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Cercare una soluzione per i divorziati

Un germe di nuova vitalità

di Aureliano Pacciolla
(psicoterapeuta e teologo; supervisore della Scuola di discussione per adolescenti, coppie e famiglie di Corridonia)

    

Famiglia Oggi n. 6 giugno/luglio 1997 - Home Page Risorse. Equivoci. Separazioni. Sono aspetti che aiutano la crescita umana e quella spirituale. Lo scenario coniugale, però, trova l’uomo in una situazione di maggiore fragilità rispetto alla donna.

Sia la psicologia che la spiritualità hanno bisogno di passare a «vino nuovo in otri nuovi». Ciò sarà possibile soltanto con l’armonica integrazione del maschile e del femminile nella vita relazionale dei coniugi

Nel matrimonio la norma è l’unità; la separazione è fuori dalla norma. Almeno, questo è il pensiero cristiano. Nella pratica quotidiana anche le separazioni tra cristiani costituiscono una realtà che, se pur fuori dalla norma, è da accettare. Una realtà negativa accettata può trasformarsi in una fonte di risorse. Sembra proprio scontato che la spiritualità del matrimonio cristiano si debba esprimere nell’unità della coppia e non nella sua separazione, pur essendo questa uno dei fattori psico-fisiologici della crescita. Infatti, tutta la vita è un costante alternarsi di separazione e di unione: ci si separa per unirsi; si rompe una unità per formarne un’altra. Dobbiamo separarci dall’utero e dal cordone ombelicale per integrarci in un nuovo ambiente; separarci dal capezzolo per il succhiotto e da questo per il pollice. Dobbiamo separarci dai primi giocattoli e amici per legarci ad altri. Dobbiamo separarci dalla nostra famiglia d’origine per formare la nostra famiglia e dobbiamo poi separarci anche noi dai nostri figli. Dobbiamo separarci dal lavoro, da abitudini e da luoghi a noi cari così come anche da persone. Una delle più tragiche separazioni è quella della morte. Perciò tutta la vita è un processo di separazione e di unione; è così che si cresce: lasciandosi da qualcosa (o qualcuno) per costituire una nuova unità.

Chi si sa separare si sa unire. La modalità con la quale avviene la separazione incide moltissimo sulla modalità di fare unione. Da qui, la separazione come fonte di risorse. Imparare a separarsi, e le esperienze di modalità funzionali di separazione costituiscono un’ottima fonte di risorse per la propria crescita; per ri-separarsi in modo funzionale, per permettere ad altri di separarsi da noi per la loro autonomia e per insegnare a separarsi in vista di una unità più evoluta dell’unità che si lascia. Tutto questo è ciò che dovrebbe accadere nella norma, ma sappiamo anche che frequentemente la realtà vissuta è molto distante da quella ideale. Si sono spesso studiati i problemi dei separati dal punto di vista psicodinamico e c’è ancora molto da conoscere, ma sono pochi coloro che si sono occupati della religiosità e della spiritualità dei separati; almeno in queste loro specifiche potenzialità.

La famiglia unita, in comunione con una Chiesa unita, è un ideale. La realtà è che la Chiesa è separata e anche molte famiglie lo sono. Così come anche una Chiesa separata è giusto che chieda alla famiglia che sia unita, nello stesso modo è giusto che anche la famiglia separata chieda di restare in comunione con la Chiesa. Si tratterebbe di una reciproca tolleranza tra separati. Per alcuni non è pensabile una comunione tra separati; per altri, invece, vi può essere una comunione relativa tra famiglia separata e Chiesa.

Sono pochi – ma in crescita – coloro che vorrebbero considerare la possibilità di una comunione pari agli altri battezzati tra separati e Chiesa. Elemento cruciale è la comunione eucaristica ai separati risposati. Non ho la pretesa di rispondere agli interrogativi legati a questo problema, ma semplicemente aiutare a riflettere su alcuni casi eccezionali come: separazione subita; matrimonio nullo ma non dichiarato tale dalla Sacra Rota per mancanza di prove; certezza soggettiva che il precedente matrimonio è ormai irrimediabilmente distrutto e mai stato valido. La riflessione da proporre può scaturire da questa domanda: in questi casi, nei documenti del magistero che spazio viene dato alla coscienza morale personale?

Innanzitutto la risposta è chiara ed è ripetuta in una serie di documenti 1 e sicuramente questa stessa posizione verrà ribadita anche nel secondo Congresso mondiale per la famiglia a Rio de Janeiro in programma il prossimo 4-5 ottobre. In nessun caso un separato risposato potrà essere ammesso all’Eucaristia. Anche nella sintesi più recente e più autorevole 2 ci si chiede: coloro che non possono essere incolpati per il fallimento del loro matrimonio che tipo di comunione possono avere con la Chiesa? Ascoltare la Parola di Dio, pregare, partecipare alle opere di carità, risvegliare lo spirito di penitenza e prepararsi a ricevere la grazia di Dio. L’Eucaristia non può far parte della spiritualità dei separati risposati.

Anche coloro che la separazione non l’hanno scelta ma solo subita non potranno mai e in nessun caso accostarsi all’Eucaristia se si sono risposati. Con il nuovo matrimonio scelgono di separarsi dalla Chiesa e quindi non potranno celebrare – in comunione con gli altri battezzati – l’Eucaristia, sacramento che presuppone la comunione.

Ma l’Eucaristia non è «per tutti; in remissione dei peccati?». Il problema non è di facile soluzione specie per quei casi eccezionali di cui parliamo e per i quali in passato la stessa Chiesa ha dato soluzioni diverse da quelle attuali 3 . Anche ora alcuni teologi non sono tanto categorici e rigidi 4 . Forse un problema della Chiesa gerarchica è la coscienza morale di alcuni vescovi, parroci e anche di alcuni fedeli. Costoro, verso questi "casi eccezionali", si pongono il problema se obbedire alla normativa della Chiesa gerarchica oppure obbedire alla propria coscienza morale. Seguire una norma di cui non si è convinti o la convinzione della propria coscienza? Scegliendo di seguire la propria coscienza, potrebbe essere per l’autorità un segno di coscienza non ben formata. Scegliere di seguire la normativa sarebbe per l’autorità un segno di coscienza ben formata. In altre parole, per l’autorità ecclesiastica attribuire il potere di decidere alla propria coscienza sulla base della propria convinzione è inammissibile e invece sarebbe giusto accettare la mediazione ecclesiale con le leggi canoniche; queste, infatti, sono ritenute obbliganti in coscienza 5 .

Bisogna però ricordare che un gruppo di vescovi tedeschi ha dato – sempre per questi casi eccezionali – degli orientamenti e delle possibilità particolari: «...in singoli casi è pensabile, e può anche essere legittimo, che essi non vengano certo ammessi ufficialmente alla comunione, ma che qualcuno di loro, dietro conveniente consiglio da parte di un sacerdote, il quale gli ricordi soprattutto la parola del Signore sulla fedeltà a vita nel matrimonio, si senta autorizzato dalla sua coscienza, orientata alla verità, ad accostarsi alla santa comunion 6 .

L’indicazione della Parola di Dio (pienamente condivisibile da una sana psicologia) suggerisce al riguardo di: agire per convinzione e non per convenzione; la coerenza col proprio credo, la propria coscienza e la propria convinzione sono da preferirsi all’agire nel dubbio o, peggio, contro la propria coscienza: «Tutto ciò che non viene da convinzione è peccato» (Romani 14,23). L’impegno a formarsi una retta coscienza e l’impegno a seguirla trova concordi sia una sana psicologia che una sana teologia. Questo duplice impegno è segno sia di equilibrio psichico che di maturità morale.

A dei separati risposati, che in coscienza si sentono di accostarsi all’Eucaristia pur sapendo che la normativa della Chiesa lo proibisce, si può proporre di vivere e realizzare la propria dimensione spirituale nonostante la situazione di separazione. Lo spirito del "nonostante", "tuttavia" è proprio l’essenza dell’atteggiamento di sfida con il quale i propri valori si realizzano anche se la realtà ne costituisce un impedimento.

In questo caso l’accettazione di una realtà può rallentare ma non bloccare una propria realizzazione. In termini pratici questo significa che una vita profondamente spirituale potrebbe essere realizzata anche da separati risposati.

La realtà di separati non ammessi all’Eucaristia, del resto, non blocca un cammino spirituale. Non è una sfida facile da vincere ma sicuramente possibile da affrontare. Lo spirito critico della coscienza morale nei separati risposati potrebbe manifestarsi anche attraverso l’impegno ad un’unione realmente autentica nel nuovo matrimonio. Si tratterebbe di dimostrare innanzitutto a se stessi (al tribunale della propria coscienza più che a quello della Sacra Rota) che il fallimento del precedente matrimonio è da addebitarsi alla inconsistenza dei suoi presupposti. Neanche questa sfida è facile, ma la capacità di creare coesione e quindi di fare e vivere una unità coniugale non dipende solo dal singolo. L’unione presuppone delle capacità psicologiche e morali in almeno due persone e queste, come tutte le capacità, possono aumentare con l’esercizio o diminuire o restare bloccate. È sufficiente l’incapacità coesiva di un partner per far pagare anche all’altro il fallimento di un’unione.

Lo spirito critico della coscienza morale nei separati risposati potrebbe manifestarsi anche in altri modi più creativi di quelli prevedibili da uno psicologo o da un teologo. La spiritualità non può essere imprigionata da norme giuridiche preconfezionate per tutti i casi. La coscienza morale potrebbe indicare una spiritualità specifica per separati o anche una spiritualità aspecifica, come quella di ogni battezzato, ma sempre una spiritualità personalizzata in modo unico e irripetibile come una e irripetibile è la croce di ognuno e anche il piano di salvezza per ciascuno.

Le basi psicologiche

La spiritualità (di qualunque forma e tipo) parte da un’esperienza di unità e ciò vale in modo particolare per la coppia e la famiglia. Come la divisione è "diabolica" (dal greco diaballo= dividere) così l’unione, più che uno stato, è il processo funzionale alla crescita che nella mistica mira al contatto diretto col divino. In questo senso possiamo parlare di "mistica della coppia" come processo della crescita spirituale che ha come obiettivo la coppia unita.

La mistica religiosa è un ideale come la mistica di coppia o di famiglia e come tale è molto difficile e raro nella sua attualizzazione quotidiana. Ciò non di meno, è salutare non solo proporre, ma anche aiutare concretamente a individuare questo ideale per meglio seguirlo. Perciò, osserviamo l’ideale psicologico di coppia unita nelle sue componenti fondamentali che possono essere considerate i parametri per una valutazione psicologica della "salute di coppia". Si tratta di un tentativo degli psicoterapeuti per meglio capire in quale specifica dinamica una particolare coppia abbia bisogno di aiuto; quali specifiche risorse bisognerebbe sviluppare per far riprendere la crescita di coppia.

Una prima osservazione sulla salute psicologica o armonia di una coppia può partire dalla considerazione di tredici sfaccettature che verranno prese in esame più avanti mentre qui ci limitiamo a elencarle. Esse sono: percezione del rapporto coniugale; insoddisfazione globale; comunicazione affettiva; comunicazione per la soluzione dei problemi; tempo trascorso insieme; disaccordo su questioni economiche; insoddisfazione sessuale; percezione del ruolo; difficoltà avute nella famiglia di origine; insoddisfazione riguardo ai figli; conflitto sull’educazione dei figli; disinteresse verso il coniuge; disaccordo nell’interazione 7 .

Questo e altri strumenti simili possono essere considerati degli schemi sterili e riduttivi perché non colgono, ad esempio, né le psicodinamiche inconsce né la struttura sistemica e neppure gli aspetti specificamente spirituali e religiosi. Uno strumento come questo, però, può avere qualche vantaggio in almeno tre applicazioni: prevenzione, psicoterapia, perizie.

Anzitutto, sul versante preventivo occorre informare gli adolescenti e le coppie non ancora sposate sulle abilità specifiche che dovranno sviluppare prima di abbracciare l’impegno stabile e permanente della convivenza in coppia. In questo caso i tredici parametri in questione sono opportunamente formulati al futuro, in senso "proattivo" e in termini di capacità in via di acquisizione. Questa potrà essere una prima base di un programma di formazione psicologica prematrimoniale.

Inoltre, nell’ambito della psicoterapia è bene considerare al presente, in senso "reattivo", alcune dinamiche psicologiche in vista di un trattamento psicoterapeutico. Per sfuggire all’astrazione e alla generalizzazione è opportuno che questi tredici punti siano costantemente confrontati sia con le esperienze degli psicoterapeuti che con le esperienze dei partner. Un certo modo di fare esperienze e una certa qualità di esperienze possono generare nuove risorse aumentando sia la capacità di scegliere creativamente le nuove esperienze da farsi e sia la capacità di elaborare in senso funzionale le esperienze già fatte.

Da ultimo, nella perizia, bisogna valutare le capacità di fare coppia al momento e prima del matrimonio. Spesso c’è la richiesta di fare una sorta di autopsia della coppia per annullamenti, per divorzi e per affido. In questi casi i parametri sono adattati al passato e in senso "retroattivo". Si tratta di aiutarsi con mezzi tecnici per evidenziare in cosa e perché la convivenza non è stata possibile. Naturalmente anche questo ha una finalità positiva nel senso di imparare a non ripetere gli stessi errori e come continuare a crescere.

Segue: Un germe di nuova vitalità- 2
   

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