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IL FUTURO DELL’ISTRUZIONE (2)

Le alternative alla laurea

di Nicola Tranfaglia
(preside della facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino)
    
       

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Il significato della tesi

Accanto a queste due istituzioni, che, in regime di autonomia, nasceranno da proposte locali accreditabili dal ministero piuttosto che da rigide tabelle nazionali, si fa strada un livello post-lauream, e a volte post-diploma professionalizzante, che assume la denominazione di master secondo la terminologia anglosassone o di diploma di studi superiori specialistici secondo quella francese o ancora di corso di perfezionamento quale attualmente è diffuso nelle nostre università.

Le caratteristiche di questo livello, in un certo senso intermedio rispetto alle scuole di specializzazione e ai dottorati, stanno essenzialmente nell’individuazione di specifici sbocchi professionali, di risposte dirette al mercato del lavoro. Il che introduce l’esigenza di una programmazione sia a livello locale che nazionale e la possibilità che corsi di questo genere a volte siano sospesi e riprendano dopo uno o più anni di silenzio.

La generalizzazione auspicabile di questo terzo livello non potrà non avere influenza sui livelli inferiori. Pensiamo, per far un esempio, al significato della tesi di laurea che in questi ultimi decenni ha assunto forme assai differenti, passando dalle facoltà umanistiche a quelle scientifiche e tecnico-progettuali. Oggi è nelle prime che la dissertazione finale conserva un ruolo centrale richiedendo agli studenti un anno o più di lavoro e c’è da chiedersi se l’istituzione più o meno generalizzata del livello post-lauream anche in quelle facoltà non debba o non possa determinare una differente riconsiderazione della tesi come vera e propria ricerca, oggi richiesta a tutti gli studenti che vogliono conseguire la laurea.

Ma su questo punto, come su molti altri di cui abbiamo parlato, la parola passa alle strutture didattiche che potranno, se vogliono, impegnarsi in una misurazione delle diverse prove da sostenere ai differenti livelli di formazione degli studenti, immaginando, ad esempio, tesi o comunque prove finali di varia consistenza e difficoltà, sia a livello di laurea sia a quello successivo. È necessaria, in ogni caso, una serena considerazione degli obiettivi che si intendono raggiungere e degli strumenti che si vogliono approntare per essi. Il passaggio ormai evidente da una struttura che potremmo definire "monistica" a una pluralità e gradualità di offerte formative non potrà non comportare conseguenze sull’intero edificio e riflessioni importanti da parte degli organi di governo della didattica.

È convinzione, peraltro, del Gruppo di lavoro che il nuovo edificio potrà rispondere alle esigenze delle università a patto che si verifichino due condizioni: da una parte la possibilità di una maggiore flessibilità in tema di utilizzazione della docenza e di coordinamento della didattica ai vari livelli considerati; dall’altra, lo spostamento dell’afferenza dei professori – quando sarà richiesto da specifiche esigenze – dai corsi di laurea ai diplomi intermedi o professionalizzanti, alle scuole di specializzazione e ai master.

L’attuale ordinamento contiene elementi di rigidità che paralizzano l’università e rendono difficile le innovazioni e gli adattamenti della risposta che di volta in volta è possibile dare alle esigenze degli studenti e della società. In regime di autonomia, il ministero potrà esercitare i suoi poteri di controllo, accreditando le innovazioni che di volta in volta proporranno gli atenei e le strutture didattiche e di indirizzo distribuendo incentivi a quelle strutture, siano facoltà o corsi di laurea o di diploma, che mostrino concretamente la propria capacità di costruzione di curricula in grado di rispondere alle esigenze generali cui si è accennato.

Al ministero si chiede anche in tempi non troppo lunghi di completare l’iter iniziato quest’anno con la legge 127 che disegna nei suoi aspetti fondamentali l’autonomia universitaria e di intervenire su aspetti che il mondo universitario considera urgenti e indispensabili e che vanno dal sistema di reclutamento dei docenti alla delineazione di uno stato-giuridico adeguato agli attuali diritti e doveri dei professori, dalla realizzazione del diritto allo studio per gli studenti bisognosi al potenziamento effettivo della ricerca universitaria.

Trasformare gli atenei in fabbriche per esami o in desolanti parcheggi è mortificante per i docenti come per gli studenti, ma, se si vuole eliminare un fantasma fin troppo presente, è necessario far crescere gli investimenti destinati all’istruzione superiore e alla ricerca scientifica, dare alle università i mezzi per essere davvero autonome e competitive nella didattica come nella scelta dei propri docenti e dei propri ordinamenti, pur all’interno dell’indispensabile cornice nazionale.

Nicola Tranfaglia

Tabella studenti iscritti nell'anno 1996-1997 - A
Tabella studenti iscritti nell'anno 1996-1997 - B
Tabella studenti iscritti nell'anno 1996-1997 - C

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