Periodici San Paolo - Home page

ORIENTAMENTO UNIVERSITARIO (3)

L’utilità del progetto culturale

di Ernesto Preziosi
(responsabile pubbliche relazioni, Istituto Toniolo dell’Università Cattolica)
        

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 1998 - Home Page

Scegliere l’ateneo

Dopo aver scelto l’università e la facoltà che sembra fare al caso nostro, non resta che decidere in quale sede immatricolarsi. Ovviamente, per molti la scelta è obbligata, perché magari l’università è vicina a casa e comporta costi meno onerosi: è importante comunque sapere che esistono diversi tipi di esperienze universitarie legate ai vari atenei, che presentano tutti potenzialità e limiti.

In Italia le sedi universitarie sono ormai più di sessanta (prima della guerra non superavano la ventina). Ciò vuol dire che ci troviamo di fronte a un ventaglio ricchissimo di possibilità che comprende antiche città universitarie e atenei nuovi di zecca, università che hanno molte facoltà, e quindi molti iscritti, e università dalla ridotta popolazione studentesca. Possiamo scegliere anche tra università pubbliche e università libere, come la Cattolica che ha un carattere anche più particolare, in quanto si presenta come un’esperienza in cui studenti e docenti formano una comunità orientata all’acquisizione del sapere alla luce della fede.

Dietro alla scelta dell’ateneo c’è, a ben vedere, la stessa scelta tra il "fare l’università" e vivere l’"esperienza universitaria", a cui facevamo cenno prima. L’università ridotta all’ascolto di alcune lezioni e al superamento degli esami è qualcosa che potremmo frequentare anche per corrispondenza; diverso è fare invece dell’occasione universitaria un’esperienza più completa, nell’approfondimento di letture anche di testi letterari o filosofici, o che comunque esulano dal nostro curriculum, nell’acquisizione di un metodo, nell’assistere a lezioni di altre facoltà, nelle amicizie da frequentare.

Come scegliere la sede? Per rispondere a questa domanda è necessario interrogarsi sul come si vuole "fare l’università". Può interessare a molti giovani per motivi di famiglia essere pendolari nella sede più vicina, ma può affascinare anche l’idea di un trasferimento che agevoli la frequenza ai corsi e un’esperienza universitaria più completa; oggi, tra l’altro, esistono anche diverse forme, tipo borse di studio, che vengono in soccorso agli studenti meritevoli e con poche possibilità finanziarie.

È possibile anche optare per un piccolo ateneo: nelle sedi universitarie situate in centri di 5.000 abitanti, più 15.000 studenti, è più facile senz’altro comunicare, chiedere consigli, concentrarsi negli studi perché non ci sono molte distrazioni, e vivere così una vita più a misura d’uomo. Ma se siamo alla ricerca di un contatto più diretto coi docenti, non dimentichiamoci che spesso i professori delle piccole sedi sono a loro volta pendolari, e rischiano di essere... "latitanti". Anche le grandi città attirano molto i giovani: dal sud spesso si viene al nord, ci si sposta nel grande centro desiderosi magari di evadere da chiusi centri provinciali. La motivazione non è certo da biasimare, ma la grande città può anche travolgere.

Tabella

Ha un senso, poi, sostenere costi elevati se ci si avvantaggia delle possibilità offerte dalla vita in un grande centro, partecipando a conferenze, spettacoli teatrali, lasciandosi coinvolgere dall’incontro con realtà variegate. Qualunque facoltà si scelga, l’interscambio culturale apre davvero le prospettive d’orizzonte, rende infinitamente più ricchi. Il fuorisede ha la possibilità di scegliere anche di vivere in un collegio universitario, un’occasione preziosa che favorisce e motiva lo studio, nonché il dialogo con persone di regioni e culture diverse. La decisione di studiare fuori casa è comunque una forte decisione di crescita, di autonomia, di grande responsabilità da imparare a gestire, da non sciupare. Buona volontà e determinazione, atteggiamenti che non possono essere frutti che di una scelta compiuta responsabilmente.

Ernesto Preziosi

  

NOTE

1 Si tratta di tempi lunghissimi che si spiegano con la carenza di offerta d’impiego, ma anche con la scarsa disponibilità allo spostamento: dei 2.763.000 disoccupati italiani, il 12,1% della forza lavoro, solo 625.000 sono pronti a un posto ovunque, mentre 1 milione e 9 mila è disposto a lavorare al massimo in un Comune vicino e 1 milione e 61 mila non varca i confini del Comune di residenza. Tre giovani su quattro, cioè, cercano lavoro solo vicino a casa (cfr. Istat, Le forze lavoro media 1996, Roma 1997. (torna al testo)

2 Cfr. Rapporto Isfol 1996, Franco Angeli, Milano 1996. (torna al testo)

3 AA.VV., Lavoro e relazioni industriali in Italia, NIS, Roma 1995. (torna al testo)

4 La bozza, in generale, ha ricevuto numerose critiche, specie dagli ambienti culturali vicini alla Chiesa italiana, ma complessivamente una buona attenzione. Si veda: C. Ruini, C. Nosiglia, B. Forte, Politica scolastica: forum a più voci, in "Docete", n. 5, 01/02/97; C. Scarpati, Il Novecento a scuola, in "Vita e Pensiero", n. 1, 01/01/97; M. Cattaneo, Una nuova scuola?, in "La Famiglia", n. 181, 02/01/97; D. Bianchini, Ma che vecchia riforma: i dubbi fuori e dentro le imprese sulla carica innovativa della scuola, in "Il Mondo", n. 4, 01 /02/97; L. Pazzaglia, Sistema forte, soggetti ancora deboli: la proposta Berlinguer, in "Regno/Attualità", n. 4, 15/ 02/97; F. Fabbroni, La riforma della superiore nella riforma del sistema scolastico, in "Nuova secondaria", n. 5, 15/01/97; A. Monticone, Il futuro della nostra società inizia sui banchi di scuola, in "Jesus", n. 5, 01/05/97. (torna al testo)

5 Cfr. Murst, L’orientamento universitario in Italia. Rapporto 1995, Fondazione RUI, Roma 1995. (torna al testo)

6 Istat, Università e lavoro: statistiche per orientarsi, Roma 1996. (torna al testo)

7 Murst, L’orientamento universitario..., cit. (torna al testo)

  

LETTERA A LORENZO
  

Non è facile scrivere un libro sulla giustizia per i giovani. Stefano Racheli, magistrato dal 1972, lo fa escogitando un trucco nemmeno Copertina del libro "Lettera a Lorenzo".tanto originale: indirizza lo scritto al figlio Lorenzo (detto anche Lo), ma, confessa, «che sarebbe cosa da evitarsi perché oggi tutti scrivono lettere ai figli su tutto... Sarebbe anche da evitare, avendo tre figli, di scrivere a uno soltanto, ma Francesco e Paola capiranno», si legge nell’introduzione fatta dall’autore stesso.

Lettera a Lorenzo (Paoline, lire 14.500) è un dialogo sul valore delle leggi e i limiti delle loro applicazioni, sulla concezione del mondo e l’idea del diritto, sull’organizzazione della società e l’amministrazione della giustizia. Non solo; il glossario finale chiarisce molto opportunamente tanti aspetti dell’ostico linguaggio legale.

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 1998 - Home Page