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LIBRI & RIVISTE
    

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 1999 - Home Page Giorgio Rifelli
Psicologia e psicopatologia della sessualità
Ed. Il Mulino, Bologna 1998, pp. 244, L. 30.000

L’autore, docente di psicologia del comportamento sessuale all’Università di Bologna ed esperto conoscitore della materia,Psicologia e psicopatologia della sessualità. ha già pubblicato altri libri sul tema della sessualità. Interessante è quello uscito nel 1995, Per una storia dell’educazione sessuale, scritto assieme a C. Ziglio, che illustra il periodo che va dal 1870 al 1920.

L’attuale libro è suddiviso in tre parti. La prima, che ha come titolo "Diventare uomini e donne", parla del problema dell’identità. Essa viene definita come una struttura psichica «che consente di riconoscersi nonostante gli inevitabili mutamenti che il vivere in relazione con l’ambiente interno ed esterno determina». Viene più volte ribadito che il biologico, unica componente certa, non è mai sufficiente, da sola, a rappresentare l’identità personale dell’individuo.

Con chiarezza l’autore spiega le varie tappe evolutive dello sviluppo sessuale, dalla vita prenatale alla senescenza, anche se, sottolinea, «al termine "sviluppo", preferisco quello di "costruzione"».

Meno riuscite sono le altre parti. La seconda, dedicata alla psicologia del comportamento sessuale, è scritta sbrigativamente, tale da non rendere al lettore quanto la sessualità sia parte della ricchezza comunicativa degli esseri umani. L’autore, inoltre, fatica a conciliare, dell’atto sessuale, l’aspetto poetico-passionale con l’aspetto tecnico.

La terza parte è invece dedicata alla psicopatologia del comportamento sessuale. Vengono prese in considerazione le disfunzioni sessuali più comuni, quelle che riguardano le turbe del desiderio, della frequenza e del piacere. Oltre a un’ipotesi sulle possibili cause, vengono riportati i dati statistici di ricerche attuali e passate. Nonostante sia di estrema attualità, l’autore dedica solamente una decina di pagine alle perversioni.

Aristide Tronconi

   
G. Pietropolli Charmet
Adolescente e psicologo. La consultazione durante la crisi
Ed. Franco Angeli, Milano 1999, pp. 191, L. 28.000

In genere la complessa vicenda relazionale, rappresentata dall’incontro tra uno psicologo e il suo cliente, è avvolta nello stretto riserbo della stanza di terapia. Non rappresenta un’eccezione neppure quando a incontrare lo psicologo è un adolescente. Cosa mai si racconteranno un giovane provocatorio, e poco incline a confessare le proprie difficoltà, e un adulto spesso etichettato dal ragazzo come un inutile "strizzacervelli?". Adolescente e psicologo. La consultazione durante la crisi.Ma questa in realtà è solo la facciata: l’adolescente in crisi, ci dimostra Charmet, è invece alla ricerca di un "adulto competente" e quando ha trovato chi si è mostrato in grado di ascoltarlo senza pregiudizi è capace di aprirsi senza timori, diventando «estremamente prodigo di ciò che sente, pensa, teme e fa».

Questo però accade solo nel momento in cui incrocia un adulto interessato a capirlo, ma anche capace di «accettare di non capire». Guai se l’adolescente crede che lo psicologo tenda a etichettarlo inquadrandolo in una griglia rigida e riduttiva. «Inseguire la diagnosi impedisce di capire»: un’affermazione sostenuta dall’autore senza alcun accenno di polemica, anche se sono i genitori stessi a chiedere per primi allo specialista (che nella visione di Charmet è più un consulente che un terapeuta) una diagnosi che li aiuti a capire meglio il figlio. Uscire da questa logica aiuta ad aprire anche con loro un nuovo e diverso spazio per pensare.

È proprio ai genitori che è diretto questo ben riuscito volume; ma i concetti che vi si leggono sono interessanti anche per gli stessi operatori. Un libro che unisce al rigore scientifico delle sue argo-mentazioni lo stile brillante che l’autore, in tutti i suoi scritti, è capace di offrire al lettore.

GianniCambiaso

    
Alice Miller
Sette storie. Le vie della vita
Ed. Garzanti, Milano 1998, pp. 218, L. 35.000

I legami familiari sono qui raccontati in sette storie accomunate dal segno della sofferenza relazionale: infanzie difficili, famiglie divise, rapporti complessi tra generazioni. Presentare dei temi attraverso storie, immaginarie ma realistiche, conferisce rilevanza per la vita concreta di alcune recenti acquisizioni della psicologia dell’età evolutiva; è infatti nelle prime delicate esperienze di vita con i genitori che si trova il movente nascostoSette storie. Le vie della vita. dei comportamenti adulti, spesso segnati dall’ansia di liberarsi del peso delle sofferenze o votati alla ripetizione degli eventi che hanno generato un trauma. L’autrice, psicologa infantile, mostra che ogni condizionamento biologico, sociale, emotivo che influisce sulla vita degli individui non impedisce un’adeguata comprensione e una maggiore accettazione di sé e dei propri bisogni affettivi; contrariamente agli assunti di un ingenuo determinismo psicologico, la maggiore consapevolezza dei condizionamenti subiti nell’infanzia aumenta il margine di libertà che, insieme a più adeguate informazioni, rende almeno possibile ritessere le fila di esistenze difficili e segnate da fallimenti e sofferenze. L’aiuto di persone vicine (o dello psicoterapeuta) e l’appello alle energie di libertà personale hanno la forza di scardinare o almeno compensare alcuni di quei meccanismi che, se non riconosciuti, sono fonte di rabbia e violenza.

La negazione è invece, secondo l’autrice, alle radici dell’odio e dei comportamenti antisociali: molte persone inclini alla violenza in età adulta avevano subito nell’infanzia abusi che hanno negato nella vita cosciente, per replicarle poi nei comportamenti di fatto.

Di qui l’invito a un atteggiamento educativo meno improntato alla colpevolizzazione e non soggiacente al mito della valenza educativa della durezza.

Roberto Mordacci

    
Eric Schopler
Autismo in famiglia. Manuale di sopravvivenza per genitori
Ed. Erickson, Trento 1998, pp. 175, L. 34.000

I genitori, e coloro che fanno parte di una famiglia dove vive un autistico, sperimentano sulla loro pelle che ogni minuto della loro vita, di giorno e di notte, in casa e fuori, è un ostacolo insuperabile, una circostanza angosciante. Tale da rendere un miraggio irraggiungibile quel concetto banale e noioso di "vita normale" che la maggior parte delle famiglie conduce.Autismo in famiglia. Manuale di sopravvivenza per genitori.

L’autore, dopo aver scientificamente inquadrato il problema dell’autismo e la necessità della collaborazione tra genitori e operatori, esamina sei situazioni nelle quali il bambino autistico si esprime ed espleta particolari reazioni (comportamenti uditivi e interessi particolari, la comunicazione, gioco e tempo libero, aggressione, uso del gabinetto e igiene, mangiare e dormire), e per ciascuno di essi analizza il quadro di fondo, le azioni complementari del bambino e dei genitori, propone di volta in volta tentativi di soluzione spesso accogliendo quelli adottati con successo dai genitori e spiegandone i risultati, quando si verificano.

Il volume termina con l’esposizione di altri interventi educativi e con la conclusione della madre di un figlio autistico, appassionata e commovente. È preceduto da una puntuale e costruttiva polemica, introduzione all’edizione italiana dei traduttori e di Anna Riva, madre di due figli autistici, socia Anffas, che termina con l’invito alla speranza. Amplissima la bibliografia riportata in appendice; utile l’elenco dei centri specialistici nazionali che si occupano di autismo. Questo volume, scritto (o tradotto) con assoluta proprietà scientifica e chiarezza discorsiva, si presenta come un autentico "Manuale di sopravvivenza" e non dovrebbe mancare in nessuna casa dove vive un bambino o un adolescente autistico.

Adele Confalonieri

    
Velleda Bolognari, Klaus Kühne (a cura di)
Povertà, migrazione, razzismo. Il lavoro sociale ed educativo in Europa
Ed. Junior, Bergamo 1997, pp. 284, L. 32.000

La nostra epoca è caratterizzata da una sempre più stretta relazione tra i popoli e da flussi migratori che hanno determinato un rimescolamento di usi, costumi, mentalità, culture, spesso distanti tra loro. L’Europa poi, in questi ultimi anni, ha vissuto eventi epocali che hanno fatto crollare muri di ogni tipo, determinando guerre, inasprimento di squilibri sociali: l’aumento della disoccupazione e della distanza fra ricchi e poveri.

La libera circolazione di persone, merci, servizi, risorse ePovertà, migrazione, razzismo. Il lavoro sociale ed educativo in Europa. capitali ha ulteriormente stimolato contatti e rapporti nuovi tra i diversi popoli del Primo e del Terzo Mondo. Parallelamente a questo processo di integrazione-avvicinamento tra i popoli, i mass media usano ricorrenti espressioni quali «razzismo, xenofobia, intolleranza, antisemitismo», un tempo meno frequenti. L’analisi della povertà non costituisce il solo coefficiente di valutazione di questi processi: l’assenza di risorse culturali e di reti di relazioni aumenta spesso i rischi di esclusione e comporta la necessità di un adeguamento delle strutture e dei servizi sociali. Altra tematica trattata nel volume è quella dell’identità culturale nelle società migratorie.

Fra le varie politiche di aiuto e di accoglienza, sarebbe opportuno contemplare l’impegno a costruire percorsi didattici interculturali e l’impegno a considerare le singole discipline come opportunità per far nascere o per sviluppare la dimensione sovranazionale ed europea della scuola e del vivere associato.

Questo libro è un importante contributo alla riflessione sull’orientamento interculturale come sfida per promuovere l’azione sociale ed educativa che sola può prevenire l’insorgere di conflitti e scontri etnico-culturali.

Maria Rosaria Gavina

    
Rita D’Amico, Franca Bimbi (a cura di)
Sguardi differenti. Prospettive psicologiche e sociologiche della soggettività femminile
Ed. Franco Angeli, Milano 1998, pp. 154, L. 34.000

Questo volume, composto da nove saggi di diverse autrici, trae la sua origine da un seminario su "Tentativi di soggettività. Dalla donna all’individua". Il contenuto degli scritti è quindi molto diversificato, mentre invece li accomuna un orientamento che si potrebbe definire post-femminista. Molteplici questioni, dal lavoro domestico alle professioni di cura, dalla violenza sessuale alla violenza delle donne stesse, Sguardi differenti. Prospettive psicologiche e sociologiche della soggettività femminile.dalla relazione madre-figlia al coinvolgimento nella politica, vengono infatti trattate con uno sguardo che cerca di cogliere la specificità del femminile per renderne il valore.

Così è appunto per l’emotività delle donne, che va considerata come risorsa inestimabile nelle relazioni di cura in cui così spesso le donne sono coinvolte, sia personalmente che professionalmente. Lo stesso vale per la cosiddetta dipendenza femminile, che spesso è piuttosto un privilegiare il benessere altrui a discapito della propria autonomia, ma che è anche un mantenere, in una società orientata alla competizione e all’opposizione di interessi, un atteggiamento di solidarietà e di supporto assai concreto, sebbene non valorizzato, alla vita quotidiana di ciascuno. Figlia di questa società narcisista, tutta orientata al culto dell’immagine e del successo personale, è invece l’anoressica, che esprime con la sua patologia qualcosa di realmente presente nella società intera e nello stesso tempo espone il suo personale dilemma di come raggiungere l’autonomia e la propria identità all’interno di un contesto in cui il corpo sembra fare da teatro del conflitto fra la spinta ad apparire e il bisogno di essere.

Anna Bises

    
Robert Dilts, Tim Halbom, Suzi Smith
Convinzioni. Forme di pensiero che plasmano la nostra esistenza
Ed. Astrolabio, pp. 174, L. 28.000

Questo saggio illustra come ottenere il cambiamento delle convinzioni. Lo scopo è di fornire gli strumenti necessari, interattivi e concettuali, per comprendere i sistemi che guidano il nostro comportamento nel mondo che ci circonda.

Il primo workshop, "Convinzioni e salute", fu sviluppato nelConvinzioni. Forme di pensiero che plasmano la nostra esistenza. 1984 a seguito dell’esplorazione dei processi di cambiamento delle convinzioni di una persona, malata di tumore, con poche speranze di salvezza. Nel suo drammatico cammino verso la guarigione osserviamo gli effetti delle convinzioni sulla salute delle persone e sugli altri livelli di cambiamento che un comportamento diverso e persistente può implicare.

I concetti e le tecniche adoperati sono il risultato di programmi e dei relativi lavori svolti con persone impegnate in cambiamenti profondi attraverso l’uso della programmazione neurolinguistica (Pnl).

I sistemi di convinzioni sono la base di qualsiasi processo di cambiamento. Infatti, chi è realmente convinto di non poter fare qualcosa troverà una maniera inconscia per impedire che il cambiamento abbia luogo. Troverà anche un modo di interpretare i risultati che giustifichi la sua incapacità.

Allora da dove cominciare? Anzitutto dall’identificare lo stato desiderato; quando si aiuta qualcuno a stabilire un traguardo si è già iniziato il processo di cambiamento perché il cervello è un meccanismo cibernetico che, definito l’obiettivo, organizzerà il comportamento inconscio per raggiungerlo.

Ma non è tutto così semplice, perché poi si affacciano le interferenze, cioè le convinzioni limitanti che vanno superate. Sono i nostri sabotatori interni che vanno neutralizzati utilizzando altre risorse. È come un’avventura di cui si vuole sapere la fine.

Franca Pansini

    
Diega Orlando Cian (a cura di)
Preadolescenze. Problemi, potenzialità e strategie educative
Ed. Unicopli, Milano 1998, pp. 334, L. 30.000

Il volume raccoglie i contributi di una decina di studiosi afferenti ad ambienti universitari. L’argomento trattato – dinamiche e problematiche, risorse e occasioni educative nella fascia d’età preadolescenziale – è interessante: la sfida è di legittimare, per la preadolescenza, uno spazio autonomo rispetto a quelli, da sempre riconosciuti dalle scienze psico-socio-pedagogiche, dell’infanzia e dell’adolescenza.

Preadolescenze. Problemi, potenzialità e strategie educative.Nel primo contributo viene data voce a soggetti preadolescenti, allievi della scuola media inferiore: un’indagine svolta sui loro componimenti illustra importanti dimensioni percepite della loro vita personale e relazionale e della loro progettualità. Poi si analizzano i contesti della famiglia, della scuola e degli ambienti di animazione; vengono esaminati con l’obiettivo di ravvisarne le potenzialità educative, dell’educazione alla sessualità in ambito scolastico. Interessante è lo scenario che si delinea "dalla parte dei genitori" di preadolescenti, derivato da esperienze di gruppi di mutuo aiuto così com’è stimolante addentrarsi nel mondo delle pubblicazioni dedicate ai preadolescenti. Pertinenti l’ambito scolastico sono i lavori di Passuello sulle specificità che la scuola può mettere in atto nei confronti di questa fascia d’età; e di Agosti e Malara sull’insegnamento rispettivamente della geografia e della matematica. Doninotti illustra, con grande ricchezza di dati, i compiti evolutivi tipici del percorso di crescita a livello affettivo-sessuale, cognitivo e nel rapporto con il mondo adulto, e ne indica anche alcuni possibili esiti problematici.

Il libro risulta pertanto un ricco strumento di informazione e di riflessione per educatori, insegnanti, psicopedagogisti, genitori.

Gabriella Gilli

   
Saveria Capecchi, Maria Grazia Ferrari
Una baby-sitter a Beverly Hills. Immaginario, media e dintorni: le rappresentazioni di bambini e bambine
Ed. Franco Angeli, Milano 1998, pp. 283, L. 36.000

La ricerca ci fa esplorare le rappresentazioni elaborate da un gruppo di preadolescenti a proposito della loro vita futura con particolare riferimento ai temi della coppia-famiglia e del lavoro-stile di vita.

Le autrici abbracciano una prospettiva secondo cui il reale è il prodotto di un processo di ricostruzione che risente delle intimazioni oggettive dell’ambiente, delle istanze soggettive degli individui e delle loro interazioni. Una baby-sitter a Beverly Hills. Immaginario, media e dintorni: le rappresentazioni di bambini e bambine.Le rappresentazioni sociali, intese come il precipitato delle idee e credenze condivise, insieme a quelle mediali vanno a confluire nell’immaginario collettivo cui si rimanda per orientare l’agire e per elaborare credenze e immagini; luogo-spazio ideale in cui rivedere azioni già realizzate e/o prevedere quelle future.

In tale prospettiva, l’immaginario si configura «come sfondo sulla base del quale ricostruiamo il reale». È all’immaginario preadolescenziale che si rivolge l’attenzione rintracciando in esso i segni della comunicazione veicolata dai media e mostrando come alcune caratteristiche della contemporaneità interagiscono con le specificità preadolescenziali, esaltandone certi aspetti.

È meritevole la costante riflessione del testo sul gap creatosi fra conoscenza mediata e diretta. Questo fenomeno sembra spogliare la comunicazione di emotività, rendendola una meccanica trasmissione di informazioni colte in modo freddo, distaccato, senza empatia.

Al lettore l’impegno di ascoltare ciò che i ragazzi immaginano per se stessi, per la loro vita futura, per la loro famiglia. I loro progetti interrogano anche noi, il nostro compito di testimoniare con la vita ciò che la rende degna d’essere vissuta.

Elena Monetti

    
Duccio Demetrio
Elogio dell’immaturità. Poetica dell’età irraggiungibile
Ed. Raffaello Cortina, Milano 1998, pp. 229, L. 23.000

Perché non sperare l’impossibile? Perché rinunciare a ciò che sembra irraggiungibile? Perché condannare come "immaturi" coloro che si ostinano a desiderare e a lottare per qualcosa che appare troppo lontano?

Contro la concezione di un’età adulta come traguardo e condanna a una matura stabilità, oltre la quale non resta che attendereElogio dell’immaturità. Poetica dell’età irraggiungibile. l’ineluttabile decadenza, Demetrio propone «la gioia dell’intuizione, dello stupore e della ricerca» che accompagnano la fatica del viaggio, l’ansia dell’erranza filosofica e geografica, in una tensione verso una maturità irraggiungibile.

Per far questo, tuttavia, bisogna sgombrare il campo dalla pseudoimmaturità-infantilismo caratterizzata da incoscienza, egoismo, imprudenza, esibizionismo e dalla maturità come cristallizzazione di idee, rifiuto di nuove esperienze, atrofizzazione delle emozioni e degli affetti. Occorre, cioè, dare spazio alla creatività, alla disponibilità al cambiamento, alla voglia di rischio e di sperimentazione coltivati come dimensioni interiori fin dall’infanzia.

L’autore sostiene, infatti, che «immaturi si è per fortuna e per scelta»; si può scoprirsi immaturi proprio negli anni della maturità, avvinti dal desiderio di conoscere, indignarsi, amare e stupirsi, oppure decidere di diventarlo, con qualche esercizio di entusiasmo e di poesia, per trovare indizi della propria immaturità in uno sguardo sfuggente che svela un sogno.

Dagli otto elogi che compongono questo libro siamo invitati a coltivare «con pazienza segreta» una parte gaia e feconda della nostra identità, sostenuti dagli esempi di immaturi poetici che quest’inedita rivisitazione ci offre. Perché smettere di sperare è più devastante che morire.

Sara Rossetti

 

Di seguito segnaliamo gli articoli pubblicati sul tema Un adolescente in famiglia e consultabili presso il Centro documentazione del Centro internazionale studi famiglia (Cisf).

RIVISTE ITALIANE

  • Cambiaso Gianni, Genitori senza bussola, Famiglia Oggi, n. 10, 1998, pp. 78-80.
  • Campana Maria Concetta, Non basta il salvagente, Famiglia Oggi, n. 11, 1997, pp. 82-87.
  • Castro Posada Juan A., I genitori sono modelli per i figli adolescenti?, Pedagogia e vita, n. 1, 1997, pp. 124-144.
  • Chitti Daniele, Gasparetto Maurizio, Vergnani Mauro, Generare regole non banali, Animazione sociale, n. 4, 1998, pp. 68-79.
  • De Vito Enrico (e al.), I servizi pubblici per l’adolescenza, Adolescenza, n. 1, 1998, pp. 1-133.
  • Floris Franco, Animare la ricerca con gli adolescenti, Animazione sociale,
  • n. 10, 1998, pp. 25-66. Galli Norberto, L’educazione familiare per l’Europa di domani, Pedagogia e vita, n. 6, 1998, pp. 5-158.
  • Grazzani Gavazzi Ilaria (e al.), Adolescenti, emozioni e narrazioni da sé, Età evolutiva, n. 61, 1998, pp. 41-55.
  • Isola Lorenza, Adolescenza: problemi in comune, Psicobiettivo, n. 3, 1997, pp. 111-114.
  • Jaspard Jean-Marie, L’aggressività intergenerazionale ascendente, Pedagogia e vita, n. 3, 1998, pp. 12-20.
  • Kuciukian Susanna, Genitori si diventa, Vivereoggi, n. 2, 1998, pp. 10-17.
  • Moro Alfredo Carlo, Un volto o una maschera, Famiglia Oggi, n. 5, 1998, pp. 8-17.
  • Stella Silvio, L’adolescenza oggi. Prospettive psicodinamiche e psicosociali, Pedagogia e vita, n. 2, 1998, pp. 137-145.
  • Zavattini Giulio Cesare (e al.), Metalivelli e combinazioni nelle relazioni familiari rappresentate in un gruppo di adolescenti, Adolescenza, n. 1, 1997, pp. 112-125.

     
RIVISTE STRANIERE

  • Bird Chloe E., Gender Differences in the Social and Economic Burdens of Parenting and Psychologic Distress, Journal of Marriage and the Family, n. 4, 1997, pp. 809-823.
  • Bogenschneider Karen, Small Stephen, Tsay Jenner C., Child, Parent and Contextual Influences on Perceived Parenting Competence Among Parents of Adolescents, Journal of Marriage and the Family, n. 2, 1997, pp. 345-362.
  • Cook William L., Douglas Emily M., The Looking-Glass of Parents: A Measure of Adolescents’ Feelings About Their Parents, Journal of Family Psychology, n. 3, 1998, pp. 299-309.
  • Devet Katherine, Parent-Adolescent Relationship, Physical Disciplinary History and Adjustment in Adolescence, Family Process, n. 3, 1997, pp. 311-322.
  • Phares Vicky, Renk Kimberly, Perceptions of Parents: A Measure of Adolescents’ Feelings About Their Parents, Journal of Marriage and the Family, n. 3, 1998, pp. 646-659.
  • Reed Janet, Dubow Eric F., Cognitive and Behavioral Predictors of Comunication in Clinic-Referred and Nonclinical Mother- Adolescent Dyads, Journal of Marriage and the Family, n. 1, 1997, pp. 91-102.
  • Reed Killeen Maureen, Forehand Rex, A Transactional Model of Adolescent Self-Esteem, Journal of Family Psychology, n. 1, 1998, pp. 132-148.
  • Slesnick Natasha, Waldron Holly B., Interpersonal Problem-Solving Interactions of Depressed Adolescents and Their Parents, Journal of Family Psychology, n. 2, 1997, pp. 234-245.
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