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SESSUALITÀ E PROGETTO DELLA PERSONA

Ricomporre la trama spezzata

di Alessandro Manenti
(psicologo e psicoterapeuta)
            

   Famiglia Oggi n. 12 dicembre 2000 - Home Page Non solo istinto, né sola descrizione di comportamenti. L’educazione sessuale deve presentare anche la finalità di una relazione. Senza escludere il piacere, che, come sentimento, supera la mera gratificazione.

Fa ormai parte della cultura popolare la nota tesi di Freud sull’ubiquità e plasticità del sesso: l’energia sessuale può servire da tramite per soddisfare una molteplicità di bisogni (ubiquità) e può essere messa in movimento da motivazioni del tutto diverse fra loro, comprese addirittura quelle che nulla hanno a che fare con il sesso (plasticità). Questo principio freudiano non va riduttivamente inteso nel senso che tutto si riduce a motivazione sessuale, come se il sesso fosse il motore che attiva ogni nostra ricerca e azione anche se a parole camuffate da dichiarazioni di intenti più nobili.

Il suo senso è, invece, che il sesso non è mai puro istinto ma contiene un progetto anche se non esplicitamente deciso dalla persona. A differenza degli altri animali, nessun essere umano, neanche il più depravato, può fare il sesso per il sesso. Nessuna azione umana è solo e semplicemente istintuale. Sempre veicola messaggi, valori, affetti, domande, pretese di valenza positiva o negativa. Anche l’atto più banalmente carnale contiene un messaggio dal tono: «Ti amo, ti odio, ti cerco, mi piaci, mi servi».

Pensiamo, ad esempio, a un corpo nudo e ai tanti significati che può veicolare. Quando sta a indicare una persona indifesa, suscita sentimenti di aiuto o di sopraffazione. Può indicare anche l’assenza di qualsiasi forma di travisamento o falsificazione e in questo caso è sinonimo di sincerità o ingenuità. Fa pensare all’essere sessuato che è capace di dare la vita e ciò suscita sentimenti di responsabilità o di paura. Indica anche un corpo fisico alla cui vista proviamo eccitamento o repulsione. Stesso oggetto, ma dalle valenze simboliche plurime.

Per quanto riguarda il rapporto sessuale, Friederich elenca ben nove diversi significati che esprimono bisogni e sentimenti non sessuali (1).

Secondo l’autrice si può ricercare una relazione sessuale come sollievo dall’ansietà e tensione: l’orgasmo e il successivo rilassamento fisico offrono un momento di sollievo. Per rimanere incinta e avere un figlio: significato maturo se espressione dell’amore reciproco dei partners; infantile se si usa la gravidanza per gratificare bisogni irrealistici (avere un oggetto tutto per sé) o per forzare il partner a prendere decisioni. Come prova di identità: l’esercizio sessuale conferma a lui che è maschio e a lei che è femmina; e così nasce nella donna il mito degli orgasmi ripetitivi e nell’uomo quello delle prestazioni plurime (tanto più faccio, più sono).

E, ancora, come fuga dal senso della propria futilità: puntare su una persona interessante, scommettere sul riuscire a farla capitolare, imporsi di affascinarla... Dà la sensazione di sentirsi competenti e grandi. Come difesa contro sentimenti omosessuali vagamente temuti e tacitati da prestazioni di segno opposto. Come fuga dalla solitudine e sofferenza: rifugio nei momenti di tristezza per ottenere affetto senza il lungo compito di costruire un legame emotivo. Come dimostrazione di potere su un’altra persona: la smania della conquista per dimostrare l’irresistibilità del proprio sex appeal. Come espressione di rabbia e distruzione: la moglie che punisce inconsciamente il marito che l’ha umiliata facendolo diventare impotente o il marito che tradisce la moglie per vendetta. E da ultimo, come mezzo per ottenere un amore infantile: un modo per ricreare il mondo fiabesco delle coccole e dei sogni.

È da notare che l’autrice parla di dinamiche normali e non patologiche. E così commenta: «Pur considerando che in genere la motivazione non è unica ma presente in forma mista, il rapporto sessuale può essere usato per esprimere qualsiasi sorta di conflitto individuale, di bisogno o di interesse, tranne che una relazione affettiva e piacevole tra due individui». Sulla stessa linea un altro sessuologo, Gelfman, afferma: «Forse una ragione della tanta popolarità di tecniche per un adeguato funzionamento sessuale è che, imparando come adattarsi a vicenda sessualmente, una coppia può evadere il compito fondamentale di una genuina relazione amorosa usando la gratificazione sessuale come forma di mutua indulgenza. Questa concessione reciproca può rimpiazzare il compito di costruire una relazione adulta sincera, dove i partners dovrebbero impegnarsi per favorire la loro felicità in modo schietto e reciprocamente donante» (2).

Sembra dunque corrispondere a verità che l’organo sessuale per eccellenza sia il cervello e il cuore. La sessualità (che cos’è e come usarla) va compresa nel quadro globale della intera persona: Chi sono? Cosa voglio esprimere? Cosa pretendo dalla vita? Cosa sono disposto a dare? Chi è il tu per me? Che posto sono disposto a riservargli nella mia vita e fino a quando? Che progetto intendo quando dico: «Ti voglio bene».

In termini più tecnici il legame sesso ed esistenza dice che l’esercizio maturo e piacevole della sessualità presuppone la capacità di «relazione oggettuale totale» che significa (3): avere un’immagine realista di sé (non posso chiedere agli altri di dirmi chi io sono né posso dare a loro il mio io se prima non so dirlo a me stesso); capacità di percepire e apprezzare il tu nella sua originale individualità e non come ripetizione o riproduzione più o meno corrispondente di persone significative del passato (a dispetto della nota canzone di Patti Pravo non si può «stare con lui pensando di stare ancora accanto a te»); in forza della previa decisione di donazione reciproca, darsi la forza di sopportare le reazioni ambivalenti (di odio-amore) che inevitabilmente l’intimità comporta (pena la crisi del rapporto o la caduta del desiderio sessuale, quando la cenetta a lume di candela finisce e subentra la quotidianità).

L’essere sessuato è capace di procreare e dunque di dare la vita. Suscita eccitamento o repulsione, voglia di coccole e di partecipazione. Cerca e crea legami dando inizio alle generazioni che si tramandano codici e valori intramontabili.

Miti da sfatare

Poiché il sesso richiama tutto l’io della persona, un buon adattamento sessuale non è il risultato della sola attivazione delle zone erogene di piacere ma è il tipo di relazione oggettuale a determinare le caratteristiche della vita affettiva e sessuale. È dunque illusorio pensare che sia l’esercizio della sessualità a far nascere l’amore. Non è il fatto di avere un sesso che rende capaci di amare, ma è l’impegno ad amare che rende capaci di usare il sesso.

Basta guardare i rotocalchi o i films per accorgerci che la capacità di rapporti sessuali o di raggiungere l’orgasmo non garantisce necessariamente la presenza di un alto sviluppo sessuale. L’orgasmo è presente sia nelle personalità psicotiche che in quelle mature, come l’inibizione è presente nelle personalità narcisiste, nelle nevrosi e nei disturbi della personalità. Ciò dice che è la psicodinamica intrapsichica e interpersonale, i tipi di difese, il grado di maturità affettiva a determinare le caratteristiche della vita sessuale. Non viceversa.

Un ragazzo di 25 anni non sa spiegarsi come mai non riesca a portare a termine nessun rapporto sessuale con la sua fidanzata: al momento della penetrazione cessa l’erezione. Questo fallimento esiste anche con altre ragazze, nonostante la presenza in lui del desiderio eterosessuale e la mancanza di basi organiche a questo disturbo. Parlando di questo problema, emerge che la sua "fidanzata" è in realtà una ragazza trovata in discoteca la settimana precedente, della quale non conosce il lavoro, gli interessi, le abitudini, ma solo un numero di telefono.

Inoltre, dichiara esplicitamente che non ha nessuna intenzione di impegnarsi con lei, dato che per ora esclude anche la convivenza e che, «semmai mi sposassi, non sceglierei senz’altro una donna che sta con il primo capitato». Questo ragazzo non sa spiegarsi la sua infelicità!

La curiosità per il di più

Dunque, i comportamenti vanno considerati in base alla mentalità di chi li adotta e ai plurimi messaggi che essi veicolano. L’educazione sessuale non può allora ridursi alla sola descrizione dei vari comportamenti sessuali, elencandoli in modo neutrale e relativista o tutt’al più secondo criteri di rischio, convenienza o sicurezza. In questo modo (spesso tacciato per scientifico) si relega indebitamente la questione del loro senso alla sfera dell’optional, lasciando il soggetto da solo nel compito determinante di individuare i criteri in base ai quali egli adotta quei comportamenti.

Con questo tipo di istruzione mutilata lo si aiuterà a evitare l’Aids, ma non a imparare una sessualità realizzante. Vivere il sesso con consapevolezza non significa solo sesso sicuro ma sesso curioso. È la curiosità per il di più, che nasce dal sospetto che ci sia dell’altro e dell’altro ancora.

Ciò che un oggetto (esperienza o fantasia sessuale) esprime è sempre di più di quello che un approccio immediato e sensitivo è in grado di raccogliere. La realtà sensibile rimanda sempre a qualcosa di non immediatamente percepibile, non catturabile. Il corpo è sempre di più del corpo. Il mondo del sesso possiede la capacità di suscitare evocazioni che invitano ad andare più in là.

È importante accorgersi che quell’atto non si ferma a ricercare ciò che immediatamente gli appartiene né è spiegabile solo in termini di sesso, ma lascia trasparire un anelito a pronunciare qualcosa che supera la genitalità. Il sesso non è spiegabile solo in termini di sesso: oltre che ricercare il suo oggetto specifico, lascia trasparire un indizio che chiede di fare il passaggio a un’operazione più elevata.

Si ha perciò vera libertà sessuale quando la persona vive la sessualità senza mortificare nessuna evocazione che essa contiene, quando non ne spegne la valenza simbolica. Lascia che i comportamenti sessuali parlino. Lascia loro la possibilità che si esprimano in una qualche rivelazione. Non li rende una "cosa", ma scorge in essi dei rimandi verso le infinite forme di trascendenza. Quando non è così, parliamo di pornografia che, appunto, è tale perché non permette alla sessualità di agire come una realtà simbolica. Alla mancanza di curiosità la Kaplan attribuisce la moderna difficoltà sessuale della caduta del desiderio: mentre nel passato si diceva: «Ho voglia, ma non riesco», oggi si tende a dire: «Posso, ma non ne ho voglia» (4).

È la noia della prestazione svuotata di senso che, alla lunga, viene rifiutata fino a teorizzare l’elogio della castità: non per motivi ascetici, ma come rigetto di una sessualità inflazionata in favore di una scelta narcisista e solitaria (5).

Vignetta.

L’impulso integrato

A questo punto scopro fino in fondo le mie carte. Con questi discorsi non intendo dire: «Attenzione, gente, il sesso vi brucia e vi si rivolterà contro!». Semmai vorrei dire: «Non fermatevi troppo presto a godere. Non accontentatevi del poco! Pretendete di più!». Propongo, cioè, un’ascesi che sia iniziazione al significato totale della sessualità, nel convincimento che il messaggio morale in merito (specialmente quello cristiano) non ha l’obiettivo di inibire e restringere, ma di garantire, sviluppare e innalzare.

Ritengo che nonostante la declamata libertà sessuale, oggi ci sia il pericolo di vivere la sessualità in modo abbastanza indigente perché non è sufficientemente rispettata la sua stessa componente fisiologica. Ritengo anche che questo analfabetismo sessuale sia un esito dell’emarginazione della prospettiva morale da questo settore: liberato dai cosiddetti tabù morali, il sesso si è velato, impoverito e la sua bellezza è scivolata via.

Se invece ricuperiamo la sua dimensione morale (quella, cioè, che lo preserva aperto a significati altri e superiori), ci accorgiamo che lo stesso impulso sessuale non è solo impulso, una quantità di energia scomposta, allo stato selvaggio, da correggere in seconda battuta con un’iniezione di razionalità e socializzazione. È, invece, una forza al servizio della qualità dell’io, veicolo di umanità, non perché domato o addomesticato ma per sua possibilità naturale. Se conduttore di qualità, piuttosto che da addomesticare è da integrare.

L’impulso diventa minaccia quando è attuato per sé stesso, usato in modo irriguardoso dell’umanità che può veicolare, staccato dagli altri elementi con i quali collabora per dare umanità all’io. Il linguaggio dell’amore mistico, al culmine di sé stesso, ricorre sovente a immagini dell’amore carnale e se quest’ultimo può prestargli le sue parole è perché ha già in sé germi di misticismo. Il merito della morale cristiana sul sesso è anche quello di farci uscire dall’equazione freudiana di eros = genitalità selvaggia, per ridare all’eros il suo significato di energia psichica per lo sviluppo della personalità (6). Siamo di nuovo ricondotti all’unità della persona: nel momento in cui ella desidera con il corpo, si orienta a un fine trans-corporale, e cercando qualcosa di immediato, mette in moto una ricerca che lo supera.

Se è così, sviluppo sessuale non significa passare da forme più semplici, sensoriali, immediate a quelle più razionali e logiche con la scomparsa delle prime, secondo il modello della crisalide che lascia il posto alla farfalla. Significa piuttosto capacità di usare tutti i canali espressivi della sessualità per dirigerli verso un fine che sia coerente e garantisca il pieno sviluppo dell’io.

"Onorare" la corporeità

Piccolo test di maturità sessuale: sappiamo elencare i 5 sensi di cui il corpo dispone per esprimersi? La patologia sessuale segnala l’incapacità di questa integrazione e finalità.

I bisogni più primitivi, le tendenze radicate nel corpo, le indicazioni dell’istinto non sono un "piccolo" che deve scomparire per lasciare il posto a un "grande" come se l’ambito fisiologico o quello emotivo debba essere eliminato per lasciare spazio allo spirituale. Questi "piccoli", ben lungi dall’essere chiusi nella loro finitezza, si inseriscono nel processo più globale di ricerca di ciò che vale.

Lo psicologo Hendin descrive dettagliatamente i risultati drammatici dell’esperienza sessuale disintegrata (separata dall’affetto, sentimento, emozione o dall’impegno personale) (7). Il risultato, dice, è un senso di frammentazione della propria identità che porta a pensare la vita come un palcoscenico sul quale non si tratta che di giocare dei ruoli che cambiano col cambiare della scena. Ciò che importa non è la trama, ma la sensazione che la singola scena provoca. In questa logica dell’attimo fuggente, la vita diventa una serie di esperienze isolate. Ciò per dire che il contributo che la sessualità può arrecare all’arricchimento della vita personale diminuisce nella misura in cui viene isolata dagli altri bisogni, capacità e valori. In questo scenario dalla trama spezzata, capita così che si può aver provato tutto in fatto di sensazioni o di reazioni sessuali, ma essere pressoché analfabeti in fatto di sentimenti e affetti.

Si può essere presi da ciò che capita nel momento del suo accadere senza rendersi conto della portata di ciò che sta accadendo.

A questa povertà di sperimentazione sensibile, i valori morali e religiosi intendono porre rimedio.

Il Vangelo ci ricorda che nella ricerca di un serpente è già umilmente presente la richiesta di un pane e, finalmente trovato, solo adesso ci si accorge che già dall’inizio non si cercava un serpente ma, senza saperlo, un pane. D’altra parte, in psicologia esiste una legge che dice: nel livello più basso è annidato qualcosa che non è spiegabile soltanto in termini di esso, ma è un indizio che chiede alla psiche di fare il passaggio a un livello superiore. Questo indizio agisce nel livello inferiore senza violare le leggi che lo governano, ma è interessato a un avvenimento che è altro rispetto agli interessi di quel livello inferiore.

Dunque, sia per il Vangelo che per la psicologia ogni operazione non si ferma a ricercare ciò che le appartiene immediatamente, le è dovuto, ma lascia trasparire un indizio di ricerca di qualcosa di più eccellente. Certo, l’impulso sessuale non è ancora affettività né progetto, tuttavia la invoca. Ad esempio: l’eccitamento orgasmico e la passione sentimentale sono due componenti della stessa esperienza sessuale, ma appartenenti a livelli diversi, uno fisico e l’altro psichico. La persona è eccitata nel fisico ed è appassionata dall’incontro. Eppure, i due livelli si richiamano e quello superiore è già annidato in quello inferiore.

Vignetta.

Il sano godimento

La capacità di orgasmo non è mai un affare solo organico: è qualcosa di fisico, ma anche qualcosa che fa commuovere, desiderare, rasserenare. Non c’è dubbio che per averlo bisogna che il corpo funzioni. Ma non basta che il corpo funzioni per averlo. Ci vuole, in aggiunta, un immaginario fantastico, dei significati simbolici, dei desideri. E questi sono qualcosa di più e di diverso, non un semplice prodotto ormonale od organico. (La stessa cosa vale per la maturità in genere: non c’è dubbio che per essere umani abbiamo bisogno del cervello, ma le operazioni umane non sono riducibili a semplice materia cerebrale. Pensare, decidere, volere... non sono un semplice prodotto di attività biochimiche ed elettriche del cervello, anche se da queste sono nutrite e a volte deformate o distrutte).

Quando si "onora" in questo modo il corpo, si vive la sessualità con piacere, ossia con la gradevole sensazione di qualcosa che lascia intravedere un orizzonte che va oltre l’immediato. Il piacere, infatti, non è sinonimo di gratificazione. È qualcosa di più raffinato ed elaborato. Mentre la gratificazione scatta automaticamente non appena si attua un comportamento gradevole, il piacere, per scattare, va provocato e per provocarlo bisogna che quel comportamento sia commentato dall’intenzionalità di chi lo compie. Il piacere è ancora fare cose gradevoli, ma con in più la consapevolezza che facendo tali cose si vuole portare a compimento l’anelito al più che esse contengono. Per questo, azioni impulsive, immediate, finite in sé stesse appagano (tolgono lo sfizio), ma non fanno godere.

Un’azione è piacevole quando, oltre a ricercare il suo oggetto specifico, è vissuta anche come un piccolo mattone per l’elaborazione più generale della propria identità. In caso contrario, si ferma a gratificare ma non procede oltre a dare piacere.

Pensiamo, ad esempio, al piacere di vestirsi bene. È piacere o mera gratificazione? Se una ragazza si mette un certo vestito per fare colpo, sedurre, sentirsi accettata dagli altri, ha un’esperienza di gratificazione, cioè evita la frustrazione di sentirsi isolata; se invece lo indossa perché mette in risalto la sua identità femminile, esprime i suoi gusti, il suo modo di sentire avrà un’esperienza di piacere, cioè si sentirà in contatto con sé stessa. Educare al retto perseguimento e godimento di un valore fisico o pre-umano è già un’educazione morale e religiosa, e l’educazione alla corporeità è il primo passo per l’educazione alla moralità.

Contro ogni banalità

Il tema della sessualità è un facile campo di battaglia fra gli spiritualisti e i materialisti. Per i primi, la sessualità si gioca soltanto a livello di significati e di valori alti a scapito dei livelli più carnali considerati con sospetto, perché troppo triviali e poveri per essere veicolo di umanità, a meno che non vengano sublimati. Per i materialisti, al contrario, le espressioni "basse" sono già mediazioni di significati umani e spirituali per cui l’importante è esprimerle e lasciarsi andare là dove porta il cuore.

Non credo si debba scegliere fra i due partiti perché entrambi sono riduttivi: trascinano la verità ultima della sessualità dentro a uno o all’altro degli aspetti studiati, mentre può essere che la verità totale di essa non risieda in nessuno di quegli aspetti singolarmente presi, ma nella interconnessione di essi. I due partiti cadono nella settorialità di comprensione del dato sessuale che viene identificato all’aspetto che di esso di volta in volta è considerato.

Il nostro discorso di integrazione "sesso e persona" ricorda ai materialisti che lo spirituale da loro non considerato può invece essere la chiave di interpretazione ultima delle loro osservazioni. Come anche ricorda agli spiritualisti che il dato terroso da loro svilito è invece il luogo concreto dove si traduce e si rivela il dato spirituale da essi messo in risalto. In sintesi, un’educazione sessuale che si ferma alla sola descrizione di comportamenti sessuali, che però da un punto di vista antropologico sono irrilevanti, è mutilata, cieca e pressoché inutile, poiché lascia indeterminate alcune condizioni di quei fatti e dunque non dice ancora nulla della sessualità in quanto dotata di un fine e uno scopo.

Ma anche l’educazione al mistero della sessualità ricordato dall’antropologia cristiana rischierebbe di rimanere evocazione vuota, muta, senza risonanze affettive se non prende corpo in accadimenti concreti e sensibili, forse avvertiti da chi li compie come semplici fatti materiali, ma in realtà accadimenti nei quali si media e concretizza il mistero di chi, come l’essere umano, è, purtroppo o per fortuna, persona e non animale.

Alessandro Manenti
    

LA SENTENZA SUL RISARCIMENTO BIOLOGICO

È di giugno di quest’anno la sentenza del Tribunale di Roma n. 18439/00 (Sez. stralcio 5° bis), che ha fatto parlare per la sua novità. Per la prima volta il giudice ha riconosciuto il risarcimento per danno biologico a un padre separato prima, divorziato poi, che per circa dodici anni non ha potuto esercitare il diritto-dovere di genitore, in quanto la ex moglie si è rifiutata senza motivo di farlo incontrare con il figlio nei modi stabiliti dalla sentenza. Sono stati liquidati circa venti milioni di lire per il risarcimento del danno biologico e del danno morale con impegno, auto-imposto dal padre, di versare la somma su di un libretto di risparmio intestato al figlio. Cos’è il danno biologico? È una lesione all’integrità psichica e fisica dell’individuo, alla sua vita di relazione, che non ha nulla a che vedere con la diminuzione di capacità di produrre reddito che può colpire il soggetto.

Nel caso che ci occupa due sono stati i soggetti danneggiati: il figlio perché non ha potuto intessere con il padre quel naturale rapporto educativo e di affetto che cresce proprio con la frequenza di rapporti e correlativamente il padre che non ha potuto manifestare la sua paternità anche a tempo ridotto.

Il giudice, per valutare monetariamente il danno subito dal padre, il cui fondamento giuridico risiede nell’art. 2043 cc, si è servito di criteri equitativi e di parametri in uso, e per quanto attiene al danno morale, riconosciuto dall’art. 2059 cc, lo ha quantificato ¼ del valore monetario del precedente. Poi ha respinto la domanda di risarcimento del danno biologico subito dal figlio, perché legittimata a richiederlo in giudizio sarebbe stata la madre e non il padre, com’è avvenuto, in quanto affidataria e quindi esercente di fatto la potesta genitoriale (art. 155 cc), mentre il padre ne è soltanto titolare.

Emerge così un’altra esigenza, avanzata da molti operatori del settore, l’istituzione di un curatore del minore che tuteli giudiziariamente i suoi diritti quando i genitori non si attivano o non possono farlo.

Franca Pansini

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