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Materiali & appunti - 2

Le parole che contano
IL GLOSSARIO DELLO STATO SOCIALE

a cura di Orsola Vetri
        

   Famiglia Oggi n. 3 marzo 1998 - Home Page Pensioni. Possono essere pubbliche di previdenza e assistenza o private integrative. Le prime sono un’assicurazione sociale che copre tre rischi: l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (ivs). Comportano un finanziamento attraverso i contributi sociali integrato con entrate fiscali. Attualmente funzionano, ancora, con un sistema «a ripartizione», cioè i contributi dei lavoratori attivi servono a pagare, con le eventuali integrazioni dello Stato, le pensioni vigenti.

Personalismo. Concezione, opposta all’individualismo, che considera l’essere umano nei suoi rapporti con gli altri, con la comunità in cui vive, opera e della quale è parte integrante. Sta all’origine delle varie forme di solidarietà.

Piano di zona. È lo strumento privilegiato per conseguire forme di integrazione tra i vari servizi, mediante l’analisi dei bisogni, la definizione delle priorità e delle risposte, l’integrazione delle varie risorse, la gestione creativa, flessibile e partecipata dei servizi. Titolari ne sono i sindaci riuniti nella conferenza che predispone il piano regolatore. È lo strumento, più adatto, per la gestione unitaria e integrata dei servizi.

Povertà. La condizione di chi è privo dei più elementari mezzi di sussistenza, ma anche di tutti coloro che si trovano svantaggiati per la mancanza delle condizioni considerate necessarie per una vita dignitosa. Oggi si parla di nuove povertà: malattia, non autosufficienza, diversità, tossicodipendenza, carcere, disabilità, immigrazione.

Previdenza. È uno dei tre grandi settori dello Stato sociale. Si caratterizza per il tipo di rischi che copre, per l’automaticità dei diritti conseguenti, per finanziamento mediante contributi dei lavoratori (dipendenti e autonomi) e delle imprese. In Italia riguarda le pensioni ivs, l’indennità di disoccupazione, le integrazioni dei guadagni, le indennità di mobilità, gli assegni familiari, le indennità economiche di malattia. Con le attuali trasformazioni, i criteri tradizionali sono messi in discussione, in particolare diviene incerto il confine tra previdenza e assistenza.

Prodotto interno lordo (Pil). È il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti dentro un’area geografica, in un dato periodo di tempo. La sua misurazione non tiene conto dell’economia sommersa (spaccio di stupefacenti o lavoro nero). Il Pil pro-capite viene utilizzato come indicatore del benessere economico anche se non sempre esiste una correlazione positiva tra variazioni del Pil e condizioni di vita.

Provincia. «È l’ente locale intermedio tra comune e regione, cura gli interessi e promuove lo sviluppo della comunità provinciale». Ha il suo Statuto con le stesse norme previste per il comune. Ha funzioni amministrative di interesse provinciale (difesa del suolo e dell’ambiente, delle risorse idriche ed energetiche, dei beni culturali, viabilità, trasporti, flora, fauna, parchi, risorse naturali, smaltimento dei rifiuti). Le leggi possono attribuirle servizi sanitari di igiene e profilassi pubblica, compiti connessi con l’istruzione secondaria, la formazione e l’edilizia scolastica. Può costituire consorzi e partecipare ad accordi di programma con i comuni o con altre province. Non ha una lunga tradizione come, invece, il comune e la regione. C’è il rischio di affidarle compiti spettanti in modo più appropriato ai comuni.

Questione sociale. Riguarda le condizioni sociali ed economiche dei lavoratori nell’età industriale. Venne legittimata da Leone XIII con l’enciclica Rerum novarum (1891). Non è ancora risolta; in Italia, in particolare, è legata con i problemi dello Stato sociale, con i rapporti tra Meridione e Settentrione e con le diversità esistenti nelle singole regioni, con la disomogenea distribuzione del lavoro e della ricchezza fra le varie classi sociali.

Regione. Sancita dall’articolo 114 della Costituzione. È un ente autonomo con propri poteri e funzioni. Cinque regioni sono «a statuto speciale», cioè godono di particolare forme di autonomia. Le altre sono a statuto ordinario. Le attuali norme non sono nel complesso sufficienti a fondare lo «Stato delle autonomie» che disegna la Costituzione. Alcune regioni hanno, tuttavia, saputo sfruttare tutte la competenze loro offerte e spesso hanno stimolato, in particolare nei servizi sociali e sanitari, la legislazione nazionale. Vi sono tuttavia notevoli disparità di sviluppo tra una regione e l’altra. La commissione bicamerale sta cercando di riformare la nuova Repubblica sulla base di un federalismo.

Salute. «Completo benessere fisico, psichico e sociale della persona». È la condizione esistenziale propria della persona umana e deve essere garantita e tutelata, conservata per quanto sia possibile (prevenzione) e, se perduta, recuperata (cura e riabilitazione).

Sanità. È il complesso delle norme degli interventi che servono per salvaguardare o restituire la salute. Sono strumenti della sanità il Servizio sanitario nazionale, le Aziende sanitarie o socio-sanitarie locali. Per raggiungere i suoi fini (prevenzione, cura, riabilitazione), la sanità non può essere disgiunta dall’assistenza sociale. I suoi compiti, infatti, non sono esclusivamente di tipo medico o sanitario perché la salute dipende da un’ampia serie di fattori e interventi (ambiente, abitazione, stili di vita): richiede perciò un’ampia serie di competenze.

Servizi sociali. In senso stretto sono così definiti quei servizi che più propriamente dovrebbero dirsi assistenziali o socio-assistenziali. Sono sociali tutti i servizi destinati a procurare e mantenere il benessere della persona e della famiglia e comprendono perciò la sanità e l’assistenza.

Solidarietà. È una conseguenza del personalismo e concepisce la comunità composta da altre persone tra le quali esistono vincoli di collaborazione, comunanza di obiettivi, di problemi, di azioni. È un valore sia laico che cristiano ed è diventato uno dei principi sui quali si basa la Repubblica italiana, che la accoglie tra i principi fondamentali quando nell’art. 2 richiede a tutti i cittadini: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» e su di essa basa i rapporti civili, etico-sociali, economici e politici tra i cittadini e tra i cittadini e le istituzioni. Assieme alla sussidiarietà è uno dei riferimenti essenziali per la costruzione dello Stato sociale. Non si confonde con l’assistenzialismo perché pone i cittadini in posizione di parità e non di sudditanza dei più deboli. Riconosce a tutti pari dignità nella fruizione dei servizi.

Stato. È l’organizzazione giuridica, fatta cioè di leggi e di norme eguali per tutti, fondamentale per la vita ordinata di un popolo. Si articola in vari livelli secondo l’ordinamento definito nella Costituzione: nazionale, regionale, provinciale e locale.

Stato sociale (welfare state). È quel complesso di interventi che, sulla base di un’apposita legislazione, promuovono la tutela della persona per quanto riguarda il lavoro, la salute, la famiglia, l’invalidità, l’inabilità, l’emarginazione, la povertà, la disoccupazione, la previdenza e l’assistenza. Ha un costo che incide sul bilancio dello Stato, delle regioni e dei comuni. Nel 1996 è stato pari al 23,3% del Pil (3% in meno della media europea). In questo campo si scontrano due concezioni, quella liberista, che antepone le esigenze del mercato e dell’economia alla revisione dello Stato sociale, e quella fondata sull’etica sociale che dà priorità ai valori della persona e della famiglia.

Sussidiarietà. Attualmente dà importanza al livello istituzionale o sociale più basso rispetto al più elevato. Riconosce compiti, funzioni e capacità decisionale al comune per tutti i servizi che interessano direttamente i cittadini, per risalire gradatamente alla provincia, alla regione, allo Stato. Inizialmente lo Stato tendeva ad accentrare tutti i poteri, oggi riconosce la necessità di distribuire in modo democratico compiti e poteri, con reali possibilità di scelte, di verifiche e di controlli da parte delle comunità locali. Accanto a questa sussidiarietà verticale vi è quella orizzontale, che pone a confronto e riconosce l’esigenza del coordinamento tra Stato, mercato e terzo sistema. Questa duplice sussidiarietà è fondamento per costruire uno Stato sociale.

Terzo Settore (Terzo Sistema). È quel complesso di organismi e associazioni che accanto al primo (istituzioni pubbliche) e al secondo (il mercato) contribuisce a produrre beni e servizi di interesse collettivo. Si fonda sul principio della solidarietà, e rientra nella sussidiarietà orizzontale e non prevede un profitto individuale o di gruppo; gli eventuali utili vanno reinvestiti a comune utilità.

Usl. È l’Unità sanitaria locale: era stata chiamata così l’associazione di un certo numero di comuni per la gestione democratica dei servizi. Le prime Usl sono state costituite con le leggi di alcune regioni (Basilicata, Toscana, Veneto, Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Trentino, Emilia-Romagna) negli anni 1974, 1975 quando si era cominciato a trasferire competenze e funzioni nelle materie previste dall’articolo 117 della Costituzione. Alcune regioni dettero inizio a forme di integrazione tra i servizi sanitari e i servizi sociali, costituendo le Ulss o Ussl (Unità locali socio-sanitarie). Nel 1978 vennero estese, con legge, in tutto il territorio nazionale.

Volontariato. Attività spontanea, con finalità di servizio, gratuite e continue nel tempo. Attualmente è in forte espansione con numerosi gruppi e associazioni e ha assunto valenze culturali e politiche: non è, infatti, solo assistenza, ma anche rilevazione dei bisogni, superamento delle cause di emarginazione, stimolo alle istituzioni pubbliche. Il volontariato non supplisce ai compiti delle istituzioni pubbliche e non deve farsi alibi per le loro inadempienze. In vista della riforma dello Stato sociale può esercitare una indispensabile funzione di indirizzo e di stimolo.

Orsola Vetri (a cura di)

  

REDDITI E IMPOSTE
  

Reddito di cittadinanza. È un trasferimento universale rivolto a tutti i cittadini. Il suo importo dovrebbe essere sufficiente a condurre una vita dignitosa anche senza l’integrazione di altri redditi da lavoro e da trasferimento.

Reddito di base. Il suo importo è più modesto e non sarebbe sostitutivo di tutte le altre prestazioni o agevolazioni. Viene spesso proposto come prima tappa verso il reddito di cittadinanza.

Reddito minimo garantito. È un sussidio non categoriale, non contributivo, selettivo e condizionato. Spetta a coloro che sono sprovvisti di mezzi, indipendentemente da altri criteri. È subordinato all’accertamento delle risorse del richiedente.

Imposta negativa sul reddito. Connota qualsiasi imposta o schema di agevolazione fiscale che preveda trasferimenti positivi a tutti quei contribuenti il cui reddito è al di sotto di una data soglia imponibile.

Trappole della dipendenza. Riguarda chi passa dall’assistenza al lavoro e abbandona un reddito da trasferimento, basso ma regolare, per un reddito da lavoro, un po’ più alto, ma più incerto e irregolare.

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