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EDITORIALE

La donna fra differenza e reciprocitÓ

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 6/7 giugno-luglio 1998 - Home Page ╚ compito della post-modernitÓ ritrovare stili di vita che rispettino la diversitÓ, favoriscano la paritÓ con riflessi etici e politici, con benefici sociali e familiari.

Il nostro Ŕ tempo di grandi trasformazioni. Le innovazioni tecnologiche vanno mutando radicalmente la condizione dell’uomo, il suo modo d’essere e persino i suoi orientamenti esistenziali. Le forme e i tempi del lavoro, il rapporto con la natura, le comunicazioni e le reti sociali sembrano, infatti, soggetti a una mutazione ben pi¨ radicale di quanto non sia accaduto nel tempo delle formazioni industriali. La stessa definizione dell’uomo pare ormai declinarsi verso mutati destini, tanto che la stessa differenza, cosý rilevante nel passato, fra maschile e femminile sembra ormai fuori questione. Sono comunque cambiati – e questo Ŕ di tutta evidenza – i codici con cui vengono letti l’essere dell’uomo e l’essere della donna.

La cosa Ŕ forse pi¨ evidente, se parliamo della donna, anche se i mutamenti dell’esser uomo non sono meno problematici e sconcertanti. Del resto, se Ŕ vero che il volto dell’uomo si dÓ solo all’incontro del maschile e del femminile, Ŕ chiaro che non c’Ŕ mutazione da un lato che non comporti mutazione anche dall’altro. Resta per˛ che, almeno in prima battuta, le grandi battaglie del femminismo costituiscono con il loro protagonismo i campi salienti della trasformazione. Muoviamo dunque da questo altro, per ripercorrere la storia del femminismo e, soprattutto, per indicare la sostanziale innovazione dei codici.

L’acquisto della paritÓ dei diritti non pu˛ considerarsi una piena liberazione della donna: la paritÓ si Ŕ quasi sempre risolta nell’appropriarsi semplicemente delle funzioni esercitate sin qui solo dagli uomini, ma fermarsi a questo pu˛ significare ancora una forma di soggezione, quella che appunto si limita soltanto ad acquisire i modelli maschili della vita. Un limite questo che, d’altra parte, viene ad essere anche un limite dell’uomo che a suo modo sembra realizzare l’ideologia della paritÓ imparando a fare le stesse cose che da sempre la donna sapeva fare nel chiuso della casa, ma oscurando con questo le possibilitÓ di un suo ruolo specifico.

Il compito della post-modernitÓ Ŕ quello che ci chiama a ritrovare o a inventare nel concreto di una nuova situazione una specificitÓ di stili e di modulazioni, una diversitÓ nella paritÓ e nella reciprocitÓ dei ruoli. E questo non Ŕ solo un compito etico da giocarsi sul piano della formazione interiore: Ŕ anche un compito politico che deve volgere a una diversa organizzazione del lavoro, delle partecipazioni sociali, delle responsabilitÓ familiari. ╚ anche vero che un diverso assetto della vita sociale non potrebbe mai attuarsi senza una crescita interiore delle coscienze e senza un rinnovato impegno culturale. In tal senso un rinnovamento dei contesti sociali dovrebbe in ogni caso accompagnarsi con una revisione di carattere culturale. In definitiva, una politica delle cose non avrebbe senso senza la premessa di una politica culturale, senza un impegno che coinvolga uomini e donne in una rinnovata coscienza della propria identitÓ.

LA DIREZIONE

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