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EDITORIALE

Dare risalto all’aiuto disinteressato

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 2 febbraio 1999 - Home Page La denominazione "adozione a distanza" va sostituita con termini più adeguati per evitare confusioni e false illusioni di possesso o di genitorialità impossibili.

È positiva l’opera di persone e di gruppi che si attivano per informare l’opinione pubblica sulle condizioni di vita di milioni di bambini e che, di conseguenza, avviano iniziative di sostegno alle famiglie in difficoltà affinché possano provvedere direttamente e nel modo più adeguato ai loro figli.

Queste iniziative, però, devono riconoscere che il diritto fondamentale di ogni minore – compresi quelli handicappati o malati – è di crescere nella famiglia in cui è nato. Se essa non dispone delle risorse necessarie, dev’essere aiutata dalla comunità, anche nello svolgimento del suo compito educativo. La vastità del fenomeno dell’abbandono materiale e morale e della morte per fame e per indigenza dei bambini, in certe aree del mondo, non può essere positivamente affrontata agendo unicamente sugli effetti. È necessario operare sulle cause socio-economiche e politiche che la determinano, intervenendo soprattutto per il cambiamento dei Paesi ricchi nei confronti di quelli poveri. Per questo è importante il ruolo della cooperazione internazionale e del volontariato che agiscono nell’ottica del superamento delle situazioni di sfruttamento.

L’azione dei gruppi e delle associazioni italiane operanti nei Paesi del terzo mondo deve privilegiare la promozione del diritto di ogni minore a crescere in una famiglia, sostenendo e aiutando anche economicamente le famiglie in difficoltà, avviando progetti che favoriscano la crescita di una cultura della solidarietà e dell’accoglienza dei bambini soli da parte della comunità locale.

Non possono essere sostenute e condivise quelle iniziative dirette a finanziare la costruzione di nuovi istituti di ricovero. La drammaticità e l’emergenza delle situazioni, l’enorme entità del bisogno dei Paesi del sud del mondo, non possono giustificare la riproposizione di soluzioni istituzionali. Gli interventi alternativi al ricovero in istituto sono meno onerosi e consentono di aiutare un numero maggiore di persone (bambini e famiglie), oltre che rafforzare il concetto di famiglia e il valore del legame familiare, che sono certamente la più efficace prevenzione dell’abbandono.

Queste forme di solidarietà e di aiuto non possono essere – come spesso avviene – chiamate "adozioni a distanza" perché i bambini aiutati non diventano figli di coloro che li aiutano. Se si considera il rapporto di adozione come un vero e proprio rapporto di filiazione, ne deriva l’esigenza che la denominazione sia "solidarietà", oppure "sostegno a distanza" mettendo così in risalto gli aspetti positivi di un aiuto disinteressato.

LA DIREZIONE

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