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DOSSIER (1) - MODERNE FORME DI NARRATIVA

I LIBRI PIÙ AMATI DAI RAGAZZI

di Stefania Fabri e Maurizio Caminito
(bibliotecari)

        

   Famiglia Oggi n. 5 maggio 1998 - Home Page

La recente letteratura per adolescenti sta attraversando una fase particolarmente favorevole. Le case editrici specializzate vantano ormai una vasta gamma di collane, divise per età e per genere, in grado di soddisfare i gusti più svariati. Molti i generi proposti: accanto a quelli consueti come il giallo, l’horror e la fantascienza, troviamo, oltre al filone legato ai nuovi mezzi di comunicazione in rete, altri cosiddetti "misti", dove la paura viene contaminata dall’umorismo e l’avventura dall’impegno sociale. Meritano, infine, attenzione quei libri "rosa" per ragazze che, in linea con le affermazioni del femminismo, hanno come protagoniste "piccole donne" agguerrite, ironiche ma capaci di sognare.
   

HORROR, INTERNET E ATTUALITÀ
   
TENDENZE E GUSTI DEI LETTORI
  

«Le Bianche Dimore erano quattro casermoni posti uno di faccia all’altro intorno a un grande cortile di cemento. Benché avessero quel nome, non erano bianche per niente, ma di un giallo sporco, percorso da gigantesche crepe, come da vene»(1) ;e ancora: «Quasi tutte le altre case erano state abbattute. Quelle che non erano completamente demolite, lo erano a mezzo. E quelle che non erano mezzo demolite, aspettavano di esserlo e avevano porte e finestre sbarrate con assi e lamiere»(2) . Questi sono gli scenari nei quali gli autori contemporanei, più apprezzati oggi dai giovani lettori, ambientano le loro storie: scenari di società dei consumi ormai in disfacimento, la cui opulenza è già un pallido ricordo, società non più in grado di esibire una propria anche se contraddittoria immagine di "salute".

Si costruiscono così faticosamente nuove identità all’interno del degrado di queste società che garantiscono servizi e tecnologia soltanto per pochi, mentre la massa è costretta a vivere già nel day after del postindustriale, dove il lavoro è inutile, come nel libro di Philip Dick, così anticipatore con il suo Nick e il Glimmung (3) o dove della cultura non restano che detriti non più interpretabili come in Chi è Brogan?(4) di Hugh Scott. Quasi all’unisono, gli autori d’un certo valore si sono soffermati a osservare la società degli adulti e valutarne l’impatto sulla psiche e il comportamento delle giovani generazioni: il giudizio non è stato molto positivo.

Anche nel romanzo più fantastico e slegato dalla realtà contemporanea, che schiera le forze delle tenebre contro la fragile ma indomabile vitalità dei protagonisti preadolescenti, la comparsa del Male, in chiave comica o più propriamente malefica, che irrompe nel quotidiano, sta a significare la percezione netta e non più trascurabile della manifestazione nella realtà contemporanea di un "disordine" che mette a repentaglio la creazione della personalità e la stabilità dell’io.

I più importanti scrittori contemporanei, e pensiamo a Robert Westall, a Margaret Mahy e alla nostra Bianca Pitzorno (e naturalmente a molti altri), intendono far comprendere ai ragazzi come affrontare la realtà del disordine senza che ci sia un crollo totale della personalità. Ma certamente i loro eroi infantili attraversano prove durissime che metterebbero a terra anche l’adulto più robusto. Allora qual è il segreto? Non si potrebbe forse dire che i libri per ragazzi sono diventati libri per adulti e viceversa? Ma non nel senso che il linguaggio dei libri per ragazzi è diventato "scandaloso" o "scabro", ma nel senso che la maturità, cioè la capacità di sostenere l’urto della realtà, viene raccontata da questi. Chi ha necessità di melensaggini e favole a lieto fine? Sono gli adulti a decretare infatti il successo della Gabbianella di Selpulveda o de L’alchimista di Coelho, vere e proprie favole. I ragazzi piuttosto preferiscono le storie dure e cattive, magari che facciano pure qua e là sorridere, perché il sorriso è l’unica salvezza. È la maturità del sorriso dopo le lacrime che crea la forza.

In un meeting di qualche tempo fa a Roma, condotto dal critico Goffredo Fofi, il pubblico ha incontrato lo scrittore messicano Pacheco. I suoi libri non sono per ragazzi, ma i ragazzi vi sono protagonisti. Lo scrittore ha raccontato gli "orrori" di Città del Messico e il suo inferno grottesco e reale, in cui la sopravvivenza dei più giovani non è garantita in alcun modo. Il pubblico era imbarazzato e l’autore ha detto: «Avrei voluto dirvi che Città del Messico è la città più bella del mondo, perché io l’amo». Pacheco osserva questa realtà feroce con gli occhi dei bambini o dei ragazzi ed è capace anche di riderne. Questo perché i ragazzi guardano il mondo senza preconcetti o infingimenti.

Gli adulti osservati dai bambini e i bambini osservati dagli adulti: in questa reciproca valutazione si potrebbe evidenziare un senso di disagio. L’adulto compare nei libri per ragazzi nelle sue vesti di ipocrita millantatore oppure di violento tormentatore o più frequentemente di perdente disilluso. I bambini appaiono duri persino con se stessi, come ci ha insegnato Robert Westall nei suoi bellissimi romanzi di eroici bambini soli, La grande avventura, Una macchina da guerra (Mondadori - Superjunior), Una casa per Maggie (Mondadori - Gaja), oppure gli adulti ferocemente ridicoli di Roald Dahl in Matilde, Le Streghe, Gli sporcelli (Salani - Istrici). E non bisogna dimenticare che anche gli adulti, che meritano comprensione e affetto, possono infliggere tremendi dispiaceri, per esempio, sempre per citare Dahl, la nonna de Le Streghe alla quale il nipote non vuole sopravvivere, oppure la madre divorziata de La figlia della luna (Mondadori - Gaja) di Margaret May, alla ricerca di un nuovo rapporto.

Il fascino dell’attualità

Attraverso i media e la loro urgenza d’informare rispetto al "qui" e "ora" del dramma in diretta, il mondo si avvicina ed entra prepotentemente nella vita di tutti i giorni. La storia contemporanea ci pressa da vicino, come in Golfo (Mondadori - Superjunior) di Westall. Un bambino dotato di particolari capacità sensitive vede le immagini della guerra in Kuwait in televisione e s’immedesima nelle vicende di Latif, un piccolo guerriero iracheno di Saddam Hussein, al punto da assumerne la personalità. Una parabola convincente a proposito di quel "villaggio globale" su cui ci aveva già ammaestrato MacLuhan. Christobel Mattingley in Asmir di Sarajevo (Mondadori - Junior +10) racconta quasi una non-fiction.

L’autrice, che è una nota scrittrice australiana, narra infatti una vicenda realmente accaduta e che l’ha coinvolta personalmente. Anche lei come il Figgis di Westall è stata "toccata" da una storia personale e non ha potuto fare a meno di raccontarla. Il "suo" bambino è musulmano e si chiama Asmir; con i suoi genitori viveva nella capitale della Bosnia ed è stato costretto ad abbandonarla assieme alla madre, nel momento in cui il pericolo di essere uccisi è diventato troppo pesante. Il padre di Asmir invece è rimasto in Bosnia per proteggere la vecchia madre e alla fine del libro, nella postfazione, veniamo a sapere che solo dopo due terribili anni di guerra e di separazione ha potuto raggiungere la sua famiglia, riparatasi a Vienna. Asmir però ragiona come un bambino qualsiasi e ha bisogno delle stesse cose di sempre. Ma se non è l’evoluzione storica e le contraddizioni delle società attuali a opprimere e incalzare, anche nelle banali liti tra vicini c’è qualche cosa da scoprire di tutt’altro che banale.

Copertina del libro di Coppard Y. "Lo fanno tutte! Perché io no?.
Copertina del libro di Coppard Y. "Lo fanno tutte! Perché io no?.

In Stella Street 45 e 47 di Elizabeth Honey (Salani - Istrici), i "Finti" (soprannominati così dalla giovane narratrice per la loro falsità, evidente però soltanto agli occhi dei ragazzi) rappresentano la quintessenza dei vicini ricchi e antipatici. Il libro è animato dalla convinzione, tutta moderna, che dietro un’apparente rispettabilità si possa celare il "male" intento nelle sue più turpi attività, che gli spazi della quotidianità siano infestati da malviventi e fuorilegge dediti con la loro arroganza ad un uso della legalità come arma contro le persone oneste, con quel formalismo tipico delle società in cui la corruzione è penetrata in profondità. Lo spazio "conformista" è così più pericoloso di quello meno curato, disordinato e superficialmente decretato come poco "morale", dei meno abbienti.

In Fuggo da tutto di Matilde Lucchini (Mondadori - Shorts) si svolge questa conversazione telefonica tra madre e figlio: «Che cosa sta facendo quella bambina che è scappata con te? Ma perché è scappata?». «Ha le sue storie. Però sono il contrario delle mie, lei si sentiva sfortunata per la grande fortuna di avere tutto. Ad ogni modo adesso dorme». Un libro così divertente da risultare esilarante, con un linguaggio immediato e diretto, mai scadente o tirato via, però denso di riferimenti alle difficoltà di adattarsi alla vita reale: un ragazzo, Marco, che teme il ritorno a casa della madre, dopo la guarigione dalla malattia di nervi; Numia, una ragazza di colore, che tossisce continuamente quando è agitata (cioè sempre) e per questo ingurgita una serie infinita di caramelle al miele. Ciò che la soffoca realmente però è il troppo affetto dei genitori. «Perché ho diritto anch’io a un po’ di squallore», confida al compagno di scuola, ora compagno di fuga dalla famiglia. Durante la gita scolastica approfittano entrambi per allontanarsi (anche se poi finiranno per tornare). Numia elenca i problemi degli altri compagni di scuola e li confronta con i suoi: «Allora. La Franchini ha i genitori che la picchiano, la Giuseppetti ha il papà inquisito per tangenti, il Martelli ha la mamma che tradisce e ci scrive su un libro. Bartolini ha un fratello dentro e fuori dal tunnel. De Marchi ha lo zio che spaccia. E io zero».

Ma anche l’assenza di problemi non c’è dubbio che risulti sospetta per chi sa che il mondo è pieno di problemi: c’è qualcosa di falso nell’eccessiva perfezione della sua famiglia. Così descrive la sua casa da "africana" emancipata: «La mia è sempre larga. Non ci sono le pentole per terra, non siamo gli africani dei film. Non c’è odore di sugo. Non facciamo le magie col fuoco in mezzo alle stanze. Di’ la verità, quando ti ho domandato di scappare con te hai pensato che ero stufa della miseria. Dovresti vedere come stiamo larghi. Ma non invito nessuno perché entrano e ci restano male, bisogna consolarli. La mia mamma mi capisce, mio papà mi capisce, sono avvocati, guadagnano e si fanno le congratulazioni».

Marco, invece, ha paura che sua madre possa diventare una vecchia pazza senza denti, come ne ha viste una volta all’ospedale. Anche sua madre ha paura perché il ritorno a casa dopo la malattia non è facile: «Perché sono guarita ma ho paura di no. E poi sapessi, Marco, ormai sono contenta ma magari non ci riesco per molto, magari non sono più capace di fare la mamma come prima, magari tu non mi sopporti, anche perché non sei obbligato a volermi bene». «Ma non fare la matta». Finalmente si mette a ridere. E finalmente ride anche il lettore.

Segue: I libri più amati dai ragazzi - 2

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