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IL MASCHILE E IL FEMMINILE OGGI (2)

Jack ha gettato un ponte

di Domenico Barrilà
(analista e didatta propedeutico della Società italiana di Psicologia individuale)
        

   Famiglia Oggi n. 6/7 giugno-luglio 1998 - Home Page

Un eroe romantico

Jack Dawson è un artista. Personaggio pulito, leale, forte, spiritoso, sensibile, coraggioso, ma soprattutto romantico. In poche decine di ore, lui reietto di terza classe, riesce a far perdere la trebisonda a Rose, capricciosa tardo-adolescente di prima classe, più che promessa a un magnate dell’industria americana, rappresentante di una tipologia maschile dai modi sbrigativi e grossolani, anch’egli a bordo del fatale piroscafo.

Ma forse tutto sarebbe rimasto sui binari del romantico e nulla più, se il regista non avesse fatto morire Jack, immolandolo al salvataggio della sua amata, la quale lo ricambierà custodendolo nella memoria per tutta la propria esistenza, per poi restituircelo nel racconto di ultracentenaria che fa da filo conduttore al film.

Una frase di Rose, ormai anziana con i suoi 104 anni, definisce il suo rapporto con Jack e probabilmente alimenta più dello stesso ragazzo il processo di identificazione delle giovani: «Egli mi ha salvata in tutti i modi in cui una donna può essere salvata», nella fattispecie dall’annegamento, dall’ipocrisia di una vita borghese tutta feste e ricevimenti, dalla sicumera del presuntuoso Cal, fidanzato ufficiale in debito di simpatia.

L’idea che un uomo, coraggioso e limpido come Lancillotto, possa "salvare" ha scatenato un fenomeno identificatorio probabilmente senza precedenti nella schiera delle giovani donne, che sono state le vere e proprie cocchiere del successo di un film, Titanic, bello anzi, per alcuni versi, straordinario.

L’adesione così massiccia a un modello è oggi possibile grazie all’incessante lavoro ai fianchi dei mezzi di comunicazione, e qualche volta può scattare su prodotti veramente banali o inventati in laboratorio, vedi Spice Girl, ma nel caso di Jack Dawson non c’è trucco. Può esservi stata l’originaria "furbata" di chi ha concepito il personaggio per arpionare i sentimenti dello spettatore, ma non v’è dubbio che l’artista pieno di ideali, e al contempo pratico e risoluto, che sorge dalla terza classe per salvare l’inquieta Rose, presenta una compatibilità assoluta con le aspirazioni della maggior parte delle rappresentanti del genere femminile.

A un’attenta osservazione della figura di Jack, però, non può sfuggire la percezione di qualcosa di femminile nel suo modo di fare, e questo è un altro segnale che ci conviene tenere in debito conto.

Nella mia attività accade non di rado di entrare in contatto con l’universo dell’omosessualità femminile, sovente del tutto aspecifica ed episodica, trattandosi di ragazze, o donne adulte, che hanno fatto ricorso a esperienze omosessuali pur in presenza di una chiara identità eterosessuale. Quasi tutte mi hanno riferito di aver provato delle forti emozioni nel rapporto con una partner, piuttosto che con un partner. Una di loro ha sintetizzato meglio di altre i connotati di questa apparente contraddizione: «Noi donne siamo troppo diverse dal maschio, abbiamo ritmi e sensibilità che solo raramente il nostro compagno arriva a cogliere. Anche il nostro corpo subisce la medesima sorte, spesso viene ignorato nei suoi veri bisogni di tenerezza. Tra noi donne è molto più facile capirsi, arrivare a una comunione profonda».

Spesso, chi vive queste trasgressioni non ha affatto intenzione di annettersi all’omosessualità, in molti casi infatti ho sentito rivendicare con orgoglio la propria appartenenza alla categoria eterosessuale.

Ciò, se da una parte ci fa riflettere sulla peculiarità dell’omosessualità femminile, quasi sempre ingenerata, prove cliniche alla mano, dalla scontentezza per il genere maschile, segnatamente per la figura paterna, dall’altra allude a un particolare interessante, condensato in quanto mi diceva una mia paziente trentenne, donna di fascino e intelligenza, a proposito dell’uomo di cui è innamorata: «È una persona straordinaria, forte e rassicurante, ma soprattutto ha un "cuore di donna"».

Jack Dawson, ed è qui il segreto del suo enorme gradimento, ha un cuore di donna che gli consente di scardinare, oltre alle sacche lacrimali delle sue fans, le difese di Rose, già rese fragili dalle convenzioni ammuffite del suo mondo e dalla rozzezza di Cal. È proprio grazie al suo cuore di donna che Jack si fa strada Locandina del film "Titanic".nella difficile personalità di Rose, cogliendone appieno le inquietudini, fotografandone per intero l’apparato psichico e l’architettura sentimentale, così da realizzare un riflesso di riconoscimento capace di far sentire Rose completamente capita, accolta, "contenuta". L’innamoramento qui è un atto di comprensione subitanea e assoluta, all’interno del quale cade ogni barriera e ci si affida all’altro. Ciò è possibile perché Jack, grazie alla propria parte femminile, conosce a priori gli anfratti del mondo della propria compagna. Anfratti che la natura maschile, il più delle volte arruffona e semplificatrice, non riesce a sfiorare.

Basterebbe pensare a quella particolare fase che chiamiamo "depressione post-partum", un caleidoscopio di vissuti particolari legati alla maternità, che spingono la donna in un cunicolo di malinconie, talvolta disperante. La maternità, per l’appunto, realizza talvolta uno dei momenti di massima distanza tra la moglie e il marito. La prima è intenta a riposizionare il proprio essere all’interno di nuove responsabilità, avvertite spesso, a causa di vissuti personali soggettivi, uniti allo stress della gravidanza e del parto, come troppo aspre. Dal canto suo il marito, che i predetti eventi stressanti non li ha vissuti, né conosce le emozioni talvolta sconvolgenti ad esse legate, tende a muoversi goffamente in questo terreno accidentato.

Forse è proprio qui che passa il crinale tra l’uomo e la donna: una creatura che partecipa in modo solidale al divenire della creazione, come la donna nell’atto di generare, ha un legame più solido con l’essenza delle cose, ne partecipa con più responsabilità, ne coglie più compiutamente la direzione.

Di recente mi sono trovato di fronte la straordinaria Deposizione dalla croce del Rosso Fiorentino, capolavoro custodito presso la chiesa di San Lorenzo, presso Sansepolcro. Mai avevo visto il dolore della madre di Gesù reso con tanta quotidianità, ma soprattutto mai avevo colto quanto la Madonna sia stata il sostegno dell’umanità sgomenta davanti al martirio del Figlio di Dio. Nel dipinto, Maria è stroncata dal dolore e tutti i personaggi sembrano collassare su di lei nell’atto di sostenerla, in realtà è il suo dolore consapevole, dolore di madre, a occupare la scena, periferizzando persino la drammatica figura di Gesù riverso ai suoi piedi, e divenendo polo di attrazione per i credenti. Così Maria, una donna, figura umana ma sovraordinata all’umanità, diventa il tramite tra il divino e l’umano, perché depositaria di una consapevolezza mai superata sul senso delle cose.

Il peso delle contaminazioni

Gli scontenti, dell’uno e dell’altro sesso, migrano verso donne virtuali, nel caso dei maschi che ricorrono alla prostituzione transessuale, o verso modelli ideali di eroi romantici dal cuore di femmina, nel caso delle donne. Forse non sono due tendenze universali, ma cospicue e prevalenti lo sono di sicuro. Difficile immaginare che inclinazioni così comuni siano frutto del caso. Certamente esse fanno capo a convincimenti radicati nella nostra cultura, che poi vengono trasferiti di generazione in generazione attraverso il processo educativo.

Per comprendere come questo avvenga dobbiamo cominciare a considerare che le linee di indirizzo fondamentali del proprio pensiero il bambino le acquisisce precocemente. Intorno ai cinque-sei anni il suo assetto interiore ha già assunto connotazioni piuttosto stabili. In questa prima fase, tuttavia, la sua presa di contatto con l’esterno è regolata da strutture percettive piuttosto grossolane e schematiche, per lo più incentrate su binomi antitetici, come alto-basso, bello-brutto, maschio-femmina.

In queste antitesi si nasconde anche un giudizio di valore, dato che il primo termine viene utilizzato per designare qualcosa di superiore, mentre il secondo indica una subordinazione. In pratica è come se il bambino dividesse il suo schema percettivo in due metà, tirando una linea orizzontale, collocando nella parte alta ciò che a suo giudizio vale di più e nella parte bassa ciò che vale meno.

Se osserviamo attentamente i bambini e gli adolescenti nella loro vita di gruppo ci accorgiamo della tendenza degli stessi a considerare i maschietti più prestigiosi delle femminucce. Una delle derisioni più cocenti che si tende a infliggere nei gruppi di minori consiste nel dare della "femminuccia" a qualcuno che si vuole squalificare.

Non potendo ipotizzare un lascito genetico, dobbiamo attribuire l’insorgenza di questa bipartizione gerarchica a contaminazioni di tipo ambientale e segnatamente familiare. Come ci ha ricordato anche Alfred Adler, alla prevalenza maschile non possono essere attribuiti i caratteri di un dato di fatto naturale, e comunque, aggiungiamo noi, essa sussiste. Sempre per lo stesso Adler, alcune caratteristiche, pur in assenza di validi motivi, sono considerate "maschili" e altre "femminili".

È indubbio che il lungo regno della società patriarcale ha determinato l’affermarsi della parte maschile del mondo, persino a livello lessicale, dove il dottore, l’onorevole, il ministro, l’arbitro, e chi più ne ha più ne metta, sono termini di genere maschile. Ma a questa "dittatura di genere" ognuno ha portato il proprio contributo. Forse la stessa Chiesa, probabilmente in modo del tutto involontario, in particolare con le parole chiare e autorevoli di san Paolo, piene di rispetto ma attinte a una cultura molto lontana da quella odierna. Oggi nessuna donna accetterebbe per principio di essere "sottomessa" al proprio marito. A questo riguardo, nelle ultimissime generazioni femminili si è verificata una virata di quasi centottanta gradi, non compensata, purtroppo, da analogo aggiustamento nell’atteggiamento maschile.

Le contaminazioni familiari, dunque, tenderebbero a trasmettere, spesso in modo non intenzionale quindi più difficile da smascherare, una visione del maschile e del femminile ancorata a modelli non più presenti. Vediamo un esempio, che ho già utilizzato altrove per la sua forza chiarificatrice. Una paziente di circa trent’anni, piuttosto polemica col genere maschile, ricorda che stava giocando nell’aia con il fratellino e i cuginetti, tutti in età di scuola materna, quando il padre li aveva invitati a seguirlo perché erano scappate le gallinelle dal pollaio, e bisognava ritrovarle. Il gruppetto si sparpagliò alla ricerca delle fuggitive, e fu proprio la protagonista a trovare, in un piccolo fosso irriguo, in quel momento in secca, la prima gallinella. Si apprestò a recuperarla, ma il padre, nel frattempo accorso, l’aveva fermata dicendole che avrebbe mandato il fratellino perché quello era un "lavoro da maschi". È palese che nell’innocente affermazione del genitore è inclusa una concezione precisa del maschio e della femmina, ed è altrettanto pacifico che tale concezione possieda una forte coloritura gerarchica sbilanciata a favore della figura maschile.

Anche la persistenza del ricordo nella memoria della ragazza è una sorta di segnale di "avvenuto ricevimento" del messaggio, che negli anni ha lavorato tra gli snodi della personalità alimentando una sorda rabbia verso il genere maschile, vissuto come depositario di un primato di cui non si percepisce la legittimità.

Ma intanto scorre il nastro del tempo, e ciò che una volta sembrava pacifico ora divide la madre dalla figlia: «Non ho mai stimato mia madre», mi dice una donna sposata, per anni vittima di un padre assolutista. «Una volta a scuola ho fatto un tema su di lei e ne ho parlato male. Mi vergogno di lei, non vi si può nemmeno discutere insieme, è troppo debole. Dice sempre di sì. Quando papà alzava la voce lei non capiva più niente».

Il muro forse si sgretolerà. Piano piano. Non siamo alla vigilia di un ritorno al matriarcato, ma certo i giorni di un incontro più rispettoso tra il maschile e il femminile si fanno più vicini, e Jack "cuore di donna" sarà un modello credibile per i maschi del domani.

Domenico Barrilà

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