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DIFFERENZE DI GENERE  (1)

Nel sogno le tappe della crescita

di Corinna Cristiani e Katia Provantini
(rispettivamente docente di Psicologia dinamica, Università di Milano, e psicopedagogista, Cooperativa Minotauro)
        

   Famiglia Oggi n. 5 maggio 1998 - Home Page Venire attaccati. Trovarsi nel pericolo. Affrontare esami e gare. Avere amici. Dalla quinta alla terza media cambiano notevolmente i vissuti diurni che divengono materia di quelli notturni. Lo rileva anche una ricerca dell’area milanese.
L’arrivo della preadolescenza è annunciato da segnali contrastanti che gradualmente caratterizzeranno i maschi e le femmine. Ignorata per troppo tempo, questa età risulta invece fondamentale per lo sviluppo evolutivo.

La preadolescenza potrebbe essere definita come la condizione di chi non è più bambino ma non è ancora adolescente. De Pieri e Tonolo (1990) la definiscono «l’età delle grandi migrazioni», poiché in questo periodo i ragazzi si distaccano dal proprio corpo infantile, debbono ridefinire le loro relazioni rispetto alla nicchia familiare per risimbolizzarle in una prospettiva autonoma, dando spazio e investimento affettivo al gruppo dei pari età e quindi confrontandosi con il sociale.

Sul piano della maturazione cognitiva è in questo periodo che gradualmente si passa dalla logica delle operazioni concrete a quella formale, conquistando così la possibilità di ridefinire le diverse appartenenze in cui ci si trova coinvolti, da quella religiosa a quella scolastica, a quella sociale.

La vicenda trasformativa individuale, perciò, si alimenta e viene modellata dal realizzarsi di questi cambiamenti, veri e propri punti di non ritorno che impongono, nella specificità delle storie individuali, di affrontare separazioni e sfide dopo le sicurezze dell’infanzia e della latenza. Per questo Blos (1979) rivendicava una propria specificità psicologica per la preadolescenza, identificata come lo scenario in cui si avvia il disimpegno dagli oggetti d’amore primari, genitori o loro sostituti, e la progressiva scoperta e il coinvolgimento in relazioni oggettuali adulte. Si realizza così la seconda nascita, paragonata da Blos a quella della fenice che rinasce dalle sue ceneri: infatti, il processo di individuazione si realizza solo attraverso il risorgere della pregenitalità, che assume tuttavia caratteristiche specifiche a seconda dell’appartenenza di genere.

I primi segnali della conclusione della latenza e dell’arrivo della preadolescenza maschile sono quindi un aumento della motilità, caratterizzata dall’irrequietezza e dall’agitazione, la comparsa dell’ingordigia, di attività sadiche e anali, ben testimoniate da una passione per il linguaggio "sporco" e contemporaneamente dal disprezzo per la pulizia, dall’impegno per la produzione di rumori onomatopeici e da una passione per gli odori utilizzata astutamente da Pennac (cfr. Come un romanzo, Feltrinelli, 1992). Caratteristica di questo momento della vicenda evolutiva maschile è l’angoscia di castrazione, considerata da Blos il tema centrale della preadolescenza maschile, che riguarda la madre fallica, arcaica, un sinistro e minaccioso gigante-donna, che viene estesa e sperimentata nei confronti di tutte le donne, coetanee comprese.

Le preadolescenti, invece, della pregenitalità vivono soprattutto gli aspetti fusionali e legati all’accudimento, sicché il loro tema centrale sembra essere quello della coppia bambino-madre confusi tra di loro, da contrastare attraverso comportamenti esageratamente iperattivi e indipendenti e con un’attenzione esagerata verso l’altro sesso, così da esorcizzare il rischio della passività cui fatalmente condannerebbe il confronto con l’attività che caratterizza le rappresentazioni della madre arcaica. Compaiono così nelle preadolescenti comportamenti da "donnina" ma anche da "maschiaccio", mentre nell’adolescente maschio desideri e identificazioni femminili sono rilevabili soltanto con l’analisi, perché sono, invece, profondamente repressi.

Non dobbiamo tuttavia mai dimenticare che dei cambiamenti di questa età sono protagonisti individui consapevoli: cioè, in un linguaggio psicoanalitico, la regressione è accompagnata comunque dalla presenza della parte dell’Io legata alla realtà e capace di autosservazione, permettendo la riduzione e la regolazione dei pericoli dell’indifferenziazione e della perdita di sé.

È necessario sottolineare l’andamento oscillante di questi fenomeni, caratteristica che sta alla base delle difficoltà che il mondo adulto, affamato di stabilità, manifesta a contatto con gli adolescenti, ondivaghi e sfaccettati. Tutti gli autori sottolineano come la seconda nascita, che marca il passaggio dalla famiglia alla società, sia, molto più della prima, attraversata da condizionamenti socioculturali. Abbiamo deciso perciò di presentare un intervento psicopedagogico a marcatura psicoanalitica condotto l’anno scorso in una cittadina dell’hinterland milanese, finanziato dalla Provincia di Milano, rivolto ai ragazzi delle quinte elementari e a quelli di seconda e terza media. Punto di partenza dell’intervento è stata naturalmente la consapevolezza della difficoltà dell’attraversamento della situazione intermedia tra infanzia e adultità, anche perché la famiglia di oggi, caratterizzata in genere dal lavoro di entrambi i genitori, è abituata ad allearsi o a delegare alle istituzioni parecchi compiti relativi alla cura e alla crescita dei figli.

Essa, infatti, bravissima e sacrificale nell’ascolto e nella realizzazione dei desideri del bambino e della bambina, è molto meno disponibile e attrezzata quando si tratta di fronteggiare la separazione e il percorso verso l’autonomia dei suoi figli, che preferisce simbolizzare sempre piccoli e bisognosi di dipendenza, accudimento e protezione, mentre il sociale, a cui bisognerebbe indirizzarli e che sarebbe perciò necessario promuovere, viene maleficato e respinto, rappresentato come fonte di stress per gli adulti e senz’altro molto pericoloso per i propri cuccioli.

Una lunga consuetudine di lavoro formativo nelle classi ci aveva convinte della necessità di utilizzare con i ragazzi testi da loro prodotti per coinvolgerli da subito attivamente nel lavoro in classe. Ora, negli ultimi anni, si è venuta affermando la convinzione in chi si occupa dei sogni che in essi si svolga una rielaborazione strategica degli accadimenti diurni: quindi i sogni dei ragazzi dovevano per forza attenere alle difficoltà dei compiti evolutivi. Si propose così ai ragazzi, dopo aver presentato a grandi linee il lavoro che si voleva fare con loro, di raccontarci i loro sogni. Registrati individualmente e poi successivamente trascritti, i racconti venivano elaborati e riproposti alla classe in due incontri successivi, ciascuno della durata di due ore.

I sogni e la discussione sul loro contenuto potevano così fare il punto sulle ansie, sulle difficoltà e sulle paure che si debbono affrontare nella situazione di mezzo, quando si cerca di passare dal mondo infantile al mondo adulto. Ciò implica preliminarmente di fissare gli aspetti che per i ragazzi caratterizzano ciascuna di queste fasi della vita dell’uomo. Ogni classe dà così vita a un suo schema, scritto a maiuscole sulla lavagna, che resta la cornice di riferimento per il lavoro comune successivo sui sogni dell’età di mezzo. È infatti a partire dallo schema, che possiamo sintetizzare in queste opposizioni, che ciascuna classe personalizzerà con una sua scelta di significati: dipendenza-autonomia; desiderio-regola; bisogno-capacità che sarà possibile per ogni sogno individuare la situazione, il problema-compito che il protagonista deve affrontare, con quali strumenti, grazie a quali aiutanti.

Contenuti onirici

In quinta elementare, in accordo con le più importanti ricerche condotte a livello internazionale sui contenuti dei sogni dei bambini, è presente un gran numero di animali, accompagnati da re, regine, draghi, personaggi dei cartoni e video-games. Inoltre, vi è una sostanziale omogeneità nei racconti dei maschi e delle femmine: sono infatti comuni modalità e struttura del racconto, come le tematiche, i nemici, gli aiuti, le soluzioni trovate. Tuttavia è già possibile mettere in evidenza una prima separazione dei due percorsi di genere, destinata ad approfondirsi negli anni successivi.

I sogni delle femmine sono più centrati sulla relazione: raccontano di separazioni con il mondo dei genitori in generale e dalla madre in particolare e di incontro con i coetanei. Nei maschi al genitore è assegnato un ruolo di protezione e di aiuto, ma la relazione in sé non è descritta. Un’altra distinzione riguarda i sogni di gare e competizioni, centrati più sul giudizio degli altri nelle femmine, più sulle proprie capacità nei maschi.

Sia nei maschi che nelle femmine, il vissuto più frequente è di tipo persecutorio. Spesso i sogni raccontano di lotte e di conflitti. Il nemico è in genere difficile da determinare (mentre nei più grandi ha contorni ben definiti) e spesso è percepito come una generica minaccia. Quando viene identificato, può trattarsi di una persona, un mostro, un carro armato, un animale feroce, un essere fantascientifico accomunati da caratteristiche che tendono a ripresentarsi: dimensioni straordinarie, grande forza, a volte poteri magici e soprannaturali.

Il confronto con il sognatore (non più onnipotente come nell’infanzia), non può che essere impari e sfavorevole; la paura prevalente è quella di essere mangiati, schiacciati, annientati: «c’era un carro armato che veniva contro di me e mi voleva schiacciare...»; «...ho due tartarughe e ho sognato che erano divenute grandi grandi; rimasto solo in un mondo sperduto... e mi mangia...»; «...c’erano tre serpenti..., hanno morso me e mia sorella...; una signora ci ha salvato ma quando siamo tornati, avevano ucciso tutta la mia famiglia».

Il pericolo arriva sempre quando padre o madre si allontanano, non sono presenti o non stanno attenti. Mentre nei sogni degli alunni delle medie il pericolo si incontra fuori casa, per i ragazzi di quinta invece arriva in casa, quando si è soli e perciò più indifesi: «...ero con mio papà in casa; va a chiudere la porta e improvvisamente arriva un’ombra, non so cos’è...»; «...se mio padre perdeva, io morivo..., cioè mi trovavo davanti dei mostri giganti...».

La soluzione del conflitto è ancora talvolta a marcatura onnipotente: avviene un miracolo, si beve una pozione, viene scoperta una formula magica. Per esempio: «sono entrati dei mostri, io sono indietreggiato e mi sono spuntate le ali e iniziavo a volare...»; «...loro mi avevano catturato e legato, avevano ucciso mio cugino, allora volevo vendicarlo..., ho messo tutte le mie potenze e ho spaccato tutte le corde...». Talvolta è il padre che, forte e competente, torna sulla scena e riesce a opporsi ai mostri.

Gli amici sono presenti ma, come anche per i ragazzi di seconda, sono compagni di avventura o di disavventura, e non rappresentano un punto di riferimento saldo. Nella discussione in classe, a conferma di ciò, gli amici sono giudicati importanti e divertenti (con loro si può parlare di moda, di giornalini, di giochi, di piccoli problemi), ma non sono affidabili quando ci si trova di fronte a problemi seri da risolvere.

Tra le femmine, nel quadro dell’attenzione alla relazione che, come si è detto, le distingue, comincia a serpeggiare una differenziazione tra compagni e amici veri e propri, con i quali fare esperienze e scambiarsi confidenze. In molti sogni ci si fanno dei regali, si dorme a casa dell’amica, si va in gita o in vacanza insieme. Il tema degli amici è collegato ai sogni di separazione rispetto a persone care, caratterizzati dal ritrovarsi soli, senza punti di riferimento sostitutivi rispetto a quelli dell’infanzia: in altri termini, la separazione è ricca di promesse ma sostanzialmente temuta.

Un altro tema molto presente è quello delle gare e degli esami, in cui il protagonista è esaminato, può vincere o perdere, è chiamato a dimostrare le proprie capacità e competenze. Spesso si tratta di racconti di gare sportive, in cui è centrale la competizione, intesa come contrapposizione tra un noi e un loro, a volte con un vissuto persecutorio: «...giocavamo a pallone, però continuavano a farci cadere a terra e sbattere la faccia...».

Vi sono anche sogni di esame vero e proprio in cui il protagonista è chiamato a superare un compito utilizzando e dimostrando le proprie capacità (o facendo ricorso ancora una volta a soluzioni un po’ miracolose): «...sono entrato in un labirinto e dovevo superare varie prove, avevo molta paura però mi è venuto il coraggio e ci sono riuscito...»; «...stavo per fare gli esami e le prove scritte erano andate male, mi rimanevano solo le prove orali e, insomma, alla fine sono finita male..., solo che mancava un bambino per le scuole medie e alla fine hanno scelto me...».

Molto presente in quinta, ma destinato a sparire nelle medie, è il tema di vincere soldi o trovare oggetti preziosi, che può essere visto come onnipotenza infantile, ma anche come desiderio di adultità, perché sono i soldi che rendono possibili molti comportamenti adulti: «trovo un portafoglio pieno di gettoni e di tessere rare...»; «un camion passa, era pieno di soldi e davanti a casa mia ha un incidente e sono usciti tutti i soldi, li ho presi tutti e ho comperato una televisione nuova e grande».

In seconda media, il tema più frequente e presente in pari misura sia nelle femmine che nei maschi è quello di essere attaccati, inseguiti, minacciati. Il protagonista è in relazione con un nemico e prevale un contenuto persecutorio: «...sogno persone brutte che mi inseguono e mi sento triste perché mi inseguono senza un motivo...» (m); «c’era un uomo che mi perseguitava, una specie di assassino che voleva uccidere tutti i ragazzi della mia età» (f).

Per entrambi il pericolo o la minaccia sopraggiungono fuori di casa, in un mondo estraneo, lontano dal raggio di protezione dei genitori, in luoghi bui come: cantine, sotterranei, strade di notte. Oppure il pericolo si trova nel bosco, usato proprio come metafora dell’uscita dal mondo materno per incontrare quello paterno, sociale. Questa uscita sembra appunto comportare rischi, insicurezze, difficoltà da superare.

Sempre sottolineando le costanti per maschi e femmine, ci sono alcuni sogni in cui chi perseguita è il professore nei confronti del quale non si ha alcuna possibilità di fuga: «...la prof ogni volta che sbagliavo una virgola mi urlava dietro..., si trasforma in un lupo e mi mangia...» (m); «...il prof diventa un mostro e ci mangia..., anche quelli delle altre classi...» (f).

Qualche differenza tra maschi e femmine rispetto a questo tema si trova nelle modalità di contrastare il nemico: nei racconti dei maschi si assiste a numerosi tentativi di resistere e combattere (nelle guerre); mentre nelle femmine è meno presente la possibilità di sconfiggere il nemico: infatti la protagonista, quando non muore, può solo fuggire o interrompere il sogno (che indicherebbe un eccesso di ansia e un’incapacità di risolvere positivamente il sogno).

Una seconda differenza è la presenza, nei racconti delle femmine, del gruppo di amiche, gruppo che tuttavia non ricopre ancora il ruolo di aiutante. Infatti la struttura del sogno non si modifica e finisce comunque, anche in presenza delle amiche, con la fuga o il risveglio. Per trovare il tema del gruppo dei pari come risorsa reale onde affrontare le difficoltà bisogna arrivare in terza media.

Segue: Nel sogno le tappe della crescita - 2

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