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MATERIALI & APPUNTI - L’EDUCAZIONE TRA SCUOLA, FAMIGLIA E SOCIETÀ

Il corpo è linguaggio

di Barbara Galparoli
(insegnante di religione)

            

   Famiglia Oggi n. 12 dicembre 2000 - Home Page La sessualità, parte integrante dell’identità personale e condizione permanente di relazioni, viene suggerita come argomento di lettura, elaborazione e riflessione critica in classe.

Le trasformazioni di cui la scuola italiana è stata oggetto in questi ultimi anni sono di tale portata innovativa da far parlare di rivoluzione copernicana. L’innalzamento dell’obbligo scolastico, l’autonomia, i nuovi percorsi universitari, il riordinamento dei cicli delineano un disegno complessivo di riforma che modifica in profondità gli assetti istituzionali, strutturali e didattico-pedagogici del tradizionale sistema scolastico.

È questa una fase di transizione e di trapasso in cui, per chi opera quotidianamente nella scuola, non è sempre facile orientarsi, sia per la quantità e la qualità delle novità in atto sia per le diverse valutazioni di cui queste sono oggetto. L’antica e irrisolta diatriba tra fautori del modello istruttivista e fautori del modello educazionale di scuola sembra infatti riemergere nell’attuale contrapporsi tra sostenitori e oppositori del processo di riforma. La scuola dell’autonomia e dei "saperi essenziali" è prospettata, da chi ne sostiene le ragioni, come il tanto auspicato luogo dell’insegnare e dell’apprendere in cui finalmente si affermi, come oggetto di specialismo, il momento dell’istruzione e la prassi scolastica non sia più, come in passato, sbilanciata sui bisogni emotivi e affettivi dell’allievo a scapito di un indispensabile e rigoroso tirocinio culturale.

Per chi prende le distanze dal progetto riformista, quella che si prospetta è una scuola asettica, i cui termini di qualità non sono più connotabili attraverso i parametri del pedagogico e dell’educativo, ma quasi esclusivamente attraverso quelli della managerialità, della produttività, dell’efficienza avulsa dal primato della persona dell’alunno e dell’interazione tra quest’ultimo e il docente.

Pur in un nuovo contesto, caratterizzato da profonde innovazioni, ciò che viene riproposto dunque è il problema del delicato equilibrio, all’interno della scuola, tra istruzione ed educazione, tra saperi e valori, tra contenuti essenziali e temi esistenziali, equilibrio che si rivela di estrema importanza per la progettazione e l’attuazione dell’educazione sessuale.

È difficile prevedere quanto spazio sarà dato alla riflessione sui modi possibili di progettare percorsi di educazione sessuale e alla loro effettiva realizzazione, se e quando, nella scuola di un futuro non lontano, tutte le riforme saranno attuate.

Nel proliferare di documenti e di disposizioni legislative, infatti, si rilevano, a riguardo, sia ambiguità e contraddizioni sia la possibilità di creare opportunità operative di grande potenzialità educativa. Due esempi: nel "Documento sui contenuti essenziali per la formazione di base" (marzo 1998), che fornisce gli indirizzi generali per la stesura dei nuovi programmi e la definizione dei traguardi formativi della scuola del domani, leggiamo che «nella definizione dei fondamentali occorre muovere non da un a-priori ideologico, dall’immagine di un individuo ideale, ma dall’esigenza di definire saperi e valori comuni a tutti i cittadini, indipendentemente dalla religione, dall’etnia, dallo stato sociale, dal sesso».

Il "Regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche", all’art. 1, chiarisce che «l’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione miranti allo sviluppo della persona umana» e, più oltre: «Nell’ambito dell’autonomia possono essere programmati, anche sulla base degli interessi degli alunni, percorsi formativi che coinvolgono più discipline» (art. 4).

È da rilevare come queste disposizioni, che permettono la costruzione di curriculi flessibili, creano spazio per i progetti di educazione sessuale.

La riflessività (1), la necessità di ripensare l’esperienza sembrano essere il tratto tipico della modernità avanzata, di una società in cui gli individui sono interpellati dalla diversità e dal pluralismo. Ogni decisione mette in gioco la libertà e la responsabilità dell’individuo nel costruirsi un percorso di vita aperto a soluzioni inedite, flessibili, sperimentali.

Di qui la domanda che i ragazzi pongono alla scuola, affinché si faccia carico di interventi educativi che li aiutino a trovare strategie per gestire stimoli, suggestioni e significati che si moltiplicano anche nel campo dell’affettività e della sessualità.

Negli ultimi decenni, infatti, è gradualmente venuto meno il consenso sociale a quell’insieme di codici culturali che avevano legittimato modelli molto rigidi di comportamento sessuale.

È iniziato così un processo di "privatizzazione della sessualità" che ha portato notevoli cambiamenti nei costumi, nelle mode, cambiamenti che hanno trovato la loro espressione anche sul piano legislativo (autorizzazione a vendere gli anticoncezionali, cancellazione del reato di adulterio, legalizzazione del divorzio e dell’aborto).

La scomparsa delle sanzioni legali e la scissione tra sessualità e procreazione, resa possibile dai nuovi metodi di controllo delle nascite, hanno portato a un’amplissima libertà nelle scelte possibili in campo sessuale che si accompagna alla molteplicità delle proposte valoriali. Privato di valori univoci in cui riconoscersi e di referenti sociali e istituzionali, l’individuo vive all’insegna dell’incertezza le sue relazioni sociali che cessano così di rappresentare l’ambito privilegiato della sua realizzazione personale.

Nel contesto della complessità e del relativismo culturale, solo i microrapporti sembrano fornire quella stabilità psicologica e quella possibilità di esprimere la propria personalità che non sembrano più rinvenibili in altri campi della vita sociale.

Mentre da una parte, dunque, la relazione di coppia, la sessualità, l’affettività vengono investite di grandi aspettative di realizzazione e assumono un’importanza fondamentale per la conferma di sé e delle proprie scelte, dall’altra i mass media danno visibilità e risonanza a un’idea di sessualità legata a un "fare sesso" facile, disinibito, svincolato da implicazioni affettive.

Anche la visione salutista, tanto propagandata oggi, del soddisfacimento sessuale come componente essenziale del benessere di ciascun individuo induce a valutare la propria vita sessuale e affettiva in termini di quantità più che di qualità.

Suggestionati da immagini e slogan televisivi di grande persuasività, bambini e adolescenti elaborano convinzioni inesatte sulla sessualità e sono spinti ad adottare comportamenti stereotipati proprio nell’ambito delle relazioni interpersonali che sembra l’unico spazio rimasto alla libera e gratificante espressione dell’irripetibilità della persona.

La corporeità valorizzata

Immersi in una pluralità di contesti indipendenti, con linguaggi e valori difficilmente riconducibili a unità, suggestionati dalla diffusività e incisività dei nuovi mezzi di comunicazione, i ragazzi di oggi esprimono l’urgenza che le agenzie educative, preposte ad agevolare il loro percorso di crescita, li aiutino a capire, discernere, decidere. Se la scuola della riforma ha realmente come obiettivo quello di mettere il soggetto-persona al centro del processo formativo, rendendolo capace di orientarsi e di pensare criticamente, allora deve dare spazio all’educazione sessuale.

La richiesta di progetti di educazione sessuale nella scuola è motivata, nei diretti interessati, anche dalla distanza che le famiglie prendono nei confronti di questo particolare ambito educativo. La famiglia oggi appare sempre meno capace o sempre meno interessata a influenzare la vita sentimentale e sessuale dei figli, ai quali viene, di fatto, delegato il problema.

È questa una delle più vistose conseguenze della crisi della famiglia come istituzione e del suo profilarsi sempre più come "rifugio", come luogo di protezione più che luogo di produzione normativa in cui si elabora e si trasmette un preciso stile di vita e si obbliga alla coerenza.

La famiglia di oggi, in cambio di una serena convivenza, evita temi profondamente significativi ma potenzialmente conflittuali. È ormai accertato che il referente principale delle nuove generazioni, per quel che riguarda la sessualità, sono i mass media e il gruppo dei pari. Eppure la famiglia, anche se in modo indiretto e irriflesso, impartisce e non può fare a meno di impartire un’educazione anche nell’ambito della sessualità dei figli. Il ruolo che il microcosmo familiare gioca si è accentuato in questi ultimi anni come conseguenza del passaggio dalla famiglia "normativa" alla famiglia "affettiva". Nessun principio socialmente condiviso, nessuna divisione di ruoli precostituita, nessun principio d’autorità già definito sembrano più fungere da regolatore dei rapporti familiari. Ciascuna famiglia elabora uno stile peculiare di relazioni interpersonali, costruendo un particolare equilibrio tra l’esigenza dell’affermazione di sé e il riconoscimento dei bisogni altrui e in tale rete l’individuo costruisce la propria identità.

Tuttavia, al venir meno dei ruoli e competenze tradizionali, all’interno della famiglia, corrisponde la tendenza dei genitori a disinvestire il proprio ruolo, ossia a rinunciare a fare i genitori.

Occorre perciò, nel ribadire l’importanza che la famiglia riveste, oggi più che nel passato, nelle diverse fasi del percorso evolutivo di ciascuno (2), sottolineare la necessità di dare un’impronta educativa e formativa – e non solo emotiva e affettiva – alle relazioni familiari restituendo legittimazione, competenza e fiducia al ruolo genitoriale, anche nel delicato compito di educare la sessualità dei figli.

È come interlocutore attento e competente che la famiglia è interpellata oggi dalla scuola. È anche sulle domande delle famiglie, infatti, che vengono progettati e realizzati gli interventi di educazione, formazione e istruzione nella scuola dell’autonomia. Sono «le esigenze e le attese espresse dalle famiglie», come recita l’art. 8 del "Regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche", a incidere sul curricolo che ciascuna istituzione scolastica deve determinare. Anche nel suo rapporto con la scuola, dunque, la famiglia è chiamata a riscoprire il proprio protagonismo educativo.

Tra le domande, le esigenze e le attese delle famiglie nei confronti della scuola possiamo aspettarci anche quella di farsi carico di progetti di educazione sessuale.

Ma proprio il moltiplicarsi delle opzioni e dei significati, che rende così pressante da parte di genitori e alunni la richiesta di fare educazione sessuale nella scuola, è anche ciò che ne rende più ardua la progettazione per la difficoltà di trovare contenuti e valori condivisi da tutti. Tuttavia è questo che occorre fare se vogliamo che la scuola si riappropri di un compito educativo divenuto in questi anni appannaggio di esperti, psicologi, consultori, gruppi o movimenti che elaborano i loro progetti al di fuori della scuola, ma che poi fanno di essa il destinatario privilegiato dei loro interventi.

Partendo da quanto ci hanno insegnato le esperienze realizzate nella scuola, accenniamo brevemente ad alcune tematiche attorno alle quali è possibile articolare un progetto di educazione sessuale rispettoso della pluralità di riferimenti valoriali.

La conoscenza dei fondamenti biologici e scientifici della sessualità va accompagnata a un’approfondita riflessione sui diversi significati della corporeità. Sono molti i valori e i significati iscritti nel corpo che possono essere presentati come oggetto di riflessione: il corpo è principio e segno di differenziazione individuale, è ciò che permette all’individuo di emergere nella sua unicità; è attraverso il corpo e la percezione corporea che l’uomo si situa nel mondo e si pone in relazione a esso e attribuisce significato alla realtà, rielaborandola, trasformandola ricreandola; la corporeità e il suo linguaggio rendono possibile all’uomo essere con gli altri e per gli altri; il corpo, infatti, è ciò che ci fa percepire come presenza, che comporta tra gli uomini il reciproco riconoscimento come persona.

Il corpo è linguaggio, proprio perché è espressività, epifania, manifestazione dell’io, del suo passato, del suo presente, del suo futuro. Tutta la gestualità del corpo esprime l’interiorità e il vissuto della persona così come percepisce e interpreta quello degli altri. Nel corpo sono iscritti i due grandi strumenti della comunicazione umana: l’apparato vocale e l’apparato genitale, che esigono una relazione con l’altro, orientano alla ricerca dell’altro, implicano reciprocità.

Il corpo è il canale privilegiato di espressione dell’affettività e dell’amore perché è pervaso dalla forza del desiderio, che è desiderio dell’altro. Il corpo è anche limite: legato al tempo e allo spazio, sottoposto a tutte le forze che attraversano il mondo fisico e biologico, il corpo porta con sé bisogni, dolore, malattia, morte.

Questi accenni permettono di intuire come sia possibile far riflettere sull’unicità di ciascun individuo e di arginare la pressione omologante dei modelli mediatici.

Le differenze di genere

Tematizzare e valorizzare le differenze sessuali dev’essere un altro degli obiettivi cardine dell’educazione sessuale. Essere uomo ed essere donna sono due modi profondamente diversi di essere persona umana. Anche nella cultura attuale si assiste, dopo gli anni delle rivendicazioni di uguaglianza, a una rivalutazione delle differenze tra uomo e donna, riconosciute come risorsa: essere donna implica un modo di conoscere, pensare e agire diverso rispetto agli schemi maschili, con una creatività, un’originalità e un’incisività tipicamente femminili.

La diversità diventa, dunque, un valore da conoscere, apprezzare e coltivare nel contesto di una cultura della reciprocità. Progettare nella scuola percorsi di insegnamento-apprendimento, che facciano propri gli esiti della psicologia differenziale dei sessi, permette il superamento degli stereotipi e delle costruzioni fantasmatiche sull’altro, rafforzando in questo modo l’identità di ciascuno e le capacità di confronto, dialogo, collaborazione.

A partire dalla constatazione che «questa civiltà non ha né una filosofia, né una linguistica, né una religione, né una politica femminili; tutte queste discipline sono adeguate al soggetto maschile» (3) studiose esponenti del "pensiero della differenza sessuale" hanno tentato un ripensamento della cultura al femminile.

I guadagni di questa riprogettazione della cultura da parte delle donne sono di grande interesse per la valorizzazione delle differenze sessuali.

Ricordiamo i risultati delle ricerche condotte dalla psicologa Carol Gilligan (4) sullo sviluppo morale femminile, che hanno evidenziato come l’uomo elabori un’idea di moralità in termini di equità, di corretta applicazione di principi e di norme, mentre la donna elabora un’idea di moralità in termini di cura, di comprensione e responsabilità dei rapporti interpersonali.

È interessante poter mostrare, all’interno di un percorso di educazione sessuale, il diverso tipo di moralità che deriva dalla differenza sessuale, e come i valori di cui la maternità rende portatrici le donne – empatia, comprensione, attenzione alle singole situazioni e ai bisogni degli individui, accettazione dell’altro a prescindere da considerazioni di valore e utilità – siano quelli oggi necessari per riequilibrare l’orientamento maschile-razionalista della nostra cultura.

La rivalutazione delle emozioni nella cultura contemporanea ha portato anche la pedagogia a un ripensamento attorno al significato e all’educabilità della dimensione emotiva al fine di evitare l’analfabetismo emozionale (l’incapacità di comprendere e condividere emozioni proprie e altrui), che compromette il costruirsi di una soggettività equilibrata e di relazioni interpersonali significative.

La formazione degli affetti e il suo dover porre in relazione dialettica e di reciproco ascolto l’emotivo e il cognitivo è oggi uno dei tornanti più impegnativi e innovativi della ricerca pedagogica. Se la sessualità umana porta iscritto in sé un radicale intenzionarsi all’altro, è necessario predisporre percorsi che guidino gli alunni a saper riconoscere, pensare ed esprimere in molteplici linguaggi quelle spinte propulsive del nostro relazionarci al mondo e alle persone che sono le emozioni e i sentimenti.

La conoscenza della nostra affettività sarà poi premessa per saper cogliere empaticamente l’affettività altrui e saper costruire rapporti autentici e fecondi. L’educazione sessuale deve quindi potenziare quella capacità di compiere un’immediata discriminazione dei propri e degli altrui sentimenti, di classificarli, di interpretarli alla luce di codici simbolici, di utilizzarli come mezzo valido per comprendere e regolare i propri comportamenti. Educare le emozioni porterà poi necessariamente a un confronto sugli interessi, sulle motivazioni e sui valori che sorreggono il nostro essere con gli altri e per gli altri.

È la psicologia sociale, infatti, a dirci che dietro a ogni emozione c’è qualcosa che l’individuo ha a cuore: obiettivi, interessi, scopi. È il rapporto con tali interessi che rende gli eventi emotivamente rilevanti per ciascuno di noi.

Etica della sessualità

È onesto e indispensabile far conoscere agli alunni la pluralità dei modi di interpretare e vivere la sessualità umana che sono oggi presenti nella nostra società, mostrandone la plausibilità e la coerenza. L’obiettivo dell’educazione sessuale non deve infatti essere l’accettazione acritica da parte degli alunni di una determinata visione della sessualità, sia pure quella che appare la più autentica agli occhi dell’insegnante.

Lo scopo ultimo di questo particolare tipo di educazione dev’essere quello di attivare la capacità di costruire criticamente un giudizio morale in materia sessuale. Nel far questo, proprio la pluralità di concezioni a riguardo presenti nella nostra società rappresentano un "campo di lavoro" per esercitare la capacità di scegliere e di giustificare le proprie scelte. Le situazioni problematiche – si pensi alle inedite possibilità offerte dalla ricerca genetica, ai nuovi modelli di convivenza familiare, all’omosessualità, ai dibattiti sullo statuto dell’embrione o sulla "pillola del giorno dopo" –, i casi e gli incidenti critici, la straordinaria disparità di fatti e di comportamenti rappresentano gli ambiti in cui gli alunni devono essere portati a esercitare il discernimento e a formulare giudizi, liberandosi così da atteggiamenti acritici e indotti o scettici e rinunciatari. Solo chi non è sicuro del valore delle proprie convinzioni teme il confronto.

Non dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi a demonizzare il pluralismo ma, al contrario, insegnare loro ad affinare capacità di ascolto e analisi, per riconoscere i valori in gioco, superare il relativismo, formulare giudizi, pensare e vivere la sessualità "a ragion veduta".

L’educazione sessuale nella scuola resta ancora una realtà pedagogica su cui riflettere, sperando che non venga meno nella scuola del futuro. La sessualità, nel suo essere parte integrante della vita e dell’identità personale, deve diventare, all’interno della scuola, oggetto di lettura ed elaborazione.

Barbara Galparoli

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