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EDITORIALE

Il paradosso del nostro tempo

La Direzione
   

Famiglia Oggi n. 6 giugno/luglio 1997 - Home Page La spiritualità coniugale è la dimensione profonda, totalizzante e significante dell’intima comunità degli sposi.

I cristiani conoscono bene le norme morali del matrimonio e meno il concetto di famiglia come mistero di Dio. È più frequente, nelle loro comunità, un discorso spirituale agli sposati che un ragionamento sulla spiritualità dello stato di vita coniugale. Eppure è uno dei paradossi del nostro tempo: da una parte gli indicatori sociali denunciano un’allarmante quanto diffusa crisi di coppia e di disagio familiare, dall’altra diventa forte la domanda di spiritualità. Ma c’è anche da stupirsi di un’altra contraddizione: si dava per acquisita una progressiva sovrapposizione della concezione laica dell’uomo e della donna, della sessualità e dell’esistenza su quella religiosa trasmessa dalla Chiesa. Invece ci troviamo di fronte all’esplosione di un "sacro selvaggio", e pertanto ambiguo.

Infatti, la società consumistica esalta il corpo e lo rende oggetto di cura affannosa, quindi, il sacro sembra coincidere con una sorta di religione del corpo. Ma questo non ha nulla a che vedere con ciò che chiamiamo «spiritualità del matrimonio e della famiglia». Tanto meno essa è identificabile con la sublimazione della corporeità, ma nemmeno con uno sorta di pseudo-misticismo.

La spiritualità familiare, nella visione cristiana, è vivere i percorsi dell’innamoramento, il rapporto d’amore coniugale sessuale fra l’uomo e la donna, la fecondità come uno stato di vita santo e santificante, nell’obbedienza al progetto originario del creatore, sotto l’azione trasfigurante dello Spirito di Gesù. È la dimensione profonda, totalizzante e significante dell’intima comunità di vita e d’amore degli sposi che sprigiona dalla loro esistenza resa sacramento permanente dell’amore e unione di Cristo-sposo della Chiesa-sposa.

Parlare di spiritualità significa connotare il matrimonio e la famiglia come vocazione a costruire il Regno di Dio nella e con la Chiesa, che custodisce e alimenta quella spiritualità. C’è un salto di molte generazioni, dai primi secoli all’età contemporanea, per ritrovare una spiritualità familiare non solo vissuta ma studiata e consapevole. Basti ricordare che a ripartire dagli anni ’30, con l’enciclica Casti Connubii di Pio XI, si esalta il matrimonio come amore coniugale e non soltanto come rimedio alla concupiscenza, e si invitano gli sposi ad aiutarsi vicendevolmente nella formazione interiore. È intorno a quegli anni che iniziano i movimenti di spiritualità familiare.

Abituati a dire "spirituale" ma a pensare "ideale", si ignora che la spiritualità va vissuta anche in situazioni di conflitto, realtà che del resto permea la vita familiare. Anzi è tempo di proporre una spiritualità anche alle coppie che vivono una crisi matrimoniale.

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