sociali, sfide che altri Paesi, dove l’immigrazione è ormai storia, affrontano ancora con qualche resistenza, segno che siamo di fronte a un cammino lungo e complesso, dove le principali difficoltà riguardano coloro che lontani dalla propria terra, spesso ammalati di nostalgia, faticano a individuare il giusto equilibrio tra i valori delle loro radici e quelli della nuova vita. Le speranze di una vera integrazione sono quindi nei figli che si trovano, per primi, a fare da ponte tra le due culture, quella delle loro famiglie e quella della società che frequentano.

Se infatti gli adulti immigrati hanno alle spalle un’infanzia vissuta nel loro Paese d’origine, un bagaglio di ricordi che li lega a doppio filo con la patria, l’infanzia dei figli (molti sono nati in Italia, altri vi sono giunti piccolissimi) è qua. Abbiamo quindi il dovere di offrire a questi bambini le stesse opportunità dei nostri, che a loro volta devono essere educati ad accogliere chi, solo apparentemente, è diverso.

Per noi italiani già grandi, che non abbiamo mai condiviso il banco con bambini stranieri, è sicuramente più difficile accogliere e integrarsi perché pregiudizi, paure e ignoranza, più o meno consapevoli, sono sempre pronti a fare capolino. Ma i nostri figli, che sin dalla scuola materna sono abituati ai visi e ai nomi stranieri dei loro compagni, hanno la possibilità di essere migliori di noi. Sta, poi, alla scuola, ai suoi insegnanti, ai dirigenti, ai programmi didattici ed educativi creare un clima di serenità, accoglienza e apertura tale da aiutare i bambini a creare le basi di una società realmente multiculturale, dove le differenze vengano valutate per quello che realmente sono: risorse per crescere e conoscere.

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