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EDITORIALE

Il depresso non è un'isola

La Direzione
   

Famiglia Oggi n. 5 maggio 1997 - Home Page Quando si incontra una persona depressa si incontra anche tutta la sua famiglia, che resta certamente influenzata dall’ansietà che il congiunto diffonde.

La convinzione tradizionale configura il depresso come un soggetto che ha tagliato i ponti con gli altri, a cominciare dai famigliari, e lo vede come un misantropo che non vuole o non può più mettersi in comunicazione col mondo, ma la sua realtà clinico/esistenziale è tutt’altra. Anche il cliché che si tratti di un malato privo di iniziativa è da rivedere. Il malato di depressione è di fatto una sorta di buco nero, che coinvolge, oltre che se stesso, anche i circostanti in un avviluppo invisibile ma reale. Per questa ragione, quando si incontra una persona depressa si incontra, insieme a essa, un intero ambiente, la sua famiglia che reagisce in vario modo, o con la fuga o con l’aggressione.

In realtà la famiglia è una protagonista della depressione. È generalmente noto, infatti, che il nodo psico-genetico della depressione risulta positivamente correlato con un rigetto subìto nel rapporto primario del soggetto col mondo: in genere da parte della madre o della nutrice, più in generale del complesso familiare che lo contorna, questo a sua volta influenzato negativamente dal contesto socio-economico in cui la famiglia si pone. Neppure può sottovalutarsi il fatto che il depresso diffonde un alone oscuro di preoccupazione, di ansietà, di depressione indotta, attirando su di sé reazioni ostili.

È oggi da molti accettato il fatto che il depresso si trovi a fronteggiare un’invasione massiva, proveniente dall’esterno, di quanto di negativo, malevolo, minaccioso egli vi ha da sempre proiettato. A questa re-introiezione che lo invade e che minaccia non solo tutto ciò che egli può aver mai valorizzato e amato nel mondo, ma la sussistenza del suo stesso Io, il depresso reagisce con timore, scoramento, disperazione; fino alla conclusione che egli è privo di ogni positività, valore, dignità di vita, per cui è giusto che tutti gli vogliano male, che soffra e che al limite perisca. O, alternativamente, che periscano gli altri verso i quali nutre odio e fastidio.

Per questo motivo la depressione attualmente ha sbocchi sul piano sociale e lo scenario che si offre al riguardo conferma quanto essa sia oggi diffusa e fonte di disagio in inaspettati cerchi più ampi. Si va dalla dipendenza da sostanze alla ricerca ossessiva di iper-stimolazioni sensoriali, al pessimismo fin de siècle che serpeggia un po’ ovunque fino all’appiattimento innaturale.

Davvero il depresso non è un’isola; e neppure la sua famiglia lo è.

LA DIREZIONE
   

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