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GLI ULTIMI DATI SULL’ADOLESCENZA

L’età incompiuta

di Severino De Pieri
(psicologo, direttore del Cospes di Mogliano Veneto)
            

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 1999 - Home Page Periodo di crescita interminabile. Educazione dilatata. Processi formativi a carico della famiglia, della scuola e di altre agenzie di socializzazione. La conferma è contenuta in una ricerca da poco ultimata.

L'adolescenza sta cambiando. Ma dove va? Le ricerche, pur con i loro limiti, rimangono ancora lo strumento più serio per capire l’evoluzione del fenomeno. Tra queste spicca nettamente la ricerca Cospes, L’età incompiuta (1995). Tenendo perciò conto soprattutto dei risultati conseguiti da questa ricerca, ultimata nel 1998, si cerca di descrivere i nuovi adolescenti. Al di là della frammentazione e della problematicità sociale che presentano oggi gli adolescenti italiani, l’attenzione dei ricercatori Cospes si è focalizzata sui processi che conducono alla formazione dell’identità, dentro l’ampia rete delle relazioni che questi soggetti vivono nell’ambiente e in rapporto alle istituzioni.

È detta «età incompiuta» perché in essa i traguardi della costruzione dell’identità non vengono raggiunti dentro l’arco temporale tradizionalmente assegnato a questa età, ma si presentano appena avviati e restano aperti a successivi compimenti. In questo contributo analizziamo la rete delle relazioni e dentro a questa tentiamo di cogliere i processi della formazione dell’identità, nell’interscambio che corre tra il sottosistema adolescenziale e l’intero sistema della società.

Tav. 1 - Atteggiamenti dei genitori e coinvolgimento dei figli nelle scelte familiari.
Tav. 1 - Atteggiamenti dei genitori e coinvolgimento dei figli nelle scelte familiari.

La ricerca documenta un consistente passaggio dalla famiglia autoritaria del passato alla famiglia dialogica di oggi, anche se al genitore affettivo, ampiamente presente nel sistema della protezione, non corrisponde ancora il genitore sociale, quale sarebbe auspicabile attendersi per favorire una compiuta identità nelle nuove generazioni.

La famiglia italiana sembra ancora propensa più ad avvolgere che a disperdere, più a contenere che a lanciare verso l’autonomia e la corresponsabilità. Una parte non trascurabile di genitori d’oggi, per almeno un terzo, è ancora tributaria di un sistema educativo imperniato sull’autoritarismo, e pertanto incapace di accogliere il dialogo come modalità di relazione e soprattutto non disponibile a entrare in una relazione di reciprocità con i figli, pur mantenendo il ruolo autorevole della relazione di paternità e di maternità.

La famiglia in ogni caso si rivela come l’istituzione che, nonostante tutto, ottiene anche i più elevati risultati nella formazione dell’identità, tant’è vero che la sua carenza e il suo degrado sono tra le prime cause della devianza e dell’insorgenza del disadattamento. La famiglia che educa diviene "terapeutica", come la comunità terapeutica che accoglie i disadattati e i soggetti della devianza, che si ispira al modello familiare se vuole diventare educativa.

L’esito positivo appare connesso con i climi educativi che favoriscono il distanziamento e l’aggiustamento continuo degli equilibri, con l’avvio verso una maggiore autonomia. Climi educativi non corretti favoriscono invece il conformismo, la dipendenza e portano alla ribellione e talvolta danno il via alla devianza.

Durante l’adolescenza anche la famiglia entra in crisi come entrano in crisi i figli. La crisi fa decadere il sistema bilanciato dei rapporti precedenti e impone un processo di riorganizzazione, sia nella struttura psicodinamica della personalità sia sotto il profilo della rete delle relazioni. Le esigenze rinnovate che l’adolescente presenta comportano un rimodellamento continuo dell’intero nucleo familiare. In particolare le trasformazioni dei figli e il bisogno di autonomia mettono in crisi "in modo speculare" anche il sistema genitoriale. Per cui le interazioni genitori-figli, se talvolta raggiungono dei toni drammatici, sono sempre agite dall’una e dall’altra parte. Spesso assumono la connotazione di conflitti funzionali, talvolta di opposizioni radicali, più spesso di sperimentazioni al limite della sopportazione. Praticamente, però, restano sforzi di adattamento reciproco.

Tav. 2 - L’insegnante come lo vorrebbero gli studenti (per età e sesso)
Tav. 2 - L’insegnante come lo vorrebbero gli studenti (per età e sesso)

Scegliere i docenti

L’indagine da noi compiuta documenta una diminuzione dei toni prevalentemente conflittuali che si verificavano più comunemente in un recente passato. Oggi il percorso verso l’autonomia appare prolungato, certamente spostato in avanti, in connessione con un inserimento sociale vistosamente ritardato. I processi di identità che maturano all’interno della vita familiare appaiono ancora per vari aspetti incompiuti, soprattutto quanto all’autoreferenza dell’adolescente rispetto agli adulti e cioè nella definizione di sé e nella stabilizzazione affettiva. Del resto gli adolescenti non prefigurano un’apertura decisa al futuro, per cui certe maturazioni di fine adolescenza appaiono ancora come relative e di "transito".

Riteniamo che la famiglia italiana debba essere aiutata ad affrontare stili educativi più adeguati all’adolescenza dilatata d’oggi, che comporta un’educazione prolungata.

Gli adolescenti italiani colgono l’incapacità di molti docenti di guidare autorevolmente un processo vitale in espansione, anzi sembrano di fatto volerlo frenare con il pretesto della disciplina e della pregnanza dei contenuti da impartire. La domanda di avere docenti animatori e stimolanti per la crescita emerge con particolare forza durante il periodo adolescenziale. È il momento in cui gli adolescenti prendono coscienza della valenza ma anche dei limiti della scuola, in genere apprezzata, anche se via via gli adolescenti italiani prendono le distanze da questa istituzione, soprattutto quando non la sentono vicina ai problemi della costruzione della loro identità.

I docenti accompagnano la crescita nella misura in cui divengono modelli di comportamento e soprattutto guide significative di cui gli adolescenti hanno bisogno, anche se con la loro irrequietezza e con i loro stili trasgressivi, che di solito assumono specialmente nel biennio, possono mettere a dura prova la maturità del docente che stenta a confrontarsi con la vita in ascesa. Ciò che pone problema agli adolescenti di oggi è il fatto che nella comunità scolastica difficilmente gli insegnanti superano la soglia dell’individualismo e dell’incomunicabilità, per cui essi chiederebbero alla scuola un modello di comunicazione e di confronto, di dialogo a tutto campo. L’orientamento educativo dovrebbe non solo tendere alla gestione della scuola, al controllo e alla terapia della devianza, ma soprattutto a modificare le condizioni che si instaurano nei rapporti interpersonali.

Tav. 3 Pratica religiosa
Tav. 3 Pratica religiosa

È nella "classe segreta" che l’adolescente italiano vive e costruisce la propria identità. È nella dinamica di gruppo che instaura tra i pari e nel confronto con i docenti che perfeziona via via la propria identità. Alla scuola dei contenuti e delle discipline gli adolescenti chiedono che si affianchi la scuola della vita, la scuola del dialogo, la scuola dell’accoglienza dei problemi evolutivi. Chiedono un accompagnamento forte, di chiarificazione e di guida, da parte dei docenti, soprattutto riguardo ai grandi problemi che si riferiscono al senso della vita, alle valutazioni sui comportamenti morali, alle scelte politiche e, in particolare, alla preparazione del futuro.

La scuola secondaria italiana non prepara sotto il profilo professionale, anche se dà dei contenuti che sono essenziali, però appare molto distante dal mondo del lavoro e della professione. Soprattutto non utilizza le risorse di operatività e di sperimentazione che gli adolescenti potrebbero vivere in ambiente scolastico e gioca il tutto sulla valutazione verbale e non sulla crescita comportamentale e sulla sperimentazione di percorsi che preparino a un inserimento sociale e lavorativo adeguato. Il malessere della e nella scuola ha le sue radici nell’operare non sempre armonico dei sottosistemi politico, amministrativo e docente che interagiscono nel non semplice sistema scolastico italiano.

In questo contesto è drammatico il fenomeno della dispersione scolastica, soprattutto in alcune regioni del nostro Paese, dove aumenta via via lo scarto fra presenza e assenza e incide sul disagio e condiziona i processi della formazione dell’identità.

Inoltre, per molti la scuola assolve semplicemente a una funzione di parcheggio sociale, perché manca la possibilità di uno sbocco occupazionale immediato.

Il malessere nella scuola ha radici non solo nell’immaturità adolescenziale, ma soprattutto a livello strutturale specifico e questo richiede che si incida politicamente sulla struttura in modo da renderla più funzionale alla maturazione dell’identità globale degli adolescenti italiani.

Tav. 4 - Hai fatto qualche esperienza affettivo-sessuale?
Tav. 4 - Hai fatto qualche esperienza affettivo-sessuale?

La pratica religiosa

Nell’adolescenza si accentua l’abbandono dell’appartenenza e della pratica religiosa, ed emerge l’aumento, in modo paradossale, di una domanda religiosa che la ricerca Cospes ha documentato ampiamente. Nel periodo più acerbo della vita, quando gli adolescenti compiono il trapasso da una fede infantile a una domanda religiosa adulta, essi vivono un aumento di disagio, di dubbio, di sofferenza e non sempre sono ben interpretati. Ciò comporta l’aprirsi di enormi problemi per il futuro, per l’identità religiosa degli italiani.

Nella cultura italiana manca un accompagnamento adeguato della crescita religiosa a favore degli adolescenti. Nei cammini del dopo Cresima non sempre si tende a formare una fede adolescente e adulta, ma talora si perpetua semplicemente l’inculturazione infantile. E questo crea disagio, pone enormi problemi, è all’origine di un disadattamento inatteso e doloroso per cui cresce un distacco fatto d’irritazione, di rabbia e di acredine verso l’istituzione che non sembra in grado di accogliere la vita che cresce e che domanda risposte.

Gli adolescenti chiedono attenzione alla propria persona, al divenire problematico dell’esperienza religiosa. Chiedono spazi di protagonismo alla comunità ecclesiale. Tuttavia con il tempo questo sembra decrescere, eccetto per quella piccola parte di adolescenti che assumono compiti di animazione verso i ragazzi più piccoli o di disponibilità al volontariato nelle istituzioni ecclesiali. Si apre a questo riguardo un duplice interrogativo: è l’istituzione ecclesiale che preferisce l’adolescente passivo e sottomesso proprio quando egli sembra chiedere maggiore responsabilità, o ciò è forse una fuga camuffata, compiuta dagli stessi adolescenti, che non si assumono ruoli di impegno, di corresponsabilità e di partecipazione?

Amicizia, vita di gruppo e tempo libero sono le coordinate più vive ed efficaci della crescita in tutto l’arco adolescenziale. È in questo ambito dove avviene il massimo di crescita personale, ma dove anche si insinua maggiormente il rischio di stagnazione e l’evenienza di esiti negativi, soprattutto per la devianza. Sotto il profilo della crescita affettiva e relazionale non c’è soluzione di continuità tra preadolescenza e adolescenza. È un’unica piattaforma in crescita che chiede alla vita di relazione soprattutto un confronto e uno schiarimento "a specchio", in modo da costruire una personale identità.

Tav. 5 - Frequentazione della discoteca (per età e sesso).
Tav. 5 - Frequentazione della discoteca (per età e sesso).

Coetanei e tempo libero

Se il preadolescente ricerca nell’appartenenza di gruppo un’occasione per costruire amicizia ed effettuare il primo distanziamento dal sistema genitoriale, per l’adolescente questo diviene soprattutto il luogo della formazione dell’identità e quindi dell’incontro-scontro, nel quadro dei valori affettivi che risultano i più attestati e significativi in tutto l’arco dell’età. Significative a questo riguardo le esperienze affettive e sessuali che compiono gli adolescenti.

Nella vita di gruppo abbiamo una sostanziale crescita verso la differenziazione. Se nella preadolescenza i gruppi sono soprattutto di tipo formale e chiedono molte volte l’accompagnamento di un adulto come animatore, durante l’adolescenza c’è una compresenza di gruppi formativi e gruppi informali, che ugualmente costituiscono una possibilità di crescita per l’autonomia e la costruzione dell’identità psicologica e sociale.

Se lo spazio-gruppo e amicizia diviene la condizione ideale per la controdipendenza, in esso tuttavia abbiamo anche il rischio di condizionamento con la pressione di conformità, che si instaura proprio a livello di coetanei. Tant’è vero che al termine dell’adolescenza un terzo e anche più degli adolescenti si dimostrano profondamente delusi e scontenti dell’esperienza amicale e di gruppo, perché non hanno trovato in essa una risposta alle attese di crescita della persona e di valorizzazione delle proprie risorse e potenzialità.

Tav. 6 - Aree di interesse nel tempo libero.
Tav. 6 - Aree di interesse nel tempo libero.

Questo pone il problema della formazione dei gruppi e della guida educativa dei processi di socializzazione, non lasciandola al libero contratto spontaneistico, ma dando la possibilità di gestirla in modo critico con l’acquisizione di abilità di controcondizionamento. Sembra che a questo profilo manchi una pedagogia di formazione all’uso sociale dei gruppi e della vita affettiva.

In particolare, circa l’impiego del tempo libero, vediamo come i preadolescenti sviluppano una modalità di formazione della propria vita sociale che produce effetti di solito abbastanza positivi e, fatta salvo una piccola percentuale di soggetti disadattati, per la maggioranza l’esperienza di gruppo appare ampiamente positiva.

Per gli adolescenti invece l’impiego del tempo libero appare caratterizzato dall’ambivalenza. Nel tempo libero gli adolescenti esprimono anzitutto la dimensione pulsionale, nell’ambito dello spazio personale in cui essi possono costruire la loro ricchezza personale improntata allo spontaneismo, alla fuga dai luoghi di controllo. Infatti gli adolescenti nel tempo libero possono incontrarsi con i coetanei al di fuori degli spazi protetti e quindi potersi confrontare in un processo lento, che dà molte opportunità di confronto, anche possibilità di assumersi responsabilità personali, e soprattutto di esercitarsi nelle decisioni che la vita di gruppo e il confronto con i coetanei continuamente pongono.

Nelle situazioni di "spazio personale" gli adolescenti costruiscono le dimensioni della propria identità incompiuta, misurata all’esterno dalla crescita fisica e dalle abilità psicomotorie, e all’interno dal riempimento emotivo di se stessi. Nel tempo libero essi possono esprimere una modalità nuova, più vicina al proprio stile personale e anche in certo qual modo raccordata con il futuro. Tuttavia il tempo libero nell’adolescenza è anche un tempo a rischio. In gran parte gli adolescenti vengono condizionati in senso negativo. Anzi per un terzo di essi la ricerca dimostra non solo assenza di progetti nel gestire il tempo libero ma rileva soprattutto il condizionamento dei coetanei, l’assimilazione delle mode culturali veicolate dai mass media e dai valori presenti nella società. Per questo il tempo libero può diventare per una certa parte di adolescenti un tempo vuoto, un tempo perduto, in quanto il cammino verso l’identità rimane bloccato, non favorendo l’autodefinizione e la progettualità.

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La musica come la Tv

Per gli adolescenti i media, soprattutto la musica e la televisione, hanno una notevole presa e un grande condizionamento per il fascino che esercitano. Essi sono nel contempo il canale più usuale per veicolare le novità della crescita. La cultura dei valori trasmessi dai media, specialmente la musica e Tv, appare coerente con il sistema del consumismo, la cui assimilazione viene facilitata, durante l’adolescenza, dall’eccitazione emotiva e dal bisogno di gratificazione. È per questo che di fronte ai mass media gli adolescenti vivono essenzialmente una condizione di ambivalenza. Da un lato si produce un fenomeno di elevata identificazione con i contenuti e i modelli che essi presentano, e in tal senso essi vengono molto condizionati, spesso anche negativamente nella loro crescita. Dall’altro, si assiste a un lento avvio di attitudine critica, di distacco e di superamento della dipendenza. Ciò mette in luce il cammino che durante questa età gli adolescenti iniziano a compiere per costruire la propria identità, anche in forza degli stimoli offerti dai media.

La ricerca ha dimostrato che l’influsso negativo maggiore si produce sugli adolescenti che dispongono di una minore scolarizzazione. Emerge infatti che i ragazzi e le ragazze che frequentano le scuole sono molto più distaccati e critici, fatte le debite proporzioni, di quelli che non le frequentano. Sembra dunque che la crescita culturale resti il migliore antidoto verso l’effetto condizionante dei media. Solo un intervento intenzionale specifico degli educatori potrà regolare e far evolvere positivamente l’"altra educazione" proposta dai mass media.

Tav. 8 - Percezione dei cambiamenti conseguiti o in atto.
Tav. 8 - Percezione dei cambiamenti conseguiti o in atto.

Identitàe gender

La ricerca sull’età incompiuta ci suggerisce di pensare a delle tendenze di fondo che si manifestano nell’incontro tra la peculiarità della personalità adolescenziale e l’influsso del mondo esterno. La società attuale, nella sua complessità, influenza in maniera sostanziale la scelta dei comportamenti da adottare. Emblematico risulta l’atteggiamento verso l’accoglienza del genere sessuale e dell’aspetto fisico. Esso tende a delineare una doppia adolescenza, al maschile e al femminile, in gran parte culturalmente indotta e portatrice di turbe come l’anoressia, la depressione.

Per l’identità adolescenziale non esiste più un unico e preciso modello: c’è una molteplicità di adolescenze. Per questo ogni adolescente ha bisogno di sperimentarsi nelle sue più diverse espressioni per poter cogliere la propria individualità attraverso la revisione dei modelli culturali. Diventa perciò inevitabile il richiamo al periodo di "moratoria" inteso come la capacità di tollerare e attendere tempi di crescita dell’adolescente che non è ancora pronto a far fronte a un compito evolutivo accettabile.

L’adolescente d’oggi costruisce la sua identità dentro la stagione dell’immaturità, della ricerca e del rischio. Presenta il volto di un Giano bifronte, come la società che lo esprime e di cui è specchio e amplificatore: porta in sé l’esplosione della vita e la voglia di morte, un corpo che cresce, il desiderio dell’amore pulito e le spinte all’abuso sessuale, la gioia dell’identità che cerca di compiere e le nuove forme di dolore che provengono dalla mancanza di senso e dalla paura del futuro, la compagnia festosa e la solitudine amara, l’eccitazione e la depressione, il dubbio di fede e la ricerca di ragioni per cui credere e sperare. Il suo destino è affidato a un soffio: quel poco di sperimentazione di sé che gli è concesso in una società che non lo ha previsto come soggetto attivo nella sua programmazione e nella sua ipotesi di futuro.

L’"io" dell’adolescente è alternativamente dappertutto e da nessuna parte, fluttua secondo i gradi dell’eccitazione: è tutto tranne che pietrificato. Sotto questo profilo è importante concepire un sistema d’intervento educativo che sia flessibile e duttile, che entri in rapporto di dialogo e di collaborazione con gli stessi adolescenti, i quali non crescono in maniera lineare ma ciclica e asincronica e che quindi pongono serie difficoltà alla stabilità dell’adulto che procede in modo automatico, lineare e talvolta rigido.

Anche l’adulto è in crisi, anche l’identità adulta sembra incompiuta. Questo potrebbe comportare un vantaggio. Se l’adulto si presenta come un sistema mobile e pertanto in continua crescita, egli potrebbe diventare una felice opportunità per gestire un intervento educativo nei confronti di un sistema altrettanto mobile e incompiuto come quello dell’adolescenza.

Sotto questo profilo l’adolescenza è specchio della società ed è stimolazione della stessa società perché possa cambiare e configurarsi in uno stile di crescita più fluido e più attento ai cambiamenti.

Solo l’adolescenza accolta e non negata permette alla società di crescere equilibratamente e di affrontare il futuro con speranza.

Severino De Pieri
Tavole e grafici riportati nell’articolo sono presi da Cospes (a cura di), L’età incompiuta.

   
BIBLIOGRAFIA

  • Cospes (a cura di), L’età incompiuta. Ricerca sulla formazione dell’identità negli adolescenti italiani (Coordinamento di G. Tonolo, S. De Pieri), Elle Di Ci, Leumann (To) 1995.
  • Cospes (a cura di), Il disagio degli adolescenti tra famiglia e scuola: difficoltà o risorsa? (Coordinamento di L. Ferraroli), Elle Di Ci, Leumann (To) 1998.
  • Cospes (a cura di), Le due adolescenze. Crescita e identità a confronto (a cura di B. Ravasio), Elle Di Ci, Leumann (To) 1998.
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