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La famiglia nel mondo

Padri single in Usa
RIFORME E PROGETTI DI LEGGE

di Orsola Vetri
  

   Famiglia Oggi n. 3 marzo 1998 - Home Page

In Turchia e in Spagna i governi pongono dei freni alla crescente violenza domestica. In Australia lo Stato cerca di restituire una famiglia agli aborigeni. Mentre nell’Unione europea si pensa ad un comune progetto sanitario, negli ex Paesi comunisti diminuiscono i servizi per l’infanzia. In Polonia è scontro aperto sul tema dell’aborto.

Il modello di nucleo familiare che sta subendo il maggior incremento negli Stati Uniti è la famiglia guidata dal padre single, il cui numero è passato da 393.000 nel 1970 a un milione e 860.000 nel 1996. In percentuale si tratta del 5% delle famiglie con figli sotto i 18 anni; nella passata generazione era l’1%. Questi particolari nuclei monogenitoriali aumentano ogni anno del 10%.

Per quanto riguarda, invece, le famiglie con a capo madri single, esse sono numericamente in netta maggioranza (nove milioni e 860.000 nel 1996). Il loro tasso di crescita, tuttavia, si è stabilizzato negli anni.
   

Violenza alle donne

In Spagna, nel 1997 almeno 61 donne sono state uccise dal marito o dal compagno. Di fronte a questa escalation di violenza il governo ha deciso di intervenire varando una serie di misure. I processi per violenza familiare avranno un percorso più rapido degli altri, mentre a marzo verrà riformato il Codice penale introducendo pene più dure per questi reati. Dal 1998 lo Stato si impegna a finanziare nuovi centri di accoglienza per donne maltrattate.

I dati ufficiali parlano, nell’ultimo anno, di 18.860 denunce per maltrattamenti. Ma le autorità sono convinte che queste rappresentino soltanto il 10% dei casi reali. Tuttavia è in aumento il numero di coloro che ricorrono alla polizia (furono nel 1996 soltanto 13.000).

Anche le donne e i bambini turchi saranno finalmente protetti contro la violenza domestica, grazie ad una nuova legge approvata in un Paese dove, secondo i dati, il 65% dei mariti picchia regolarmente la propria moglie.

La legge, presentata dalla maggioranza e accolta malgrado l’opposizione dei deputati islamici, prevede che chiunque possa denunciare un caso di violenza familiare; i colpevoli saranno ammoniti dal tribunale, e successivamente il giudice potrà emettere un ordine per vietare qualsiasi contatto fra i coniugi e condannare il colpevole. Fino ad oggi solo la moglie poteva denunciare il marito in caso di violenze e solo presentando un certificato medico.
   

FREQUENZA DI NIDI E ASILI Tabella n. 1
Prima del 1989 in numerosi Paesi dell’Europa centrale e orientale gli Stati offrivano gratuitamente strutture didattiche prescolastiche che avevano un ruolo importante nel preparare i bambini per la scuola elementare.
Il rapporto, commissionato dall’Unicef,
Bambini a rischio in Europa centrale e orientale: pericoli e prospettive, ha rilevato che tra l’’89 e il ’95 in tutti i Paesi di quelle regioni, tranne che in Ungheria e in Slovenia, le frequenze presso i nidi e le scuole materne sono fortemente diminuite.
Adesso le famiglie si trovano a dover pagare per ottenere molti servizi; le rette e le tasse rappresentano per le famiglie più povere un grosso ostacolo.

Aborto in Polonia

Fino all’agosto del 1996 in Polonia era permesso abortire sino alla dodicesima settimana di gravidanza per sole tre motivazioni: pericolo per la vita della madre, gravidanza dovuta a uno stupro e rischio di malformazione del feto. Il 30 agosto 1996 il Parlamento approvò una legge che aggiunse a queste ragioni il «motivo sociale», cioè il permesso di abortire per la madre con «difficoltà materiali o personali».

In pratica equivaleva a permettere l’aborto per qualunque motivo come ai tempi del comunismo. Le numerose manifestazioni popolari, il ricorso di molti ginecologi all’obiezione di coscienza e la raccolta di oltre tre milioni di firme hanno indotto i parlamentari, in particolare quelli di Solidarnosc, a presentare di recente un ricorso di incostituzionalità del nuovo provvedimento.

Il Tribunale costituzionale ha quindi dichiarato incostituzionale, per 9 voti contro 3, la legge, ma tale sentenza potrà tuttavia venire annullata dal Parlamento in un tempo massimo di sei mesi e con una maggioranza di due terzi dei parlamentari.
   

L’ETÀ GIUSTA PER AIUTARE IN CASA Tabella n. 2

Molti adolescenti, secondo una ricerca australiana condotta in sei diversi Paesi (Australia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Svezia e Stati Uniti), ritengono giusto coinvolgere i bambini nelle incombenze familiari: sia che si tratti di lavori domestici, sia che si tratti della cura di se stessi. Differenti le opinioni riguardanti l’età in cui debbano cominciare questi impegni: meno di sette anni o otto anni e oltre. Pochissima differenza emerge tra le risposte date da maschi o da femmine: entrambi sembrano concordare che otto anni sia l’età giusta per cominciare a collaborare in casa.

Tessera sanitaria

Mentre sono in atto le riforme dei sistemi sanitari europei, il Parlamento dell’Unione sta studiando il progetto di istituire una tessera elettronica individuale contenente tutti i dati dello stato di salute e le coperture sociali di ogni cittadino. Si vuole, così, facilitare in tutto la cura sanitaria di ciascun individuo all’interno dell’Unione.

Orsola Vetri

  

La generazione rubata
  

In Australia, circa 100 mila bambini aborigeni furono sottratti a forza dalle loro madri tra il 1910 e il 1970 e consegnati a istituti e enti amministrati dallo Stato o da Chiese cristiane, con l’intenzione di integrarli nella cultura europea e attuare una folle politica di assimilazione del passato. Attualmente il tasso di carcerazione tra gli aborigeni è di gran lunga superiore alla media nazionale e tra coloro che sono dietro le sbarre i più numerosi hanno subìto nell’infanzia il trauma della separazione dalla famiglia. Per questo gli aborigeni in carcere, appartenenti alla "generazione rubata", saranno aiutati a riprendere contatto con la famiglia di origine. Lo prevede un nuovo programma di assistenza annunciato dal ministro dei Servizi correttivi che finanzierà l’emissione dei veri certificati di nascita e offrirà all’organizzazione di assistenza ai detenuti aborigeni, Link-up, particolari diritti per facilitare le ricerche tra cui l’uso di appositi locali dei carceri per facilitare gli incontri con i legali.

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