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EDITORIALE

L’equità mancata

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 3 marzo 1998 - Home Page La riforma dello Stato sociale comporta non poche difficoltà. Ma le nazioni europee sono impegnate per attuarla quanto prima, secondo criteri di giustizia.

Cade quest’anno il centenario della protezione sociale in Italia. Era infatti il marzo del 1898 quando venne introdotto nel nostro Paese il primo schema di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro. Ma entro il Duemila il sistema sociale compirà cent’anni anche in altri Paesi che vantano programmi assicurativi. Sin dalle origini, la protezione sociale ha dato un rilevante contributo alla modernizzazione della società europea, soprattutto per la stabilità dell’economia di mercato, il consolidamento delle istituzioni democratiche, le adeguate risposte ai bisogni dei cittadini.

Oggi è acceso il dibattito sullo Stato sociale, detto anche welfare state. Ovunque si invoca un’opportuna riforma per togliere anni a modelli ormai centenari. L’Italia presenta qualche problema in più rispetto agli altri Paesi europei, perché la nostra spesa sociale è fortemente sbilanciata a favore delle pensioni. I trattamenti pensionistici italiani, infatti, sono generosi nei confronti di chi proviene da una carriera di lavoro regolare. Se costoro sono contemporaneamente proprietari di una casa costituiscono una categoria sociale favorita. La cattiva distribuzione delle risorse sociali produce tensioni economiche ai danni delle nuove famiglie e della mobilità del lavoro.

L’Italia e altri Paesi sud-europei hanno fatto fronte a queste disuguaglianze attraverso la famiglia: forti reti di parentela, forti legami di solidarietà, forte istituzionalizzazione del matrimonio, adolescenza prolungata. La famiglia, insomma, funge da camera di compensazione dove le risorse vengono messe in comune per una redistribuzione che colmi le esigenze dei componenti.

La fase di avvio dei complessi sistemi di sicurezza sociale ha coinciso con gli anni della ricostruzione e dello sviluppo industriale per equilibrare benessere economico e coesione sociale. Avere promosso la salute, la qualità della vita, le pari opportunità fra uomo e donna, l’istruzione dei giovani; aver dato assicurazioni contro i rischi di povertà, malattia, invalidità e vecchiaia è stato un processo di maturazione della società.

Ora però, per proteggere le categorie a rischio e la famiglia come soggetto sociale, è urgente procedere alla riforma di questo modello per garantire maggiore uguaglianza, fraternità e libertà. Parole di antica data, ma che lontane dalla Rivoluzione francese possono ancora essere applicate al benessere socio-culturale dei gruppi e della società.

Per il welfare del Duemila occorre investire in istruzione, formazione, lavoro, ambiente, protezione civile, cultura, tempo libero.

LA DIREZIONE

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