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GLI ORIENTAMENTI DELLA NORMATIVA

Dare forma alle "parole"

di Rosi Spadaro
(esperta in Educazione interculturale e integrazione)
            

   Famiglia Oggi n. 11 novembre 2000 - Home Page Lo scenario della scuola italiana si sta rapidamente modificando. L’attenta lettura di circolari e decreti-legge mostra come la tendenza sia di creare una scuola per tutti in una dimensione interculturale.

Lo sviluppo di un’immigrazione stabile, costituita in prevalenza da nuclei familiari, ha portato a 140.000 unità il numero di minori che studiano sul territorio nazionale. L’incremento del numero di stranieri e il carattere di stabilità assunto dall’immigrazione hanno portato a un diverso approccio al fenomeno da parte di enti e di istituzioni, in particolare di quelle preposte all’educazione dei minori, e hanno incentivato la ricerca di un sistema di comunicazione in grado di sviluppare fra gli operatori e i cittadini maggiore consapevolezza dei mutamenti in atto e di fornire loro strumenti più idonei per gestire il cambiamento.

Il mondo della scuola è ancor oggi quello in cui la presenza dei minori stranieri è più "visibile" ed è su di esso che si è concentrata e si concentra l’attenzione per affrontare le problematiche connesse al fenomeno migratorio e per realizzare nuovi equilibri fra soggetti appartenenti a diverse culture.

Nella scuola, inoltre, proprio per il suo ruolo di luogo "obbligato" di incontro e di educazione, non è possibile fermarsi ai principi, non possono esistere i tempi dell’attesa, che molto spesso contraddistinguono altri ambiti di intervento, dove la presenza del minore straniero può anche sfuggire o addirittura essere ignorata. Pertanto, come è già avvenuto per altri Paesi europei, meta di grandi ondate migratorie, anche l’Italia si è organizzata per dare risposte concrete ai nuovi bisogni educativi.

La risposta prioritaria è stata quella di garantire ai figli dei lavoratori extracomunitari, regolari o meno, il diritto all’istruzione; diritto riconosciuto con la legge 943 del 1986, che ha esteso ai neo-arrivati i diritti sanciti con il Dpr 722 del 1982 a favore dei minori, figli dei lavoratori comunitari. Alla legge 943, che per oltre un decennio costituisce l’unica normativa primaria che a livello nazionale ha regolato l’inserimento scolastico dei minori stranieri, seguono numerose Circolari del ministero della Pubblica Istruzione, che fino al 1998, anno in cui è emanata la nuova legge 40 che disciplina l’immigrazione, scandiscono nel tempo e nei contenuti i cambiamenti avvenuti in ambito socio-educativo.

Attraverso una lettura attenta della normativa, accompagnata possibilmente da una riflessione sui dati quantitativi e qualitativi relativi ai minori stranieri, si può cogliere come lo scenario della scuola italiana si stia così profondamente modificando: da scuola monoculturale a scuola multiculturale, da scuola garante di diritti essenziali a scuola che si avvia verso un nuovo e affascinante traguardo: essere scuola di tutti e di ciascuno, in una dimensione interculturale.

Vediamo alcuni passaggi fondamentali: il Dpr 722/1982 si può considerare il riferimento iniziale per l’organizzazione della scuola e della didattica in presenza di alunni stranieri, e le disposizioni in esso contenute hanno favorito l’affermarsi di un modello intermedio fra i due estremi, quello dell’assimilazionismo (che implica un assorbimento dello straniero nella cultura del Paese ospite) e quello della separazione (che prospetta lo svolgimento parallelo e non interferente delle culture autoctone e "altre"), realizzando un equilibrio fra inserimento nella scuola italiana e valorizzazione della lingua e cultura di origine.

Fin dall’emanazione delle prime circolari ministeriali si può cogliere la configurazione di un modello di integrazione-interazione, che nelle successive (Cm 205/1990 - Cm 122/92 - Cm 138/93 - Cm 73/94) si esplicita ulteriormente, rafforzando i concetti di scambio e di integrazione "bidirezionale", basilari per promuovere il passaggio da una scuola multiculturale a una scuola interculturale. 

L’affermazione della necessità di un sistema d’istruzione che tenga conto delle differenze e ne riconosca la loro valenza all’interno di un progetto educativo globale si ha soprattutto con la Cm 73/94, in cui si pone l’accento sul dialogo interculturale, la convivenza democratica e il ruolo progettuale della scuola.

Il passo successivo è stato quello di riconoscere l’importanza dell’educazione interculturale nei programmi scolastici, tema trattato ampiamente a livello di Gruppo interdirezionale del Mpi, di Commissione nazionale per l’Intercultura e di Consiglio nazionale della Pi, e i cui risultati sono stati pubblicati nel n. 71/1995 degli annali della Pi.

Oggi con gli ultimi provvedimenti legislativi in materia di immigrazione: la legge 40 del 6 marzo 1998, il Decreto legislativo 286 del 27 luglio 1998 e il Decreto del presidente della Repubblica 394 del 31 agosto 1999, sono confermati e rafforzati il diritto all’istruzione e il rispetto della lingua e cultura d’origine, e vengono declinati i compiti e le competenze che enti locali e regioni sono chiamati a svolgere in ambito educativo per favorire l’integrazione.

In sintesi si può affermare che l’educazione interculturale nel nostro Paese e nelle nostre scuole si configura da una parte come risultato della presenza di alunni stranieri a scuola, dall’altra come bisogno "autonomo" della scuola, che anche in assenza di alunni stranieri coglie la valenza dell’educazione interculturale per tutti.

Vignetta.

Concretizzare i diritti

Questo il contesto entro cui leggere come si concretizzano nel quotidiano far scuola le "parole" dei diritti, anche per i minori stranieri.

Iscrizione. I minori stranieri che frequentano la scuola italiana, secondo il Dpr 394/98 «hanno diritto all’istruzione indipendentemente in ordine al loro soggiorno nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani». Diritto già affermato con legge 943/86, Cm 301/89 e seguenti.

«L’iscrizione nelle scuole italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani». Inoltre con Cm 87/2000, relativa all’iscrizione dei minori stranieri nelle classi, si prevede «la possibilità di chiedere l’iscrizione alle scuole italiane..., in qualunque periodo dell’anno scolastico».

«I minori stranieri privi di documentazione anagrafica, ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta, sono iscritti con riserva». Maggiori chiarimenti sull’argomento si possono trovare nella Cm 5/1994, con la quale vengono chiariti i termini della riserva.

Inserimento nella classe. «I minori stranieri soggetti a obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione in classe diversa, tenendo conto: dell’ordinamento degli studi del Paese di provenienza; dell’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione; del corso di studi eventualmente seguito nel Paese di provenienza; del titolo di studio posseduto».

Altre disposizioni in merito sono contenute nella Cm205/90, che sottolinea, fra l’altro, l’importanza di non penalizzare l’alunno straniero con inserimenti in classi inferiori solo in base alla poca conoscenza della lingua.

Apprendimento. «Il collegio docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento... per facilitare l’apprendimento della lingua italiana, utilizzando... risorse della scuola... o altresì mediante corsi intensivi di lingua italiana sulla base di specifici progetti...». Rispetto alle opportunità di apprendimento è possibile trovare più ampie indicazioni nelle succitate Cm, che indicano non solo la valenza delle singole discipline, ma anche strumenti e metodi per "facilitare" l’apprendimento dei minori stranieri sia in classe, sia in piccoli gruppi con i coetanei italiani.

Rapporti scuola-famiglia. «Il collegio dei docenti formula proposte in ordine ai criteri e alle modalità per la comunicazione tra scuola e le famiglie degli alunni stranieri. Ove necessario, anche d’intesa con l’ente locale, si avvale di mediatori culturali qualificati».

Le modalità e le possibilità per concretizzare questo importante aspetto, che può favorire il successo formativo del minore straniero, sono molto più ampie e variegate, basta rileggere le circolari già citate, i pareri del Consiglio nazionale della Pi e le esperienze in atto.

Programmazione didattica

La normativa per l’inserimento scolastico degli alunni stranieri e l’educazione interculturale, utilizzata dalla scuola nell’ultimo decennio (Leggi - Circolari ministeriali - Decreti - Programmi), indicano percorsi e processi da attivare in presenza (o anche in assenza) di alunni stranieri, e l’avvio di iniziative/attività a livello organizzativo e didattico si traduce in ulteriori diritti e pari opportunità per i minori stranieri... e non solo.

Fra tali percorsi/processi riveste grande importanza la programmazione didattica, considerata fattore determinante nelle attività di insegnamento, e nelle classi in cui sono presenti alunni provenienti da altri Paesi la programmazione viene integrata con progetti specifici, attraverso cui attuare percorsi di apprendimento, anche individuali, che tengano conto delle condizioni di partenza degli alunni.

Un altro aspetto particolarmente curato dalla normativa vigente è anche il clima relazionale, da favorire soprattutto nelle classi interessate dall’inserimento di alunni stranieri. Si raccomanda, fra l’altro, di affiancare al linguaggio verbale attività di manipolazione e ludiche, tramite le quali gli alunni delle diverse etnie possano trovare canali comunicativi efficaci e opportunità di reciproca acquisizione di espressioni linguistiche verbali (Cm 301/89).

Il peso dato, nei documenti ministeriali, all’educazione interculturale, vista come "strumento" per promuovere non solo l’accettazione e il rispetto dell’altro, ma anche e soprattutto il riconoscimento delle identità culturali e la ricerca di dialogo, ha favorito la programmazione di attività per prevenire il formarsi di stereotipi e pregiudizi nei confronti di persone e culture "altre" e di avviare percorsi educativi volti a superare ogni forma di "visione etnocentrica"(Cm 205/90).

Fra gli strumenti per operare in tal senso sono da annoverare anche i documenti programmatici dei diversi ordini di scuole, nei quali sono presenti numerose indicazioni in materia e di cui si riporta qualche stralcio.

Gli orientamenti didattici per la Scuola materna (1991) contengono la seguente affermazione: «Un risalto del tutto particolare spetta all’educazione alla multiculturalità, che esige la maggiore attenzione possibile per la conoscenza, il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità, che si possono riscontrare nella scuola stessa e nella vita sociale in senso ampio».

La scuola deve operare perché il fanciullo... abbia consapevolezza delle varie forme di diversità ed emarginazione allo scopo di prevenire e contrastare la formazione di stereotipi e pregiudizi nei confronti di persone e culture (programmi didattici per la Scuola primaria).

Ponendo gli alunni a contatto con i problemi e le culture di società diverse da quella italiana, la scuola media favorirà anche la formazione del cittadino dell’Europa e del mondo, educando a un atteggiamento mentale di comprensione che superi ogni espressione unilaterale dei problemi e avvicini all’intuizione di valori comuni agli uomini pur nella diversità delle civiltà, delle culture e delle strutture politiche (programmi della Scuola media).

Le dichiarazioni programmatiche sopracitate introducono un principio di grande rilevanza: l’educazione all’alterità e alla convivenza democratica si fa in classe con tutti gli alunni e attraverso le attività disciplinari.

Gli apporti che ciascuna disciplina può dare a un progetto interculturale sono molti e sono illustrati anche nella Cm 73/94, da cui si evince che le opportunità di apprendimento congiunto fra minori italiani e stranieri si possono ampliare e concretizzare nella "normalità" dell’insegnamento in classe. L’attenzione posta dalla normativa, per assicurare al minore straniero un reale inserimento nella scuola italiana, riguarda anche i libri di testo, per i quali nella stessa Cm73/94 si auspica «un ulteriore impegno delle case editrici e degli autori, per lo sviluppo, nei libri di testo, dei motivi interculturali ormai affermati nel dibattito pedagogico e nella saggistica». Tale impegno, che in questi ultimi anni si va sempre più realizzando, ha già prodotto testi per tutti gli alunni che rispettano i diversi punti di vista culturali, e testi specifici per facilitare l’apprendimento degli alunni stranieri.

Altri elementi, che possono ulteriormente argomentare l’impegno assunto dal nostro Paese per garantire i diritti dei minori stranieri, sono la formazione dei dirigenti e dei docenti sull’argomento, la creazione di biblioteche multietniche, la produzione di materiali plurilingue, la costituzione di Centri interculturali, la realizzazione di laboratori linguistici sia per l’insegnamento dell’italiano come L2 (seconda lingua), sia di lingua e cultura d’origine. Infine e non meno importante l’impegno progettuale della scuola che è riuscita, utilizzando appieno la normativa esistente, a mobilitare intorno ai problemi connessi al fenomeno immigratorio gli altri "luoghi" dell’educazione: la famiglia e il territorio.

I diritti dei minori stranieri, in quanto minori, sono in gran parte simili ai diritti di tutti i bambini e ragazzi che frequentano la scuola, per questo il futuro possibile dell’educazione è quello di costruire un modello educativo unitario, di cui l’interculturalità sia parte integrante e non "materia aggiuntiva".

L’idea di una scuola inclusiva, che tiene conto delle differenze, le arricchisce e le valorizza in un progetto comune, non è utopica, al contrario molte realtà locali, da più tempo e maggiormente interessate da una massiccia presenza di minori stranieri nelle scuole, ne evidenziano i possibili sviluppi.

Il segreto per raggiungere risultati positivi è, nella maggior parte dei casi, dovuto all’affermarsi di una progettualità integrata intra e inter-istituzionale, che sfrutta le opportunità date dalle leggi in vigore e valorizza le competenze degli operatori, che garantiscono intenzionalità e continuità al progetto.

In concreto tali linee teoriche si traducono nella costruzione di accordi e di intese, e nella gestione unitaria di progetti, che offrono ai minori stranieri non solo diritto all’istruzione, ma anche diritto di cittadinanza, intendendo quest’ultimo non come mera certificazione, ma come pari opportunità per vivere la realtà del Paese ospite.

Questa realtà è condivisa da molte grandi città italiane, meta di forti flussi migratori, quali Milano, Torino, Firenze, Bologna, Bari, Trapani e altre ancora, e anche se accanto ad esse convivono realtà ancora emergenziali, in cui i diritti dei minori stranieri non trovano realizzazione soddisfacente, si può affermare che la tendenza in atto è quella di dare forma alle "parole" dei diritti, anche se con tempi e modalità diverse, dettati dalle differenti dinamiche che si sottendono al fenomeno immigratorio presente nelle singole realtà.

Rosi Spadaro
   

L’ESEMPIO DI MILANO

Milano, città multietnica e multiculturale, accoglie (secondo i dati del Provveditorato agli studi di Milano, aggiornati all’inizio dell’anno scolastico in corso) 12.848 minori stranieri e 6.500 figli di coppie miste. Bambini e ragazzi appartenenti a più di 100 etnie diverse che siedono sui banchi di scuola regolarmente insieme ai loro coetanei italiani.

Le iniziative e le attività finalizzate all’accoglienza, all’integrazione e all’educazione interculturale sono molteplici e si distinguono per l’alto contributo che danno alla realizzazione del formativo dei minori italiani e stranieri. Il mondo della scuola e il territorio spesso formano un tutt’uno grazie alla costituzione di tavoli di confronto inter-istituzionali, attraverso i quali vengono stesi programmi comuni da realizzare dentro e fuori la scuola.

La Commissione inter-istituzionale per l’integrazione degli alunni nomadi e stranieri e l’educazione interculturale, operante presso il Provveditorato di Milano dal 1990 – composta dai rappresentanti del Provveditorato, dei dirigenti scolastici, del Comune, della Provincia, dell’Irrsae (Istituto regionale di ricerca, sperimentazione, aggiornamento educativo), del Centro "Come" (Caritas ambrosiana - Provincia di Milano), dell’Ismu (Iniziative per lo studio della multietnicità), dell’Opera "Nomadi", del Cede (Centro europeo dell’educazione), degli Ispettori ministeriali del Mpi, della Fondazione Verga, delle Organizzazioni non governative lombarde – è una di questi.

Nel corso del tempo ha realizzato diversi obiettivi coerentemente ai bisogni di volta in volta espressi dalla scuola, e oggi ha al suo attivo numerosi interventi che, nel rispetto dell’autonomia scolastica, costituiscono supporto per l’accoglienza, l’inserimento scolastico e sociale degli alunni stranieri, e per costruire fra tutti gli alunni una visione del mondo sempre più ampia. Fra le ultime iniziative si segnalano: formazione congiunta dirigenti e docenti; consulenza a famiglie e studenti stranieri, con supporto di mediatori culturali; produzione di materiali e loro distribuzione gratuita a tutte le scuole di Milano e provincia, fra cui: Italiano L2... e non solo - sunti teorici e operativi per l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri; schede in otto lingue per Rapporto Scuola-Famiglia e informazioni sulle vaccinazioni di rito; 29 schede su La scuola nei Paesi d’origine dei bambini immigrati in Italia; metodologie didattiche interattive per fare intercultura (atti del corso); istituzione di sei Centri risorse per l’educazione interculturale (Crei), tre in Milano e tre in provincia; corsi estivi di italiano per alunni stranieri neoarrivati; continuità fra scuola media e superiore: inserimento guidato per gli alunni stranieri di terza media. 

r.s.

   

VIA VERITÀ E VITAUna copertina della rivista: Via Verità e Vita.

Rivista di approfondimento pastorale-catechistico. Gli articoli del numero di ottobre riconoscono la famiglia come una piccola chiesa.
Per saperne di più: Internet: http://www.paoline.it  
Via Verità e Vita
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