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DOSSIER (1) - CON L’AIUTO DELLA RICERCA

ESPLORARE LA RELAZIONE
PADRE-FIGLIA

di Luisa Perotti
(psicologa)

        

   Famiglia Oggi n. 6/7 giugno-luglio 1998 - Home Page

La figura paterna, nella letteratura psicodinamica e analitica, è sempre stata relegata in secondo piano rispetto a quella materna. Eppure ha un ruolo fondamentale nella crescita dei figli e, in particolare, delle femmine. Nonostante la distanza che può esserci con la bambina, la ragazza e, poi, la donna, la presenza del papà dà l’"imprinting" ai futuri rapporti della figlia con tutti gli altri uomini che incontrerà: parenti, professori, fidanzati, mariti o amici. Si tratta, inoltre, di una relazione, quando l’esito è positivo, proficua per entrambe le parti: la giovane donna avrà un’esperienza positiva della realtà maschile e l’uomo adulto ricaverà la possibilità di un’ulteriore maturazione personale e affettiva.
   

L’ALTRO GENITORE
   
IL PRIMO UOMO DI OGNI DONNA
  

Povero padre! Sembra che la logica che sia stata seguita nella letteratura psicodinamica e psicoanalitica recente sia quella del tertium non datur, dell’esclusione, dell’estraneità, dell’ombra. Se poi si analizza la relazione e il ruolo che questi gioca nei confronti della propria figlia, si nota come il padre sia stato considerato una presenza di "seconda classe", se non addirittura un’assenza, mentre lo sguardo si è rivolto esclusivamente allo studio della relazione madre-figlia.

Eppure il padre è parte della propria figlia dal momento del concepimento in poi, vive dentro di lei. Tutti gli altri uomini con cui la ragazza prima e la donna poi intratterrà un rapporto di qualsiasi tipo, siano essi parenti, professori, fidanzati, mariti, amici, riattiveranno le tracce di questo antico legame.

Tuttavia non è facile informarsi sui padri: soltanto negli ultimi venti anni sono stati considerati dagli psicologi qualcosa di più che non l’"altro" genitore, sempre a grande distanza dalla madre. Inoltre pare che l’idea di padre rinvii maggiormente all’idea di un modello di ruolo o a una funzione. Esiste tutta una serie di libri, disseminati lungo l’arco di vari decenni, che si occupa di singoli aspetti della paternità, dal ruolo del padre alla sua funzione, materiale o affettiva.

Proprio questo si è cercato di escludere e di dare per scontato in questa ricerca, concentrando l’attenzione esclusivamente sulla dimensione relazionale. Il presente lavoro vuole essere un tentativo, tra i mille possibili, di esaminare le figure del padre e della figlia cercando di cogliere la psicodinamica del loro rapporto.

L’ipotesi che ha guidato questo studio, che non ha subito alcuna standardizzazione e che quindi ha solamente un valore esplicativo, è che l’analisi del rapporto padre e figlia possa completare il discorso sulla psicodinamica familiare. La ricerca si è svolta in due parti: la prima teorica, la seconda esplorativa.

In campo teorico è stata analizzata la letteratura a disposizione in cui è parso opportuno operare la distinzione tra i contributi definibili "classici" da quelli più recenti. Tra i contributi classici sono state esaminate le opere di S. Freud, M. Klein, C.G. Jung, A. Freud, H. Kohut.

La teoria psicoanalitica freudiana ha preso in esame il particolare rapporto che si instaura tra bambino/a e genitori a livello fantasmatico e l’ha organizzato secondo la struttura della triangolazione edipica. La bambina è considerata un maschietto fino alla fase fallica, fase in cui riconosce la propria specificità sessuale, accompagnata da sensi d’inferiorità organica e di delusione nei confronti della propria madre, sentimenti che cerca di compensare rivolgendo al padre la richiesta di un figlio. Desiderio irrealizzabile, che cede alla rimozione e alla imposizione della legge sociale che vieta l’incesto. Ciò che sopravvive del complesso edipico è l’impronta inconscia che struttura l’istanza psichica del Superio e organizza le relazioni sociali future.

M. Klein focalizza l’attenzione sulle manifestazioni precoci dell’Edipo, che va strutturandosi secondo le modalità tipiche delle diverse fasi di sviluppo. Il padre è presente solo a livello simbolico e fantastico, e il rapporto con esso è comunque influenzato dai primitivi rapporti con la madre.

Jung descrive invece il fenomeno in modo differente. Il padre è una figura presente come forza vitale e come imago inconscia, rappresentante di quegli aspetti della vita che si trovano al di là della sfera degli interessi femminili.

Anna Freud, Hartmann, Kriss e Loewenstein, esponenti principali della psicologia dell’Io, concepiscono l’Edipo come una situazione reale di conflitto con i genitori che deriva dalla comparsa di impulsi genitali: il complesso viene considerato come una vicenda che l’io affronta in un momento particolare del suo sviluppo.

Su questa via Kohut afferma che il periodo edipico non è caratterizzato solo da una condizione di difesa delle pulsioni, ma dall’arricchimento del sé, che dipende dalle risposte adeguate dei genitori.

Gli studi iniziati sul finire degli anni Settanta e proseguiti a tutt’oggi hanno messo in luce la necessità di ripensare criticamente al significato di alcuni concetti emersi e di riformularli secondo più comprensivi modelli di riferimento. I contributi storico-antropologici e sociologici sottolineano come, ad un processo di decadenza dell’immagine paterna tradizionale, si accompagni nel tempo una assenza psichica e fisica del padre nei rapporti oggettuali che incide profondamente nello sviluppo successivo della figlia.

Nuove ricerche in ambito analitico focalizzano l’attenzione sul rapporto specifico padre-figlia, dimostrando come la figura paterna determini con la propria influenza un passaggio cruciale nello sviluppo psicologico della figlia: l’accettazione della femminilità e l’orientamento delle sue future scelte sessuali e affettive.

A. Gentile esamina diverse fasi dello sviluppo femminile, dall’infanzia all’adolescenza, in cui il padre ha un ruolo cruciale. L.S. Leonard considera invece le ferite che si creano nel rapporto padre-figlia, che possono generare due comportamenti opposti nella donna, l’eterna fanciulla o l’amazzone corazzata.

Un saggio simile su questa linea è quello di V. Secunda, sostenuto da un ampio campione di ricerca, suddiviso dall’autrice in tipologie differenti di padre e di figlia, la cui analisi conferma l’ipotesi della centralità del padre nel processo di costruzione dell’identità della figlia.

Verifica della teoria

La seconda parte del lavoro svolto, di tipo esplorativo, sulla scorta degli studi sopracitati, ha inteso verificare l’ipotesi teorica precedentemente esposta. L’obiettivo è stato quello di comprendere le relazioni esistenti tra padre e figlia, legate particolarmente allo sviluppo psicologico dell’identità della figlia, individuando il tipo di rapporto specifico presente e analizzando la corrispondenza tra tipologia di padre e tipologia della figlia.

La ricerca, che ha coinvolto un campione di 30 studentesse nubili con un’età compresa fra i 18 e i 20 anni, economicamente dipendenti dalla famiglia e con genitori entrambi viventi, è stata condotta attraverso interviste semistrutturate e sottoposte successivamente ad analisi del contenuto.

La griglia di riferimento seguita nel porre le domande prevedeva le seguenti cinque direttrici di massima: descrizione della tipologia del proprio padre, valutando anche i cambiamenti nel tempo; descrizione della tipologia della figlia, valutando anche i cambiamenti nel tempo; descrizione del rapporto padre-figlia, valutando anche i cambiamenti nel tempo ed eventuali somiglianze e differenze; descrizione del rapporto con altre figure maschili significative; descrizione del proprio padre ideale.

La prima nota distintiva che appare è un’evoluzione, un cambiamento nel rapporto che le figlie intrattengono con i propri padri, che segue un cammino parallelo allo sviluppo dell’identità e alla maturazione delle stesse. Le tre tappe di questo cammino, comuni a tutte, abbracciano il periodo iniziale dell’infanzia e, attraverso il periodo critico della preadolescenza, portano a quello dell’adolescenza (come illustrato nella figura 1).

Figura 1 - Costruzione dell'identità femminile.

Nel periodo infantile il rapporto con il padre è dipinto in modo estremamente positivo, quasi fiabesco, descritto come il "Paradiso perduto", o ricordato con i toni del mito dell’età dell’oro. La relazione si struttura nella dimensione ludica del gioco, dello scherzo e del divertimento e si caratterizza per una forte intimità psichica e, soprattutto, fisica. Il rapporto è diretto e spontaneo, naturale, esclusivo, profondamente investito sentimentalmente ed eroticamente. Il padre rappresenta appunto il Principe Azzurro delle fiabe, fonte e meta del desiderio, la figura del padre è quella dell’eroe "senza macchia e senza paura". La funzione del padre è quindi quella affettiva. Fonte di protezione e aiuto, funge da guida, consigliere, rifugio emotivo, e inoltre svolge anche una funzione normativa, si fa interprete e portavoce delle regole di rispetto, diritto e dovere.

Con la preadolescenza, proprio il momento che segna il passaggio tra la fanciullezza e l’adolescenza, dai 10-11 anni di età ai 14 anni, il panorama cambia. Inizia quel graduale e lento processo di disillusione che si protrae poi nell’adolescenza. È la fase della separazione, della individuazione dei limiti paterni, del riconoscimento, accanto alla figura mitica dell’eroe, della persona, con i suoi pregi e i suoi difetti. Questo processo si accompagna ad una maggiore crescita in autonomia e responsabilità da parte della figlia, che inizia a giocarsi la sua emancipazione sul terreno neutro degli orari di rientro. Ora si fanno chiare le richieste di maggiore autonomia, di uno spazio fisico dove esprimere i nuovi interessi emergenti e investire la propria vitalità a distanza dallo sguardo paterno. Attraverso lo svago e l’uscita con gli amici, senza bisogno di tante rivendicazioni, la figlia sottrae direttamente le sue esperienze alla tutela del proprio padre, pur rimanendo sotto le sue ali protettive. Emergono anche richieste di uno spazio per sé, per l’espressione delle proprie idee, anche su progetti futuri, e delle proprie prese di posizione in caso di rimprovero o osservazione fatte dal padre. Nascono i bisticci, la difficoltà di dialogo, l’allontanamento fisico.

Segue: Esplorare la relazione padre-figlia - 2

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