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L’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE

Il compagno dalla pelle scura

di Barbara Ghiringhelli
(sociologa del Centro ambrosiano di documentazione per le religioni)
            

   Famiglia Oggi n. 11 novembre 2000 - Home Page Sui banchi delle scuole italiane siedono sempre più numerosi scolari di religioni diverse. Gli insegnanti devono sottoporsi a un costante aggiornamento anche se l’attuale è chiaramente una fase di sperimentazione.

Nell’introdurre la questione dell’insegnamento della religione nell’attuale realtà italiana, che sempre più si caratterizza per il suo essere multietnica, non possiamo prescindere dall’evidenziare come, paradossalmente, la consapevolezza della presenza nel nostro Paese di religioni diverse sia seguita solo a distanza, in un secondo momento, dalla presa di coscienza della presenza di culture diverse.

Ma tale pluralismo religioso è correlato al divenire dell’Italia un Paese di immigrazione. Di questo più ampio fenomeno ne segue infatti le vicende e il destino, tanto è vero che il percorso di inserimento che oggi accomuna buona parte degli stranieri presenti in Italia ci sollecita a prendere atto anche della stabilizzazione nel nostro Paese di tradizioni religiose diverse da quella cattolica.

Se poi pensiamo che il "fermarsi" dello straniero ha comportato il passaggio dalla presenza del singolo individuo adulto a quella della famiglia, ancora più evidente appare la necessità di una riflessione profonda su questo tema, poiché di "altra religione", intendendo con il termine "altra" le tradizioni religiose diverse da quella cattolica, non sono solo gli adulti, ma anche i bambini il cui futuro probabilmente sarà tutto da vivere in Italia.

Ecco allora che le agenzie di socializzazione "esterne" alla famiglia, in primis la scuola, si trovano ad affrontare le questioni legate alla presenza di bambini e ragazzi di altre religioni, e a porsi la problematica dell’insegnamento della religione in una realtà scolastica ormai multietnica.

Già nel documento preparatorio al 65° seminario per insegnanti nell’ottobre del 1994, il Consiglio d’Europa oculatamente raccomandava: «La religione non può essere ignorata, soprattutto nel contesto delle nostre società multiculturali».

Ma cosa significa per il nostro Paese, e nello specifico per le nostre scuole, diventare contesti multireligiosi? Per comprendere meglio l’oggi ritengo sia necessario un breve sguardo al passato, a come, a partire dal 1929 con i Patti lateranensi, è stata affrontata la questione dell’insegnamento della religione nelle scuole italiane.

La soluzione adottata nel 1929 prevedeva l’insegnamento della sola religione cattolica per tutti, religione maggioritaria e tratto caratterizzante della cultura nazionale.

Tabella.

Questa stima prende come base di calcolo un milione e 490.000 stranieri regolari residenti in Italia al 31 dicembre 1999 ed è stata curata dalla Fondazione Migrantes e dalla Caritas di Roma.

L’accordo del 1984

Il nuovo accordo del 1984 tra la Repubblica italiana e la Santa Sede e le successive intese con alcune tra le tante confessioni religiose oggi presenti in Italia (Tavola Valdese, Unione italiana delle Chiese avventiste del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Comunità ebraiche in Italia, recenti quelle con i Testimoni di Geova e l’Unione buddhista italiana) hanno poi configurato un sistema diverso. L’art. 9 dell’accordo riconosce, infatti, il valore della cultura religiosa e dichiara i principi del cattolicesimo parte integrante del patrimonio storico del popolo italiano. A questo proposito ne assicura l’insegnamento nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado, lasciando però, nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, il diritto di scegliere se avvalersi o meno di tale insegnamento. Per ciò che attiene invece alle intese con le altre confessioni religiose, gli aspetti riguardanti l’insegnamento religioso si traducono nella possibilità per ciascuna religione di insegnare il proprio credo – in sede propria – e nella garanzia dell’assenza di qualsiasi forma di insegnamento religioso diffuso nello svolgimento dei programmi di altre discipline.

Tale situazione è attualmente rimessa in gioco. Se infatti le prime intese hanno nella sostanza riguardato religioni praticate da cittadini italiani, oggi le richieste di autonomia e di riconoscimento sono avanzate da quelle che è possibile definire le religioni degli immigrati, spesso tradizioni religiose che non solo differiscono in punti nodali da quella cattolica, ma, soprattutto, che in maniera sostanziale, rispetto alla religione cattolica, regolano la vita pubblica e sociale della persona: si pensi all’Islam.

Pertanto è proprio anche per questo aspetto, cioè la visibilità sociale e pubblica di tale appartenenza, che oggi non è possibile non tenere conto di questa nuova presenza. La scuola in altri termini non può non accettare il confronto con queste religioni che entrano in classe nella stessa cartella che contiene la lingua e la cultura dei bambini stranieri.

L’esperienza di Latina

Non si può prescindere da spiegazioni che fanno appello alla religione quando ci si trova a spiegare ai ragazzi il perché e il valore di alcuni comportamenti adottati dal loro compagno, quali ad esempio il non mangiare la carne o il fare il digiuno.

Anche alla religione, in quanto disciplina scolastica, viene allora richiesta un’apertura interculturale. Questo è un aspetto delicato, la progettazione di un curricolo delle religioni deve qualificarsi per la sua capacità di distinguere e differenziare, così come di individuare i caratteri di integrazione e connessione. E oggi individuare percorsi non è facile, essendo questa ancora una fase di sperimentazione e ricerca.

È vero poi che, come si sottolinea nel testo Didattica interculturale della religione elaborato dal gruppo Irc (Insegnamento religione cattolica) della diocesi di Latina, l’invito dei documenti ministeriali a ripensare i singoli insegnamenti nella prospettiva dell’educazione interculturale apre un discorso specifico per l’insegnamento della religione cattolica poiché le modifiche che lo riguardano chiamano in causa non solo le istituzioni statali ma anche quelle ecclesiastiche: «Un curricolo interreligioso non esiste ancora nella scuola italiana. Questo però non vuol dire che una didattica interculturale dell’Irc sia strutturalmente impossibile, come alcuni sostengono. Infatti ciò che rende interculturale un insegnamento è la modificazione del metodo di approccio all’oggetto. Non si tratta di aumentare i contenuti, ma piuttosto di realizzare lo scambio effettivo, l’assunzione del punto di vista dell’altra religione nella lettura e nella codificazione della realtà e dunque di rendere possibile l’ascolto critico, la conoscenza reciproca».

È da sottolineare che, guardando alle esperienze condotte fino a oggi, sembra possibile dire che la dimensione religiosa si pone, laddove viene vissuta, elaborata e valorizzata, come un fertilissimo terreno di riflessione, di confronto e quindi di conoscenza intersoggettiva e interculturale.

I progetti perlopiù sperimentati nelle scuole italiane di vario ordine e grado hanno evidenziato l’efficacia delle esperienze nelle quali l’apertura alle altre culture, e quindi alle altre religioni, si sia realizzata nell’ambito di una collaborazione interdisciplinare. Ciò che si vuole trasmettere all’alunno è il rispetto nei confronti di coloro che vivono delle scelte religiose diverse dalla propria o che non aderiscono ad alcun credo religioso, così come la rilevanza di valori universali quali quelli della pace e della solidarietà, il valore del dialogo e dell’incontro delle diversità.

Operativamente, coloro che devono decidere sul come inserire la "pluralità religiosa" nell’insegnamento della religione si trovano a rispondere al quesito relativo all’offerta di una socializzazione sul piano religioso, intendendo tale il confronto delle esperienze religiose. Dare risposta a tale domanda non è semplice, anche per l’inadeguatezza degli strumenti conoscitivi e valutativi circa esperienze già testate e per la vivacità del dibattito oggi in corso sulla possibilità e sull’opportunità di "azioni" ecumeniche e interreligiose che rischiano di passare non tanto il messaggio del rispetto e del valore che ogni religione riconosce all’altra, quanto ambigui messaggi rispecchianti situazioni di sincretismo religioso o di melting pot religioso. Pertanto, molte volte l’orientamento adottato è stato quello di elaborare percorsi che evidenziano le analogie e le differenze tra le religioni, avvicinandosi a esse mediante l’analisi dei racconti di fondazione (testi sacri), delle preghiere, dei valori fondanti, dei riti, delle festività, delle immagini sacre, dell’architettura dei luoghi sacri, della musica sacra.

Ma prima che ai progetti bisogna pensare agli insegnanti. La scuola non può progettare se per primo l’insegnante non possiede quelle nozioni di base e quegli strumenti conoscitivi e operativi che possono aiutarlo a svolgere e realizzare tali programmi. Da qui l’importanza dei corsi di aggiornamento, seminari rivolti agli insegnanti di religione, ma anche delle altre discipline, sulle religioni maggiormente presenti in Italia e sulle tematiche legate alla diversità religiosa. Ne è esempio il corso "Linguaggi, culture e religioni" promosso dalla Fondazione Cariplo Ismu in collaborazione con il Centro ecumenico europeo per la pace, il Centro ambrosiano di documentazione per le religioni e il Centro di orientamento educativo, avente come finalità il riconoscimento dell’insegnamento della religione in quanto opportunità di educazione al dialogo interculturale e come occasione di lavoro interdisciplinare; il superamento dell’ottica dell’insegnamento della religione come materia facoltativa; il riflettere sul profilo professionale dell’insegnante di religione e, come obiettivo, il far conoscere i fondamenti delle tre religioni del Libro e il raccogliere, analizzare ed elaborare progetti di educazione al dialogo interculturale.

Momenti formativi

Altra esperienza è quella del corso "Il patrimonio religioso quale principio d’identità. Corso teorico e laboratorio di apprendimento sulla diversità di religione", promosso dal Centro ambrosiano di documentazione per le religioni (corso Porta Ticinese 33, 20123 Milano. Tel. 02.83.75.476; fax 02.58.10.09.49; sito: www.cadr.it) e dall’Istituto A World of Difference, che si propone di abbinare la formazione teorica sulle varie tradizioni religiose, non solo quelle del Libro, con un laboratorio di attività pratica, in cui ci sia una sperimentazione e un confronto interattivo sui problemi legati all’incontro con la diversità, la discriminazione e l’intolleranza.

L’obiettivo del corso è quello di fornire gli elementi culturali necessari alla conoscenza delle varie tradizioni religiose e a fare emergere, attivare e utilizzare in modo consapevole le risorse personali e professionali di cui i docenti sono portatori all’interno dell’organizzazione scolastica, ma anche a rivisitare gli strumenti progettuali e organizzativi del lavoro, rendendo operativo quanto emerso durante lo stesso.

L’importanza di momenti di formazione di questo tipo è di trovare nel loro essere non solo occasioni per l’acquisizione di nozioni, ma momenti di lavoro in comune e di "produzione" didattica. Si lavora sui contenuti e sul metodo, sul significato e sullo strumento, lavorano insieme esperti e testimoni delle realtà religiose, insegnanti di religione e insegnanti delle altre discipline.

È significativo il lavoro che in questi anni sta portando avanti l’Irrsae Puglia, in collaborazione con la Comunità europea e il ministero della Pubblica Istruzione, circa la produzione di percorsi didattici interculturali incentrati su diverse discipline tra cui la religione. Nei due volumi pubblicati, L’educazione interculturale 2 - curricolo delle religioni (1995) e L’insegnamento delle religioni oggi (1998), vengono presentati schemi di progetti e unità didattiche per un programma delle religioni. Nonostante quella attuale sia una fase di ricerca e di confronto e pertanto di incertezza, vi sono comunque delle indicazioni di quelle che possono essere le strategie e le attenzioni metodologiche per la realizzazione di esperienze di didattica interculturale della religione (vedi l’elenco riportato nel box).

Nel già citato L’insegnamento delle religioni oggi (Irrsae 1998), Maria Laura Bufano sottolinea che sembrano poi essere tre le principali condizioni affinché acquisti significato e rilevanza l’insegnamento delle culture religiose nelle scuole: la conoscenza delle culture religiose va recuperata come oggetto di studio e di impegno culturale e di conseguenza va sottratta da qualsiasi tipo di banalizzazione. Lo studio delle religioni non deve diventare qualcosa di separato, ma deve avere un’incidenza profonda nei curricula, offrire chiavi di reinterpretazione della storia e del pensiero passato e contemporaneo. L’offerta informativa non deve comunque pretendere di esaurire ogni aspetto delle culture religiose (in proposito vedi il sito: http://www.bologna.chiesacattolica.it/irc/sperimentazione/index.html).

È inevitabile circoscrivere le scelte, proporre nodi significativi in modo ricco, profondo, critico, aiutare i ragazzi a trarre da quello che studiano implicazioni ampie e profonde, sotto tutti gli aspetti. Scrive il cardinale Carlo Maria Martini: «In un’epoca in cui le culture si avvicinano sempre più, sono convinto – e lo sottolineano le stesse convenzioni internazionali – che l’attenzione ai minori è una formidabile occasione culturale di pacificazione e di speranza, non semplicemente un atteggiamento di natura difensiva».

Riprendendo infine gli attributi comuni dell’educazione dai quali tutti nel mondo dovrebbero trarre beneficio – l’imparare a conoscere, l’imparare a fare, l’imparare a essere, l’imparare a vivere insieme –, definiti dalla Commissione internazionale dell’Unesco sull’educazione del XXI secolo, concludo con una considerazione che è però anche un augurio: l’imparare sulla religione può e deve essere un’importante occasione di imparare dalla religione.

Barbara Ghiringhelli
   

L’OROLOGIAIO TUTTO MATTO

È un calendario specialissimo quello pubblicato dalla Commissione internazionale del Nord-est di Milano, in collaborazione con altre associazioni, che ha trovato nella multiculturalità e nelle diverse religioni spunti divertenti e istruttivi per fare dei 365 giorni di un anno una miniera di conoscenze che spaziano dal capodanno alle feste religiose.

La storia, le tradizioni, gli anniversari celebrati da chi pratica una religione diversa dalla propria rappresentano una fonte inesauribile per la curiosità di grandi e piccini, con il pregio di poter godere della bellezza dei disegni i cui autori non superano i dieci anni e la cui pelle ha i colori del mondo.

Buddhisti, ebrei, cristiani, induisti, musulmani e cattolici si trovano ricordati e abbracciati nella mondialità che caratterizza chi è capace di accogliere i forestieri senza sentirsi minacciato nella propria identità e nel proprio credo.

Ma c’è di più. Nell’"Orologiaio tutto matto" viene anche descritto il rapporto con il "tempo che scorre" che bambini e adulti hanno in tutto il mondo. Per questo, ogni anno a partire dal 1996, vengono attivate alcune scolaresche italiane affinché forniscano disegni (vedi a fianco) e illustrazioni delle principali festività. Poiché il calendario multietnico del 2001 è già disponibile per il pubblico interessato, richieste e informazioni possono essere inoltrate a Natale Ornaghi, telefono e fax 02.95.47.239; oppure a Giuseppe Barlassina, via Gramsci 3/c - 20060 Bussero (Mi), telefono 02.95.03.97.69. 

c.b.

    
STRATEGIE UTILI

Per l’insegnamento della religione forniamo un elenco di sei suggerimenti assai opportuni.

INTRODURRE ancora più marcatamente la dimensione storicocomparativa.
ALLARGARE lo spettro delle fonti, non limitandosi esclusivamente a quelle cristiane.
FARE UNA LETTURA
non monoreligiosa dell’ambiente, ma attenta anche alle diverse presenze di altre religioni.
PRENDERE IN ESAME
l’ipotesi di potersi avvalere di esperti come mediatori di cultura religiosa.
RAFFORZARE GLI ASPETTI
di teologia missionaria dell’insegnamento della religione cattolica, che non va confusa con una tendenza al proselitismo, ma che va intesa nel senso di un primato dell’ascolto e dell’inculturazione.
RIVEDERE I LIBRI
di testo alla luce dell’istanza multiculturale (da Nanni, rivista Cem Mondialità).
    

BIBLIOGRAFIA
  • Ballabio F., Mantegazza R., Salvarani B., Il cielo è qui. La religione cristiana sui sentieri della mondialità, volume I, II, III, Emi, Bologna 1999.
  • Pittau F. (a cura di), Forum per l’intercultura. Nuovi itinerari didattici, Caritas di Roma, Roma 1997.
  • Cem (a cura di), Atti del 36° Convegno nazionale Cem (Centro educazione mondialità), Assisi, supplemento alla rivista "Cem Mondialità", n. 7/1998.
  • Gruppo Irc, diocesi di Latina (a cura di), Didattica interculturale della religione, Emi, Bologna 1997.
  • Gusso M., Nadin L., Serra M. (a cura di), Culture e identità in gioco - percorsi didattici interdisciplinari di educazione alla pace e al dialogo interculturale, Irrsae Veneto/Emi, Bologna 1995.
  • Massimeo F., Portoghese A., Selvaggi P. (a cura di), L’educazione interculturale: ipotesi di curricoli per la scuola dell’obbligo. Ambito delle religioni, Irrsae Puglia, Unione europea, ministero Pubblica Istruzione, Bari, quaderno n. 21/1995.
  • Idem, L’insegnamento delle religioni oggi, Irrsae Puglia, quaderno n. 36/1998.
  • Nanni A., Il bambino nelle religioni - Ebraismo, cristianesimo, islamismo, Editrice Ancora, Milano 1992.
  • Zincone G. (a cura di), Primo Rapporto sull’Integrazione degli immigrati in Italia, Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati, Il Mulino, Bologna 2000.
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