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Welfare comparato

TRAPPOLE PERVERSE

a cura di Cristina Beffa
        

   Famiglia Oggi n. 3 marzo 1998 - Home Page Sullo Stato sociale sostenibile nell’Europa del terzo Millennio Copertina del libro "La trappola del welfare" di Maurizio Ferreraè basilare il testo, Le trappole del welfare di M. Ferrera pubblicato quest’anno da il Mulino. Fra le tesi sostenute dall’autore c’è da rilevare quella che riguarda la politica agricola ritenuta uno dei programmi di spesa più iniqui del bilancio comunitario, perché le misure di sostegno dei prezzi agricoli provocano distorsioni nel mercato, disincentivano i processi di razionalizzazione produttiva, non correggono gli squilibri fra settori produttivi forti e settori deboli. Per avere informazioni sulla qualità dell’occupazione creata dall’economia americana, invece, rimandiamo a: Welfare State di Massimo Paci e Angelo Melone (Ediesse).

   

DAL TRATTATO DELLA COMUNITÀ
   

Come recita l’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea: «La Comunità ha il compito di promuovere (...) uno sviluppo armonioso ed equilibrato dell’insieme delle attività economiche (...), una crescita sostenibile, non inflazionistica, e che rispetti l’ambiente, un elevato grado di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale fra gli Stati membri». Il Trattato di Maastricht ha istituito, come è noto, una sorta di «pilastro sociale» in seno all’Unione, ossia un nucleo di competenze esplicite per l’azione comunitaria in questo campo, sorrette da altrettanto specifiche procedure decisionali. Originariamente disciplinato da un apposito Protocollo sottoscritto da undici Paesi (esclusa la Gran Bretagna), tale pilastro è recentemente entrato a far parte a pieno diritto dell’edificio dell’Unione: in occasione del Consiglio europeo di Amsterdam del giugno 1997, caduta l’autoesclusione britannica, il Protocollo è diventato infatti parte integrante del Trattato e dunque valevole per tutti e quindici gli Stati membri. Il Trattato di Maastricht ha istituito, come è noto, una sorta di pilastro sociale in seno all’Unione, ossia un nucleo di competenze esplicite per l’azione comunitaria in questo campo, sorrette da specifiche procedure decisionali. Originariamente disciplinato da un apposito protocollo sottoscritto da undici Paesi (esclusa la Gran Bretagna), tale pilastro è entrato a far parte dell’edificio dell’Unione: in occasione del Consiglio europeo di Amsterdam del giugno 1997, caduta l’autoesclusione britannica, il Protocollo è diventato parte integrante del Trattato e valevole per tutti i quindici Stati membri. Sempre ad Amsterdam è stato deciso di inserire nel preambolo del Trattato sull’Unione europea un riferimento alla Carta sociale europea del 1961 e alla Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali del 1989.

Maurizio Ferrera

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