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DOSSIER (3) - CON L’AIUTO DELLA RICERCA

ESPLORARE LA RELAZIONE PADRE-FIGLIA

di Luisa Perotti
(psicologa)

       

   Famiglia Oggi n. 6/7 giugno-luglio 1998 - Home Page

Quattro tipi di padre

Anche sul versante paterno sono state individuate quattro differenti tipologie così distinte in percentuale equa nel campione: padre idealizzato, padre normativo, padre assente, padre presente.

Il "padre idealizzato" è un padre che non è realmente riconosciuto per ciò che è, ma sul quale la figlia proietta l’immagine fantasiosa che ha di lui. Gli aggettivi utilizzati per qualificarlo sono sempre positivi, la sua figura è avvolgente, omnicomprensiva, totalizzante.

Il "padre normativo" invece intrattiene con la propria figlia un rapporto infantile, teso alla negazione della parte "matura" della stessa a favore di quella ideale. Un rapporto positivo finché rimane nella dimensione ludica del gioco o del divertimento, in cui la figlia accetta, più o meno consapevolmente e in modo passivo, il ruolo di bambina. Più precisamente è possibile distinguere tra le due sotto-tipologie del padre normativo protettivo e padre normativo rigido.

Il padre normativo protettivo è un buon consigliere ma a patto che la figlia incondizionatamente giuri a lui "amore eterno"; il padre normativo rigido è una persona estremamente autoritaria, rigida, chiusa, introversa, che richiede alla figlia di meritarsi il suo affetto, sotto condizione.

Il "padre assente" non è appunto presente in alcun modo nella vita della figlia, né dal punto di vista fisico né dal punto di vista affettivo. Una persona totalmente disinteressata alla vita della figlia, un mondo a sé, a parte.

Al contrario il "padre presente" ha una significativa relazione emotiva e affettiva con la propria figlia. È una presenza anche con una funzione genitoriale normativa positiva, dà cioè regole e limiti. Una persona interessata, comprensiva, comunicativa, disponibile, che funge da guida nello sviluppo della propria figlia.

L’analisi della possibile corrispondenza tra tipologia della figlia e tipologia del padre ha portato, come ultima tappa della riflessione, a considerare la relazione padre-figlia, che in verità sembrerebbe dipendere in maggior misura dal tipo di padre.

Figura 3.

Come illustrato nella figura 3, dove vi sono un padre presente e una figlia ribelle positiva, il rapporto che ne deriva è costruttivo. Esiste una maturità nel rapporto di accettazione e considerazione dei limiti paterni, un riconoscimento in sé di ciò che il padre è, comunque diverso dalle altre figure significative, complementare ad esse, diverso anche da sé e non idealizzato. All’opposto nel caso in cui vi siano un padre assente e una figlia ribelle negativa il rapporto che ne deriva è distruttivo, negato a favore di una ricerca spasmodica di sostituti adeguati che possano assumere una funzione compensatoria e che abbiano allo stesso tempo una funzione di appoggio altrimenti deficitaria o mancante, mentre il padre ideale è rappresentato dall’opposto di quello reale. Un caso particolare si presenta quando vi è un padre normativo-rigido e una figlia ribelle negativa. Il rapporto è conflittuale, e sembra comunque evolvere verso un carattere distruttivo.

Tra questi due estremi c’è il rapporto aconflittuale, in cui vi sono da una parte il padre normativo, protettivo o rigido, o idealizzato e dall’altra una figlia sottomessa o brava. Nessun’altra presenza maschile importante sembra affiancare quella del proprio padre.

È infine possibile collocare le diverse tipologie di relazione individuate su un continuum che vede nel conflitto il momento cruciale della relazione tra padre e figlia nella fascia di età che va dai 18 ai 20 anni.

Ciò che caratterizza questa fase e che assume il valore di mediatore della relazione è il processo di riorganizzazione della stessa, sia da parte dell’adolescente figlia sia da parte del padre. In questa fase di separazione un’importante svolta è rappresentata dallo sviluppo di un vero senso di autonomia e di responsabilità personale nelle figlie, in cui la ribellione da un lato e la compiacenza dall’altro sembrano essere le due facce della stessa medaglia.

Sembra comunque che più sia stato salutare il raggiungimento della separazione durante i primissimi momenti critici della preadolescenza più è presente l’armonia nel rapporto padre-figlia.

Il modo in cui le figlie si separano dal padre dipende dal tipo di crescita: ragazze che hanno ricevuto messaggi ambivalenti sono loro stesse ambivalenti e riluttanti a separarsi.

Questo processo sembra concludersi con l’accettazione, nella figlia, delle responsabilità che derivano dalla separazione e con la rinuncia, da parte del padre, del controllo su di lei. Si rende così possibile da parte delle figlie la costruzione della propria individualità attraverso proprio la revisione del rapporto e, nel padre, lo sviluppo di una propria adeguata funzione paterna. Bisogna comunque ricordare che la ribellione e la compiacenza cui si accennava prima non bastano a garantire questa "rivoluzione" nella psicodinamica della relazione padre-figlia: è necessario per la costruttività del rapporto che la ribellione si caratterizzi come positiva e non come negativa, e inoltre che la compiacenza non si traduca in una rinuncia consapevole a una parte di sé (figura 4).

Figura 4 - Tipologia del rapporto padre-figlia tra i 18 e i 20 anni.

Psicodinamica dei rapporti

La ricerca effettuata sembra quindi confermare che nella crescita personale della donna, nelle tappe fondamentali del suo sviluppo psicologico, la psicodinamica dei suoi rapporti con il padre è di massima importanza. La consapevolezza di una ragazza di essere donna dipende solo in parte dall’identificazione con la propria madre, poiché è da entrambi i genitori che essa acquisterà la sua identità di base. La relazione della madre con la figlia si basa su leggi naturali, materiali, mentre la relazione del padre con la figlia ha caratteristiche più ideali e meno corporee, ma tuttavia di primaria importanza, già dai primi di anni di vita della bambina.

Il più forte impatto sulle scelte sentimentali di una ragazza, futura donna, e sulla sua capacità di sentirsi a suo agio nel vivere la sua sessualità è il modo in cui il padre l’ha trattata durante l’infanzia e nei periodi successivi. Il padre è la prima esperienza che una donna ha del maschile. Il padre dà un modello importante per il modo in cui la figlia si metterà in rapporto con gli uomini, con l’Altro e con il proprio aspetto maschile interiore. Il lavoro, l’ideologia, la socialità di una donna, consciamente o inconsciamente, sono legati alla figura del padre. La figlia beneficia delle scoperte paterne e viene alimentata dalle esperienze che il padre spontaneamente le dona. Il padre, dal canto suo, può maturare insieme alla figlia se è disposto ad accettarla, osservarla, ascoltarla, amarla.

Un padre che ama non solamente dà, ma si dà, coinvolgendosi in prima persona nella relazione affettiva.

Le tipologie comportamentali dei padri si possono riunire in schemi generali, con estremi di "buono" e "cattivo" nella capacità di fare i genitori. Alcune di queste categorie si sovrappongono, altre si applicano ad una fase della vita della figlia per cambiare quando lei raggiunge l’adolescenza o il padre si trasforma.

In generale si può affermare che cattivi rapporti con il proprio padre portano la figlia ad essere timida, schiva, oppure, per reazione, esibizionista, ipercritica, aggressiva. Al contrario una figlia che ha potuto godere di un buon rapporto con il proprio padre si mostra fiduciosa, espansiva, aperta, allegra, comunicativa e spontanea. La revisione del rapporto con il proprio padre da parte della figlia vuol dire la trasformazione di questo rapporto, significa acquisire, da parte sua, il proprio senso interiore di valutazione.

Alla fine riscattare il padre implica dare una nuova forma al maschile interiore, facendo da padre a quella parte di se stessa interiorizzata. Riscattare il padre richiede anche il riscatto del femminile in se stessa, trovare lo spirito femminile in se stessa. Ne deriva che il processo di individuazione e lo sviluppo completo della femminilità nella figlia nascono dal confronto con il proprio padre e dall’interiorizzazione di quella funzione paterna che la guida nelle sue scelte.

Terminare lo sviluppo emotivo e raggiungere un’identità precisa per la figlia significa reale separazione, costruzione e ricostruzione, significa comunque trovare la perla nascosta, il tesoro che può offrire il padre.

Luisa Perotti

  

NOTE BIBLIOGRAFICHE

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