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ELIMINARE RIFIUTI E BARRIERE (2)

Con i piedi impolverati

di Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini
(pedagogisti)
        

   Famiglia Oggi n. 8-9 agosto/settembre 1998 - Home Page

Non negare il conflitto

Tutti e tre avevano provato a negare il conflitto. Ma se questo tipo di reazione alla frustrazione può essere accettabile nel breve periodo, alla lunga è fallimentare.

Nella civiltà contadina preindustriale la fossa del letame che si otteneva per fermentazione della lettiera degli animali nelle stalle, mista ai loro rifiuti, era lo schema naturale del riciclo dei rifiuti, riprodotto anche dalla "busa" dell’agglomerato urbano. Il sistema della discarica ne è il travisamento, che fa solo il mimo del riciclo. Non porta a una presa di coscienza del problema, anzi può essere assunto a metafora della sua negazione e della paura che, ponendosi il problema esplicitamente, non si sia più capaci di contenerlo.

Ma perché mai la negazione del conflitto che lascia apparentemente "le cose come stanno" non risolve il problema di come attivare un sano "smaltimento dei rifiuti"? Certo che per essere sicuri di non averli da smaltire sarebbe meglio non mangiare (non è ciò che tentano di fare le incorporee anoressiche?): certo che per essere sicuri di non perdere... bisognerebbe non giocare! E cioè la negazione del problema assomiglia molto alla non-vita, a un cadavere così ben imbalsamato da apparire vivo. In certe comunità (familiari e religiose) sembra che il tempo si sia fermato: non c’è più cambiamento, evoluzione, storia, vita... e il tanfo della non-gioia non tarda a farsi sentire. In questi casi, la trasmissione della "fiducia" (humus da cui nasce la fede!) alle nuove generazioni è incrinata e tanti giovani dicono: «Sposarsi, e perché?», mentre ordini e presbìteri sono in calo di vocazioni.

Quando una persona gestisce i conflitti in maniera prevalentemente competitiva, alterna i litigi a lunghe pause fondate non su accordi bilaterali, ma sull’assenso, che è una forma di resa implicita, poco convinta fino... alla prossima esplosione (di questo abbiamo già detto nel nostro volume: Ben-essere in famiglia 2 ). L’aspetto che qui ci colpisce è come una gestione competitiva del conflitto sia ammantata a volte da intenti quanto mai nobili e apprezzabili.

L’inceneritore, cioè, sta per la pretesa di risolvere radicalmente il problema del malessere del "convivere" con la lotta, una volta per tutte. È un tentativo di giudizio definitivo, la distruzione del peccato insieme al peccatore. È il trionfo del moralismo senza appello: «Così non deve essere!».

Molto probabilmente Lucia avrebbe saputo tradurre le sue ragioni in un linguaggio romanesco che copriva e nobilitava la sua impudente ricerca della verità ad ogni costo, a tempo opportuno e inopportuno: può qualcuno dimenticare la scelta più importante della propria vita (la teoria era rivolta contro Riccardo che per amore di pace sarebbe stato disposto a tutto, anche a...)? Come mai coloro per la cui liberazione lottava non apprezzavano tanta generosità nella lotta (di nuovo il termine di riferimento era Riccardo)?

Diciamo anche che Riccardo era quello più attrezzato a vedere gli aspetti negativi del sistema dell’inceneritore.

Il sistema dell’inceneritore rispetto a quello della discarica sembra a molti una soluzione radicale di ogni problema di smaltimento dei rifiuti. È ben sostenuto da tutti coloro che non amano le mezze misure: bruciare tutto e far sì che niente più resti è possibile? Sembrerebbe una purificazione alla radice, un’opera tipica dello Spirito che, con le sue fiamme di fuoco, rigenera gli uomini e le donne che a lui si affidano.

Ma, dal punto di vista della totalità, il sistema non fa i conti con la diossina, cioè con altre forme più subdole di inquinamento. La competizione non porta normalmente alla distruzione dell’avversario una volta per tutte, ma ad una ripetizione coatta. Conrad in un suo racconto, da cui qualche anno fa il regista Ridley Scott trasse il film I duellanti, esamina una contesa per futili motivi tra due ufficiali napoleonici, che si esaspera in una coazione a ripetere il duello ogni volta che si incontrano.

Raccolta differenziata

Continuando nella nostra metafora-guida, dall’esame delle cattive, e impreviste, conseguenze dell’inceneritore si può fare un salto di qualità. Perché dovremmo essere così affezionati a questo sistema? A noi in fondo non interessa in che modo, ci interessa che l’operazione di smaltimento dei rifiuti sia fatta bene, come va fatta. La nostra esigenza "deve" avere una risposta tecnica, perché non ci dovrebbe essere? Assistiamo così, lasciandoci trasportare ancora un poco dalla metafora, a leggi che dicono che i rifiuti tossici vanno smaltiti da imprese tecniche specializzate, senza che nessuno abbia controllato se ogni rifiuto, così come ha un processo di produzione, abbia un analogo processo di distruzione (assistiamo poi di fatto all’esportazione dei rifiuti nel Terzo mondo, in attesa di poterli mandare sulla luna, e alla crescita del pervicace diritto di chi li produce a che "qualcuno" li distrugga).

Gli apostoli Pietro e Andrea in una miniatura di P. di Mariano.
Gli apostoli Pietro e Andrea in una miniatura di P. di Mariano.

La situazione descritta potrebbe trovare un’analogia nel ricorso intempestivo a un tecnico esterno. Noi veniamo continuamente in contatto con molti invianti, sacerdoti ad esempio, che nella loro prassi pastorale di fronte al primo sintomo di "malessere" dei propri parrocchiani inviano "senz’altro" (sic) allo specialista, allo psicologo, al tecnico. Non stiamo criticando una diagnosi precoce (che anzi sarebbe da incrementare), stiamo invece augurandoci forme di collaborazione non tecniche che sono molto importanti. Ad esempio, il sacerdote che è consapevole del suo ruolo può manifestare l’amore del Padre per la persona in difficoltà e aprire così un accesso più fiducioso a qualsiasi successivo intervento tecnico.

Se Lucia e Riccardo sono convinti che ormai..., se padre Ludovico è convinto che ormai..., tutti sono preda di una sorta di anticipazione del giudizio universale che orienta alla fine dei tempi, che non pensa a nessuno sbocco possibile. Ma la lezione della self fulfilling prophecy (Watzlawick) ci invita a considerare che a volte «l’impossibilità di una soluzione deriva proprio dal non crederla possibile». Chiunque faccia la profezia che il proprio portafoglio smarrito non si troverà più è in fondo spinto a non condurre un’adeguata ricerca, a non impegnarsi oppure a intraprenderla con occhi offuscati dalle lacrime (e quindi obnubilati e incapaci di guardare la realtà con speranza).

Finché Lucia e Riccardo, ma anche padre Ludovico, sono in questa situazione non possono disporsi a vedere, non sono accompagnati a vedere le fonti che inquinano le loro vocazioni: il rinvio all’esperto sembra loro un modo per rifiutare accoglienza al loro problema.

La ricchezza della diversità

La strada che porta a un esame spassionato dal punto di vista di accogliere soluzioni possibili, ma estremamente appassionato nella disponibilità a riconoscerle, anche quando si presentano là dove non ce le aspettavamo, comincia proprio da un atteggiamento che considera l’aspetto comune del problema (proprio nel senso che rimanda a una comunità più ampia del singolo e per il cui benessere il singolo deve impegnarsi).

E se per fra’ Ludovico è chiaro qual è la comunità di cui si parla, sarà bene individuarla anche per Lucia e Riccardo e per il sacerdote diocesano. Come abbiamo già detto altrove (3) , questo elemento è "la nuova famiglia". Per tutti il punto di partenza è la famiglia d’origine, quello di arrivo è una famiglia di fratelli nella fede: quella concreta famiglia nella fede che è il convento (come luogo teologico ancor prima che come luogo abitativo) o il presbiterio o la nuova famiglia della coppia che, prima o poi, si collega solidarmente con altre famiglie, fino a costituire un’espressione concreta del popolo di Dio, una trama visibile di famiglie in un territorio. A questo livello di fraternità, sulla base delle potenzialità di questo gruppo che ecclesialmente potrà essere ancor meglio definito, è a nostro parere possibile mettere mano ad una elaborazione del malessere.

La coppia, confrontandosi con altre coppie, impara ad essere meglio coppia, impara che la diversità dei due partner può diventare una ricchezza, impara che il conflitto non è una colpa da nascondere, ma piuttosto un processo da sfruttare per imparare a vivere.

Allo stesso modo nella comunità religiosa si mettono in atto strategie per dare sì dignità di parola alla propria difficoltà, ma anche per imparare a porsi la domanda corretta e ad analizzare quanto le risposte degli altri siano influenzate dal nostro modo (anche silente) di vivere il problema.

In questo contesto non solo si possono accogliere i "rifiuti" inevitabilmente prodotti del vivere assieme, senza negarli e senza pretendere di giudicarli e di eliminarli, ma si possono accogliere apporti provvisoriamente anche diseguali: una volta noi (io) laveremo i piedi a te e un’altra volta tu laverai i piedi a noi (me). Chi "raccoglie i rifiuti" non è il più bravo, il più santo, quello che ha ragione, ma è semplicemente chi fa un servizio alla comunità, sapendo (e non solo per ammissione teorica) che a sua volta produrrà rifiuti. Anche il volontario che sfreccia con la sua automobile per la città a organizzare manifestazioni contro l’inquinamento atmosferico... inquina!

Ma come ci scambieremo sempre di nuovo questa lavanda dei piedi? Nella gratitudine. Per poterti lavare i piedi io devo riconoscere con stupore e con riconoscenza che sei arrivato fin qui: i tuoi piedi, che si sono lasciati incrostare dalla polvere della strada, mi dicono che hai faticato per arrivare fin qui, per essere qui con me (partner, fratello consacrato) ora, proprio ora.

Per potermi lasciare lavare i piedi (da te partner o fratello consacrato) devo riconoscere, con stupore e con riconoscenza, che tu mi aspettavi così come arrivo, dopo la fatica del cammino, senza alzare nessuna barriera di giudizio.

Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini

  

NOTE

1 L’idea è di Mario Garbellini, psicoterapeuta e membro didatta della Sirts, docente di Psicologia sociale presso l’Università Cattolica di Brescia. (torna al testo)

2 Gillini G., Zattoni M., Benessere in famiglia, Queriniana, Brescia 1994. (torna al testo)

3 Cfr. Gillini G., Zattoni M., Condizione domestica ed equilibrio umano, spirituale e pastorale del presbitero, in "La condizione domestica del presbitero", Atti del convegno di studio organizzato dalla Fias, ottobre 1995, in "Supplemento al Notiziario Fias" n. 1/96. (torna al testo)

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