Periodici San Paolo - Home page
GLI EFFETTI SU MARITO E MOGLIE

La coppia con figli adolescenti

di Secondo Giacobbi
(psicoterapeuta presso l’Istituto "Il Minotauro")
            

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 1999 - Home Page I continui cambiamenti dei ragazzi scuotono le relazioni coniugali. Sessualità. Idealità. Infantilismo. Sono le aree maggiormente provocate. La lettura dei conflitti solleva il velo su vecchi problemi dei padri e delle madri. Da aiutare a elaborare la perdita dei cuccioli.

L'adolescenza è diventata una fase della vita sempre più lunga e protratta, e sempre più considerata, da chi convive e opera con gli adolescenti, come difficile e rischiosa. Da qui studi cospicui e sempre più approfonditi sugli adolescenti, a partire dai vertici osservativi più diversi (sociologico, psicologico, medico, psicoterapeutico). Da qui l’interrogarsi spesso un po’ concitato su come si debbano affrontare, in famiglia e al di fuori di essa, i problemi dell’adolescenza. Di fronte alle ansie che l’adolescente suscita è immediato chiedersi, soprattutto come genitori, «cosa fare, come comportarsi, cosa pensare, quali risorse teoriche mettere in campo?».

È meno comune chiedersi quali effetti ha l’adolescenza dei figli sui loro genitori, sui pensieri di costoro, anche segreti, sulle fantasie, sui turbamenti, sulle emozioni, magari inconfessate, celate allo stesso coniuge. Ed è ancora meno comune chiedersi quali effetti ha l’adolescenza dei figli sulla relazione di coppia dei genitori, quali dinamiche attiva nella coppia coniugale, in che modo può alterarne e modificarne la vita.

È questo dunque il vertice osservativo su cui mi sono posto: che cosa cambia nella coppia coniugale (cioè nella coppia marito-moglie, che è un’unità dinamica assai diversa dalla coppia genitoriale padre-madre) a fronte dei cambiamenti che l’adolescenza determina nei figli e nell’ambiente familiare; e se nulla sembra visibilmente cambiare negli assetti relazionali della coppia, che cosa avviene comunque sul piano delle dinamiche di coppia più profonde? Particolarmente sollecitate sono tre aree della vita di coppia: l’area della sessualità, l’area dei valori e degli ideali, l’area degli affetti inconsci (o, se si preferisce, l’area della storia infantile dei singoli genitori).

Giorgio, un quaranticinquenne sposato e con figlia quindicenne, constata una caduta nelle proprie spinte sessuali: i rapporti intimi con la moglie diradano, e tutto ciò in un periodo di benessere fisico e materiale in cui il rapporto con sua moglie gli appare tranquillo e anche più profondo che in passato. Dopo qualche tempo consulta un andrologo, che non rileva niente di problematico sul piano organico e lo indirizza a uno psicologo. Giorgio accetta con un po’ di ritrosia, per quanto sia anche incuriosito, oltre che preoccupato, di ciò che gli sta capitando.

Dopo alcune sedute lo psicologo rileva un fatto che lo colpisce: Giorgio, che è intelligente e comunicativo, parla con facilità di sé e della sua vita, ripercorre la sua storia, riferisce avvenimenti del presente e del passato, sogni e ricordi, ma nei suoi racconti risulta singolarmente assente la figura della figlia, se non per cenni generici ed emotivamente spenti. Eppure lo psicologo sa che Giorgio è profondamente legato alla figlia e dà grande valore alla sua esperienza di padre. Comincia allora ad analizzare il rapporto e a esplorare le reazioni e i pensieri di Giorgio di fronte alla figlia, che è entrata da poco nella pubertà ed è manifestamente alle prese con i problemi dell’adolescenza.

Piano piano la situazione di reticenza si sblocca e Giorgio inizia a entrare in contatto con le inquietudini e il disagio che i mutamenti fisici della ragazza determinano in lui. Sinché un serie di sogni fa precipitare positivamente la situazione: sono sogni nei quali l’elemento sessuale fa la sua comparsa, in modo inquietante, perché in tali sogni compaiono in contesti erotici sia la figura della figlia sia la figura della madre del paziente.

Attraverso l’interpretazione e la rielaborazione dei sogni lo psicologo è in grado di segnalare al paziente l’importanza che l’adolescenza della figlia ha nella sua vita psichica inconscia e come essa attivi in lui inquietudini e turbamenti non privi di legami con la sua storia infantile e con il suo rapporto infantile con la madre. Forse il blocco della sua sessualità ha a che fare con tutto ciò, osserva lo psicologo, come se soltanto il sonno dei suoi sensi possa metterlo al riparo da pericolose sollecitazioni "incestuose". Quando Giorgio conclude, poco dopo, il lavoro psicoterapeutico, la sua sessualità si sta lentamente risvegliando e, qualche mese dopo, telefona allo psicologo informandolo che la sua vita sessuale è stata pienamente ripristinata; permane però qualche problema con la figlia con la quale il rapporto è diventato irrequieto e difficoltoso.

Credo che non ci siano dubbi sul significato da dare alla storia di Giorgio: la maturazione sessuale della figlia aveva stimolato in lui forti, ma inconsce pulsioni sessuali, così forti e allarmanti da determinare l’inibizione della sua sessualità. Mi pare altrettanto evidente che le stesse pulsioni edipiche infantili verso la madre fossero state stimolate, contribuendo a disturbare ulteriormente il suo rapporto erotico con la moglie.

Si è abituati per lo più a concentrare l’attenzione sulla sessualità degli adolescenti. E a questo riguardo gli psicoanalisti ricordano che la loro improvvisa e tumultuosa maturazione sessuale fa riemergere in essi l’antica, infantile, dinamica edipica, in forza della quale il bambino avverte attrazione verso il genitore dell’altro sesso, con sentimenti di rivalità verso il genitore dello stesso sesso.

L’Edipo risvegliato

In realtà la riattivazione dell’Edipo nell’adolescente riattiva a sua volta, in forme più o meno intense, spesso inconsapevoli, quelle dinamiche edipiche che sopravvivono negli stessi genitori. Tali dinamiche possono trasferirsi, in forma indiretta e mascherata, sulla figura del figlio (o figlia) e sulla figura del coniuge.

È solo nei casi di patologia familiare più grave che tali processi possono esplodere in vere e proprie manifestazioni di sessualità edipica e materialmente agita, con abuso sessuale e incesto.

Se la dimensione della sessualità appartiene a una profonda e arcaica area della psiche, la dimensione dei valori e degli ideali appare invece un’area più elevata e meno imbarazzante, nella quale il conflitto all’interno della famiglia, per quanto possa essere doloroso, è più facilmente riconosciuto. Anche in questo caso voglio dirigere l’attenzione sugli effetti che gli atteggiamenti valoriali e ideologici dei figli determinano all’interno della coppia coniugale.

Può accadere che il travaglio esistenziale e persino "filosofico" degli adolescenti, così costituzionalmente portati a contestare valori e ideali di riferimento dei genitori, contribuisca a mettere in discussione l’ideologia anche di uno solo dei genitori, magari già per suo conto un po’ in crisi. In tal caso può aprirsi tra i coniugi un confronto, che fa traballare l’orizzonte ideale e valoriale che la coppia aveva assunto come riferimento e coordinate comuni. Ne possono derivare conflitti difficili, ma ne può nascere anche una crescita nella coppia.

Talora, invece, la coppia coniugale non è in grado di elaborare un comune orizzonte ideale sufficientemente coeso. In un caso simile l’adolescenza di un figlio può far esplodere un conflitto tra i coniugi in forme anche esacerbate. Oppure può fungere da miccia in situazioni in cui, dietro un’apparente sintonia tra i coniugi, si nascondono in realtà riserve interne rimaste a lungo inespresse.

Una coppia di genitori si presenta dallo psicologo per acuti problemi nel rapporto con la figlia Marzia, di 18 anni: i due sono molto preoccupati per scelte e comportamenti della ragazza, che ha per fidanzato un "mezzo drogato", che ha lasciato la scuola; gli amici che Marzia frequenta appartengono all’ambiente del ragazzo e ne condividono il precario stile di vita. Marzia poi si veste in malo modo, trascura gli studi e ha atteggiamenti provocatori che disturbano particolarmente i genitori. Tutto ciò si traduce in scontri aperti tra figlia e genitori, i quali soffrono in particolare del contrasto che li divide sul piano, per loro importantissimo, degli ideali e dei valori. I due parlano delle proprie convinzioni al riguardo: sono cattolici praticanti, entrambi attivi nel sociale. Marzia rimprovera loro scelte ideali moderate e conformiste; quanto a se stessa, si dichiara atea ed estremista.

Di fronte ai lamenti e alle preoccupazioni dei genitori lo psicologo accetta la loro richiesta di vedere la figlia, la quale, pur con riluttanza, gli telefona per fissare un appuntamento. Marzia si preoccupa di chiarire immediatamente di non accettare d’essere considerata un problema e tantomeno di essere messa sotto accusa, e inizia ad attaccare i genitori, polemizzando con le loro opinioni e credenze, contrapponendo loro la propria coraggiosa coerenza e l’anticonformismo delle proprie scelte.

Un lutto doloroso

Allo psicologo appare evidente il carattere provocatorio degli atteggiamenti e dei comportamenti della ragazza. Ma perché, egli si chiede, Marzia è così risentita con i propri genitori, perché così vendicativa verso di loro in tutte le sue scelte di vita? Evidentemente rimprovera loro qualcosa a proprio danno. Forse rimprovera loro di essersi poco occupati di lei, presi com’erano, specie in passato, da quell’impegno sociale e religioso, cui oggi Marzia guarda con tanto ardore polemico?

Lo psicologo incontra di nuovo i genitori e dichiara loro che nel colloquio con la figlia è emerso con grande tensione il quadro che loro stessi avevano anticipato e descrive loro la situazione di conflitto per come viene soggettivamente vissuta dalla ragazza. I genitori manifestano nuovamente la loro preoccupazione, la loro tensione e una grande rabbia nei confronti della figlia. Lo psicologo propone loro di lavorare per alcune sedute su tali sentimenti.

È soprattutto la rabbia il sentimento la cui esplorazione consente di comprendere alcuni degli aspetti più profondi del conflitto tra genitori e figlia: Marzia, come si scopre via via, riattiva nei genitori sensi di colpa e conflitti interni, laddove essi stessi si sono in certi momenti rimproverati cedimenti compromissori rispetto ai propri ideali.

Ma il comportamento di Marzia attiva anche un conflitto di ordine interpersonale tra i coniugi. Così il padre rimprovera alla moglie, con crescente risentimento, di aver trascurato la figlia e che, forse, lei avrebbe dovuto, specie nei primi anni, pensare di più alla figlia e meno agli impegni sociali e religiosi. Lo pensava anche allora, ma non era mai riuscito a dirselo e a dirglielo chiaramente. Quanto alla moglie, rimprovera al marito, prima timidamente e poi con crescente forza, d’essere rigido, un po’ noioso, un po’ astratto. Ha sempre ritenuto che fosse sin troppo disattento alla dimensione economica. Anche lei non era mai riuscita ad affrontare tali questioni, forse neanche dentro di sé.

Gradualmente il lavoro psicologico si sposta nel rapporto dei genitori con la figlia al rapporto tra i genitori e ciò consente di vedere quanto Marzia sia, nonostante tutto, legata a loro e di come le sue provocazioni siano sovente richieste di aiuto. Comprendono anche gli aspetti di ambiguità e gli equivoci dei loro valori e di ideali, apparentemente condivisi con totale persuasione reciproca, in realtà carichi di riserve inespresse.

Una simile presa di coscienza pone le basi per un processo di crescita della coppia, e quando il lavoro psicologico ha termine è possibile cogliere qualche primo segnale di rasserenamento e di crescita anche nel rapporto dei genitori con la figlia.

C’è un aspetto della crescita dei figli che può suscitare un sottile e doloroso senso di perdita nei genitori: se ne va, e se ne va per sempre, il bambino e con lui quel magico mondo dell’infanzia che rappresenta per ogni adulto un paradiso perduto. Certo, la perdita è ampiamente compensata dall’orgoglio per il figlio che diventa grande: ed è una trasformazione davvero straordinaria quella della pubertà, un miracolo a cui i genitori assistono ammirati e compiaciuti, ma anche con turbamento e ansietà. Il corpo infantile si allunga vertiginosamente, muta forma, si sessualizza; cambiano le abitudini di vita dell’adolescente, aumentano le distanze dai genitori, tramontano le antiche confidenze; le coccole e l’abituale intimità fisica si dileguano; padre e madre vengono contestati e sottoposti a critica, e i loro valori, i loro ideali, le loro aspettative possono essere rifiutati. È dunque un’esperienza di lutto quella cui l’adolescenza dei figli costringe i genitori. Ma ciò che si perde non è solo il figlio-bambino, così gratificante e così rassicurante; la perdita è più sottile: in realtà nel rapporto col suo bambino il genitore mette in gioco anche parti infantili di sé, parti che sopravvivono nella psiche adulta; in quel rapporto l’adulto riproduce anche, a ruoli rovesciati, dinamiche affettive e relazionali vissute nella sua relazione infantile coi genitori; anche tale vicenda psichica si perde quando i figli diventano grandi, ed è una perdita tanto più dolorosa al giorno d’oggi in quanto molte coppie sono ormai genitori di un figlio unico, dietro il quale non c’è un altro bambino con il quale esprimere le proprie parti affettive "infantili".

È questo ovviamente un aspetto nascosto e spesso inconscio della relazione genitori-figli, una relazione nella quale sono maggiormente in vista, per quanto concerne i genitori, gli aspetti di responsabilità, accudimento, razionalità.

Ma torniamo alla coppia coniugale: la relazione d’amore, per quanto a sua volta caratterizzata da aspetti preminenti e decisivi di responsabilità adulta e di contrattualità razionale, ha una dimensione affettiva che va al di là della sessualità e dell’amore adulto e genitale. Nel rapporto coniugale si esprimono anche, seppur nascostamente, bisogni infantili di reciproco accudimento e di mutua fusionalità. Ebbene, tali bisogni, nel momento in cui il figlio diventa adolescente, vengono costretti a un rimaneggiamento e la coppia è conseguentemente spinta, anche senza accorgersene, a riorganizzare gli scambi affettivi basati su quei bisogni.

La signora Sandra chiede un colloquio per difficoltà nel rapporto con il marito, per le cui condizioni psichiche è assai preoccupata: il marito, con il quale è sposata da una quindicina di anni (hanno un figlio di 14 anni e una bambina di 5), sta attraversando un periodo di depressione e di crisi nel rapporto coniugale: lamentoso e rivendicativo, l’assilla con richieste infantili e con un attaccamento possessivo e pesante. A sua volta il marito, Alberto, chiede un colloquio allo psicologo col quale avvia un percorso di psicoterapia.

Terapia perfetta

Nel corso delle sedute emergono alcune situazioni che lo psicologo mette in relazione tra loro e collega con lo stato depressivo in cui il paziente è caduto: innanzitutto Alberto ha perduto, nel giro di pochi mesi, entrambi i genitori; tale lutto, per quanto serenamente vissuto, si rivelerà una vicenda significativa. Il rapporto coniugale, conferma Alberto, è diventato luogo di insoddisfazione e di disagio: da un lato egli avverte una perdita di interesse nei confronti della moglie, un viverla, con rancore, come inadeguata, dall’altro lato si sente infantilmente dipendente da lei, bisognoso di cure e rassicurazioni.

Quanto ai figli, Alberto nota sempre più la crescita e i cambiamenti del figlio maggiore, derivandone la sensazione penosa dell’inarrestabile trascorrere del tempo e del proprio inevitabile declinare. Anche la figlia più piccola lo mette in ansia; ma di sera, quando va a letto e si addormenta, allora Alberto siede accanto a lei e la guarda dormire con infinita tenerezza. Ed è in queste circostanze che si accorge di pensieri sempre più struggenti e nostalgici, che lo riconducono all’infanzia e al suo rapporto infantile con i genitori.

Alberto si abbandona all’onda dei ricordi sino alle lacrime, e si strugge soprattutto nel ricordare l’infanzia del suo primo figlio, ora adolescente, e mille immagini dolci e tenere gli vengono in mente del bambino che è stato suo figlio e che ora non è più. Poi, sazio di lacrime, raggiunge a letto sua moglie e cerca conforto tra le sue braccia e si sente più bambino in braccio alla mamma che un uomo tra le braccia di una donna.

La psicoterapia lavorò profondamente su tutti questi vissuti, ne consentì la comprensione e il lento superamento. Alberto poté capire il senso di un’azione che gli era parsa al momento inesplicabile: quando il primo figlio organizzò la propria stanza e destinò alla cantina oggetti, giocattoli e libri dell’infanzia, Alberto si sorprese a farne una cernita e a mettere nella propria stanza da letto alcune di quelle cose. Aveva trattenuto l’infanzia del figlio per farla sopravvivere! E aveva anche compiuto un gesto di identificazione con il figlio bambino, dimostrando quanto le proprie parti infantili fossero colpite dalla crescita dell’adolescente.

Il lavoro psicologico si concluse con dei colloqui destinati alla coppia: ormai Alberto stava bene e aveva ricuperato la sua capacità di amore coniugale e adulto, e la crisi della coppia era in via di risoluzione, anzi, l’esperienza fatta consentì all’uomo di farsi carico di fronte all’emergere, a quel punto, nella stessa consorte, di sentimenti depressivi e di bisogni affettivi un po’ infantili come effetto di una sua crisi di fronte alla crescita dei figli e allo sfiorire della sua giovinezza.

Secondo Giacobbi

     

"CAPITAN UNCINO"

Il rapporto genitori-figli è spesso indagato in una prospettiva che tende spesso, di fatto, a colpevolizzare i genitori, visti come soggetti decisivi del benessere o del malessere dei figli. Il libro di Secondo Giacobbi, Capitan Uncino (Franco Angeli, lire 28.000) mostra come i figli siano a loro volta parte attiva in una complessa dinamica interattiva che coinvolge genitori e figli. Rivolta ai genitori, agli insegnanti e operatori psico-sociali che abbiano abitualmente a che fare con adolescenti, questa pubblicazione analizza accuratamente il vissuto della coppia a partire dall’innamoramento alla coniugalità, alla genitorialità.

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 1999 - Home Page