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DAL MOVIMENTO PER LA VITA

"Agata Smeralda"

di Carlo Casini
(presidente del Movimento per la vita)
            

   Famiglia Oggi n. 2 febbraio 1999 - Home Page Un imponente progetto che opera nelle favelas di Salvador de Bahia. Anche per minori sieropositivi. Lontano dall’istituto giuridico, pone al centro dell’attenzione la crescita del bambino nel suo ambiente di origine.

Agata Smeralda è il nome assegnato alla prima neonata lasciata il 5 febbraio 1445 da una madre sconosciuta allo "Spedale degli Innocenti", a Firenze. L’edificio era nuovissimo. Costruito dal Brunelleschi nel centro della città, poi arricchito da opere d’arte di grandi artisti fiorentini, era stato voluto dall’Arte della seta per accogliere i bambini non voluti, spesso frutto "della vergogna", come allora si diceva. La cosa più stupefacente dell’edificio è il suo archivio, dove sono conservati i documenti relativi ad ogni bambino: data dell’esposizione, nome assegnatogli, condizione di salute, indumenti che lo accompagnavano e poi il nome della nutrice, l’istruzione, le cure, la famiglia presso cui finiva in affidamento, il coniuge. Sono conservati anche i segni che alcune mamme lasciavano insieme al bambino: una moneta, un anello, un’immaginetta. Talora un foglietto con qualche parola di benedizione o di saluto. Spesso una nota: «Ha già passato le acque», cioè: è già stato battezzato.

Da quel giorno del 1445 dicono che 500.000 bambini siano stati accolti allo "Spedale degli Innocenti". Per il Movimento per la vita, "Agata Smeralda" ha forti suggestioni: l’inizio di un’accoglienza realizzata da un’intera città; il meglio delle risorse artistiche ed economiche dedicate a quanti rischiano l’abbandono e la morte; l’evidenza che i figli non si uccidono; maternità che non si interrompono.

"Agata Smeralda" ha dato il nome a un servizio non nuovo. L’adozione a distanza è infatti uno strumento di sostegno economico a persone bisognose, specialmente bambini, sempre più diffuso. La novità di "Agata Smeralda" è il collegamento con il Movimento per la vita e non è da poco per gli effetti anche culturali che vi sono collegati.

Come spesso accade, circostanze fortunate precedono i programmi studiati a tavolino. All’origine vi è l’amicizia con il cardinale Lucas Moreira Neves, già arcivescovo di Salvador de Bahia, in Brasile, e attuale prefetto della Congregazione per i vescovi, che ha dato un forte impulso al progetto grazie anche alla sua particolare sensibilità per i diritti umani.

Una prima visita a Salvador e la conoscenza con persone consacrate e laiche di provenienza italiana e per lo più fiorentine, in passato a servizio dell’infanzia in quell’area del Brasile, l’orrore per la sorte dei bambini di strada – i meninos e le meninas de rua – uccisi dagli squadroni della morte a servizio dei signori che non vogliono confusione nelle zone dei grandi alberghi e dei supermercati; la convenzione dell’Onu (1989) sui diritti dei bambini (ndr: vedi "Famiglia Oggi", marzo-aprile 1990, pagg. 98-110) e l’idea di un gemellaggio tra Firenze e Salvador proprio in nome dei fanciulli; il grido di Giovanni Paolo II in quel capoluogo di Bahia, in piazza, di fronte ad una folla di minori: «Tutti i bambini sono importanti, tutti. Non possono, né devono esserci bambini abbandonati, né bambini senza famiglia. Né bambini, né bambine di strada. Non possono né devono esserci bambini assassinati, eliminati con il pretesto di prevenire i crimini, segnati a morte»; la straordinaria generosità e capacità organizzativa di uno dei principali collaboratori del Movimento per la vita, già esperto di cose missionarie, Mauro Barsi; la promozione a Salvador di un centro di aiuto alla vita a somiglianza del primo centro di aiuto alla vita d’Italia, quello di Firenze: tutte queste circostanze, mescolate come in un crogiuolo, hanno dato origine al progetto "Agata Smeralda".

Lo sviluppo è stato impetuoso. Sono ormai 4.500 i bambini che con la cosiddetta "adozione a distanza" dispongono ogni giorno, presso i 75 centri di accoglienza del progetto, di cibo, assistenza sanitaria e istruzione scolastica, sostenuti dalle quote mensili (60 mila lire) versate da famiglie, gruppi, scuole, associazioni, da tutta Italia. "Agata Smeralda" sostiene 56 scuoline di alfabetizzazione, sette case famiglia per ragazzine "tolte dal marciapiede", un presidio sanitario presso il Centro do Menor nella favela di Mata Escura, luoghi di avviamento al lavoro.

L’aiuto dei missionari

E la forza del progetto, che ha reso possibile un così rapido e profondo radicamento, è nell’opera dei missionari e dei volontari che hanno sviluppato una concreta esperienza di condivisione, trasformando quei doni, quelle somme di denaro che provengono dall’Italia in un impegno di promozione e di liberazione umana.

Non a caso "Agata Smeralda" promuove da tempo campagne contro il turismo sessuale, consapevole della triste realtà della prostituzione giovanile nei Paesi del Terzo Mondo, che infligge a donne, bambine e bambini traumi gravissimi, calpestando la loro dignità umana; e non a caso sostiene la lotta dei contadini "senza terra", in nome della giustizia sociale e svolge una costante opera di promozione e di informazione sui temi dei diritti umani e dell’educazione alla mondialità.

La cosiddetta "adozione a distanza", ovviamente, non ha nulla in comune con l’istituto giuridico dell’adozione. Non crea alcun vincolo giuridico, anzi: non deve neppure far sorgere la prospettiva di una sua trasformazione in adozione vera e propria. Eppure, a ben pensare, è un logico sviluppo della radicale mutazione subìta in questa seconda metà di secolo dall’istituto giuridico dell’adozione. Prima era lo strumento giuridico per dare figli a chi non li aveva e la prospettiva principale era patrimoniale. Si può dire che l’interesse preso in considerazione era quello degli adulti: la gratificazione di un figlio. Perciò l’adozione era questione di un solo adottante (non di una coppia) ed erano previsti limiti minimi di età, non limiti massimi.

La "rivoluzione copernicana" consiste nel mettere al centro l’interesse del minore e il suo diritto alla famiglia in luogo dell’interesse dell’adulto. Inoltre, l’adozione non è più il mezzo per dare figli a chi non ne ha, ma lo strumento per dare genitori a chi non ne ha. Si capisce allora perché il presupposto è uno stato di abbandono (materiale o morale), perché è preferita la coppia coniugata, perché sono previsti per gli adottanti limiti massimi di età.

Sono stato relatore in Italia della legge sull’adozione, la n. 184/1983, e nel Parlamento europeo di tutti i rapporti sul medesimo argomento. Sono quindi testimone dei mutamenti culturali avvenuti e ancora in corso, in particolare di un diffuso sospetto (secondo me almeno in parte ingiustificato) sull’adozione internazionale e sugli inquinamenti che quella che ho chiamato "rivoluzione copernicana" tuttora fortemente subisce. Basti pensare alle insistenti domande di consentire l’adozione anche alle coppie omosessuali o alle persone sole, magari travalicando ogni limite d’età. Soprattutto si pensi al modo scorretto con cui si invoca il parallelo con l’adozione per legittimare il desiderio di un figlio ad ogni costo, così come avviene con le tecniche di fecondazione artificiale in vitro.

Si osserva, e giustamente, che il meglio per un bambino è vivere e crescere nella propria terra e nella propria cultura; si stigmatizza la concorrenza creatasi tra i vari Paesi sviluppati nel contendersi i bambini del Terzo Mondo; si teme che la povertà da un lato e il denaro dall’altro possano generare un inaccettabile commercio di fanciulli.

Mi sembra però eccessivo parificare l’adozione internazionale a qualcosa di simile, in certo senso più raffinato e perverso, dello sfruttamento delle materie prime effettuato dai Paesi ricchi in danno di quelli poveri. L’adozione internazionale resta, invece, un efficace strumento di solidarietà verso l’infanzia che, certo, dev’essere circondata di adeguate cautele e garanzie, ma che non dev’essere scoraggiata. Sicuramente è opportuno che il trasferimento di un bimbo da un Paese a un altro sia preceduto dallo sforzo di garantirgli la sua famiglia genetica, come famiglia capace di allevarlo ed educarlo e, nel caso di un’impossibilità in questo senso, che sia preferita l’adozione nel Paese d’origine a quella in un Paese straniero.

Una rivoluzione copernicana

L'adozione a distanza, in quanto procura a una famiglia i mezzi economici per mantenere i figli, risponde alla logica della "rivoluzione copernicana" e, in certo senso, legittima moralmente l’adozione internazionale vera e propria, nei casi in cui l’abbandono sia constatato e non superabile localmente.

Non occorre poi dimenticare gli "effetti" dell’adozione a distanza sugli stessi "adottanti". In essi si diffonde la logica del dono. Se gli adottanti a distanza costituiscono una famiglia, un nuovo figlio e fratello entra spiritualmente in un legame invisibile che lo rende presente nei momenti di difficoltà e di gioia.

La famiglia si apre, e da luogo di "sistemazione" e di "gratificazione" diviene, o almeno è invitata a diventare, centro aperto di un "dare la vita", che non è solo l’evento fisico, ma anche la capacità di dare amore, interesse, fattiva accoglienza. Se poi l’"adozione a distanza" è realizzata da un singolo o da un gruppo o da un’associazione, anche se manca la dimensione familiare del "dare la vita", resta lo spirito che fa da antidoto al veleno della chiusura su se stessi e del consumismo sperperatore. Mentre in ogni campo: economico, politico, culturale, informativo la parola d’ordine è "globalizzazione", che non sempre è a misura d’uomo, l’"adozione a distanza" si inserisce in una visione di famiglia globale, fortemente umanizzante.

In che senso il collegamento con il Movimento per la vita costituisce una feconda novità? Sarebbe facile rispondere in modo concreto, ma superficiale: a Salvador de Bahia l’impegno d’origine e identificante il movimento, la difesa del diritto alla vita del bambino non ancora nato attraverso la solidarietà verso le maternità difficili e indesiderate, trova attuazione nella prevenzione dell’aborto, con il sostegno alle mamme in difficoltà e le case d’accoglienza per ragazze madri.

Ma vi è qualcosa di più profondo da evidenziare. Ho scritto qualche volta: «I bambini salvano i bambini». Che cosa ho inteso dire? Il bimbo concepito è differente da quello già nato non per ragioni intrinseche, ma essenzialmente perché è invisibile, mentre il neonato è visibile. La non visibilità è l’estremo della povertà, perché manca persino la possibilità di suscitare quella difesa che è la tenerezza del cucciolo. Bisogna perciò che i bimbi già nati prestino ai loro fratellini più piccoli il loro volto e la loro capacità di suscitare sentimenti.

Stanno diventando piuttosto frequenti gli abbandoni di neonati nei modi più conturbanti. Ma il numero di essi è infinitamente più piccolo di quello degli aborti, anche a contare solo quelli legali. E di fronte al cassonetto delle immondizie la gente si commuove e si domanda che cosa fare. Eppure è un abbandono che lascia qualche speranza, come sa quel bimbo salvato dall’insistito abbaiare di un cane a Torino. Il rischio di morte è il male più grande dell’abbandono. E l’aborto è un abbandono che inevitabilmente produce la morte.

I bambini devono salvare i bambini. "Agata Smeralda" è il segno persuasivo della ragione del Movimento per la vita: l’amore per i bambini e la difesa dei loro diritti. Sempre.

Questo modo di riflettere e di agire, dopo un salto così lungo, oltre oceano, porta a dare un volto ai moltissimi bambini abbandonati. Non faremo nulla perché i bambini possano vivere e crescere nel loro Paese dove sono stati generati, nella loro famiglia, con la loro mamma che non perderà la giovinezza se li terrà con sé, perché altri, con un costante aiuto economico, avranno spiritualmente – solo spiritualmente – introdotto nella loro casa un bambino a rischio di abbandono? Si può immaginare una forma di "adozione a distanza ravvicinata"? Il movimento ha già dato una risposta positiva con il "Progetto Gemma": già 2.500 bambini sono stati sottratti all’abbandono mortale. Se le tante associazioni che sostengono le "adozioni a distanza" promuovessero "anche" adozioni a "distanza ravvicinata", la cultura della vita farebbe un grande passo avanti. E diverrebbe evidente che i bambini salvano i bambini.

Carlo Casini

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