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CONSULENZA GENITORIALE - La fatica dell'adulto di fronte alla pubertà

Né carne, né pesce

di Manuela Tomisich
(psicologa)
   
    

   Famiglia Oggi n. 5 maggio 1998 - Home Page

Il preadolescente è come un "puzzle impazzito" e ogni suo frammento ha una caratteristica difficile da gestire. Tra le varie manifestazioni vi è il mutamento del rapporto con la famiglia, l’attrazione per il gruppo dei pari e il graduale desiderio di privacy.

Un tempo, anche non troppo lontano, uscire dall’adolescenza significava crescere non solo fisicamente, ma anche socialmente e relazionalmente perché questa uscita corrispondeva alla possibilità di un’autonomia lavorativa e di una costruzione di un nuovo nucleo familiare. Oggi i lunghi tempi di permanenza in famiglia, anche in connessione con i fenomeni del mercato del lavoro e della complessità sociale, allungano l’adolescenza. La stessa complessità sociale e le sollecitazioni a cui sono sottoposti i bambini nel loro contesto di crescita allungano i tempi dell’adolescenza anche verso l’infanzia, dando origine a quella particolare stagione della vita che è la preadolescenza.

Il bambino che entra in preadolescenza può essere paragonato a un "puzzle impazzito": al cui interno, improvvisamente, alcuni pezzi non sono facilmente compatibili con altri: cambia l’umore, l’atteggiamento, il modo di rispondere in alcune occasioni, il modo di guardare e di guardarsi, ma non cambiano altri comportamenti e altri atteggiamenti. Si tratta di frammenti di comportamento e di manifestazione di sé difficilmente connettibili ad altri comportamenti e manifestazioni che lasciano l’adulto, ma anche gli altri che lo circondano, abbastanza incerti e spiazzati.

Interpretare, accogliere e capire questi comportamenti risulta spesso particolarmente difficile perché non solo, per restare nella metafora del puzzle, è necessario riconoscere e capire il frammento che si incontra, ma è anche necessario continuare a interrogarsi se in quel momento quel particolare frammento può essere utilizzato, toccato, spostato oppure diventa più utile ignorarlo, accogliere senza indagare. Anche per questo motivo la relazione con il preadolescente è particolarmente difficile, ma nello stesso tempo eccitante...

Per l’adulto è importante riconoscere la fatica che comporta lo stare e l’interagire con il preadolescente e contemporaneamente diventa importante riconoscere lo sforzo che i preadolescenti fanno nello stare con i loro genitori e con se stessi. Due caratteristiche sono particolarmente interessanti nel manifestarsi di questa età: il particolare ruolo che viene giocato con la famiglia e il tipo di relazione instaurato con il proprio corpo. A queste due variabili si unisce poi il nuovo modo di giocarsi nel gruppo dei pari.

Così simili ai bambini

Se alcuni comportamenti del preadolescente sono dei "frammenti impazziti" e quindi cose strane e da conoscere e capire, il suo atteggiamento globale nei confronti della famiglia è ancora più vicino a quello del bambino piuttosto che a quello dell’adolescente. Similmente al bambino egli vuole vivere la famiglia come un "satellite", cioè come un oggetto celeste dotato di forza e caratteristiche proprie, ma ben inserito nel sistema complesso di cui è parte... I suoi comportamenti sono infatti caratterizzati da ambivalenza, in quanto desidera partecipare ed essere attivo nella vita familiare, ma contemporaneamente desidera prendere le distanze dalla famiglia.

Questo allontanamento più prefigurato che agito si manifesta in comportamenti spesso di difficile lettura e densi di ambivalenza: il preadolescente vuole poter stare fuori di casa, in cortile, sul muretto con gli amici, lontano dalla sua famiglia, ma desidera sapere e sperimentare che è atteso e aspettato. I suoi comportamenti diventano allora spesso dei tentativi di mettere alla prova il legame, di sperimentare quanto esso tenga e quale sia il suo potere all’interno.

A differenza dell’adolescente che forza la distanza con la famiglia per sperimentarsi nella sua autonomia, il preadolescente ha bisogno di sentire il ruolo della famiglia come un contenitore molto solido e sicuro che contiene, conforta, ma anche che può essere attaccato. Queste nuove soglie con cui si confrontano sia il preadolescente che l’adulto emergono gradualmente e non sono pertanto prevedibili, progettate e/o progettabili, ma devono essere giocate e ripensate nella relazione. Si tratta perciò di misure e di distanze prese giorno per giorno, considerando però che il preadolescente necessita di sentirsi comunque cercato e raccolto dalla sua famiglia.

Altro aspetto che caratterizza la preadolescenza è il rapporto con il proprio corpo. Il preadolescente porta con sé l’immagine e l’esperienza di un corpo armonico, rassicurante, nel quale e attraverso il quale ha imparato a stare nel mondo, a sperimentarsi, a incanalare le sue forze per raggiungere obiettivi e propositi. Questo "amico" armonico e rispondente si riarticola e si differenzia, la corporeità armonica e sufficientemente rassicurante si perturba e il corpo cresce svincolandosi dal controllo del bambino. Per questo corpo si prova timore e stupore: ci sono nuove opportunità, ma anche nuovi impedimenti.

Il confronto col corpo

Se lo sport, le spiegazioni fornite dagli adulti circa le variazioni in atto servono a rendere il proprio fisico meno estraneo, è importante ricordare che il preadolescente non capisce il significato profondo di ciò che gli sta accadendo e vive con ambivalenze, eccitazione e paura ciò che avviene. Capire significa raccogliere le informazioni e i dati e trasformarli in qualcosa che ci appartiene e questa trasformazione si presenta particolarmente difficile per il preadolescente. Inutile ricordare che i temi del confronto con il proprio corpo in disarmonia si esprimono in modo e tempo diversi tra maschi e femmine e per ciascuno.

Per tutti, tuttavia, l’esperienza di un corpo che cresce e muta aumenta il desiderio di privacy. Spesso il genitore non è sufficientemente pronto a riconoscere lo spazio della privacy ad un "bambino", questo diventa lo spazio di contese e di lotte. L’attenzione alla pulizia e al vestiario che spesso è gestita dall’adulto diventa occasione di ridefinizione e di riorganizzazione di rapporto. Il preadolescente rivendica il suo diritto alla privacy attraverso la decisione di vestirsi come vuole e di lavarsi quando vuole. Si tratta di aree di lotta e di negoziazione di difficile gestione che pongono all’adulto il compito di imporre dei limiti, rispettando però il percorso di conquista di autonomia che il ragazzo/ a prova a fare.

Per il preadolescente è importante imparare a conoscere il proprio corpo, a viverlo come uno strumento che permette di entrare in relazione con la realtà circostante, con le persone, con il mondo, e non solo come un oggetto che può essere trascurato o troppo curato. L’esperienza di una giusta dimensione di privacy, che è ad un tempo un riconoscimento di sé, ma anche di altro da sé, può essere un aiuto per il senso di individuazione che si pone in preadolescenza. Si tratta infatti di vivere e sperimentare un’autonomia relativa allo spazio e al tempo. La dimensione del tempo come risorsa in cui muoversi autonomamente diventa un’occasione per imparare a stare da solo e successivamente a pensare.

La maturazione neurobiologica, che si verifica in fase preadolescenziale e che permette di utilizzare in modo molto veloce dati e informazioni e di trasformarli in collezioni e ipotesi, permette al preadolescente di avventurarsi nel territorio del pensiero come costruzione di nuovi, originali legami tra le informazioni. Il pensiero infatti non nasce dalla ripetizione delle cose, ma dalla sospensione dell’azione e dalla ricomposizione dei frammenti di esperienze e comprensione dei loro significati.

Autonomia di spazio

La privacy, il restare da solo in un proprio luogo, permette al preadolescente di imparare a conoscersi e a conoscere. È importante tuttavia ricordare che non si apprende a stare da soli se non dentro una relazione che permette di scoprirsi nel legame, ma anche in grado di autonomia e pare evidente come la presenza attenta, ma rispettosa dell’adulto sia indispensabile per questo sperimentare. Il ragazzo ha bisogno di uno spazio-tempo da gestire autonomamente, ma contemporaneamente necessita della sicurezza trasmessa dal controllo genitoriale che si sa esistente. Il preadolescente è un satellite che sta per diventare una stella nuova con una sua orbita e un suo diverso destino e questo ridiscute anche la figura e i modi di crescita del genitore.

Si strutturano in questa fase anche nuovi modi di stare con i pari. Il bisogno di stabilire delle relazioni spesso anche conflittuali si pone come importante e vitale per il preadolescente tanto che si strutturano in quest’epoca le "bande". Si tratta di situazioni collettive in cui si sperimentano legami relazionali che costituiscono la connessione tra le persone della stessa generazione. Quando si trovano tra loro i ragazzi, e le ragazze si comportano in modo molto meno evoluto di quando con loro è presente l’adulto.

Questa sperimentazione di situazioni regressive se da un lato può spaventare l’adulto, dall’altro permette di considerare le persone nel loro diventare abili a negoziare nei rapporti con gli altri. Spesso nella relazione con i pari non c’è riconoscimento dell’altro come realtà distinta da sé e questo permette di capire perché un insieme di preadolescenti sia spesso vissuto dall’adulto più come "mucchio" che come gruppo. I preadolescenti infatti stanno insieme senza mantenere la loro reciprocità-identità, ma con indifferenziazione.

Proprio queste dimensioni di non differenziazione permettono di capire come i gruppi di preadolescenti siano caratterizzati da una separazione netta tra i sessi. Si costituiscono infatti gruppi di bambine e gruppi di bambini che rappresentano realtà distinte e che a differenza di quelli di età precedenti si guardano da lontano e sono profondamente incuriositi dalla specificità degli altri. La relazione diventa così non solo una relazione tra pari, ma tra pari che sono diversi e questo si sostanzia in una sorta di "guerra di campo", in cui tra generi diversi si attirano, si scrutano, si riconoscono, non si toccano quando sono in gruppo, dove anzi si respingono e si disprezzano, ma si incuriosiscono quando si ritrovano come singoli portatori di differenze.

In preadolescenza i gruppi di maschi tendono a gestire il loro vivere e viversi soprattutto in dimensione di sperimentazione e di esperienze di limiti. Le femmine invece costituiscono mucchi più complessi in cui si mettono in gioco emozioni molto complesse, meno esplicite ed esplicitabili.

Dentro questo orizzonte confuso il genitore spesso si confonde e confonde ulteriormente. Egli non sa più se ha a che fare con un bambino piccolo o con una persona grande e quindi si sottrae alla sua funzione di genitore e si relaziona come compagno, tentando di negare il salto generazionale. Diventa particolarmente importante allora ricollocarsi come genitore-amico, che, tollerando e garantendo gli spazi di autonomia dei preadolescenti, stabilisce regole, sanzioni, limite. Questo richiama la necessità di ripensare la funzione d’autorità e i modi di gestirla affinché possa essere risorsa per la crescita.

Manuela Tomisich

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