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CONSULENZA GENITORIALE (2)

La fatica di scegliere
DAL DIPLOMA ALL’UNIVERSITÀ

di Manuela Tomisich
(psicologa)
   
    

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 1998 - Home Page

La scelta della facoltà

Nell’attuale momento storico, la situazione è particolarmente complessa: alla veloce trasformazione del costume, alla crescita altrettanto veloce della tecnologia e delle scoperte scientifiche, non corrisponde un’adeguata crescita ed evoluzione psicologica ed emozionale.

L’emozione spesso cede il posto alla sensazione, la razionalità all’impulsività, e così si cresce in fretta, ma si rimane bambini, sono aumentate le potenzialità e le possibilità, ma mancano gli strumenti soggettivi e oggettivi per tradurle in atto.

Nella scelta della facoltà, ma anche di un lavoro, spesso si tenta di conservare l’equilibrio raggiunto e quindi di ritrarsi anziché attuare le proprie potenzialità latenti, mirando all’auto-sviluppo.

Su questo tema dell’auto-sviluppo si verifica il percorso educativo e viene chiamata in causa tutta la funzione familiare. Aiutare la scelta decisionale, attraverso l’educazione alla libertà d’azione, non può essere solo teoria, ma un percorso complesso che si snoda lungo tutto il percorso di crescita e nella storia della famiglia.

La scelta della facoltà universitaria è spesso legata a una "moda", una tendenza. La quantità di iscritti a giurisprudenza in seguito al fenomeno "Mani pulite", il numero sempre alto di iscritti a facoltà come medicina o psicologia, nonostante le poche possibilità di impiego prevedibili, sono fenomeni noti, e che se ci si riflette sopra possono essere letti come indicatori di fatica a elaborare la scelta.

Si può però considerare che sempre meno l’influenza esercitata dai genitori è tale da imporre il cammino di scelta e solo il 2% degli studenti sceglie il corso di laurea per proseguire l’attività economica familiare (1) , tuttavia l’influsso dell‘educazione familiare è ben visibile anche in questo momento.

Il sostegno familiare

Un contesto familiare che connota positivamente la formazione culturale è in grado di sostenere un prolungamento dello status di studente dopo la scuola media superiore e aiutando così un accesso morbido e attrezzato alla maturità, ma non tutti i genitori tollerano che il figlio/ a si trasferisca in un’altra città per proseguire gli studi, e talvolta i genitori laureati non sopportano che il figlio blocchi il suo percorso scolastico dopo la maturità.

In qualche modo allora la scelta universitaria non è solo un compito di sviluppo per il ragazzo che esce dalla scuola media superiore, ma è un problema e un interrogativo per la crescita e lo sviluppo di tutto il nucleo familiare. In una recente ricerca effettuata con studenti delle università milanesi (2) sul tema della lunga permanenza giovanile all’interno dei percorsi di studio universitari si è indagato anche il ruolo che la famiglia ha sulle scelte di facoltà. Mentre gli studenti sostengono che le famiglie non hanno molta rilevanza nella scelta, tutti poi dicono che il supporto dato dal contesto familiare diventa il dato fondamentale per affrontare la fatica della crescita.

Per coloro che sono all’inizio del percorso di studi la dimensione dell’incoraggiamento, del supporto per non far pesare i fallimenti è attribuita alla famiglia, che emerge come una famiglia-nido rassicurante, che contiene, difende, rassicura, ma anche non favorisce l’esperienza della frustrazione e del limite. Per tutti il punto di riferimento e di confronto è la famiglia che contiene e/o pungola.

Il passaggio dal diploma all’università non solo è difficile e importante per la crescita del ragazzo/ a che sceglie il suo percorso di vita, ma è momento significativo per ripensare alla funzione relazionale di tutta la realtà familiare, che viene interrogata e spinta a trovare nuovi percorsi di crescita.

Perciò è una sorta di rito che mentre immette nel sociale il neomaturo, propone ai "maturi" un ripensamento non scontato e nemmeno superficiale del senso del crescere a tutte le età. Compresa quella adulta.

Manuela Tomisich
   

NOTE

1 Cfr. la ricerca MURST, Euro Student, 1995. (torna al testo)

2 Castelli C., Tomisich M., Il procrastinarsi degli studi universitari: riflessioni al margine di una ricerca, IsuUc, Mi, 1997. (torna al testo)

   

LA COMPAGNIA DEGLI ANIMALI
  

La Pet-Therapy è una scienza nata negli anni Sessanta in Usa, e prevede l’utilizzo della compagnia animale per il recupero e il mantenimento della salute. Gli studi condotti hanno evidenziato i notevoli benefici su diversi disturbi (ansia, stress, disagio sociale, epilessia, problemi cardiocircolatori, deficit visivi, handicap vari), nonché la positiva influenza sullo sviluppo psicosociale dei bambini.

Assume, infatti, particolare rilevanza la Pet-Therapy in quel periodo cosiddetto transazionale, quando con i primi passi il bambino prende coscienza di non essere tutt’uno con la madre e spesso si lega ad un giocattolo o ad un oggetto specifico, cercando di supplire l’allontanamento. In tali circostanze il cane o il gatto possono rappresentare una valida alternativa all’oggetto transazionale: attraverso l’andare e venire, infatti, il bambino impara a gestire le separazioni e a dominare la paura del distacco.

Sulla Pet-Therapy non mancano iniziative e pubblicazioni. Fra tutte ricordiamo il recente convegno di Padova organizzato da Eukanuba (azienda che produce alimenti per cani e gatti). Anche Famiglia Oggi ne ha ampiamente trattato (cfr. Giovanni Ballarini, Gli animali in famiglia, luglio 1995, pp. 41-59).

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