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RIFLESSIONI SULL’AMORE

Le pulsioni da orientare

di Romano Cataldo Forleo
(Past President World Association for Sexology)
            

   Famiglia Oggi n. 5 maggio 1999 - Home Page Il fidanzamento, divenuto oggi «matrimonio di prova», scivola ormai verso l’«unione di fatto». Conciliare il richiamo sessuale e l’innamoramento verso un legame solido e duraturo diviene sempre più difficoltoso.

Bisogna obiettivamente constatare che la castità prematrimoniale, o il limitare gli scambi di effusioni amorose a baci e petting è raro nelle coppie fisse di oggi. Questo non significa approvare ciò che accade. È, anzi, una preoccupante conseguenza del diffondersi dei rapporti pre-matrimoniali l’abitudine al cambio di partner o il considerare l’atto sessuale come una piacevole esperienza al di fuori della coppia, che non obbligatoriamente demolisce il preesistente legame, specialmente se non vi è un esplicito patto matrimoniale. Preoccupante rispetto a una visione di stabilità coniugale ai fini procreativi, e in particolare genitoriali.

È indubbio che un adolescente cresca meglio se il legame fra i genitori è solido e stabile, malgrado il variare delle loro condizioni affettive nelle diverse stagioni di vita. Il fidanzamento, quindi, non è più un periodo di preparazione comune a essere «due in una carne sola», legati da un’oblatività che pone l’uno al servizio dell’altro, ma è un periodo in cui ci si lascia giocare da una calda affettività, ove l’erotismo, vissuto prioritariamente come espressione ludica, può fare dell’altro l’oggetto del proprio piacere. Non è neppure periodo di prova, come in alcune culture, ove si fa esperienza di vita comune per vedere se si è fatti l’uno per l’altro.

La «coppia di fatto», al di fuori di chi è costretto a essere tale perché non può sposarsi per motivi legali o per convenienze economiche, è spesso costituita da due persone che, pur vivendo temporaneamente (anche a lungo o per tutta la vita) bene insieme, non desiderano assumersi, dinanzi alla comunità, l’impegno dell’aiuto reciproco, della fedeltà, della costruzione di una famiglia stabile. Si sta insieme finché durano l’innamoramento, la passione, uno stile di relazioni interpersonali gradevole e l’interesse verso la comune accoglienza e l’educazione di un figlio. Poi si vedrà.

Meglio questo (si afferma) dell’infedeltà palese dei nostri avi, che passavano ore nelle case di tolleranza, o "rincorrevano la cameriera", spesso mantenendo "stabilmente" più di una relazione. Ora che anche la donna si assume le stesse libertà, lasciarsi cullare dai corteggiamenti, o cedere a un invito "a cena" o a un passeggero gioco d’amore non è più solo patrimonio maschile, ma, specialmente durante il cosiddetto fidanzamento, diviene un fatto usuale.

Castità e fedeltà, che sono state alla base della nostra formazione giovanile, sono oggi ritenute non più indispensabili a costruire una famiglia, e molti ritengono valido l’aforisma di Oscar Wilde: «Le cose piacevoli della vita, o sono immorali, o sono illegali, o fanno ingrassare».

Si pensa che questa visione ludica del legame sessuale sia frutto dell’evoluzione del concetto di matrimonio inteso come «dovere di essere madre» (matris-munus), di procreare, come fine primario dell’unione. Si condannava allora, nell’etica stoica e nel pensiero patristico, specialmente di Tertulliano e Origene, ma soprattutto nella concezione organica di Agostino, lo stesso piacere nel rapporto coniugale, dovendo ciascun atto essere orientato alla riproduzione.

Oggi è patrimonio comune che la vita sessuale nel matrimonio abbia prioritariamente la funzione unitiva e tanto più è soddisfacente, tanto più mantiene caldo l’amore. Il piacere è strumento di fusione, rompe contrasti ideologici, smorza conflittualità, promuove la caritas e matura la scelta genitoriale. Allora perché attendere la decisione, il "sì" dinanzi alla comunità? Il matrimonio, rispetto all’unione di fatto, salda veramente la coppia da piccoli e grandi tradimenti? Il singolo da innamoramenti? La rende meno fragile dinanzi a fratture, separazioni e divorzi?

È di per sé molto difficile porre un coperchio razionale alla bollente pentola dell’affettività. La passione, le emozioni, quel turbolento mondo intrapsichico che parte dal profondo, non sempre sono ordinati dalla ragione secondo una scala di valori maturata attraverso scelte libere e coscienti. Non sempre la risposta razionale e la scelta ideale riescono a condizionare gli investimenti affettivi. Questo non solo per donne e uomini sposati, ma anche e soprattutto per i giovani ai loro primi tentativi di vita di coppia.

0599fo29.gif (6817 byte)Non credo che il vivere more uxorio, il congiungersi in libertà, aiuti poi a meglio conoscersi e a costruire un più solido legame matrimoniale. Neppure la nascita di un bambino, che spesso spinge al matrimonio, oppure a rendere pubblica una coppia di fatto, garantisce una più forte unione coniugale. Una coppia, che si concede tutto nelle prime "nove settimane e mezzo", è spesso appesantita dalla ripetitività della vita coniugale, sempre meno divertente rispetto a un’avventura vissuta intensamente dopo un breve gioco di seduzione.

Gli allarmi, quindi, che la libertà di espressione erotica prima del matrimonio preparino a un’altrettanto libera sessualità extraconiugale non sono privi di fondamento. Oggi però vi sono pressioni sociologiche che rendono arduo il compito di vivere la coppia prematrimoniale solo come preparazione spirituale al successivo incontro di amore fecondo.

Vi è anche un importante fattore biologico. All’inizio del secolo, la prima mestruazione (che coincide con l’inizio del ritmo ciclico ipotalamo-ipofisoovarico, e con l’erotizzazione del sistema nervoso centrale) era attorno ai quindici anni. Oggi è intorno ai dodici. Si assiste cioè a uno sviluppo puberale molto più precoce rispetto ai secoli precedenti. La tempesta emotiva si abbatte sull’adolescente, prima che una maturità corticale consenta le difficili scelte etiche riguardanti il comportamento sessuale.

In special modo, nelle società operaie e contadine l’unione matrimoniale era poi molto precoce: per una donna l’età dell’evento si situava spesso sotto i vent’anni. Era facile quindi mantenere la castità, o, perlomeno, impedire il rapporto sessuale nei tre-quattro anni che separavano il menarca dal matrimonio. La netta separazione dei sessi, persino sulle panche della chiesa e nella preparazione catechistica, rendeva l’incontro difficile, anche se la promessa di matrimonio era fatta dalle famiglie prima ancora dell’adolescenza.

Oggi la vita adolescenziale è mista anche nell’associazionismo educativo, oltre che nella scuola; il messaggio televisivo mette i bambini dinanzi a una vita sessuale libera e senza limiti etici. Persino il povero Clinton, che assurde nostalgie puritane avevano messo alla gogna, ha contribuito a spiegare le varietà dell’incontro erotico, ritenute un tempo scandalose.

Sempre più lontana poi la data del matrimonio, e ancora della nascita del primo figlio. Attualmente l’età media del primo figlio è per la donna attorno ai 28 anni, e in continuo aumento. Il periodo quindi fra nascita dei desideri erotici, dell’esplodere della passione amorosa e dell’innamoramento, e l’epoca di una coniugalità matrimoniale aperta alla vita è lungo (più di 15 anni!).

In questo periodo si verificano così esperienze precoci di vita di coppia che, anche quando sono fermamente orientate all’amore che duri tutta la vita (come nelle antiche favole: «e vissero insieme felici e contenti ed ebbero tanti bambini»), nella maggioranza dei casi, durano poco e sono sostituite da altre, spesso dopo essere passati attraverso giochi amorosi che rischiano di travolgere la genitalità.

Si assiste poi a un altro fenomeno culturale: quello dell’accettazione di una coniugalità pre-matrimoniale da parte dei genitori e della società in genere. I figli che vivono fino a tarda età in casa dei genitori spesso hanno la "ragazza fissa", con la quale sperimentano viaggi e vacanze simili alla "luna di miele", e che occupano il letto matrimoniale durante l’assenza dei genitori, o che, raggiunto un minimo di guadagno, vedono i genitori disposti ad aumentare le loro entrate per consentire una convivenza.

Sono unioni sessuali che si trascinano nel tempo e, passato il gusto del proibito e della conquista dell’altro, si spogliano dello stile del corteggiamento. Spesso sono presto prive del gioco della seduzione, subentra la noia della ripetitività, scatta il dovere del "debito coniugale" rispetto al gioioso incontro, frutto di un sempre fresco desiderio.

La coppia è così esposta alla seduzione del gruppo di amici, la ragazza si fa bella per gli altri più che per il suo uomo, che a sua volta la esclude dalla tenerezza e dal corteggiamento. La coppia invecchia e appassisce, tanto da accettare piccoli e grandi fughe del partner, che hanno l’aspetto del "demone meridiano", del rapporto extraconiugale più che dell’esperienza pre-matrimoniale.

L’infedeltà diviene costume, talora accettata senza gelosia. La conflittualità di coppia si cronicizza. Con gli anni si vede poi allontanarsi la possibilità di incontrare il principe azzurro, lecito a ricercarsi, perché non sposati e senza impegni verso i figli.

Ci si arrende quindi alla continuità della relazione. I segreti del corpo e i difetti fisici, che rendono meno esaltante la stessa vita coniugale, si manifestano precocemente all’interno della coppia di fidanzati, che però trascina la sua esistenza. Con gli anni, anche se passati attraverso il matrimonio, si continuano ad avere sogni di fuga, insofferenza verso difetti caratteriali, sogni di autonomia, esigenze esasperate di affermare, nel lavoro o nella simpatia che si suscita intorno, la propria personalità.

La sessualità non si fa agàpe, amore oblativo («io sono felice solo se attraverso di me tu sei più felice»), ma rimane eros. Ci si perde nel singolo atto sessuale, sia in quello più casto della carezza e dello sguardo misto di ammirazione e desiderio che in quello esaltato nelle varie forme dai templi indù di Khajuraho o nel Kamasutra. Espressione questa di un amore totale, biblico, in cui la varietà del linguaggio corporale rende il legame spirituale più saldo. Amore in cui si incontrano e si fondono due persone, più che solo due anime.

Occorre dire, però, che oggi è obiettivamente difficile prepararsi con metodo e determinazione a una vita coniugale solida e duratura. Somerset Maugham ripeteva: «L’amore è come la biancheria, se vuoi un letto fresco devi cambiare spesso le lenzuola».0599fo30.gif (5090 byte) E l’antropologa Margaret Mead riteneva impossibile un amore con una stessa persona per tutta la vita, specie con l’allungarsi della vita media. Alcune coppie, decise a tener saldo il matrimonio e unita la famiglia, sono pronte a giustificare anche la "caduta" del coniuge, e, con intelligenza e dolcezza, lo recuperano. Altre, dinanzi alla scoperta di un piccolo tradimento, reagiscono intensificando ciò che rende dura la vita comune, l’aggressività, l’intolleranza, la petulanza e possessività. È così che si giunge a rotture irreversibili. Questo succede sia durante il fidanzamento che dopo il matrimonio. Specialmente quando il fidanzamento non viene impostato come una preparazione severa e costruttiva alla vita di coppia, in attesa di un incontro totalizzante.

Scoprire l’altro

Il consenso al matrimonio, il famoso "sì", in risposta alla domanda posta dalla comunità attraverso un suo "ministro" in chiesa o in comune, è infatti un consenso a costruire un’unione, non a sancire una scelta già fatta. Un impegno a scoprire e accettare gradualmente l’altro e la sua storia, con i suoi pregi e anche difetti, «nella buona e cattiva sorte», ad amarlo così come si amano i figli, come essi sono, non come vorremmo che fossero; senza pretesa di cambiarli, di farli a propria immagine.

Diverso è, invece, il rapporto durante il fidanzamento, dominato inizialmente dalla passione (l’innamoramento) che nasconde o relativizza differenze di ideali, di visioni del mondo, minimizza sgradevoli stili di vita e abitudini, e fa accettare l’altro in modo irrazionale perché travolti dall’amore.

Un fidanzamento già totalizzante, alimentato dal piacere sessuale, appare senza via di ritorno, anche se pieno di ripensamenti che lo fanno protrarre nel tempo. Spesso questo incontro conduce a un matrimonio incerto che prosegue con crescenti e ripetuti sogni di relazioni più soddisfacenti che si possono anche avverare (almeno temporaneamente).

Di tutto questo hanno anche colpa le generazioni passate. Per troppo tempo una sessualità essenzialmente e prioritariamente orientata alla procreazione (giustificata in passato dalla corta durata della vita, dalla frequenza di epidemie, dall’alta mortalità materna e perinatale per gravidanza e parto) ha dettato le regole etiche del rapporto sessuale. Tutto doveva essere orientato verso un incontro biologicamente fecondo. La pulsione sessuale aveva solo secondariamente il fine unitivo, cioè di rafforzare il "camminare insieme".

Tutto era più facile nel giudizio morale, anche se più difficile nell’applicazione pratica. Una sessualità coniugale ridotta a remedium concupiscentiae avviliva l’amore fra sposi. La mancanza di "materia" nel peccato sessuale rischiava di rendere tutto ugualmente un grave disordine etico, e creava, in periodo giovanile, specialmente all’inizio di questo secolo, sensi diffusi di colpa. Gli stessi documenti magisteriali erano più orientati a privilegiare il legame del singolo atto al fine riproduttivo, e ponevano come secondaria la forza unitiva di un dialogo d’amore coinvolgente tutta la persona, corpo e spirito. Così, come spesso accade dinanzi a difficili imperativi etici, per reazione si è talora gettato via "il bambino insieme all’acqua sporca". L’incontro fra un uomo e una donna è divenuto subito dialogo erotico, senza limiti e confini.

Difficile appare quindi orientare sia la pulsione sessuale che l’innamoramento verso un progetto di legame il più possibile solido e duraturo. Il fidanzamento divenuto «matrimonio di prova» scivola sempre più verso l’«unione di fatto», che il prolungarsi nel tempo rischia di rendere instabile, noiosa, ripetitiva. Frequenti lunghi legami more uxorio, spesso con convivenza, si dileguano subito prima o subito dopo il "sì" matrimoniale, per il generarsi di un’improvvisa occasione (da tempo ricercata in modo inconscio, spesso anche conscio).

Passato il periodo adolescenziale, ove la mutabilità degli investimenti affettivi, la ricerca del principe azzurro e le prime curiosità legate al piacere erotico potevano determinare il rapido ricambio del boy-friend, si ricerca il compagno ideale conquistato attraverso la seduzione e poi mantenuto attraverso il gioco del desiderare e del farsi desiderare.

Questo però difficilmente resiste al tempo, se non inizia la costruzione reale di un progetto coniugale, che si antepone alla stessa sicurezza economica (sempre più effimera) e a un reciproco patto di "durata eterna", malgrado le eventuali, e oggi sempre più facili, attrazioni e gli innamoramenti extraconiugali. Se queste scelte non sono solide e non si accetta l’idea di lottare contro i propri desideri e sogni, anche la nascita di un figlio rischia di non tenere unita la coppia.

Come tutte le cose della vita, infatti, l’organizzazione di una scala di valori e l’orientamento della passione verso il bene sono necessari non tanto per forgiare il carattere, ma per rendere più ricche e solide le relazioni.

Romano Cataldo Forleo

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