Periodici San Paolo - Home page

LIBRI & RIVISTE
    

   Famiglia Oggi n. 12 dicembre 2000 - Home Page Jean-Claude Kaufmann
C’era una volta il principe azzurro
Ed. Mondadori, Milano 2000, pp. 259, L. 32.000

L’autore, sociologo francese, focalizza in questo saggio la sua attenzione sulla vita delle donne che vivono da sole. Che vivono da sole, non che sono sole. Bisogna infatti subito sgombrare il campo da vissuti ottocenteschi, da un’immagine di povertà affettiva, sentimentale, sessuale legata alla figura tradizionale e ormai obsoleta della "zitella". L’autore esalta invece l’icona del cammino rivoluzionario delle donne perché contrappone ai valori della dedizione e della cura – perno della vita familiare e dell’intera vita sociale – i valori dell’autonomia, del libero disporre di sé.

Lo sviluppo della vita da single femminile, soprattutto nelle sue forme più accentuate, ha in sé un potenziale sovversivo inimmaginabile, conducendo inCopertina de: C’era una volta il principe azzurro. qualche modo all’estremo il paradosso di cui sono portatrici le donne oggi. Il fatto cioè che proprio la loro forza nuova, il loro sottrarsi alla dominazione maschile e agli imperativi femminili della lamentazione e del vittimismo le inserisce in un’area comune a donne e uomini: l’area della autodeterminazione e della libertà di costruzione del sé.

Ma la libertà è altrettanto difficile della servitù perché immette elementi di insicurezza, di ambivalenza all’interno della stessa area di forza. Questa insicurezza – che deriva paradossalmente dalla loro stessa forza – è un segno importante della vita delle donne single. «Vivere da sole – scrive l’autore – conduce irrimediabilmente a uno sdoppiamento: due parti di sé combattono una guerra perenne senza che nessuna delle due riesca mai a vincere in maniera definitiva». È questo il paradosso: la vita da soli è una "vita in due"... Incertezza e instabilità sono il prezzo del conflitto di identità. Chi si è veramente, quella che si sente libera e forte o quella che si sente sperduta come una bambina abbandonata?». Le due identità coesistono: la difficoltà sta nel dover continuamente reinventare la loro coesistenza.

Il tutto si complica poiché in genere la parte di sé attribuibile alla percezione di "bambina abbandonata" aspira a ricongiungersi con il "principe azzurro", a perseguire indefettibilmente il sogno d’amore, che non riesce mai a sostanziarsi proprio perché le esigenze alte delle donne giovani e meno giovani – colte, qualificate, curiose – si scontrano con un’offerta maschile spesso modesta o comunque non rispondente alle aspettative.

Il sogno del principe può allora diventare un’ossessione, invadere la "parte attiva" e trascinarla in un’esistenza di attesa, contravvenendo così alle dinamiche di autonomia psichica; ma – conclude l’autore con un guizzo finale di ottimismo – può anche portare a una sorta di unione tra la donna autonoma e il principe. Perché le traiettorie di autonomia hanno molti punti in comune con lo slancio amoroso: entrambi sono slancio, tensione permanente verso una riformulazione di sé, reinvenzione della vita. A patto che al principe si attribuisca un’esistenza più virtuale che reale, qualcosa in cui credere senza crederci concretamente.

Marina Piazza

     
Alberto Agosti, Paola Di Nicola (a cura di)
Leggere il maltrattamento del bambino: le radici della violenza
Ed. Franco Angeli, Milano 2000, pp. 317, L. 40.000

Nel panorama della letteratura dedicata al problema del maltrattamento, il volume si evidenzia per la completezza che offre al lettore.

Diviso in tre parti, il lavoro si apre con contributi che aiutano a comprendere le radici, storiche e psicologiche, che sono alla base di un fenomeno "scoperto" relativamente di recente: fu infatti solo alla fine del secolo scorso che, a fianco del problema dei bambini abbandonati, ci si iniziò Copertina de: Leggere il maltrattamento del bambino: le radici della violenza.a occupare dei drammi presenti entro i confini familiari. Gli autori propongono quindi sia una sintesi dei diversi approcci teorici che stanno alla base di tutti gli attuali programmi preventivi e di recupero, sia un’approfondita analisi del contesto italiano. Un altro interessante capitolo, sempre nella prima parte, è dedicato al particolare ruolo che l’infanzia riveste nelle società post-moderne, nel momento in cui il rapido sviluppo tecnologico non permette più quello scambio generazionale di informazioni che aveva caratterizzato le società sino a pochi decenni or sono.

La seconda parte del libro riguarda invece i "luoghi del maltrattamento", con un’ampia rassegna che attraversa il mondo dello sport (con i relativi rischi di strumentalizzazione agonistica dei ragazzini), quello della scuola (che spesso si rivolge a generici alunni, togliendo così valore alle differenze individuali), fino a occuparsi delle possibili forme di violenza presenti in quelle istituzioni nate (paradossalmente) per aiutare bambini e adolescenti in difficoltà: reparti di pediatria, centri educativi, comunità.

Il volume si chiude con una terza sezione destinata ad alcuni approfondimenti, in cui tre contributi di taglio più clinico offrono spunti concreti sul processo di intervento.

Gianni Cambiaso

    
Mauro Mariotti, Roberta Frison
Relazioni terapeutiche e adolescenti multiproblematici
Ed. Franco Angeli, Milano 2000, pp. 256, L. 48.000
Se l’adolescente è come una persona che attraversa un mare in tempesta, l’esperienza del centro di riabilitazione psichiatrica "La Rotonda" di Reggio Emilia (descritta nel libro) mi pare un’isola felice a cui un giovane in difficoltà può approdare.

Il centro, progettato da Mauro Mariotti, prende spunto da presupposti teorici e si pone come una struttura intermedia, cioè un luogo che cura adolescenti con gravi disturbi psichici, partendo da un’idea di tipo evolutivo-dinamica che mira a far crescere i pazienti condividendo con loro gli obiettivi terapeutici che sono: rinforzare il soggetto a usare le proprie risorse, fornendogli un contenimento fisico senza ghettizzarlo, né cronicizzarlo, con una diagnosi psichiatrica pesante Copertina de: Relazioni terapeutiche e adolescenti multiproblematici.e precoce, ma dandogli una possibilità di reinserimento sociale e familiare; offrire strumenti per contenere le angosce del giovane; stimolare in lui l’indipendenza, creando alleanza e collaborazione anche con la famiglia per evitare la colpevolizzazione dei genitori; facilitare il processo d’individuazione ponendosi come contesto di apprendimento; far sperimentare all’adolescente problematico la relazione sia con l’adulto (l’operatore vissuto come adulto affidabile), sia con i pari, attraverso attività di gruppo miranti a elaborare le diverse aree dell’interazione (confronto, condivisione, stimolazione di nuovi interessi, linguaggio non verbale).

Il rischio di formulare una diagnosi psichiatrica etichettante e cronicizzante in un ragazzo che vive appunto un periodo di mobilità e d’incertezza, congelandone il processo evolutivo, pare evitato in questo tipo di intervento che credo possa realmente funzionare e possa essere esempio per altre esperienze.

Sonia Lio

    
Franco Garelli
I giovani, il sesso, l’amore
Ed. Il Mulino, Bologna 2000, pp. 237, L. 24.000

Nel nostro Paese le ricerche sui giovani sono numerose e ricorrenti, ma «i campi più analizzati sono quelli della partecipazione sociale e politica, il rapporto con le istituzioni, la questione lavoro, la presenza a scuola, gli orientamenti religiosi; mentre è debole l’attenzione ai nuovi linguaggi dei giovani, ai loro stili di vita e modelli di comportamento al di fuori degli spazi istituzionali, a quei "luoghi" o momenti in cui essi maggiormente si identificano ed esprimono i loro interessi e orientamenti». Tra questi, Garelli ha scelto come oggetto di indagine il tema dell’affettività e della sessualità, perché capaci di interpellare i giovani in Copertina de: I giovani, il sesso, l’amore.profondità, facendo emergere vissuti e orientamenti di fondo.

Si tratta di un’indagine di tipo qualitativo nella quale sono stati sottoposti a una traccia di intervista semistrutturata 150 giovani di età compresa tra i 20 e i 24 anni in tre grandi città italiane: Napoli, Bologna, Torino. Le 150 interviste realizzate con il registratore sono poi state trascritte, fornendo così il materiale per l’elaborazione e gli approfondimenti successivi. Gli aspetti trattati vanno dal significato del rapporto sessuale alla dimensione della contraccezione, alle differenze di genere nel comportamento sessuale e costituiscono i vari capitoli del volume.

Si ricava così una preziosa miniera di frasi raccolte e analizzate nel dettaglio che ci forniscono un quadro curioso e affascinante delle aspettative e delle tensioni di una generazione nei confronti della vita affettiva e sessuale. I giovani vengono descritti come individui sessualmente esperti, conoscitori delle dinamiche di coppia, tesi a vivere spontaneamente e a sperimentare a oltranza, mossi dai sentimenti e dalle emozioni, orientati a cercare continue conferme di sé e delle proprie scelte in campo affettivo e sessuale.

Carlotta Bonaiti

    
Kimberly S. Young
Presi nella rete. Intossicazione e dipendenza da internet
Ed. Calderini Edagricole, Bologna 2000, pp. 215, L. 23.000

L’autrice, docente di Psicologia all’Università di Pittsburgh, studia la dipendenza dalla Rete, una patologia simile al vizio del gioco o alla bulimia.

Le vittime appartengono a un campionario umano molto vario che comprende adolescenti, giovani donne, professionisti, casalinghe, i quali in un tempo molto breve diventano schiavi del computer fino a stravolgere la propria vita e modificare comportamenti e relazioni coi familiari. È la famiglia che si accorge, per prima, dell’anomalia di abitudini, che assumono progressivamente il carattere della patologia.Copertina de: Presi nella rete. Intossicazione e dipendenza da internet.

Sedotti dalle chat, daun gioco di ruolo o dal cybersesso, i dipendenti virtuali non si accorgono del loro comportamento, perché trovano in Internet un surrogato potente e docile di soddisfazioni che la vita reale non dà loro. La frequentazione di una chat può dar l’impressione di avere tanti amici, comprensivi e disponibili; il gioco permette di evadere e di inventarsi altre personalità o manifestare tendenze socialmente riprovevoli; il cybersesso libera dalle inibizioni in maniera protetta dall’anonimato. Per la prima volta nella storia molti hanno a disposizione uno strumento per reinventarsi una seconda vita e fuggire così da quella reale.

Calcolando che la percentuale dei dipendenti "tradizionali", cioè coloro che si danno al bere o alle droghe o al gioco rappresentano il 5-10% e che i navigatori, in Usa, hanno superato i 60 milioni, il rischio riguarda diversi milioni di persone. Secondo l’autrice almeno 5 milioni di americani sarebbero già vittime di questa nuova forma di dipendenza.

Per questo la Kimberly ha fondato un’associazione di auto-aiuto, la Cola (Centro per la dipendenza online), che aiuta le famiglie e le vittime a guarire.

Mirella Camera

    
Gianna Schelotto
Equivoci & sentimenti
Ed. Mondadori, Milano 2000, pp. 198, L. 27.000

Quando si diventa incapaci, per qualsiasi motivo, di ammettere e riconoscere le differenze tra il proprio modo di percepire le situazioni e quello degli altri si crea allora una catena di comportamenti che sono l’uno la causa dell’altro in una ripetizione continua e spesso dolorosa.

Tutti siamo stati più volte testimoni, e spesso anche protagonisti, di situazioni conflittuali nelle quali nascono litigi drammatici su questioni che viste dall’esterno sembrano, e oggettivamente lo sono, futili e inconsistenti. Eppure la furia, la Copertina de: Equivoci & sentimenti.sofferenza, la distruttività che si avvertono nelle parole e nei comportamenti dei litiganti ci suggeriscono che essi stanno mettendo in gioco molto di più della sciocchezza sulla quale apparentemente si azzuffano. Ciascuno lotta per essere accettato secondo la propria immagine di sé e al tempo stesso cerca di definire ciò che vorrebbe dall’altro.

L’autrice visita in questo libro lo sterminato territorio della comunicazione e dei malintesi che vi si annidano, non comprendendoli tutti, è ovvio, ma fornisce comunque una mappa generale che può consentirci un orientamento più facile nel labirinto dei rapporti e degli equivoci che ne derivano.

La psicoterapeuta raccoglie tanti casi, storie che raccontano in prima persona le varie circostanze in cui si può verificare questo tipo di difficoltà: qualche volta c’è una doppia versione dei fatti e ciascuno dei protagonisti afferma la "propria verità".

In conclusione, capirsi è cosa più difficile di quanto appaia o di quanto noi stessi siamo disposti a credere, ma è già molto ricordare che ogni volta che diamo o riceviamo messaggi corriamo il rischio di riferirci a concetti soggettivi e in certi casi anche contraddittori, quindi particolarmente capaci di generare equivoci e incomprensioni.

Franca Pansini
   

Beatrice Garau
Amici ed eroi. Grandi libri per giovani lettori
Guerini e associati, Milano 2000, pp. 311, L. 40.000

Gli adulti, che nell’infanzia hanno letto molto e hanno goduto di questo passatempo, soffrendo ed esultando per i protagonisti dei racconti e dei romanzi, hanno la "pretesa" di far vivere ai figli la stessa entusiasmante esperienza. La paura del potere di Tv e computer (e del loro ascendente sui bambini di oggi) è la causa delle numerose pubblicazioni che hanno lo scopo di trovare il modo per favorire lo sviluppo di un vivo interesse per la lettura. In tal senso si orienta anche questa intelligente rassegna bibliografica curata da un’esperta del settore e introdotta da un breve saggio dello psicologo Guido Petter, "Un rapporto di amicizia con il libro", in cui sottolinea l’importanza di creare un legame positivoCopertina de: Amici ed eroi. Grandi libri per giovani lettori. non solo con la lettura, ma anche con i protagonisti dei libri che sono gli "amici e gli eroi" che danno il titolo a questo volume.

Con un linguaggio scorrevole e avvincente l’autrice ci offre un gruppo di libri, divisi in sottogruppi per fasce d’età, attingendo al vasto patrimonio della letteratura per ragazzi, sia del passato che di oggi. Vi troviamo per i più piccini le filastrocche di Rodari, i coniglietti di Beatrix Potter e i «bambini cattivi» di Heinrich Hoffmann (chi non ricorda Pierino Porcospino?), si passa poi ai capolavori di Andersen, Collodi, Buzzati (La famosa invasione degli orsi in Sicilia) e Astrid Lindgren, e per i più grandi si finisce con i classici di Dahl, Dumas, Alcott e Fred Uhlman (L’amico ritrovato). Ogni libro è presentato da una scheda ricca di esaurienti notizie riguardanti il personaggio, la trama e l’autore.

In appendice, un breve testo intitolato "L’arte del raccontare" rileva il significato di un’abitudine ormai andata persa e rende questo manuale un prezioso strumento per insegnanti e genitori.

Orsola Vetri
   

Emanuele Calò
Le convivenze registrate in Europa
Ed. Giuffrè, Milano 2000, pp. 171, L. 25.000

L’opera affronta in modo sistematico e comparativo la disciplina della convivenza fuori dal matrimonio nei vari ordinamenti europei. Particolare attenzione è posta sulla rilevanza giuridica del consenso dell’interessato per l’istituzione, nonché la consolidazione della coppia di fatto, non trascurando però le istanze sociali legate al fenomeno. Risulta infatti apprezzabile la chiarezza con la quale si cerca di evidenziare la sostanziale struttura omogenea che l’istituto della convivenza ha acquistato a livello europeo.

Certo, la riflessione svolta all’interno dell’ordinamento italiano porta a farsi alcuni interrogativi. Copertina de: Le convivenze registrate in Europa.Ad esempio: con quali modalità e con quali limiti il nostro Parlamento produrrà eventuali atti di recepimento (in riferimento alle direttive europee in tale materia); di fronte alla prospettiva di omogenizzazione, quali potrebbero essere e relativamente a quali principi gli effetti obbligatori per le coppie di fatto (il regime della filiazione e gli effetti patrimoniali ed ereditari). L’autore descrive poi il funzionamento del sistema, analizzando le discipline civilistiche sulla convivenza in diversi Paesi europei: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Finlandia, Islanda, Norvegia, Portogallo.

L’apprezzabilità del testo, che si manifesta soprattutto attraverso il rigore scientifico comparativo della disciplina giuridica di diritto privato dei vari Paesi, deve comunque mantenere desta l’attenzione sulle problematiche di diritto pubblico in ordine all’assolutezza o relatività della portata del richiamato art. 29 della Costituzione. Tali riflessioni, volutamente non esaminate dall’autore, e che toccano anche la sfera etica e sociale, non possono cercare in questo testo una risposta che contrasterebbe con le finalità istituzionali e comparative dell’autore.

Luca Degani
  

Ausilia Riggi Pignata
Da donna a donne
Ed. Gabrielli, Nogara (Vr) 2000, pp. 317, L. 39.000

Il libro è la testimonianza di un’esperienza reale: la presenza nella Chiesa cattolica di donne sposate a sacerdoti che mantengono il loro ministero nella comunità. Senza piagnistei su un indubbio stato di sofferenza, l’autrice guarda oltre e, nel portare alla luce questa realtà nascosta, fa emergere il problema del rapporto uomo-donna nell’istituzione ecclesiastica.

Il problema affrontato dal libro è di ampia portata: essere Chiesa, farsi coppia e rimanere reciprocamente l’altro necessario. Nella fedeltà al messaggio biblico: «Non è bene che l’adam sia solo. Gli faremo un aiuto che sia come davanti aCopertina de: Da donna a donne. lui» (Gn 2,18.20). La traduzione letterale dell’ebraico ezer kenegdo è: «aiuto come contro lui», e non indica contrapposizione, ma reciproca alterità. I due sono e devono rimanere reciprocamente altri, uguali ma diversi. Di tutti gli esseri viventi, solo l’adam ha bisogno di un kenegdo, ha bisogno dell’Altro.

L’uomo, maschio e femmina, è e rimane tale solo se vive il bisogno dell’altro come costitutivo del suo esserci. L’incontro-confronto fra l’uomo e la donna diventa così paradigmatico di ogni relazione interpersonale con l’altro per razza, cultura, religione.

Scrive il filosofo Lévinas: «Io tento di non presentare la mia relazione con l’Altro come un attributo della mia sostanzialità, ma al contrario come il fatto della mia destituzione, della mia deposizione (proprio nel senso della deposizione di un sovrano)». Accertare la deposizione dell’io sovrano, il disarmo, la vulnerabilità per incontrare l’altro e lasciarsi da lui spaesare: questa la sfida delle donne alla Chiesa per farsi tutti uniti ma non confusi, distinti ma non separati, epirania di pace per l’intera creazione.

Una sfida ben più impegnativa dell’abolizione della legge del celibato.

Vilma Gozzini
    

Jole Bevilacqua (a cura di)
Le molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Usa, Europa, Italia
Ed. Franco Angeli, Milano 2000, pp. 202, L. 26.000

Il volume propone una riflessione sulla realtà europea e statunitense, a partire da un convegno tenutosi a Milano. Nonostante l’attuale definizione della Comunità europea della molestia come «comportamento indesiderato a connotazione sessuale», è ancora aperto il processo di identificazione del problema nei luoghi di lavoro, con una tendenza crescente a includere nel fenomeno non solo i comportamenti più critici (pressioni, ricatti), ma anche gli apprezzamenti pesanti e gli scherzi a sfondo sessuale.

Copertina de: Le molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Usa, Europa, Italia.I contributi raccolti sono accomunati da una riflessione sulle molestie sessuali che indica come indispensabile la sua contestualizzazione all’interno della cultura delle organizzazioni produttive: solo individuando correttamente l’origine del fenomeno sarebbe infatti possibile fornire adeguate strategie di fronteggiamento, che evitino la polarizzazione tra orientamento preventivo e orientamento repressivo, che caratterizza rispettivamente la realtà europea e quella americana. Gli autori concordano nel sottolineare che le molestie sessuali derivano da una cultura delle organizzazioni produttive che è o desessualizzante o sessista, ma anche nell’indicare che l’assumere la dimensione "culturale" del problema non significa attestarsi sul livello attuale di povertà delle prescrizioni relative agli interventi preventivi e repressivi da adottare riscontrabile, per esempio, negli accordi sindacali in Italia. È necessario riconoscere che il problema richiede una volontà precisa di fronteggiamento e intervenire in una realtà di lavoro dove si confrontano soggetti con sensibilità differenti, dove la maggiore presenza femminile richiederebbe interventi formativi (vedi la ricerca condotta dalla Regione Lombardia).

Maria Beatrice Perucci
    

Mila Busoni
Genere, sesso, cultura. Uno sguardo antropologico
Ed. Carocci, Roma 2000, pp. 192, L. 32.000

Antropologia ed etnologia sono discipline che possono cambiare le prospettive con cui si esaminano le realtà sociali dell’umanità. Il Novecento ha aperto l’obiettivo sui popoli meno conosciuti – si chiamavano primitivi –, scoprendone valori e suggestioni anche per le civiltà occidentali – ritenute più evolute –, ma ha incominciato a rileggere la vita umana a partire dai suoi fondamenti, non tanto filosofici, quanto culturali e sociali.Copertina de: Genere, sesso, cultura. Uno sguardo antropologico.

Così si è cominciato a osservare il genere maschile e femminile entro la società come elemento di differenza interrogandosi sul significato di tale differenza. Sembra ovvio che da sempre l’umanità avesse uomini e donne, però ci si accorge ora come sia stato variegato il significato attribuito a tale diversità e che l’ultima cosa da sostenere è proprio che si tratti di un dato "naturale": nulla pare sia più determinato culturalmente del sesso. Su tale linea di ricerca si muove lo studio dell’antropologa Mila Busoni che ripercorre nel tempo, nelle tradizioni e nelle più recenti acquisizioni scientifiche la valutazione espressa circa il sesso e il genere: «genere e sesso sono indipendenti, nel senso che la relazione che li unisce non è né fissa, né necessaria, ma ciò che viene determinato dal sesso non è la natura a dirlo, è la società». Il corsivo è nel testo e indica alcuni assunti precisi che scardinano considerazioni ritenute da sempre e per sempre stabilite, mentre oggi tutto viene rimesso in discussione.

Etnologia e antropologia e le mutate metodologie di indagine forniscono una lettura delle differenze di genere arricchite del concetto di relazione e di contesto culturale, meno determinate dai soli rapporti di potere e di dominio, prevalentemente del maschile sul femminile.

Rosangela Vegetti

    
Di seguito segnaliamo gli articoli pubblicati sul tema Giovani, sesso e amore. Le riviste sono consultabili presso il Centro documentazione del Cisf, Centro internazionale studi famiglia

RIVISTE ITALIANE

  • Anatrella Tony, Modelli sessuali e orientamenti attuali dell’educazione sessuale, La famiglia, n. 179, 1996, pp. 21-34.
  • Bonino Silvia, Tra sesso e affetti, Psicologia contemporanea, n. 153, 1999, pp. 20-27.
  • Bottani Angela, Educazione alla sessualità, La casa, n. 2, 1996, pp. 77-85.
  • Callegari Carla, Ronchetti Camillo, Lo sviluppo delle relazioni interpersonali nella pre-adolescenza, Consultori familiari oggi, n. 4, 1997, pp. 11-20.
  • Castelletti Paolo, Pagani Ida, Pennavaja Angela, Dentro la sessualità, Vivereoggi, n. 7, 1996, pp. 14-24.
  • Corradini Luciano, L’educazione sessuale nella scuola fra leggi fatte e leggi da fare, Orientamenti pedagogici, n. 4, 1996, pp. 809-828.
  • Corradini Sara, Vinetti Lucio (a cura di), Parlami d’amore. Adolescenti e sessualità, Note di pastorale giovanile, n. 3, 1999, pp. 65-77.
  • Delpiano Mario, Sessualità, affettività, corporeità, Note di pastorale giovanile, n. 7, 1997, pp. 8-30.
  • Di Pietro Maria Luisa, Sessualità umana: verità e significato. Una guida per i genitori, Medicina e morale, n. 2, 1996, pp. 209-234.
  • Gatti Guido, Educazione sessuale dei giovani, Rivista di scienze dell’educazione, n. 1, 1999, pp. 47-67.
  • Gay Cialfi Rita, L’educazione sessuale in una comunità per minori, Scuolaviva, n. 11-12, 1996, pp. 35-38.
  • Lasconi Tonino, Vincere la scommessa educativa anche in parrocchia, Famiglia oggi, n. 4, 1996, pp. 31-36.
  • Lollo Maria Fiorenza, Gori Pietro Fabrizio, Turchetto Antonella Debora, Lo striscione. Un’esperienza di educazione alla salute sessuale, Prospettive sociali e sanitarie, n. 14, 1998, pp. 19-21.
  • Masellis Tartarini Adriana, L’uso dei mezzi audiovisivi e ausiliari nella educazione alla sessualità, Rivista di sessuologia, n. 3, 1996, pp. 269-276.
  • Mastronardi Luigi, Interpellate, le professoresse rispondono, Famiglia oggi, n. 3, 1996, pp. 78-80.
  • Occhipinti Wilma, Così si banalizza l’esperienza sessuale, Jesus, n. 5, 1996, pp. 96-99.
  • Pacciolla Aureliano, Campana Concetta, Alla scoperta di sé stessi e del proprio corpo, Famiglia oggi, n. 4, 1996, pp. 12-17.
  • Pagani Severino, Una strada per gli affetti, La rivista del clero italiano, n. 10, 1999, pp. 646-658.
  • Paternoster Vincenza, L’educazione sessuale a scuola: ipotesi di lavoro, Consultori familiari oggi, n. 3, 1999, pp. 128-133.
  • Pietrantoni Luca, Bertozzo Graziella, Orientamento sessuale a scuola, Prospettive sociali e sanitarie, n. 12, 2000, pp. 18-20.
  • Pontificio Consiglio per la Famiglia, CEI, Educazione sessuale in famiglia e a scuola, Famiglia oggi, n. 4, 1996, pp. 37-55.
  • Rubaltelli Maria Maddalena, Handicap, sessualità e relazione: strategie educative "verso l’autonomia per una reciprocità nel rapporto", Rivista di sessuologia, n. 4, 1998, pp. 317-324.
  • Serra Angelo, Sessualità e affettività, adolescenti ed educatori a confronto, Consultori familiari oggi, n. 2, 1998, pp. 77-84.
  • Solfaroli Camillocci Danilo, Educazione sessuale: interazione, scuola e famiglia, Scuolaviva, n. 11-12, 1996, pp. 8-12.
  • Sutera Enza, Il coinvolgimento sessuale precoce nell’adolescenza: quali strategie di intervento?, La famiglia, n. 198, 1999, pp. 48-59.
  • Turchetto Antonella (e al.), Consulenza sessuologica in un consultorio per adolescenti, Prospettive sociali e sanitarie, n. 10, 1996, pp. 20-21.
  • Vida Marcella, Strusi Lucia, Mizzi Alessandra, Riflessioni su esperienze di educazione sessuale: interventi di educazione alla sessualità e di educazione alla salute, Rivista di sessuologia, n. 4, 1998, pp. 325-335.

        
RIVISTE STRANIERE

  • Barroux Colette (e al.), Education sexuelle, tenir compte de l’affectif, L’école des parents, n. 3, 2000, pp. 29-45.
  • East Patricia L., Racial and Ethnic Differences in Girls’ Sexual Marital and Birth Expectations, Journal of Marriage and the Family, n. 1, 1998, pp. 150-162.
  • Neyrand Gérard (e al.), Amour et sexualité à l’adolescence, Dialogue,
  • n. 146, 1999, pp. 3-85.
  • Pavone Frank, Points of Contrast to Christian Anthropology and Authentic Education in Sexuality, Familia et vita, n. 2, 1998, pp. 40-45.
  • Perkins Daniel K. (e al.), An Ecological Risk: Factor Examination of Adolescents’ Sexual Activity in Three Ethnic Groups, Journal of Marriage and the Family, n. 3, 1998, pp. 660-673.
  • Suaudeau Jacques, Unfpa Roundtable on Adolescent Reproductive Health and Rights, Familia et vita, n. 2, 1998, pp. 26-39.
  • Wattiaux H. (e al.), Sexualité: signification et éducation sexuelle, Pastorale familiale, n. 1-2, 1999.
   Famiglia Oggi n. 12 dicembre 2000 - Home Page