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SOMMARIO

      

   Famiglia Oggi n. 6/7 giugno-luglio 1999 - Home Page

NUOVE RISORSE PER I DISABILI
di Vinicio Albanesi

Attualmente le risposte alla disabilità sono migliorate. A una maggiore produzione legislativa bisogna aggiungere una sempre più diffusa cultura dell’attenzione nei confronti di chi non è totalmente autonomo. Un ulteriore passaggio verso una società civile che sappia garantire i diritti dei più deboli sarà quello in cui potranno funzionare i servizi e gli inter-venti predisposti dallo Stato.

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NON SOLO ASSISTENZA
di Carmen Mattei

Il portatore di handicap è sempre stato connotato negativamente con un linguaggio che assumeva come principio le sue mancanze fisiche o psichiche. Su queste basi, sin dalla fine dell’Ottocento, i provvedimenti nei suoi confronti sono sempre stati di carattere puramente assistenziale. La Costituzione italiana prima e nel 1980 l’Oms hanno contribuito alla creazione di norme e definizioni utili per promuovere un riconoscimento del disabile in quanto persona e non oggetto di beneficenza.

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I FIGLI PIÙ AMATI
di Gianni Selleri

La nascita e la vita di un handicappato comportano per la famiglia, intesa come unità sistemica, molteplici difficoltà e problemi sia nella prospettiva degli interventi di riabilitazione del figlio disabile, sia per alleviare le sofferenze esistenziali e pratiche dei genitori. La prima informazione, le relazioni intrafamiliari, i rapporti con le strutture educative e socio-sanitarie e l’isolamento sociale sono solo alcuni dei problemi che le famiglie devono affrontare. Tra le soluzioni necessarie e più urgenti vi è l’individuazione di un "operatore unico" con compiti di sostegno, consulenza e rappresentanza della famiglia.

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ATTUARE INTERVENTI PRECOCI
di Salvatore Nocera

I servizi per gli interventi precoci, l’integrazione scolastica, lavorativa e sociale sono le principali richieste che provengono dal mondo della disabilità e dell’emarginazione. In ciascun ambito i ruoli del volontariato e del terzo settore sono, comunque, fondamentali, e lo spirito della recente normativa, orientato alla realizzazione di servizi pubblici e del privato sociale in rete, non è che una conferma dei bisogni esistenti in questo campo.

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TUTELARE LA PERSONA
di Danilo Massi

L’integrazione delle persone handicappate è disciplinata dalla Legge-quadro 104/’92 che ha individuato servizi e interventi prevedendo il coinvolgimento delle diverse istituzioni, ma anche del privato-sociale, all’interno di un sistema integrato di rapporti. In alcune regioni sono state promosse buone politiche sociali al riguardo, in altre la rete territoriale dei servizi è ancora inadeguata. L’evoluzione della normativa italiana ha trovato riscontro e sostegno nelle politiche adottate dall’Unione europea per migliorare le condizioni di vita dei disabili in ambito europeo.

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«LASCIATECI PROVARE!»
di Augusto Battaglia

La Legge 68 sul collocamento dei disabili ha visto la luce dopo anni di confronto parlamentare accendendo una nuova speranza per oltre 250 mila iscritti. Si tratta di una legge moderna e flessibile, che traduce in norma il meglio delle esperienze di inserimento sociale e lavorativo realizzate nel nostro Paese; favorisce l’incontro tra domanda e offerta con il collocamento mirato, per inserire il disabile nel posto a lui più congeniale.

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UNO STRUMENTO DI LIBERAZIONE?
di Nicola Rabbi

La telematica potrà cambiare la vita dei disabili, più nel futuro che nel presente, con una certezza, però: la velocità del cambiamento è in continua accelerazione. Attualmente sono numerosi gli strumenti che permettono all’utente di agire direttamente (mailing list, dei newsgroup, chat) e che offrono diverse possibilità nel campo del lavoro e della vita sociale. Resta, tuttavia, il pericolo che le nuove tecnologie, aiutando il disabile a comunicare da casa propria, contribuiscano all’emarginazione di chi le utilizza trascurando, a causa loro, il rapporto fisico con gli altri.

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TANTE CASE SENZA SPECCHI
di Domenico Nasone e Pasquale Ezio Loiacono

I disabili del sud subiscono doppiamente i disagi della loro condizione, soprattutto a causa di una radicata e diffusa cultura della vergogna e della negazione. Solo recentemente le famiglie hanno iniziato un cammino di liberazione volto a realizzare progetti concreti per combattere l’emarginazione. Lo Stato, come nel resto del Paese, è quasi totalmente assente e lo suppliscono i volontari, il privato e i piccoli organismi locali.

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