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Dossier - 2 -

Il galateo nell'era telematica

COSTUMI CHE NON TRAMONTANO

di Chiara Macconi e Paola Parma
  

   Famiglia Oggi n. 1 gennaio 1998 - Home Page

Gli aspetti educativi

I giovani sono spietati con il passato dei genitori mentre sono avidi del passato che li riguarda. Raccontiamogli del loro passato, ma chiediamo che il rispetto tra le generazioni sia attivo in ambedue le direzioni.

Forse è possibile identificare qualche modesto elemento di riflessione per i nostri educatori. Al di là dei precetti dell’essere eleganti e alla moda serve considerare che alla base di tutto è necessario il rispetto di sé e degli altri: come accorgersene? Cercando di mantenere più punti di vista, di tenere aperto il canale di comunicazione con gli altri, di utilizzare la logica del "Noi" più di quella dell’"Io".

Vivere in un clima di buone relazioni, di apprezzamento reciproco, di divergenze gestite con tatto, di gentilezza e di buone maniere ci fa stare bene: «per quanto sembrino cose di secondaria importanza, la missione degli abiti non è soltanto quella di tenerci caldi. Essi cambiano l’aspetto del mondo ai nostri occhi e cambiano noi agli occhi del mondo». Virginia Woolf, nel suo libro Orlando, ci richiama al significato sociale e psicologico dell’abbigliamento.

Queste buone maniere non limitano la nostra libertà ma ci permettono di potenziarla. Il galateo, nella sua accezione più ampia, ci suggerisce come misurarci con la libertà altrui.

I luoghi di questa educazione alla gentilezza, all’appropriatezza, alle belle maniere sono i luoghi della formazione: la famiglia e la scuola. Qui, fra le cose che si insegnano e quelle che si imparano – oppure con gergo pedagogico, quelle oggetto di insegnamento curricolare e quelle che passano attraverso il curricolo nascosto e parallelo – c’è un grande spazio flessibile intessuto dei comportamenti intenzionali di tutti i giorni.

Esiste sempre una distanza fra le generazioni, ma quella che fino a qualche anno fa non veniva meno era la speranza nel futuro. Questa speranza sembra svanita: cresce perciò la cultura del dettaglio, della temporaneità, del lavoretto, della precarietà; ci si anestetizza rispetto alle delusioni, diminuisce l’attaccamento, viene incentivata una vita "al consumo delle esperienze" senza che le stesse siano sostenute da un progetto. Noi adulti ce ne preoccupiamo e facciamo proposte che speriamo possano interessare i giovani. Ci diciamo anche che dobbiamo ascoltarli e ci diciamo che i giovani non ci ascoltano: ma siamo capaci di ascoltarli davvero? Siamo capaci di farci ascoltare? Siamo capaci di interessarli a proposte che sappiano coinvolgerli in dimensioni etiche ed estetiche che toccano la vita di tutti i giorni? Siamo capaci noi di essere buoni modelli di tolleranza, rispetto, civiltà, appropriatezza, eleganza? Consegneremo loro anche la speranza del futuro, di una società migliore.
  

Tutti i segreti del bagno

Anche la pratica del bagno, come l’idea che le sta dietro di igiene, è da sempre contrassegnata dal cambiamento di usi e consuetudini che si sono avvicendati nel corso dei secoli. Alle sue origini il rapporto con l’acqua fu totalmente legato all’aspetto religioso, della fertilità in particolare, con le "abluzioni" su cui vegliavano sacerdoti e medici. Non vi era cerimonia che non venisse accompagnata da lavacri purificatori e bibliche immersioni in acque correnti.

Accostarsi alla misteriosa potenza del mare segnò l’inizio di ogni civiltà e da sempre tutti gli eventi più significativi della vita degli uomini sono associati all’acqua.

Nell’acqua affondano i segreti dell’esistenza, della nascita, della crescita, della fertilità. Dopo la caduta dell’impero romano il bagno perse il suo fascino, lasciandosi contagiare da influenze diaboliche e popolandosi di mostri immaginari, aspetti tutti che il cristianesimo rafforzò. Nel Medioevo la linea guida non mutò, tanto che la civiltà marittima si contrasse e lo sguardo degli uomini si rivolse soprattutto alla terra. A questo si aggiunse la condanna della Chiesa per l’immorale cura del corpo, che represse i bagni caldi visti come pericolosi veicoli di eccitazione e quindi come minaccia alla castità. I bagni freddi, invece, continuavano a venire praticati come mezzo per la purificazione e mortificazione del corpo per elevare lo spirito.

Nel Medioevo non era l’idea di lavarsi a venire meno, ma l’immaginario che essa evocava, il vero significato del bagno come luogo di piacere e di cura di sé. Si dovrà aspettare il Settecento per ritrovare la pratica del bagno presso l’aristocrazia, anche se l’acqua che scorreva nelle tante fontane continuava a non toccare il corpo protetto dagli abiti, se non raramente le mani e il viso. Eppure in questo secolo fece il suo ingresso la "vasca", lussuoso mobile che assurgeva a richiamo sensuale nelle dimore più lussuose, senza tuttavia voler rimandare all’elementare pratica della pulizia. Intanto nascono i primi stabilimenti balneari, associando al bagno d’acqua quello di sole. Il contatto con l’acqua torna a essere terapeutico e stimolante, diventando sinonimo di salute, cura e benessere.

Alle soglie dell’Ottocento, mentre rinascono i bagni pubblici, il bagno è una pratica d’élite, routine quotidiana solo per la borghesia e il patriziato. Nel 1886 ecco la vera svolta, che ha visto la fabbricazione di vasche da bagno in ghisa smaltata che finalmente fanno il loro ingresso nell’appartamento medio-borghese, mentre fiorivano le meno privilegiate cabine-doccia degli stabilimenti popolari.
   

Le saune benefiche

Relegato, alla fine, nella stanza della toilette, il rito del bagno sembra aver perso il suo significato originario per diventare sempre più oggetto razionale di pulizia, mentre l’acqua corrente arriva nelle case. Infine non si può dimenticare la rivoluzione imposta dall’idromassaggio, che ha radicalmente modificato l’esperienza del bagno.

Senza voler a questo punto fare un trattato sulla pulizia o tentare di "ingolosire" i dubbiosi sul piacere della vasca da bagno, vi vogliamo sottoporre una serie di possibilità, che nella maggior parte dei casi possono anche essere delle interessanti scoperte. Vi rammentiamo, tra i vari modi che le diverse culture hanno prodotto, la sauna finlandese, il bagno giapponese e il bagno turco, dove, nel particolare, a un protratto rilassamento in un’atmosfera densa di vapori segue, se siete fortunati, un lungo massaggio riattivante, al termine del quale si può finalmente riposare.

Viene poi la serie dei bagni terapeutici con i bagni sulfurei, che sfruttano l’azione disinfettante sulla cute e sull’apparato respiratorio dello zolfo, i bagni con i sali del Mar Morto, i bagni di fieno, quelli di argilla, i bagni di mare e di alghe, quelli di sabbia. Esiste anche la gamma dei bagni con piante ed essenze aromatiche, conosciute per i loro benefici fin dall’antichità, i bagni con i fiori di Bach e quelli con i cristalli, le pietre preziose. C’è, inoltre, la serie dei bagni di bellezza, che nella maggior parte dei casi sarebbe meglio fare con l’assistenza di personale esperto degli istituti di bellezza.

Di tutt’altra matrice, i bagni rituali, tra cui segnaliamo i bagni di San Giovanni che si svolgono tutt’ora tra il 23 e 24 giugno nelle campagne toscane, dove in una notte vicina al solstizio d’estate si crede che i fiori e le erbe officinali raccolti abbiano proprietà eccezionali. Anche la rugiada notturna si dice abbia poteri per combattere il malocchio.

Vi ricordiamo, inoltre, il bagno della sposa, antico rituale che si perde nella notte dei tempi. Per chi non lo sapesse esistono anche bagni psichedelici e onirici, in cui il nostro pensiero, avvolto da un’atmosfera avvolgente e silenziosa, riesce a volare rapido nel tempo e nello spazio, come in un sogno, toccando nuove dimensioni immaginarie libere dai limiti della vita quotidiana. In questo tipo di bagno oltre ai suoni e alle luci anche gli odori possono giocare un ruolo importante. Si può pure colorare l’acqua con tinture vegetali.

Ci sono infine i bagni dello spirito, che, a seconda dell’essenza che si usa, risvegliano o meno aspetti nascosti del nostro essere. Chiaramente per questo tipo di bagno, il più semplice e allo stesso tempo il più raffinato, è necessaria una disposizione d’animo adatta, la possibilità di spazi e tempi tranquilli e privati.
   

Il "Galateo" del monsignore

Quando monsignor Giovanni Della Casa nel 1552 decise di scrivere un trattato sulle buone maniere, pensò di fare cosa gradita a colui che gli aveva dato l’idea dedicandogli il titolo dell’opera. E poiché l’ispiratore, il vescovo di Sessa, si chiamava Galeazzo Florimonte, il Della Casa ne latinizzò il nome in Galatheus e da allora, "Galateo" rimase per sempre il nome del libro e del suo contenuto. Questo trattato potrebbe venire definito come un manuale della convenienza sociale, quale era intesa nel Rinascimento. Il suo scopo non è di raggiungere le vette della pura speculazione filosofica, ma, molto più modestamente, di insegnare ad essere piacevoli.

Il Galateo è un trattato di stile decoroso, utile agli aspiranti cardinali e diplomatici, a cortigiani senza idealità castiglionesche, non inutile a borghesi "onesti". Non si capisce come spiegare la fortuna davvero singolare incontrata da questo "libretto" nel suo tempo e in seguito, in Italia e in Europa. Sicuramente c’è una felice intuizione sui gusti e sugli interessi dei futuri lettori, ma soprattutto il Della Casa riesce a porgere un’antologia di luoghi cari alla civiltà rinascimentale: dal culto della bellezza a quello della discrezione, dal senso del piacevole e del costumato al vagheggiamento di un dominio degli istinti, che è quasi signore sugli accadimenti esteriori. Né infine va trascurata l’aura letteraria che pervade, nelle sue pieghe più nascoste, l’intero trattato. L’opera è una sorta di retrospettiva ragionata, dove vige il principio della convenienza, il consiglio di intonarsi alla circostanza, alle persone, agli ambienti, di non essere mai troppo originali, affettati, di mantenere il senso della misura nel gesto e nella parola, di essere lieti, ma non scomposti, delicati, ma non adulatori ecc. Il principio classico e rinascimentale del "delectare docendo" induce monsignor Della Casa a scrivere in modo sapido e colloquiale, ricorrendo a facezie e citazioni sorridenti.

L’osservazione sottile, talvolta perfino caricaturale dell’altrui comportamento, induce a consigli ben precisi circa il proprio. Da questo punto di vista questi precetti hanno davvero un valore che trascende il tempo e la stessa grande civiltà che li hanno ispirati. Il Galateo di monsignor Giovanni Della Casa non è l’unico trattato che si addentri nell’universo delle buone maniere; va infatti a porsi in un campo abbastanza ricco di interesse che è passato attraverso i secoli.
  

I regolamenti conventuali

A partire dall’antichità, dove tra gli altri incontriamo Ovidio, che dispensa abbondantemente consigli spiccioli per quanto riguarda bellezza, eleganza e igiene. Nel 1475 incontriamo il De honesta voluptate et valetudine di Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, e nel VI secolo troviamo La Regola di San Benedetto, i cui precetti dal ’200 in poi, furono diffusi in tutte le lingue per ingentilire un po’ gli usi degli uomini a tavola.

Oltre questa regola in particolare, segnaliamo che il monachesimo in genere codificò veri e propri regolamenti conventuali del ben vivere insieme e molte norme di comportamento "prandiale" che passarono tali e quali nel galateo rinascimentale per arrivare fino a noi.

Incontriamo poi, nel ’500 Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione, dove viene illustrato in forma di dotta conversazione le qualità e i compiti da attribuire al perfetto gentiluomo di corte. Più attento all’aspetto "prandiale" è Domenico Romoli, detto il "Panunto", con la Singolar dottrina del 1560. Arrivando all’800, segnaliamo madame Louise D’Alq con il suo Savoir-vivre e Alfonso Bergando con Sulle convenzioni sociali e sugli usi dell’alta società.

Non possiamo citare tutti i trattati che nella storia hanno "tolto la polvere", peraltro mai caduta, sull’argomento delle buone vecchie maniere. Volevamo sottolineare il fatto che molti altri autori si sono occupati nella storia dell’argomento eterno dell’educazione, senza voler con questo togliere prestigio ad un trattato basilare come è il Galateo di monsignor Della Casa.
  

A tavola con stile

La tavola si può dire sia il vero banco di prova delle buone maniere. Innanzitutto la tavola si deve presentare bene; essere in sintonia con gli ospiti, con l’ambiente e con il menu. Se il ritrovo che abbiamo ideato è per amici, l’ideale potrebbe essere una spaghettata e un piatto freddo con una tovaglia rustica e dei piatti colorati senza troppe pretese. Ci dovrà essere armonia tra posate, piatti, bicchieri, tovaglia e gli accessori come centrotavola, saliere, portapepe, portapane, segnaposti.

Il centrotavola è un particolare che, oltre ad abbellire la tavola, crea la giusta atmosfera. Attenzione però che non sia sproporzionato rispetto alla tavola; è meglio che non sia né troppo grande né troppo piccolo. Non deve intralciare la vista dei commensali o il movimento delle vivande. Sappiamo tutti in che ordine ci si siede a una tavolata di 25 persone?

La regola vuole che le signore si accomodino contemporaneamente, o quasi, alla padrona di casa o all’ospite d’onore; i signori, invece, si siedono dopo, seguiti dal padrone di casa che sarà l’ultimo. Ricordiamoci che ci si siede con calma tentando di non fare rumori molesti con le sedie. Nella distribuzione dei posti la regola principale è quella dell’alternanza di uomini e donne, da rispettare se possibile, aiutati anche dalla scelta di tavole rotonde oppure ovali che ne facilitano l’attuazione.

Una volta accomodati, si starà con il busto ben eretto, facendo attenzione a non avvicinarsi troppo con il capo al piatto, ricordandosi che sono le pietanze che si avvicinano alla bocca e non il contrario. Per non dar disturbo a chi siede di fronte, le gambe non si tengono distese in avanti, non si dondola la sedia, cercando di mantenere la giusta distanza tra sé e il tavolo. I gomiti vanno tenuti rigorosamente accanto al corpo, nel modo più naturale possibile. Prima di essere serviti, il tovagliolo va spiegato e poi appoggiato e piegato a metà sulle ginocchia.

A tavola è meglio evitare di usare le mani per consumare le pietanze o raccogliere il boccone sulla posata. Ricordiamo che solo pochi alimenti richiedono l’uso delle mani: il pane, gli asparagi, i carciofi, le olive all’aperitivo, la frutta della dimensione di un boccone, i pasticcini mignon.
  

Altri piccoli consigli

Si comincia a mangiare non appena lo fa la padrona di casa o l’ospite principale. Si mastica sempre e solo a bocca chiusa, senza rumori e gorgoglii, cercando di fare bocconi piccoli che non ci costringano a ruminare, invece che masticare.

A bocca piena non si parla e non si beve. Si devono evitare la fretta o quello che può dare il sentore di voracità; non bisogna estraniarsi dalla conversazione impegnandosi solo nella degustazione.

La conversazione a tavola deve essere un piacere e un arricchimento. Un consiglio: i complimenti sperticati e indiscriminati sono per loro natura sospetti, perciò è meglio non farli, sostituendo il gradimento accettando un bis, in piccola quantità.

È assolutamente vietato: alzare il mignolo quando si solleva il bicchiere, la tazzina del caffè o il cucchiaino del gelato, soffiare sui cibi per raffreddarli, sparpagliare le pietanze come il risotto per lo stesso motivo, allontanare il piatto quando si ha finito, giocherellare con le posate, la mollica del pane o con tutto ciò che è in tavola, assaggiare qualcosa dal piatto del vicino, indugiare sul piatto da portata per scegliere i pezzi migliori, specchiarsi, pettinarsi, aggiustarsi il trucco e, anche se non visti, togliersi le scarpe. Prima di bere e dopo averlo fatto ci si deve sempre pulire le labbra con il tovagliolo.

Se cade qualcosa dalla tovaglia meglio fare finta di niente che raccoglierla. Starnuti e sbadigli dovranno passare inosservati; ci si coprirà con grazia con la mano o si userà il fazzoletto. Se il disturbo dovesse essere piuttosto fastidioso o durare a lungo, sarà meglio chiedere scusa e alzarsi da tavola. Al termine del pasto non ci si alza da tavola prima che lo faccia la padrona di casa, si attenderà che tutti i commensali abbiano finito, si piega il tovagliolo lasciandolo sul tavolo a destra del piatto, senza premurarsi di vuotare il bicchiere se fosse ancora pieno. Ora si può davvero andare.

Chiara Macconi e Paola Parma

Segue: Eleganza- abbigliamento

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