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SOMMARIO

   

      

Famiglia Oggi n. 5 maggio 1997 - Home Page

L’INQUIETUDINE DELL’UOMO MODERNO
di Eugenio Borgna

Nell’area ambigua dei disturbi dell’umore tre diverse forme depressive possono essere isolate: la depressione esistenziale, quella reattiva a qualcosa e la depressione psicotica, chiamata anche endogena. Ogni volta che si parla di depressione in psichiatria, è necessario indicare a quale di queste forme, così radicalmente diverse le une dalle altre, ci si riferisce. Un discorso generalizzante sulle depressioni non ha senso, è sorgente di fraintendimenti e di sbandamenti senza fine, soprattutto nelle prospettive terapeutiche che non sono mai, e non possono esserlo, univoche e omogenee.

IL DEPRESSO IN FAMIGLIA
di Augusto Guida

Come va trattato il familiare malato di depressione?Certamente non ci si può limitare all’ascolto e alla psicoterapia. Sono indispensabili i farmaci. I tanto temuti antidepressivi hanno la fondamentale capacità di elevare il tono dell’umore, mentre non hanno alcun effetto sul soggetto normale. L’abilità del curante, però, la si evince anche dalla qualità del rapporto che riesce a stabilire con il paziente, al quale deve anzitutto spiegare la propria condotta di terapia.

"CHIAMATEMI ISMAELE!"
di Filippo Marinelli

Prendendo come spunto i personaggi del celebre romanzo Moby Dick di Melville, è possibile descrivere psicanaliticamente i diversi tipi di reazione umana all’angoscia. L’autore descrive il crinale che divide un atteggiamento di entropia psichica da un rinnovato slancio a cogliere le proprie risorse interne e propone la metafora del viaggio come cura per la malinconia. Attraverso il viaggio interiore, infatti, la persona ritrova se stessa, integra e finalmente consapevole dei propri limiti.

UN GRIDO SI ALZA PIÙ ALTO: IL SILENZIO!
di Sandro Spinsanti

Sono molteplici le risorse cui ricorrere per trasformare il tormento della malattia: le parole di consolazione, che possono però infastidire; le spiegazioni delle funzioni del dolore e i vari insegnamenti per imparare a soffrire, ma che non bastano; i farmaci che non sempre eliminano il patimento interiore. Ma sono venute meno le parole capaci di significare la realtà della sofferenza e si è tolta agli individui la possibilità di accettare la propria afflizione, decolpevolizzando il malato, è vero, ma deresponsabilizzandolo. Per questo, il silenzio resta l’unica soluzione dignitosa.

DARE VALORE PIENO ALLA VITA
di Ferdinando Montuschi

La depressione come "risposta" agli eventi critici dell’esistenza è condizionata dalla percezione che la persona ha di se stessa, delle proprie capacità e della responsabilità che ritiene di avere nei confronti dei fatti che le accadono. Queste esagerazioni la portano a forme pericolose di autosvalutazione fino a mettere in discussione il senso stesso del proprio essere al mondo. È compito dell’educatore identificare la fonte "affettiva" che alimenta questa eccessiva autocritica ed elaborare adeguati interventi preventivi.

LA DEPRESSIONE IERI E OGGI
di Massimo Clerici e Carlo L. Cazzullo

Per tracciare un excursus storico sul male oscuro bisogna partire dalla medicina antica e da quella araba per giungere alla psichiatria che, dopo avere languito a lungo, nel ventesimo secolo si è destata portando largo sviluppo di ricerche. L’unificazione dei criteri interpretativi apportata dal Manuale diagnostico e statistico (il famoso Dsm) ha semplificato i sistemi operativi, recando grandi vantaggi a tutti i Paesi.
   

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