Periodici San Paolo - Home page

RISORSE E INTERROGATIVI DI UN’ETÀ DA RICONOSCERE (1)

Il preadolescente di oggi

di Severino De Pieri
(psicologo e direttore del Centro Cospes di Mogliano Veneto)
        

   Famiglia Oggi n. 5 maggio 1998 - Home Page Ritardi e precocità costituiscono le due facce dello sviluppo religioso e morale, sociale e cognitivo dei nostri ragazzi. Essi esigono autonomia. Chiedono risposte serie. Non solo alla famiglia. Anche alla scuola, alla società e alla comunità

Il preadolescente d’oggi è un soggetto che pone problemi alla società e alle istituzioni perché dispone di un’identità frammentata e disarmonica. Cinquant’anni fa un ragazzo o una ragazza di questa età passavano più rapidamente dalla fanciullezza alla vita adulta, assumevano più precocemente autonomia e responsabilità. Oggi tra la fanciullezza e l’assunzione di status e ruoli adulti passano quasi vent’anni. Il ritardo è documentato dal recente fenomeno della famiglia "lunga" del giovane adulto e dalla dilatazione dell’adolescenza, che così diviene una stagione della vita interminabile.

L’adolescenza d’oggi, scomparsa come età destinata a celebrare i riti del passaggio, sta divenendo una categoria evolutiva generalizzata, tanto da riproporsi anche nelle età successive del giovane e dello stesso adulto. Il cambio appare in stretta connessione con le enormi trasformazioni intervenute, a partire dalla metà di questo secolo, soprattutto nell’area occidentale.

Il preadolescente di oggi è disarmonico perché le dimensioni dello sviluppo sono anticipate o posticipate rispetto al ritmo dell’età cronologica. Non avvengono cioè in modo sincronico, in contemporanea le une con le altre, bensì si instaura una disparità di tempi, una "asincronicità" tra aspetti dello sviluppo (vedi grafico).

Grafico: Dimensioni evolutive dello sviluppo.

Lo sviluppo percettivo, soprattutto attivato dai mass media (culto del corpo ed esplosione delle attività ludiche), è precoce e anticipato. Lo sviluppo cognitivo e lo spirito critico appaiono in ritardo e perciò vengono posticipati o ritardati: sembra che oggi per la grande maggioranza dei nostri ragazzi questo tipo di sviluppo avvenga mediamente verso i 16 anni, con rilevanti conseguenze per la maturità cognitiva, l’apprendimento scolastico e la capacità di difendersi dal condizionamento ambientale e culturale.

Il tipo di società in cui viviamo sembra modificare sotto questo profilo i processi cognitivi e le stesse "mappe cerebrali". Ciò comporterà di conseguenza l’assunzione di altre modalità educative e didattiche, cogliendo, a esempio, non solo i processi logici di tipo analitico-deduttivo, ma anche quelli di tipo intuitivo-analogico. La civiltà delle immagini tende ad attivare e usare emisferi e zone cerebrali un tempo trascurate.

Lo sviluppo sociale, con i processi di socializzazione e la maturazione psicosessuale, registra un notevole anticipo: la preadolescenza comporta oggi già a dieci anni l’esperienza affettiva (le famose "cotte" degli adolescenti di una volta). Appare così fortemente anticipato il "tempo delle mele".

Sotto il profilo sociale recedono la timidezza e l’introversione a favore dell’apertura e dell’estroversione come comportamenti maggiormente attesi e desiderati: aumenta la vita di relazione e si allarga la rete dei rapporti interpersonali.

Il preadolescente d’oggi in questo campo sembra già un adulto. Essendosi ridotta la famiglia e scomparsa la società fraterna con il fenomeno così esteso dei figli unici, un ragazzo o una ragazza debbono trovare dei coetanei, la società dei pari, con i quali vivere relazioni allo stesso livello di età, di cultura e di sensibilità. Il bambino odierno, che sia figlio unico e con genitori oltremodo stressati dal lavoro, o viene affidato ai nonni, se ci sono, o si trova in compagnia del cane, dei videogiochi o va per strada. Di conseguenza i ragazzi hanno bisogno di trovare fratelli e sorelle negli amici: i coetanei sono una famiglia allargata, un nuovo "utero sociale" che può formare soggetti aperti alla collettività e alla vita sociale.

Questa modalità di interagire alla pari, tipica dei ragazzi d’oggi, sta alla base di un nuovo rapporto con la comunità: tra la famiglia ristretta e la società allargata essi si creano un ambiente intermedio, il gruppo dei coetanei, nel quale e attraverso il quale conseguire traguardi di un’identità in progressivo divenire.

Lo sviluppo morale è ritardato: i preadolescenti hanno dei valori, ma, non disponendo ancora di spirito critico e di sufficiente libertà, prendono i valori (e i disvalori) dall’ambiente. Essi possiedono una moralità ancora eteronoma. Non dispongono in genere di una moralità propria, non potendo beneficiare ancora di una coscienza critica e responsabile.

Lo sviluppo religioso raggiunge i vertici più alti di tutta la vita verso i dodici anni, ma si riferisce a una religiosità dipendente, mediata dall’ambiente, che sovente si serve della stessa religione come strumento educativo. Ma quanto a religiosità soggettiva, consapevolmente assunta e interiorizzata, i preadolescenti appaiono molto immaturi e ancora al di qua del travaglio religioso che li coinvolgerà durante l’adolescenza vera e propria.

Un sistema "scompensato"

Come si può osservare, il preadolescente d’oggi appare come un nuovo soggetto sociale connotato di un’identità disarmonica. Non dispone, in altri termini, di una crescita "egosintonica", raccordata cioè tra tutte le direzioni dello sviluppo. Il preadolescente appare pertanto "egodistonico". Tuttavia, in questa situazione, in forza di un sistema di accomodamento dinamico, tipico di tutte le situazioni in forte crescita, dispone di un notevole potere di recupero.

In un periodo di crisi, alla crisi degli adulti corrisponde la loro; e ciascuno tenta di portarvi una soluzione secondo modalità proprie. Il prezzo da pagare in un tempo di sviluppo accelerato e disarmonico può essere alto e comportare anche travaglio, sofferenza e disturbi evolutivi.

Se un’età come questa godeva tradizionalmente di "buona salute", oggi appare un po’ minata e, per una certa percentuale di soggetti, anche esposta al rischio di molteplici forme di disadattamento. Il mancato superamento delle fatiche e dei traguardi della crescita inizia in famiglia, prosegue nella scuola, si accentua nei gruppi sociali di riferimento e può confluire in forme di devianza sociale che aumenteranno a dismisura durante l’adolescenza. È per questa ragione che l’accompagnamento educativo a questa età deve essere molto avvertito e accurato, avere obiettivi specifici e disporre di metodologie atte alla prevenzione e al recupero. Se si è accanto a loro ora, li ritroveremo con noi anche durante il travaglio dell’adolescenza. Se invece ci sentiamo estranei e lontani, essi si staccheranno del tutto da noi e non ci avranno vicini a sé quando dovranno affrontare da adolescenti la dura battaglia dell’autonomia e dell’indipendenza.

Il preadolescente è cambiato: in forza di quali fattori è accaduta questa trasformazione? È solo esterna a lui, nella società, o anche interna, legata a dinamismi di crescita che paiono più nascosti che visibili? A noi pare che il cambio sia frutto di entrambi questi fattori, del condizionamento sociale ma anche del "controcondizionamento", che nasce dentro di loro e che si esalta in un tempo di crisi come quella che stiamo vivendo. Certamente essi sono frutto di molteplici forme di condizionamento.

Il consumismo dei prodotti di mercato, in particolare quelli offerti dai mass-media, le compagnie talvolta non adatte, l’ambiente familiare sovente iperprotettivo, l’ambiente scolastico spesse volte rigido o distante dal mondo dei ragazzi, l’ambiente culturale che tranquillamente li ignora, pongono problemi di crescita e possono fare di questi ragazzi un prodotto inquinato, con l’attivazione di scompensi che potranno fare di essi dei ragazzi disadattati o a rischio.

D’altro canto i ragazzi, in forza di energie interiori e anche di stimolazioni educative positive, pure presenti, possono usufruire di alcuni dinamismi positivi, che li aiutano a conseguire importanti traguardi di un’identità preadolescenziale, in quanto possono divenire protagonisti del cambio, sperimentatori creativi di processi e modalità di innovazione, perfino maestri, per noi, di come si può vivere in un tempo di crisi.

È chiaro che hanno risorse, a loro modo "vivaci", talora indisponenti, senza dubbio precarie e sotto rischio, ma che devono essere attentamente e sapientemente prese in considerazione. Abbiamo etichettato col termine di "controdipendenza" questo vasto e complesso assortimento di risorse endogene, di ricchezze potenziali, che costituiscono le "crescite nascoste" di quest’età. Controdipendenze perché affidate, sotto il profilo dinamico, al potente dinamismo della crescita, che richiede una progressiva identità attraverso il superamento delle identificazioni o delle dipendenze stesse. Sono traguardi di crescita e, allo stesso tempo, obiettivi da superare e trascendere nel progressivo avvicendarsi di altri traguardi del divenire umano.

Segue: Il preadolescente di oggi - 2

   Famiglia Oggi n. 5 maggio 1998 - Home Page