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EDITORIALE

Dal contrasto all’unisono

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 1998 - Home Page Le giovani generazioni studiano oltre il diploma e rimandano il matrimonio. Ma lo Stato italiano quanto è disposto a investire per la loro formazione?

Quale investimento deve prevedere una famiglia per far studiare i propri figli sino al grado universitario? Quali sono i progetti di chi vuole laurearsi? E quali le aspettative dei loro genitori?

Molte famiglie non devono affrontare grosse privazioni per consentire ai figli di studiare oltre il diploma. Altre, invece, sopportano ristrettezze non lievi per pagare le spese che la continuazione degli studi comporta. Inoltre, non sono pochi gli studenti lavoratori che si pagano da soli gli studi per non pesare sui risicati bilanci dei loro famigliari; ma, è giusto che il costo formativo delle nuove generazioni sia a carico del nucleo familiare?

Il mondo universitario è in fermento. I molti cambiamenti della società attuale hanno inevitabili ripercussioni anche sui programmi formativi. E mentre da un lato si proclamano slogan altisonanti come: "Università per tutti", dall’altro serpeggia latente la paura che la massificazione dell’istruzione ne danneggi la qualità.

L’università si trova al bivio. È innegabile. La riforma dovrebbe però fare chiarezza sull’istituto universitario: mantenerlo soltanto come organismo burocratico che rilascia i titoli per l’esercizio della professione, oppure trasformarlo in luogo educativo dove i giovani trovano competenze e situazioni di apprendimento significative e tali da condurli verso l’autonomia.

Il pianeta giovani è sondato in tutti i suoi aspetti. Le conclusioni a cui giungono le varie agenzie sono in contrasto fra di loro. Così capita di leggere che i giovani d’oggi sono disimpegnati/molto impegnati nel sociale; superficiali/capaci di interrogarsi sugli avvenimenti; pigri/amanti dello sport; curiosi/agiatamente seduti in attesa che le buone notizie arrivino chissà da quale parte. Tutto e il contrario di tutto, dunque? Sì, a volte.

Ma c’è un unisono: i giovani vivono a lungo in famiglia, non trovano lavoro, studiano oltre il diploma, rimandano nel tempo il matrimonio, diventano genitori tardi negli anni. Al di là di sottolineature negative legate proprio all’età giovanile, rimane evidente la responsabilità degli adulti, della società e della politica nei loro confronti.

La riforma sociale dovrebbe prevedere maggiore investimento nella formazione culturale e professionale delle giovani generazioni per immetterle nel mondo lavorativo con una più adeguata preparazione. Ma quanto è disposto a investire nella cultura dei suoi giovani, lo Stato italiano?

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