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Una risposta ai problemi familiari

I tesori di generosità delle nuove generazioni

di C.B.
    

   Famiglia Oggi n. 2 febbraio 1998 - Home Page Il sociologo Franco Ferrarotti da molti anni indaga (a colpi di sonda, come lui ama dire) il mondo giovanile e, attualmente, è uno dei principali osservatori del disagio delle nuove generazioni in Italia e all’estero avendo insegnato negli Usa, in Germania e in altri Paesi. «Anni fa, quando insegnavo in Giappone, mi aveva dolorosamente colpito la frequenza dei suicidi di bambini e adolescenti. Mi si spiegò che si trattava della tensione generata dalla competizione scolastica, dal timore di venire bocciati, dall’enorme importanza che le famiglie attribuivano al successo scolastico. Spiegazioni forse fondate, anche plausibili, che però non esauriscono il problema».

Lo studioso romano, raggiunto da noi telefonicamente, ribadisce ancora una volta che l’atto di togliersi la vita «resta un mistero che investe l’essenza profonda della persona destinato a rimanere insondabile anche dal più attento analista». Tuttavia invita gli adulti a non giudicare, ma ad ascoltare i giovani e le loro ragioni, nella speranza di capirne le segrete angosce.

«Solitamente si attribuisce alla noia e alla mancanza di affetti le possibili cause dei suicidi giovanili. Invece, le vere ragioni sono la mancanza di progetti, l’incertezza del futuro, l’impossibilità di prospettive a provocare nei giovani la tentazione suicida. In altre parole, io sostengo che non ci sono giovani suicidi ma giovani suicidati. Gli adulti non possono rinunciare a capire che cosa significhino per la società, nel suo insieme, i suicidi dei giovani».

  • Chi sono i responsabili di tanto disagio?

«Si salvano le famiglie tradizionali, non la scuola che ha, invece, innumerevoli responsabilità».

  • Sono credibili le ricerche sui giovani?

«Le analisi indipendenti, ossia non condotte al soldo di danarosi committenti, sì, e ci dicono che oggi pesano sull’individuo grosse contraddizioni sociali e che l’individuo da solo non è in grado di risolverle. Ne cito due fra tutte. Contro la società che invecchia, i giovani adulti dovrebbero mettere su famiglia però quando decidono di farlo non trovano casa né lavoro. Inoltre, a parole vengono esaltate la solidarietà, la giustizia e l’uguaglianza, ma poi in concreto un individuo viene invitato al successo anche a costo di compromessi e di slealtà. Io ho sempre fatto delle distinzioni anzitutto denunciando come le esplorazioni riguardino quasi esclusivamente il ceto medio urbano. Mancano le realtà rurali e periferiche non metropolitane, che sarebbe sbagliato liquidare con un superficiale: "irrilevanti"».

Non fa meraviglia, secondo Ferrarotti, che negli ultimi tempi si siano moltiplicate le ricerche sui giovani «giustificate spesso dall’aumento dei suicidi fra gli adolescenti e ossessionate (a torto) dalla questione dell’identità, concepita in maniera astorica invece di venire vista nella sua natura dinamica e cangiante. Dietro l’apparente apatia di molti giovani d’oggi si nascondono tesori di generosità inutilizzata, slanci verso ideali che questa società ha sepolto sotto montagne di documenti di speculazioni finanziarie». Autore di Rock, rap e l’immortalità dell’anima (Liguori editore), Ferrarotti afferma che la musica «riflette e fonda la società». Nel linguaggio musicale di oggi il rap «esprime le ansie e le speranze dei ragazzi di riprendersi il tempo, la parola e il gioco».

c.b.

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