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Consulenza genitoriale

Una referenza per tutta la famiglia

Apprezzare la relazione con il mondo

di Gianni Cambiaso
        

   Famiglia Oggi n. 1 gennaio 1998 - Home Page La buona educazione non riguarda solo la cortesia, ma anche la formazione, l’istruzione e il nutrimento. Il comportamento corretto di un bambino è quindi sintomo del clima familiare e dipende dalle responsabilità assunte dai genitori nel crescerlo, insegnandogli l’importanza dei legami con gli altri.

Una delle raccomandazioni che più frequentemente si sentono fare dai genitori ad un figlio è la seguente: «Mi raccomando, comportati bene... Sii educato, ringrazia e chiedi sempre per favore...», e così via su questo tono. Così come una delle cose che più fa arrabbiare un genitore è quello di sentire il proprio figlio accusato di maleducazione: «Ma tua mamma non ti ha insegnato come ci si comporta?».

Il comportamento del proprio figlio diventa una specie di referenza per tutta la famiglia. Un modo d’essere che, se non è adeguatamente cortese e rispettoso, sembra poter suonare, più o meno velatamente, come un’accusa indiretta (alle volte neanche poi tanto) allo stile educativo dei genitori, o quanto meno alla loro autorevolezza nei confronti del figlio.

Se di fronte ad altre caratteristiche di un bambino vissute come negative o problematiche (ad esempio, l’irrequietezza, la timidezza eccessiva, l’irascibilità, la scarsa affettuosità, e tante altre ancora) si può invocare il carattere e sentirsi così in qualche modo deresponsabilizzati, è certamente più difficile sostenere che il proprio figlio è maleducato per carattere o che ha una personalità maleducata fin dalla nascita. Insomma, in questo caso un genitore non può proprio tirarsi indietro e si deve assumere le proprie responsabilità.

Certo, in realtà ci sarebbe molto da dire sul fatto che se un bambino è troppo timido o troppo impulsivo lo è per caratteristica innata, quasi esistesse il gene specifico di ognuno di questi aspetti. Esistono, è vero, aspetti temperamentali che possono rendere fin dai primi giorni di vita un bambino più "difficile" e un altro più "facile", ma è anche vero che gli stessi studi che mettono l’accento sull’importanza del temperamento sottolineano come l’influenza dell’ambiente (la relazione con la figura di attaccamento in particolare) sia in grado di trasformare un bambino tranquillo in uno agitato e viceversa. Ma per comprendere a fondo la natura ricorsiva dell’influenza reciproca bambino-ambiente sono necessari dei livelli esplicativi di un livello di complessità decisamente superiore a quello che sottende l’equazione bambino maleducato uguale genitore che non è stato in grado (o non ha saputo, o non ha voluto) d’insegnargli come ci si comporta.

Il discorso dell’educazione ci rimanda così, tra gli altri possibili aspetti, a quello della regola e del controllo e questo, a sua volta (per lo meno dal punto di vista della psicologia sociale), alla carenza caratteristica della nostra epoca, di un codice paterno (normativo) che sia autorevole, senza essere autoritario. La latitanza della figura paterna, o una sua "maternalizzazione" come tendono a sottolineare diversi studiosi (tra cui ricordiamo in particolare Charmet), rappresenta una delle trasformazioni più significative della famiglia attuale.

Nei decenni scorsi, il padre aveva una funzione decisiva nell’educazione dei figli, rappresentando, tra l’altro, il "ponte" naturale tra l’ambito familiare e quel mondo esterno di cui il padre rappresentava appunto l’esperto per antonomasia. Non è necessario scomodare le più recenti ricerche sociologiche in merito, per rendersi conto di quanto la famiglia stia sempre più perdendo il controllo sull’apprendimento dei figli e sulle informazioni a cui questi ultimi hanno accesso. Sia perché si è ampliata la tendenza ad una globale delega del percorso di crescita alla scuola, sia perché i figli hanno immediatamente a disposizione un’imponente massa di informazioni (anche se spesso caotica e disorganizzata) derivata dai mass media, soprattutto dalla televisione. Su quest’ultima, i genitori e in particolare il padre, solitamente fuori casa dal mattino alla sera, hanno modestissimi strumenti di vigilanza e di controllo.
   

I sinonimi di "educare"

Sinonimi di "educato" (e quindi di "educare") non sono solo «compìto, garbato, cortese, gentile», termini che hanno cioè a che fare con l’etichetta e il galateo, ma anche «formato, istruito, benallevato, nutrito». E tutti noi sappiamo che uno dei nutrimenti mentali più efficaci per la crescita mentale di un bambino o di un ragazzino (e non solo loro, naturalmente) è rappresentato dalla curiosità e dalla conoscenza. Se un tempo queste ultime trovavano la loro naturale espressione nella lettura, nella conversazione e nel racconto, nella visita a musei, eccetera, ormai è diventato il tubo catodico il mezzo da cui un individuo recupera una gran parte delle proprie informazioni e quindi da cui fa dipendere buona parte della propria formazione. Sia che questo tubo catodico illumini lo schermo di un televisore, sia che faccia parte del video di un computer.

Questo fatto non rappresenta solo o necessariamente un aspetto negativo: pensiamo alle formidabili potenzialità di Internet che permette di avere a disposizione, a casa propria, una mole di dati inimmaginabile perfino per le più grandi biblioteche del mondo. E tutto ciò è possibile senza dover muovere un passo dal proprio salotto o dalla propria stanza, e a costi decisamente ragionevoli rispetto alla quantità di dati a cui uno ha accesso, praticamente in ogni campo dello scibile umano.

Ma, a questo punto, proprio da quegli aspetti che rappresentano la sua forza emergono anche due seri problemi. Il primo riguarda la quantità dei dati disponibili, il secondo la loro qualità. Mi viene in mente, riguardo al primo aspetto, la frase che ho sentito proprio pochi giorni fa da un ragazzino.

Questo ragazzino mi stava raccontando di una sua recente incursione nella rete: «L’altro giorno – diceva – mi sono collegato con Internet, a cui mio papà si è abbonato da poco. I miei me lo lasciano fare, a patto che abbia finito i compiti, e per non più di mezz’ora al giorno. Cercavo delle informazioni sul basket, il mio sport preferito. Ce n’erano tante... tantissime... Non sapevo su quale fermarmi. Non riuscivo neppure più a capire bene che cosa mi interessava davvero... Mi è venuta in mente quella volta che, da bambino, mio nonno mi aveva portato in un grandissimo negozio di giocattoli e mi aveva detto: "scegli quello che vuoi". Io mi ero sentito confuso, non sapevo più cosa scegliere... Avevo paura di sbagliare. Erano troppi quei giochi, tutti lì a mia disposizione. Alla fine ci ho rinunciato e sono uscito da quel negozio senza niente. Anche questa volta, con Internet, passata la mezz’ora, non ero riuscito a fermarmi su niente... Tutte quelle possibilità hanno finito col confondermi. Ero come bloccato...».

Per non parlare del problema della qualità. Della possibilità cioè che questo stesso ragazzino, come chiunque navighi tra le mille icone di Internet, rischi di imbattersi in siti in cui non solo di educativo non esiste assolutamente nulla, ma i cui contenuti sono volgari, violenti, pornografici, insani. Sicuramente destrutturanti, quindi per chi non ha ancora organizzato ed elaborato solide griglie cognitive ed emotive di riferimento, in cui collocare adeguatamente quel tipo di immagini e di informazioni. E allora, che cosa fare? Vietare, col risultato talvolta di incuriosire ancora di più col fascino del proibito, o comunque di rinunciare ad utilizzare delle innegabili risorse? E poi, comunque, che cosa ha a che fare tutto questo con l’educazione? Penso che in realtà un nesso ci sia, e che ci sia anche una possibile soluzione.
  

Un adulto al suo fianco

Torniamo per un attimo al ragazzino di prima, nel negozio di giocattoli con il nonno. Parlando con lui delle due situazioni e dell’analogia che aveva spontaneamente costruito, venne però fuori anche un’importantissima differenza: la presenza, accanto a lui di una figura adulta. Il nonno infatti, in quell’occasione, lo aiutò a superare la sua confusione, dicendogli qualcosa che più o meno suonava così: «Non ti devi preoccupare. Questa volta abbiamo visto tutto quello che potresti comprare. Adesso andiamo a casa, ci pensi con calma e uno dei prossimi giorni ci ritorniamo assieme e vedrai che scegliere sarà più facile». Il bambino così fece e alla fine fu soddisfatto. La sua ansia era stata superata perché un adulto significativo gli era stato vicino e l’aveva guidato, cioè educato.

I bambini hanno bisogno di questo accompagnamento. E ce l’hanno anche i ragazzi, anche se spesso hanno (giustamente) bisogno di far vedere che ce la farebbero anche da soli. D’altra parte "accompagnare", non vuol dire guidare o essere intrusivi o far fare solo quello che vogliamo noi, ma rispettare le scelte altrui senza però che in queste scelte uno si debba inerpicare da solo. Anche la televisione, mezzo passivo per definizione, diventa meno abulica se è guardata e commentata insieme.

I bambini hanno bisogno e piacere di stare insieme a un adulto per loro importante (come è sopra ogni altro un genitore) più di quanto noi solitamente, a volte anche per comodità, siamo portati a pensare. Un bambino autosufficiente, in grado di organizzarsi per conto suo non è, come ci ha insegnato John Bowlby, un bambino autonomo, in genere è solo un bambino rassegnato. Rassegnato alla solitudine. Un bambino educato è anche un bambino che ha imparato che i legami sono importanti.

Gianni Cambiaso

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