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INCONTRI

Il valore dell’università
RISPONDE LUIGI LABRUNA

di Orsola Vetri
        

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 1998 - Home Page Il nuovo presidente del Cun si impegna a interpretare il ruolo propositivo che gli affida la legge. Spera che presto vengano attivati i nuovi corsi formativi e, soprattutto, che il governo si decida a stanziare maggiori risorse per l’università. È importante per entrare in Europa.

Il professore Luigi Labruna, preside della facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo Federico II di Napoli è stato eletto recentemente presidente del Cun (Consiglio universitario nazionale). Si tratta di un organo elettivo composto da 14 ordinari, 14 associati e 14 ricercatori, 3 rettori e 5 persone elette dal personale non docente, a questi si aggiungano i 7 studenti che verranno eletti quando sarà formata la Consulta nazionale degli studenti. Ordinario di Storia del diritto romano, si è dichiarato fiducioso sulla possibilità di nuovi orizzonti per l’insegnamento e per la ricerca nel nostro Paese. Intanto, raggiunto da Famiglia Oggi, ha risposto ad alcune domande relative al futuro del mondo universitario.

  • Cos’è il Cun e quali sono le sue funzioni?

«Il Consiglio universitario nazionale è un "organo di rappresentanza delle istituzioni autonome universitarie" e ha una serie di competenze: in parte riguardano il porre al ministro dell’Università questioni generali o particolari previste dalla legge e dall’altro lato porta avanti delle proposte proprie. In passato era organo di sola consultazione e in, quanto tale, era presieduto dal ministro, adesso ha un suo autonomo presidente».

  • A che punto è la legge di riforma dell’Università?

«Oggi non c’è ancora una riforma globale ma vari interventi normativi. Innanzitutto è al vaglio del Senato la riforma dei concorsi. Si tratta di una revisione profonda dei meccanismi di assunzione che ripristina una fisiologica cadenza di reclutamento degli ordinari, degli associati e dei ricercatori. Esalta l’autonomia poiché i concorsi saranno banditi dalle sedi autonome».

  • Per quanto riguarda, invece, l’introduzione delle cosiddette "lauree brevi" o dell’anno propedeutico?

«La cosiddetta bozza-Martinotti (una relazione preparata da una commissione di esperti), per un progetto di riforma globale dei percorsi di studio, prevede una serie di novità incisive. La prima riguarda l’introduzione, là dove è possibile, di un anno "comune" utile per l’orientamento, tale da non preludere una scelta modulata nel tempo e da non perdere l’anno qualora si voglia cambiare disciplina. Si tratta di un tentativo di sperimentazione da portare avanti con cautela e su cui è ancora aperto il dibattito».

  • C’è un modello tra i Paesi europei a cui ispirarsi?

«Io ho studiato diritto in Germania. Il modello tedesco ha avuto grandi capacità di formazione, ma oggi è difficile trovare quello ideale. Sarà utile, però, inserire una scuola pre-universitaria (proprio come in molti altri Paesi) e creare un percorso formativo che si articoli, come ha previsto la bozza-Martinotti, in un corso di laurea e in un secondo stadio presso le scuole di specializzazione».

  • Che cosa pensa del progetto di utilizzare i "crediti" alla stregua di molti altri Paesi?

«I "crediti", come li delinea la bozza-Martinotti, significano tutto e niente. Non sostituiscono gli esami, ma si affiancano agli esami stessi e quindi all’attuale percorso formativo per consentire una valutazione secondo un discorso che possa avere valenza europea. Entro questi limiti i "crediti" sono certamente un progresso. Se invece dovranno sostituire completamente le valutazioni che abbiamo utilizzato sinora, allora bisogna stare molto attenti».

  • Oggi ha ancora valore la laurea, in particolare per il mercato del lavoro?

«È necessario distinguere tra Nord e Sud, tra sbocchi professionali diversi a seconda delle facoltà e tenere presente che per molte professioni la laurea ha valore legale ed è ancora essenziale. Le prospettive possono essere molto diverse: se parliamo di un piccolo industriale del nord l’esigenza è una formazione professionale, più o meno avanzata, una laurea con contenuti pratici. Ma se si deve partecipare a un concorso di magistratura, entrare in diplomazia o nell’amministrazione dello Stato, la laurea in quanto tale ha un valore imprescindibile. Ribadisco, con il sistema che c’è in Italia il valore legale della laurea è essenziale, più dei contenuti».

  • Che cosa pensa del numero chiuso?

«Ha senso quando si tratta di quantità piccole e facilmente gestibili. Ma in facoltà come quella di giurisprudenza, di cui sono preside e che ha circa seimila iscritti al primo anno, come si può introdurre seriamente un numero chiuso senza prestare il fianco a critiche per la trasparenza e per l’efficienza. Una strada è quella intrapresa a Roma: gli studenti hanno dovuto affrontare una prova, non selettiva, ma obbligatoria di attitudine che ha determinato una riduzione notevole (25%) delle iscrizioni. Bisogna inoltre interrogarsi sul destino di coloro che non entrano nelle facoltà a numero chiuso. Teniamo presente che la scolarità universitaria italiana è al di sotto della media europea. Non abbiamo molti studenti né molti laureati. Bisogna qualificare i percorsi formativi e per ciò è necessario dirottare le risorse finanziarie verso la scuola e l’università. È un dato ineludibile. Entrare in Europa è importante, ma con quali costi e quali sacrifici? Certamente nel nostro Paese le risorse destinate all’istruzione e all’università sono al di sotto della media europea, ma solo se si spende per l’università, si fa una scelta utile per i ragazzi e per l’Europa».

  • E per quanto riguarda gli abbandoni e i fuoricorso?

«Sempre nella bozza-Martinotti si cerca di mettere in campo un sistema che non faccia entrare nel mercato del lavoro i giovani troppo tardi. Mediamente in Italia vi è una "mortalità accademica" dei giovani che supera il 60%. Evidentemente vi è qualcosa che non funzione: innanzitutto la formazione pre-universitaria. Per questo io approvo e sostengo il tentativo di Berlinguer di riformare la maturità e poi, si spera, anche la scuola».

Orsola Vetri

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